Il caldo spinge gli italiani a rivoluzionare la tavola, facendo impennare gli acquisti di prodotti freschi e pronti al consumo senza però provocare, almeno per ora, una corsa generalizzata dei prezzi. A dirlo, un’elaborazione della Confederazione Nazionale Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna) sull’andamento dei consumi e dei prezzi degli alimenti maggiormente legati alla stagione estiva. Le alte temperature spingono i consumatori a privilegiare alimenti freschi, leggeri e pronti al consumo, riducendo il ricorso a piatti che richiedono lunghe preparazioni.
In questo contesto, meloni e angurie guidano gli acquisti estivi degli italiani, seguiti da gelati, insalate, mozzarella, ortaggi freschi, tonno in scatola e nettarine. Durante le ondate di caldo più intense, le vendite di meloni e angurie possono crescere fino al 25%, mentre gelati, insalate, ortaggi freschi e mozzarella registrano aumenti tra il 10% e il 15%. A colpire maggiormente, tuttavia, è l’andamento dei prezzi. A luglio l’inflazione generale si attesta al 2,9% su base annua, mentre i prezzi dei prodotti alimentari crescono soltanto del +1,1%. Ancora più contenuto l’aumento del cosiddetto carrello della spesa, fermo al +1%.
Dietro la media si nascondono però dinamiche differenti tra le varie categorie. La frutta registra prezzi inferiori dello 0,7% rispetto a luglio dello scorso anno, mentre gli ortaggi segnano un aumento del 2,6%. Per alcuni prodotti simbolo dell’estate, inoltre, le quotazioni all’ingrosso risultano addirittura più basse rispetto al 2025. È il caso dei pomodori, in calo di oltre l’8%, e delle nettarine, che a fine luglio presentavano valori sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa. Più sostenuta, invece, la crescita dei prezzi di alcune produzioni come le zucchine.
Secondo la fotografia tracciata dalla Cna, l’aumento della domanda generato dal caldo non si trasferisce automaticamente sui listini. La maggiore disponibilità stagionale dell’offerta e l’andamento delle produzioni contribuiscono infatti a contenere le tensioni sui prezzi, delineando un’estate 2026 nella quale i consumi cambiano profondamente, ma il conto finale della spesa rimane sostanzialmente sotto controllo.
“L’estate conferma quanto rapidamente i cambiamenti climatici e le temperature incidano anche sui comportamenti di consumo. Ma quest’anno il dato positivo è che la maggiore domanda di prodotti freschi non si sta traducendo in una fiammata dei prezzi. È un elemento importante per il potere d’acquisto delle famiglie e, allo stesso tempo, per migliaia di piccole imprese dell’agroalimentare, della distribuzione e della ristorazione che caratterizzano l’offerta estiva italiana”, conclude la Cna.
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