Produrre di più consumando meno risorse non è più un obiettivo lontano, ma una necessità immediata per garantire sicurezza alimentare, sostenibilità e sviluppo rurale in un contesto segnato da cambiamenti climatici, degrado del suolo e delle risorse idriche, aumento dei costi dei fattori produttivi e crescente scarsità di manodopera. Con questo messaggio la Fao ha inaugurato, nei giorni scorsi a Roma, la sua prima Global Conference sullo smart farming, un appuntamento internazionale andato in scena modalità ibrida, che ha riunito ministri, ricercatori, agricoltori, organizzazioni di produttori, imprese e partner dello sviluppo per accelerare l’adozione dell’agricoltura intelligente a livello globale. All’apertura dei lavori sono intervenuti, tra gli altri, il Ministro dell’Agricoltura dell’Iraq Abdul Rahim Jassim Al-Shammari, il Ministro dell’Agricoltura, Irrigazione e Risorse Ittiche dello Yemen Salem Abdullah Issa Al-Soqtari, la vice Ministra somala dell’Agricoltura e dell’Irrigazione Zahra Yusuf Ige, il Ministro dell’Agricoltura dell’Uzbekistan Abdurahmonov Ibrohim Yulchievich tramite videomessaggio, rappresentanti istituzionali di Brasile e Indonesia, e la chef Fatmata Binta, ambasciatrice regionale di buona volontà della Fao per l’Africa.
Al centro del confronto vi è stata la necessità di rendere dati, innovazioni digitali e sistemi intelligenti accessibili anche ai piccoli produttori, affinché possano migliorare produttività, redditività, resilienza e sostenibilità ambientale. I sistemi di smart farming combinano, infatti, dati, tecnologie digitali e conoscenze scientifiche per supportare decisioni più efficaci lungo l’intero processo produttivo, consentendo un impiego più efficiente di acqua, fertilizzanti, fitofarmaci, energia e altri input. Secondo il dg Fao Qu Dongyu, “innovazione e tecnologia rappresentano una priorità strategica dell’Organizzazione, chiamata a favorire il dialogo tra istituzioni, ricerca e settore privato per creare politiche efficaci e attrarre investimenti”. Qu ha, inoltre, sottolineato come “i modelli che hanno sostenuto la crescita della produttività agricola negli ultimi cinquant’anni stiano raggiungendo i propri limiti” e come “una collaborazione più intelligente possa aprire nuove opportunità”. In questo contesto, la connettività digitale costituisce un fattore chiave della nuova agricoltura, permettendo di integrare tecnologie di precisione, telerilevamento, sistemi informativi sui suoli e servizi di consulenza digitale in piattaforme capaci di moltiplicarne l’impatto.
La conferenza, dedicata al tema “Valorizzare dati e tecnologie per promuovere sistemi agroalimentari sostenibili”, ha evidenziato il ruolo crescente di strumenti come intelligenza artificiale, osservazione della Terra, piattaforme digitali e sistemi interoperabili di dati nel supportare decisioni in tempo reale, migliorare la produttività, rafforzare la gestione dei rischi e favorire sistemi agroalimentari più sostenibili. Tra gli esempi presentati, l’esperienza dell’Uzbekistan, dove innovazioni a basso costo per le serre hanno consentito ai produttori orticoli di triplicare le rese, incrementare i redditi e ridurre i consumi idrici. L’Organizzazione ha anticipato l’emergere di queste tendenze integrandole nella propria Strategia per la Scienza e l’Innovazione e nella Roadmap per l’Agricoltura Digitale e l’Intelligenza Artificiale, sviluppando iniziative come “Hand in Hand”, il sistema di allerta precoce contro le infestazioni di locuste del deserto e il programma “Soil Mapping for Resilient Agrifood Systems (SoilFer)” per la mappatura dei suoli, con l’obiettivo di mettere la tecnologia al servizio delle persone. “Lo smart farming - ha ribadito Qu Dongyu - non riguarda soltanto l’adozione di nuove tecnologie, ma rappresenta uno strumento di resilienza e trasformazione dei territori rurali, anche nei Paesi sviluppati e a reddito medio, in un contesto in cui l’urbanizzazione sta modificando profondamente tutte le regioni del mondo”.
La Fao sottolinea, tuttavia, che la tecnologia, da sola, non basta: il successo dell’agricoltura intelligente dipende dall’integrazione con buone pratiche agronomiche, una gestione efficiente di suolo e acqua, la tutela delle risorse naturali e la valorizzazione delle conoscenze locali. Per ottenere risultati concreti e duraturi, i sistemi devono essere inclusivi e centrati sugli agricoltori, garantendo un accesso equo a competenze, servizi finanziari, tecnologie e mercati, con particolare attenzione alle aziende familiari, ai piccoli produttori, ai giovani e alle donne. Dal 2019 l’Organizzazione applica questo approccio in Uzbekistan e Vietnam e lo sta replicando in Honduras e Zambia. L’approccio Fao allo smart farming mira, infatti, a migliorare i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori attraverso pratiche orticole sostenibili, tecnologie accessibili e una gestione efficiente delle risorse, favorendo la produzione di ortofrutta ad alto valore nutrizionale mediante sei aree di intervento fondamentali: coltivazioni protette, buone pratiche orticole, rafforzamento delle capacità tecniche locali, utilizzo di input di qualità, orientamento al mercato e tecnologie digitali. I lavori della conferenza hanno affrontato, inoltre, temi quali i sistemi colturali intelligenti, la zootecnia di precisione, l’imprenditoria giovanile e femminile, la governance, gli investimenti e le partnership necessari per ampliare la diffusione delle innovazioni.
La diffusione dello smart farming richiede strategie nazionali coerenti, istituzioni solide, modelli di business sostenibili, ecosistemi dell’innovazione efficaci e una stretta collaborazione tra amministrazioni pubbliche, imprese private, organizzazioni della ricerca, imprenditori e organizzazioni agricole. Per questo motivo la Fao promuove un’azione coordinata tra tutti gli attori coinvolti, supportata da adeguate politiche pubbliche, competenze tecniche e investimenti. Una mostra dedicata ha, inoltre, presentato le soluzioni sviluppate da 29 espositori provenienti da diverse parti del mondo. La digitalizzazione dei sistemi agroalimentari è stata indicata come un fattore concreto e già operativo di trasformazione rurale: nella regione del Vicino Oriente e del Nord Africa, ad esempio, gli strumenti digitali stanno contribuendo a migliorare le pratiche agricole, rafforzare il potere contrattuale delle micro, piccole e medie imprese, ampliare l’accesso al credito per i piccoli agricoltori, creare nuove opportunità di reddito e favorire l’accesso all’istruzione e ai servizi di consulenza. Restano, tuttavia, importanti ostacoli, tra cui infrastrutture rurali insufficienti, limitata connettività, scarsa alfabetizzazione digitale, mercati frammentati, difficoltà di coordinamento tra gli attori coinvolti e le crescenti pressioni esercitate dal cambiamento climatico e dalla scarsità d’acqua.
La conferenza Fao ha visto la partecipazione anche di Coldiretti Giovani Impresa, la rete dei giovani imprenditori agricoli di Coldiretti, nata per sostenere il ricambio generazionale e l’innovazione in agricoltura, che ha portato all’attenzione della platea internazionale il modello italiano di agricoltura digitale, presentato come esempio di integrazione tra innovazione tecnologica, tutela della biodiversità e valorizzazione delle tradizioni agricole. A rappresentare l’organizzazione sono stati due giovani imprenditori agricoli, Michela Adriano del Piemonte e Antonio Luce della Campania, che hanno proposto una degustazione dei prodotti delle rispettive aziende a operatori e delegazioni provenienti da tutto il mondo, illustrando contestualmente le tecnologie e le innovazioni adottate nelle loro realtà produttive. Antonio Luce, 30 anni, gestisce insieme alla famiglia l’Azienda Agricola Giaquinto a Montoro, in provincia di Avellino, conducendo 60 ettari tra castagneti, noccioleti e oliveti situati prevalentemente nelle aree montane e protette dei Monti Picentini. L’azienda, certificata biologica, produce castagne, nocciole e olio extravergine di oliva valorizzando tre Indicazioni Geografiche Protette del territorio - Marrone di Serino Igp, Nocciola di Giffoni Igp e Olio Campania Igp - e ha posto l’innovazione tecnologica al centro della gestione aziendale, applicandola al monitoraggio delle colture, alle pratiche agronomiche e alla trasformazione dei prodotti. In questo percorso è stata integrata Demetra, la piattaforma di Coldiretti per la gestione aziendale, utilizzata per supportare le decisioni agronomiche e il monitoraggio in campo, con l’obiettivo di migliorare sostenibilità ambientale, resilienza ai cambiamenti climatici e qualità delle produzioni. L’azienda integra, inoltre, l’apicoltura come strumento di tutela della biodiversità e degli ecosistemi agricoli montani, mentre Luce, agronomo, è impegnato in progetti di valorizzazione territoriale orientati all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità. Michela Adriano, anch’essa trentenne, è entrata nell’azienda vitivinicola di famiglia Adriano Marco e Vittorio nel 2014 ed è oggi il volto della nuova generazione della storica cantina di San Rocco Seno d’Elvio, nel cuore delle Langhe. Responsabile delle attività commerciali, della comunicazione e della promozione aziendale, racconta il mondo del vino attraverso un utilizzo strategico dei social media, in particolare Instagram, mostrando in modo trasparente il lavoro quotidiano in vigneto e in cantina. Nella sua azienda l’innovazione accompagna tutte le fasi produttive senza rinunciare alla tradizione: in vigneto la gestione agronomica e fitosanitaria si basa sui dati raccolti da capannine meteorologiche che monitorano costantemente temperatura, umidità, piovosità e bagnatura fogliare, consentendo interventi mirati e una significativa riduzione dei trattamenti, mentre reti ombreggianti vengono utilizzate per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle uve. Anche la cantina è fortemente orientata all’innovazione, grazie a un’imbottigliatrice di ultima generazione e a sistemi intelligenti che integrano i dati di lavorazione con le condizioni ambientali e il controllo delle vasche refrigerate, con l’obiettivo di migliorare qualità ed efficienza produttiva. L’approccio sostenibile coinvolge inoltre la gestione energetica e il confezionamento, attraverso impianti fotovoltaici dotati di sistemi di accumulo a batteria, colonnine per la ricarica delle auto elettriche, sperimentazioni per l’affinamento dei vini in anfora, scatole automontanti prive di nastro adesivo e chiusure con tappo a vite o in sughero agglomerato ottenuto da materiali di recupero. L’esperienza presentata da Coldiretti Giovani Impresa ha evidenziato come il modello agricolo italiano possa coniugare innovazione digitale, sostenibilità, qualità delle produzioni e valorizzazione delle specificità territoriali, in linea con gli obiettivi della Fao di promuovere sistemi agroalimentari più resilienti, intelligenti e inclusivi.
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