Prende forma la vendemmia italiana 2026, in molte zone considerata tra le più precoci di sempre, ma in uno scenario variegato da Nord a Sud, e con il binomio clima-vigneti che, come spesso accade, porta a ritoccare qua e là le previsioni (quest’anno, ad oggi, solo “qualitative” e “temporali”, visto che, come è noto, non saranno fornite le classiche stime ad inizio settembre, ma si aspetterà il dato a consuntivo, come abbiamo scritto qui).
Così, se nei giorni scorsi la vendemmia, a livello di “territori”, ha visto il via ufficiale in Sicilia (dove dalla parte più occidentale all’Etna durerà quasi 100 giorni), in Franciacorta ed in Oltrepò Pavese, due territori iconici della spumantistica italiana, in queste ore sono partite le operazioni di raccolta anche in un’altra “enclave” delle bollicine Metodo Classico, l’Alta Langa, dove, spiega il Consorzio, ci si aspetta una vendemmia “molto positiva”, visto l’andamento di un’annata agraria caratterizzata da un autunno piovoso, una primavera mite con qualche anticipo nel germogliamento, nella fioritura e nello sviluppo vegetativo. Che ha portato, dunque, ad un avvio di raccolta precoce, iniziata con il Pinot Nero e che proseguirà con lo Chardonnay. Con “uve sane, caratterizzate da un buon equilibrio acido, da un’adeguata maturazione tecnologica e da un grande potenziale qualitativo”, condizioni che “fanno prevedere una vendemmia di elevata qualità, particolarmente favorevole alla produzione di basi spumante dotate di freschezza, finezza ed eleganza”.
Ma, in questi giorni, come detto, dall’Alto Adige alla Puglia, sono tante le cantine ed i consorzi di diversi territori (ma anche studi di comunicazione, ndr) che, senza sbilanciarsi troppo in stime e previsioni, raccontano quello che sta succedendo tra i vigneti italiani, in un’estate particolarmente calda. In Alto Adige, per esempio, per Cantina Terlano e Cantina Andriano, due prestigiose realtà che si guardano dalle opposte sponde dell’Adige, la stagione è partita presto, con germogliamento tra marzo e aprile e fioritura già a metà maggio. Le piogge, arrivate al momento giusto, hanno sostenuto lo sviluppo della parete fogliare e garantito una buona disponibilità idrica anche durante le ondate di calore. “Per proteggere i grappoli dal sole e preservarne la freschezza aromatica”, spiega l’enologo Rudy Kofler, “abbiamo ridotto al minimo la defogliazione: le uve sono rimaste protette dalla chioma e si presentano sane, con un carico omogeneo”. L’inizio della raccolta è previsto intorno al 20 agosto e le aspettative sono molto positive, “grazie a un carico d’uva omogeneo e a uno stato sanitario impeccabile”, conclude.
In Piemonte, ed in particolare nelle Langhe, il punto di vista è quello di due cantine di primo piano, come Fontanafredda e Pio Cesare. “La vendemmia 2026 a Fontanafredda si preannuncia anticipata di circa 7-10 giorni rispetto allo scorso anno. Le abbondanti piogge invernali e primaverili hanno favorito un buon sviluppo vegetativo e una regolare allegagione, mentre le temperature elevate degli ultimi mesi hanno accelerato la maturazione. La raccolta è iniziata proprio in queste ore con le uve destinate alle basi Alta Langa - afferma Giorgio Lavagna, enologo Fontanafredda - dal punto di vista quantitativo molto dipenderà dall’andamento climatico di agosto: il proseguimento delle attuali condizioni potrebbe determinare una produzione inferiore alla media, mentre alcune precipitazioni favorirebbero lo sviluppo degli acini. Le prospettive qualitative sono invece positive, grazie all’ottimo stato sanitario delle uve e al buon equilibrio della vegetazione”.
Secondo Federica Boffa, invece, quinta generazione della famiglia alla guida della Pio Cesare: “il dato di partenza è costituito da un inverno con temperature medie leggermente più basse rispetto al 2025 e da 560 millimetri di pioggia accumulati progressivamente tra dicembre e maggio. In seguito, le ondate di calore hanno accelerato il ciclo vegetativo, tanto che i primi acini invaiati sono stati osservati già a inizio luglio. Grazie però alle riserve idriche accumulate durante l’inverno, alle lavorazioni del terreno, al sovescio e a un corretto apporto di sostanza organica, i vigneti hanno affrontato senza particolari problemi le alte temperature e la scarsità di precipitazioni estive. Oggi i filari si presentano in buona salute, con grappoli di dimensioni regolari. Le uve bianche potrebbero essere raccolte a metà agosto, mentre per il Nebbiolo si prevede di arrivare alla seconda metà di settembre”.
Scendendo in Liguria, a parlare è Diego Bosoni, alla guida di Cantine Lvnae, tra le realtà più in vista della regione, che parla di una stagione piuttosto regolare. “A luglio abbiamo registrato temperature superiori alle nostre medie, ma senza eccessi. Qui il mare e la vicinanza delle montagne ci aiutano molto, garantendo una buona ventilazione e mantenendo il clima relativamente mite”. Le piogge nelle ultime settimane hanno, inoltre, sostenuto la vite nella fase di maturazione. “Al momento il potenziale qualitativo è elevato sia per il Vermentino sia per le nostre altre tipologie di uva e si prospetta una delle vendemmie più belle degli ultimi anni. Speriamo che la natura continui ad assisterci”. La vendemmia inizierà nella settimana successiva a Ferragosto con le uve destinate al Metodo Classico. Per le altre varietà, invece, si partirà tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. “Probabilmente con un anticipo di circa una settimana, non molto di più”, conclude il produttore.
In Trentino, invece, si parte con le basi spumante per le “bollicine di montagna” del Trentodoc. Dove, per esempio, la cantina di riferimento, Ferrari Trento, ha dato il via alle operazioni, oggi, 10 agosto, “con la raccolta delle prime uve Chardonnay destinate alla produzione di Trentodoc. Si prospetta una campagna vendemmiale di ottima qualità, grazie all’eccellente stato sanitario delle uve”, anche grazie al costante monitoraggio agronomico e delle pratiche di viticoltura sostenibile adottate da Ferrari Trento. Che parla di una vendemmia particolarmente precoce, con un anticipo di maturazione che “rappresenta la principale sfida di questa campagna vendemmiale. In un’annata di questo tipo la viticoltura di montagna fa ancora più la differenza, salvaguardando l’acidità e la verticalità che costituiscono la cifra stilistica dei Trentodoc. Sarà fondamentale - ancora più che in altre annate - individuare per ogni vigneto il momento perfetto per la raccolta, in un equilibrio ideale tra maturazione aromatica e freschezza. Proprio per questo motivo la vendemmia sarà particolarmente dinamica e concentrata: condizioni meteorologiche permettendo, le operazioni dovrebbero concludersi nell’arco di tre-quattro settimane”. Marcello Lunelli, vicepresidente Ferrari Trento, commenta: “ci apprestiamo a iniziare la vendemmia con grande fiducia, grazie ad uve che si presentano sane e di qualità. L’anticipo della raccolta conferma come il cambiamento climatico stia ridisegnando i tempi della viticoltura e renda sempre più importante la presenza della montagna. Quest’anno sarà ancora più determinante scegliere il momento ideale di raccolta per ciascun vigneto, valorizzando la straordinaria varietà di altitudini ed esposizioni che il nostro territorio offre. È così che riusciamo a preservare freschezza e verticalità, i tratti distintivi che da sempre definiscono l’identità dei nostri Trentodoc”.
Anche a Maso Martis, la boutique winery del Trentodoc, si partirà intorno alla stessa data, come conferma l’enologo Matteo Ferrari: “l’anticipo sul germogliamento di circa dieci giorni rispetto al 2025 e iniziato già nelle ultime settimane di marzo, si è protratto fino alla piena fioritura dell’ultima settimana di maggio e alla pre-chiusura del grappolo. Questo ha fatto pensare a un anticipo vendemmiale importante con previsioni di inizio verso il 10 agosto, ma poi le alte temperature di giugno e luglio hanno cambiato la situazione. Tra siccità e calore le piante hanno rallentato diminuendo il processo di fotosintesi e di conseguenza il processo di accumulo di zuccheri e di maturazione. Gli sbalzi termici delle ultime settimane hanno permesso alle viti di riprendere il ciclo di maturazione e tra il 20 ed il 25 luglio è iniziata l’invaiatura”. Un’annata difficile da interpretare, visto l’andamento climatico altalenante, “ma prevediamo di iniziare la vendemmia attorno al 18 agosto con uve di ottima qualità”.
A Tenuta San Leonardo, in Vallagarina, la nota positiva arriva dal freddo, prezioso alleato della natura. “Quest’inverno le temperature sono scese fino a -8°C - racconta Anselmo Guerrieri Gonzaga. - l’inizio della stagione vegetativa è stato poi accompagnato da piogge che hanno consentito ai terreni di accumulare preziose riserve idriche, mentre luce e temperature equilibrate hanno favorito uno sviluppo armonioso della vegetazione”. Oggi l’azienda registra un carico produttivo generoso e un eccellente stato sanitario delle uve. Tutti i filari sono inerbiti e “mentre una fila viene sfalciata, quella accanto resta alta, offrendo sempre un rifugio agli insetti utili”: una gestione che favorisce l’equilibrio tra vite, suolo e biodiversità. Non a caso, San Leonardo ha raggiunto il livello Platinum della certificazione Biodiversity Friend. Le prospettive sono incoraggianti, ma il produttore mantiene la prudenza: “le premesse sono buone, ma è ancora presto per esprimere un giudizio sulla qualità dell’annata”.
Come detto, in Lombardia, ed in particolare in Franciacorta, la vendemmia è già in corso da qualche giorno, come testimonia il racconto di Mosnel, che ricorda quanto una stessa annata possa cambiare anche in distanze limitate. Qui si registra una stagione climatica complessa che ha richiesto molto impegno in vigna nel corso di tutto il ciclo vegetativo. Qualche grandinata a metà di maggio ha provocato danni localizzati in alcune parcelle nel parco vitato della proprietà che conta 41 ettari. “Per fortuna nelle aree intatte - spiega Giulio Barzanò - i grappoli sono belli e sani e la raccolta, dopo un luglio caldo e asciutto, è iniziata il 3 agosto, mai così presto nella storia aziendale, e si prospetta di qualità”.
Ma c’è anche chi, come Berlucchi della famiglia Ziliani, la cantina in cui il Franciacorta è nato, ha sperimentato con successo, per la prima volta nel territorio lombardo, una pratica già diffusa soprattutto nel caldo Sud, come la “vendemmia in notturna”, con le operazioni di raccolta al via intorno alle 4 del mattino, a beneficio sia dei vendemmiatori, che lavorano con maggiore benessere e sicurezza, a temperature più basse, che delle uve, che, raccolte con minor calore, preservano maggiore integrità, freschezza e qualità. “Per noi, innovare significa prendersi cura: delle uve, del vino, ma prima ancora delle persone e del territorio. Abbiamo scelto di iniziare la raccolta nelle ore più fresche per garantire condizioni migliori ai nostri lavoratori e per portare in cantina grappoli più freschi e meglio preservati. È un gesto pratico - racconta Arturo Ziliani, ad ed enologo dell’azienda - ma anche simbolico. Essere custodi della Franciacorta significa anche saper leggere i cambiamenti e assumersi la responsabilità di aprire nuove strade. Il territorio non è solo un luogo geografico: è una comunità, una cultura, un paesaggio, un patrimonio ambientale e umano che va protetto ogni giorno”.
Andando ad Est, e precisamente in Friuli Venezia Giulia, “l’annata 2026 per Le Monde, nelle Grave, e La Ponca, nel Collio, è stata caratterizzata da temperature elevate e da uno sviluppo vegetativo leggermente anticipato. A La Ponca la particolare composizione dei terreni ha mitigato gli effetti del caldo e della siccità, garantendo alle viti un adeguato apporto idrico - conferma Giovanni Ruzzene, enologo di Le Monde e La Ponca - l’inizio della vendemmia è previsto per la terza settimana di agosto, in linea con le annate precedenti. Le prospettive qualitative sono molto positive per entrambe le aziende: le uve si presentano sane, equilibrate e caratterizzate da un buon rapporto tra maturazione zuccherina, acidità e componente aromatica. A Le Monde si prevede una produzione più contenuta, ma capace di esprimere vini di grande espressione e personalità, mentre a La Ponca le condizioni del terreno fanno immaginare anche quest’anno un raccolto di ottima qualità”.
E in Friuli c’è anche chi vedrà la vendemmia 2026 coincidere con un anniversario importante, che segna anche un nuovo rilancio di immagine e di riposizionamento del marchio, come Cantina Rauscedo, cooperativa che mette insieme 2.000 ettari nel territorio delle Grave, coltivati da 300 famiglie di viticoltori, e che festeggia i suoi primi 75 anni. “La vendemmia 2026 si prospetta anticipata rispetto alla norma - spiega il dg Flavio Geretto - e sarà fondamentale individuare il momento ottimale di raccolta, che potrebbe collocarsi prima o dopo Ferragosto a seconda dell’evoluzione climatica delle prossime settimane. L’obiettivo è preservare il giusto patrimonio di acidità delle uve, elemento essenziale per ottenere vini freschi, equilibrati e pienamente rappresentativi del nostro territorio. La scarsità di precipitazioni ha favorito un ottimo stato sanitario dei vigneti e rappresenta un presupposto positivo sotto il profilo qualitativo. Sarà importante valutare fino in fondo l’impatto delle elevate temperature sulla maturazione, ma le prime indicazioni sono incoraggianti. Affrontiamo questa vendemmia con fiducia, consapevoli che un’attenta gestione dei tempi di raccolta sarà determinante per valorizzare al meglio il potenziale dell’annata”.
Tra Friuli e Veneto, ovvero nei diversi territori del Prosecco, invece, “la vendemmia 2026 si presenta con prospettive positive: la qualità delle uve Glera è attesa buona, grazie anche alla grande capacità di adattamento di questo vitigno alle nuove condizioni climatiche. Ad oggi non sono previste vendemmie anticipate e il settore continua a investire in dotazioni tecnologiche sempre più avanzate, fondamentali nell’epoca del cambiamento climatico”, dice Giancarlo Moretti Polegato, alla guida di Villa Sandi, una delle realtà di riferimento del mondo Prosecco, dalla collina di Cartizze al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, ed al Prosecco Doc. Che, tra le altre cose, sta investendo tanto anche nella gestione tecnologica del vigneto, appunto, accelerando sulla “viticoltura di precisione” e trasformando “i propri vigneti in un ecosistema intelligente, dove sensoristica diffusa, immagini satellitari, droni e sistemi di supporto alle decisioni lavorano insieme per rendere ogni intervento più mirato e sostenibile e accompagnare gli agronomi nell’individuazione del momento ideale della vendemmia. Un’evoluzione che coinvolge tutte le tenute del Gruppo e che punta a ridurre il consumo di risorse idriche, aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici e preservare la qualità delle uve. È il risultato di un percorso avviato oltre due anni fa, che oggi collega gli oltre 200 ettari di proprietà tra Veneto e Friuli Venezia Giulia attraverso un’unica piattaforma digitale capace di raccogliere e interpretare in tempo reale dati agronomici e climatici”.
Restando in Veneto, da oggi, 10 agosto, vendemmia al via anche nei Colli Euganei, “con un anticipo di circa una settimana rispetto all’anno scorso. La raccolta partirà dalle varietà più precoci, come Pinot Bianco e Chardonnay e le uve dei vigneti al primo anno di produzione. Seguiranno il Serprino e le altre uve per le basi spumante. Per le bordolesi a bacca nera, destinate ai prestigiosi Colli Euganei Doc, si dovrà invece attendere la fine agosto o i primi di settembre. Lo stato sanitario al momento è ottimo, la qualità è buona”, spiega il Consorzio, guidato da Gianluca Carraro, che parla fin qui di premesse per “un’annata più che positiva sia per quanto riguarda la quantità che rispecchia le annate migliori, sia per la qualità. Il caldo ha tenuto lontano malattie della vite come peronospora e oidio”, in un territorio in cui, più che il clima, aggiunge il Consorzio, il problema sono i danni causati dai cinghiali.
A tracciare una panoramica più ampia sulla regione-locomotiva dell’economia enoica italiana, è stata Veneto Agricoltura, che racconta di una vendemmia anticipata, in generale, di 8-10 giorni rispetto alla norma, con una “produzione regionale sui livelli 2025 e buona qualità delle uve, nonostante le carenze idriche diffuse”. Con qualche sbilanciamento, dunque, anche su stime quantitative “rispetto al 2025, quando sono stati raccolti 14,7 milioni quintali di uva, la produzione regionale è attesa stabile o in lieve diminuzione”. Ma Veneto Agricoltura, nel “trittico vitivinicolo”, guarda anche alle altre “regioni del Nord-Est, in cui gli aumenti produttivi appaiono una costante per la prossima vendemmia: incrementi tra il 5 e il 10% per i vigneti irrigui del Friuli Venezia Giulia, tra il 7 e l’8% per il Trentino e tra il 6 e il 7% per la Provincia Autonoma di Bolzano”.
Balzando in Toscana, terra, in primis, del Sangiovese, qualche anticipo sulla norma si registra, ma non così marcato, o non ovunque, come si credeva inizialmente. Anzi, a Bibbona, a due passi da Bolgheri, non c’è sentore di vendemmia anticipata. “Da qualche anno, già ai primi di agosto siamo tutti ai blocchi di partenza, convinti che la vendemmia sarà particolarmente anticipata, anche perché siamo inevitabilmente condizionati da quello che si legge - racconta Niccolò Marzichi Lenzi, ad Tenuta di Biserno, Tenuta Campo di Sasso e Le Crocine - poi, però, per quanto ci riguarda, nella maggior parte dei casi si finisce per raccogliere più o meno nelle date di sempre. Per come si presenta oggi, questa sarà sicuramente un’annata solare. Tuttavia, è ancora troppo presto per esprimere giudizi sulla qualità delle uve o sullo stile dei vini: saranno l’andamento delle prossime settimane e la vendemmia a dirci quale sarà il vero volto di questa annata”.
Ma, dalla costa bolgherese, basta spostarsi di poco verso l’interno, ed ecco che in Maremma Toscana la raccolta entra già nel vivo, con un anticipo di due settimane sulla media, “conseguenza di un’annata caratterizzata da un inverno e una primavera favorevoli allo sviluppo della vite e da un’estate dominata da temperature elevate. Le prime raccolte delle varietà bianche precoci e delle basi spumante sono già iniziate, mentre nelle prossime settimane l’anticipo potrebbe interessare anche alcune varietà a bacca rossa, a partire dal Ciliegiolo, per il quale in diverse aziende si sta valutando di anticipare l’ingresso in cantina”, spiega il Consorzio dei Vini della Maremma Toscana, guidato da Francesco Mazzei. Secondo il quale “nonostante il caldo persistente, il quadro qualitativo resta molto positivo. Le uve si presentano sane, con uno stato ottimale, risultato anche delle piogge che tra inverno e primavera hanno ricostituito le riserve idriche dei terreni e dell’assenza di particolari criticità fitosanitarie. Salvo piogge di una certa consistenza nelle prossime settimane, si può prevedere una vendemmia di dimensioni inferiore rispetto alla media per lo scarso peso dei grappoli”. Con la sfida che, ora, è nella gestione dello stress idrico. “L’anticipo della vendemmia è ormai una realtà e, almeno nell’immediato - commenta Francesco Mazzei - le previsioni meteo non indicano un cambiamento significativo delle condizioni climatiche. I produttori stanno affrontando questa annata con competenza e grande capacità di adattamento, adottando tutte le migliori pratiche agronomiche per preservare l’equilibrio della pianta e la qualità delle uve. Dalla gestione dei carichi produttivi fino all’ombreggiamento dei grappoli, ogni intervento è finalizzato a mitigare gli effetti delle alte temperature. Le uve sono estremamente sane e le prospettive qualitative sono molto incoraggianti. Nelle aree collinari dove la disponibilità idrica è più limitata si sta monitorando con attenzione lo stress delle viti e, proprio per questo, in diversi casi si sta valutando di anticipare la raccolta anche del Sangiovese. Oggi possiamo dire che la Maremma Toscana sta dimostrando una crescente capacità di convivere con un clima che cambia, grazie all’esperienza dei viticoltori e a una gestione sempre più evoluta dei vigneti”.
Da Montalcino, terra del Brunello, invece, arriva la testimonianza di Carlo Ferrini e della figlia Bianca, alla guida di Giodo. Secondo cui “le piogge invernali hanno garantito una preziosa riserva idrica. La primavera ha favorito un buon sviluppo vegetativo e un’allegagione regolare, mentre le escursioni termiche di inizio estate hanno permesso alle piante di adattarsi progressivamente all’arrivo del caldo”. “Gli interventi mirati sulla parete fogliare e, soprattutto, la gestione dei suoli sono stati pensati per conservare l’equilibrio della pianta e accompagnare le uve verso una maturazione capace di unire struttura ed eleganza. La raccolta è ancora lontana, difficile fare previsioni”, spiega il direttore tecnico di Giodo, Riccardo Ferrari.
Più variegata la situazione nel più vasto Chianti Classico. Ad Isole e Olena (del gruppo Epi della famiglia Descours, così come Biondi-Santi a Montalcino), nel versante occidentale della denominazione, a Barberino Tavarnelle, da un punto di vista meteorologico l’annata 2026 si presenta più calda e secca rispetto alla 2025. Le piogge si sono concentrate soprattutto nel mese di marzo e di maggio creando dei buoni presupposti per la fioritura e la successiva allegagione. I successivi due mesi sono stati, invece, caratterizzati, anche qui, da temperature elevate. L’enologo Emanuele Reolon spiega: “lo stato sanitario delle uve è eccellente e, se dovesse arrivare una pioggia in questi primi giorni di agosto, potremmo sicuramente aspettarci una vendemmia qualitativamente molto buona. Prevediamo un anticipo della raccolta di circa 10 giorni rispetto al solito: questo anticipo era già stato riscontrato in fase di germogliamento ed il prosieguo climatico della stagione lo ha confermato”.
“La vendemmia 2026 al Colombaio di Cencio si preannuncia leggermente anticipata, con l’invaiatura iniziata circa 7-10 giorni prima rispetto alla media. Nonostante un’estate calda e poco piovosa, le riserve idriche accumulate durante la primavera hanno evitato situazioni di stress per le viti - racconta, da Gaiole in Chianti, Michele Contartese, ad Colombaio di Cencio - sul piano quantitativo prevediamo una produzione in linea con le ultime annate, mentre dal punto di vista qualitativo le prospettive sono medio-alte, anche se saranno le prossime settimane a definire con maggiore precisione il profilo della vendemmia”.
Dalla Toscana alla “verde Umbria”, dove, tra qualche giorno, cadranno i primi grappoli, come conferma Marco Caprai, presidente & ceo dell’Azienda Agricola Arnaldo Caprai (che si appresta alla prima raccolta dopo che la maggioranza è passata sotto l’egida del Gruppo Angelini Wines & Estates, ndr): “per quanto riguarda i tempi della vendemmia bisognerà attendere ancora pochi giorni per le basi spumante e le varietà particolarmente precoci. Sempre che non ci siano le tanto auspicate precipitazioni. La situazione, pur mantenendo un certo anticipo, potrebbe ancora cambiare di qualche giorno”. La produzione, per il “re del Sagrantino”, sarà un po’ più bassa della media a causa della siccità, ma non sarà un male per l’Umbria: “le attuali temperature e la siccità porteranno a produzioni inferiori alla media, con un 5-10% sotto la media, ma anche a vini più buoni. Non sarà un male per la qualità dei vini umbri che non ne risentirà, e considerando i problemi del mercato attuale è meglio avere un po’ meno produzione da piazzare, ma valorizzandola ancora meglio”. Caprai riflette, poi, sulla questione ambientale e climatica: “queste sofferenze agronomiche devono, però, farci riflettere sul rinnovo degli impianti e sulla necessità di realizzarli con strumenti per l’irrigazione. La disponibilità d’acqua è uno degli elementi decisivi su cui si gioca la competitività delle aziende agricole. Nella valle umbra la condotta appena realizzata e della quale si stanno ultimando le opere per la distribuzione dell’acqua della diga di Valfabbrica, offre ai nostri territori, in prospettiva, un vantaggio competitivo per chi vuole venire a investire e a produrre nel territorio e un’importante garanzia della risorsa acqua, che, comunque, sarà sempre di meno, almeno per i prossimi secoli, se non di più”.
Scendendo ancora più a Sud, arriva dalla Puglia la testimonianza di Tenuta Liliana, nel Salento, dove “l’inverno è trascorso senza sorprese: temperature miti, piogge ben distribuite e nessun episodio di gelo tardivo. Le viti sono entrate nella ripresa vegetativa in ottime condizioni. Decisive sono state le abbondanti precipitazioni di marzo e quelle portate dal ciclone Erminio all’inizio di aprile, che hanno consentito ai terreni di accumulare un’importante riserva idrica, sfruttata dalle viti durante il periodo siccitoso iniziato a maggio. I nostri vigneti stanno bene: vigoria regolare, stato sanitario eccellente e nessuna criticità. Le piante hanno potuto sfruttare al meglio le riserve accumulate in primavera”, racconta l’enologo Andrea Fattizzo. Le condizioni del Cabernet Sauvignon, vitigno simbolo dell’azienda, fanno prevedere uve con un ottimo equilibrio tra zuccheri, acidità e complessità aromatica. “Ci aspettiamo di iniziare la vendemmia con qualche giorno di anticipo, con rese moderate e una qualità che si preannuncia ottima, in linea con la nostra filosofia di privilegiare sempre la qualità sulla quantità”.
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