La biodiversità da tutelare e valorizzare, per la vita dell’uomo, di quella terra alla quale, come ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “occorre voler bene. È un modo per voler bene a noi stessi e a chi verrà dopo di noi”, e per una sovranità alimentare vera e profonda, per raggiungere la quale, guardando anche al cambiamento climatico e, più in generale, ai pilastri del cibo “buono, pulito e giusto”, la “missione del movimento Slow Food appare più cruciale e urgente che mai”, ha scritto Re Carlo III di Inghilterra, nel suo saluto e nel suo ricordo di Carlin Petrini, del quale ha esortato a seguire le parole “chi semina utopia, raccoglie realtà”. E di lavoro da fare ce n’è ancora tanto, perché oltre la realtà festosa del cibo che si è raccontata a “Terra Madre Salone del Gusto” 2026 - organizzato da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte - nei giorni scorsi a Torino, con la città con mille colori, sfumature e sapori portati da oltre 600 artigiani del cibo d’Italia e del mondo, da più di 130 Presìdi Slow Food, e dalle voci degli oltre 1.500 delegati di Slow Food arrivati da tutto il mondo, sul diritto di accesso al cibo “buono, e pulito e giusto” in tante aree del pianeta c’è da lavorare ancora moltissimo. Perché “il diritto al cibo non ha a che fare soltanto con il suo consumo, con il riempire un piatto o gli scaffali di un negozio: riguarda l’accesso alla conoscenza, alla terra, alle risorse, all’acqua, ai semi”, ha sottolineato Edward Mukiibi, confermato in assemblea presidente Slow Food, all’evento.
“Energia primaria per l’umanità”, come l’ha definito ancora Mattarella nella cerimonia di apertura, il cibo, ha ricordato Mukiibi, “è legato ad una dimensione etica, quella dei diritti delle persone”. Diritti, declinato al plurale: perché la produzione e l’accesso alle risorse alimentari riguardano le sfere della salute, dell’educazione, della giustizia sociale nel mondo del lavoro, si intersecano con le forme di potere, con la democrazia o la sua negazione, generando sfruttamento o povertà, oppure promuovendo pace.
“E se parliamo di diritto al cibo, è inevitabile interrogarsi sul rispetto della sovranità alimentare - ha precisato Francesco Sottile, agronomo e vicepresidente Slow Food Italia - sono concetti che si completano, e che non hanno nulla a che vedere con nazionalismi e protezionismo, né tanto meno con le supply chain che regolano i sistemi alimentari oggi dominanti”.
Un concetto espresso, nei giorni di Terra Madre, anche dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, nella presentazione degli “Atlanti dell’Arca del Gusto”, ultimo grande progetto voluto da Carlo Petrini, che hanno messo a sistema 1.450 i prodotti italiani censiti e raccontati con rigore scientifico, che costituiscono una base solida per un grande lavoro futuro di divulgazione e di creazione di valore nei territori, come ha raccontato, a WineNews (in un video), il rettore dell’Università di Pollenzo, Nicola Perullo. “Petrini, da uomo libero ebbe modo di dire che la sovranità alimentare che avevo voluto nel nome del Ministero non voleva dire vietare di vendere l’ananas al supermercato - ha ricordato Lollobrigida - ma affermare un concetto importante per noi e anche per tutelare soprattutto i Paesi produttori più deboli dalla cancellazione di biodiversità, cultura e non solo. E l’Arca è un simbolo perfetto, perché vuole salvare produzioni che non reggerebbero in un mercato omologante come quello che abbiamo di fronte. Dobbiamo far conoscere un prodotto che spesso è sconosciuto, e poi dargli un valore, facendo capire a chi lo compra, al prezzo giusto, che sta salvando cultura, prodotti, economia dei territori. Qui c’è il legame tra il cibo e tutto quello che muove: biodiversità, lavoro, sostenibilità ambientale, che deve essere anche economica, e non solo”, ha detto Lollobrigida.
“Potremmo dire che la sovranità alimentare è la condizione di una comunità che ha diritti sul cibo - ha spiegato Raj Patel, economista, autore e attivista per la giustizia alimentare britannico, intervenuto a Terra Madre Salone del Gusto - o che, in altre parole, se godono di sovranità alimentare, le comunità hanno il potere di definire come desiderano il modo in cui il cibo gli arrivi”. Una sorta di diritto primario: Slow Food promuove questa visione fin dagli albori della sua esistenza, 40 anni fa a Bra. Ma oggi il contesto globale - dove quasi 700 milioni di persone, poco meno del 10% della popolazione mondiale, soffrono la fame e dove avanzano riarmo, divisioni, razzismo - richiede un’azione ancor più urgente. “Il potere agisce normalizzando ciò che non dovrebbe essere normale - ha aggiunto Patel - così oggi ci troviamo a pensare che lo sia il fatto che le persone soffrano la fame perché non possono permettersi di mangiare. Ottocento anni fa, il diritto medievale prevedeva che il cibo diventasse una ricchezza comune cui era possibile accedere in caso di necessità. Oggi il capitalismo ha fatto sì che i beni comuni non esistano più: il diritto al cibo è stato negato dal diritto alla proprietà privata. L’aumento della fame è il prezzo da pagare per aver lasciato che la proprietà privata dilagasse, e il prezzo aggiuntivo è aver permesso alle grandi multinazionali di distruggere l’ambiente. Finché non affronteremo questo problema sistemico, finché non ci renderemo conto che il diritto al cibo richiede di de-normalizzare la proprietà privata, non saremo in grado di affrontare questo problema”. Il sistema del cibo, quel sistema del cibo che Carlo Petrini ha più volte definiti, senza mezzi termini, “criminale”, secondo Patel, può essere cambiato. Ma “abbiamo bisogno di forme di garanzia pubblica sul diritto al cibo, impegni che assumeranno forme diverse a seconda del luogo e dei problemi che riguardano le diverse regioni del mondo. Magari qua in Europa avverrà dando ai cittadini una certa quantità di denaro da spendere in cibo agroecologico, e in India o a Cuba migliorando i sistemi di distribuzione alimentare. Ma c’è bisogno di quel tipo di organizzazione politica”.
Oggi però, su larga scala, avviene il contrario. “Il diritto all’alimentazione è sì stabilito dalle leggi, ma non si traduce automaticamente in effetti nella vita reale delle persone - ha testimoniato Leidy Casimiro Rodriguez, consigliera internazionale Slow Food per i Caraibi, arrivata a Torino da Cuba - questo diritto viene negato quotidianamente e in modo silenzioso: succede nelle campagne, ad esempio, quando i contadini non hanno le risorse per produrre cibo buono, pulito e giusto e fronteggiano costi di produzione superiori ai prezzi riconosciuti dai sistemi di distribuzione. A Cuba, ad esempio, a causa della crisi energetica e della carenza di carburante succede che i contadini non riescono a far arrivare parte della produzione ai consumatori: da un lato questo rappresenta uno spreco di cibo, dall’altro le persone che ne avrebbero bisogno non possono accedervi, con gli ovvi effetti sulla loro salute fisica e mentale. È una fame silenziosa, che colpisce anche la dignità delle persone. Viene vissuta come una situazione normale e persino accettata, ma non è così: è il frutto di decisioni politiche sbagliate”.
Mettere in discussione questi sistemi e affermare il diritto al cibo in tutte le sue sfaccettature è una sfida enorme, che Slow Food affronta in ogni angolo del mondo “riconoscendo che le comunità locali non possono essere lasciate sole nell’impegno di costruire un sistema democratico di produzione del cibo dando loro locali strumenti per agire, mezzi per renderle interconnesse l’una alle altre, e forza per influenzare le istituzioni e indirizzare le politiche pubbliche - ha aggiunto Francesco Sottile - partire dal basso, rendere l’alimentazione una responsabilità pubblica, far cioè sì che tutti noi ci sentiamo responsabili del diritto al cibo, è fondamentale”.
“In un mondo attraversato da conflitti e divisioni, da un egoismo dominante, la diversità è il punto di partenza per immaginare una società globale fondata sull’apertura, sul rispetto reciproco e sulla solidarietà. E quale elemento se non il cibo, frutto di scambi, viaggi, mescolanze, può unire i popoli al di là di ogni confine. E quale elemento se non la produzione alimentare, può permetterci di costruire un vivere civile in armonia con le risorse naturali - ha detto Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia - a Terra Madre abbiamo voluto portare tutto questo in una grande festa popolare, che restituisce a tutti noi la possibilità di avere un ruolo attivo in questo mondo in crisi. Pace tra i popoli - ha detto Nappini - come abbiamo avuto l’onore di ascoltare nelle conferenze e nelle degustazioni dalla voce di chi la guerra la vive ogni giorno, come la palestinese Fidaa Abuhamdiya, che insieme ai sindaci di Betlemme, Gerico e Beit Jala ha raccontato l’esproprio delle terre, e insieme di cibi, manufatti, cultura, da parte degli israeliani. Pace con la natura, dove chi tutela la biodiversità e pratica l’agroecologia mette in atto già un’altra idea di mondo, una risposta concreta mentre l’agroindustria collassa a causa della crisi climatica e dei pesticidi bloccati dalle guerre. Una visione del cibo, quella che abbiamo vissuto a Terra Madre, che non è nostalgica, ma guarda al futuro, ai giovani, a chi vuole mettere a terra un buon seme per un prosperoso raccolto”.
“Carlin ci ha insegnato che il cibo è cultura, gioia, identità, giustizia e cura per la Terra. Non può essere separato dalle condizioni ambientali, sociali e politiche in cui viene prodotto, distribuito e consumato. Non può esserci giustizia alimentare senza pace, né pace duratura senza giustizia. Come movimento globale - ha ribadito ancora Edward Mukiibi - respingiamo l’ascesa dell’individualismo, dell’esclusione e del nazionalismo, e abbracciamo invece la diversità, la solidarietà e la cooperazione. Insieme, possiamo costruire sistemi alimentari che valorizzino la dignità e le conoscenze delle persone che producono il nostro cibo. In un mondo sempre più caratterizzato dalla frammentazione e dalla polarizzazione, il messaggio della nostra assemblea è chiaro: creare legami non è un’aspirazione astratta. È un atto politico e una condizione essenziale per realizzare un cambiamento significativo”.
E se tanto c’è da fare, molto è stato fatto, perchè, senza dubbio, il mondo del cibo, o meglio il modo in cui il mondo, intesto come società civile, industria e politica, si approccia al cibo, è certamente meglio di 40 anni fa, quando Slow Food è nata ed ha iniziato il suo percorso, sotto la guida di Carlo Petrini. Come racconta, sempre a WineNews (in un video online nei prossimi giorni), Alice Waters, chef, attivista e scrittrice, vicepresidente storica Slow Food, ideatrice del progetto degli Edible Schoolyard in Usa, nel 1996 già consulente di Michelle Obama, e grande amica di Petrini. “Il mondo del cibo è sicuramente migliore, dopo 40 anni di Slow Food. È un’organizzazione globale che si prende cura degli agricoltori che coltivano il cibo, delle persone che lo cucinano e di quelle che lo mangiano, e che mi ha davvero aperto gli occhi. Dobbiamo sostenere gli agricoltori locali che praticano un’agricoltura biologica e rigenerativa. E questo - ha sottolineato Alice Waters - deve partire prima di tutto dalle scuole. Oggi, con la crisi climatica, è fondamentale. Ma dobbiamo agire, e farlo nel modo giusto. Secondo la filosofia di Slow Food”.
Che cercherà di diffondersi ancora di più nel mondo, a partire anche dalla prima edizione di “Terra Madre Americas” in Usa, che sarà di scena tra un anno esatto, a Sacramento, in California, dal 24 al 26 settembre 2027. Per un mondo ancora più “buono, pulito e giusto”. In tavola, nei campi, e non solo.
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