Il problema del caporalato e del lavoro irregolare in agricoltura è uno dei grandi temi dei nostri tempi. Una piaga che indigna sempre, e che rischia di danneggiare non solo, in primis, i diretti interessati, ovvero i lavoratori, ma anche il lavoro delle tante imprese corrette e virtuose. E che fa rumore soprattutto quando si verifica in “agricolture ricche”, come lo sono quelle di diversi territori del vino. Un tema che era carissimo al fondatore Slow Food, Carlin Petrini, che non ha mai fatto sconti a nessuno, neanche alle sue Langhe. Ed in questi giorni, in materia, ha fatto scalpore l’atto di accusa arrivato dalla Caritas Diocesana di Alba, in un rapporto dai toni durissimi, intitolato “L’altra vendemmia” e che parla di “vendemmia da record per violazioni e ingiustizie”.
“Alla fine della vendemmia 2026, vogliamo provare a visualizzare i numeri da record de “l’altra vendemmia”, quella che non si vede, vissuta dagli indispensabili lavoratori primari: migliaia di donne e uomini perlopiù stranieri, europei dell’Est, africani, pakistani, indiani, bengalesi, relegati al ruolo di umili e disconosciute comparse e altrimenti detti “invisibili”. Si è trattato di oltre 6.000 lavoratori (in parte stagionali - 3.000 persone - e altri strutturali) per una vendemmia tra le più veloci e brevi di sempre. Così numerosi che anche la grande macchina organizzativa delle molteplici e variegate realtà che forniscono manodopera alle aziende e tra le cui file agevolmente si nascondono i caporali, non è stata in grado di alloggiare interamente. Nell’Albese - scrive la Caritas - abbiamo contato ben 16 insediamenti o rifugi di fortuna, mai così tanti in passato: dai 25 lavoratori accampati nell’area del Parco Tanaro, agli otto di Via Pola, e via via tutti gli altri in giardini, garages e seminterrati, sottopassi cittadini e sotto i ponti. Luoghi improvvisati, sporchi e malsani, senza disponibilità di servizi igienici e acqua potabile e corrente elettrica, senza comfort, ma per tanti lavoratori l’unica soluzione oltre quella di cadere nelle maglie di approfittatori che forniscono posto letto in alloggi sovraffollati con cifre che arrivano fino a 200/300 euro al mese. E va ricordato sempre che ad Alba vediamo soltanto meno del 5% di tutti i lavoratori che quotidianamente raccolgono l’uva nei vigneti; di tutti gli altri sappiamo poco o nulla. Non sappiamo chi siano né da dove arrivino, né quali siano le loro condizioni lavorative. Così come non conosciamo dove siano alloggiati né se le loro case abbiano i requisiti abitativi. È stata una vendemmia da record per le violazioni e le ingiustizie che sono state segnalate. Lavoro nero, grigio, buste paga non corrispondenti al vero, retribuzioni inferiori ai minimi sindacali e anche mancati pagamenti, lunghi orari di lavoro, assenza di pause adeguate e anche assenza di giorni di riposo e tanti piccoli e grandi soprusi”, scrive, nero su bianco, la Caritas di Alba.
Intanto, mentre ad Alba, il 24 ottobre, è prevista la manifestazione “Contro schiavitù e sfruttamento lavorativo”, promossa da Caritas, Libera, Arci, Cgil, Cisl e Uil, a parlare, in un articolo del quotidiano “La Stampa” (a firma di Roberto Fiori), è stato il Sindaco di Alba, Alberto Gatto. Che, tra le altre cose, ha sottolineato come “il dossier della Caritas e le parole del Vescovo di Alba (Monsignor Brunetti, che ha dato diffusione ed introduzione al dossier, ndr) ci richiamo ad un coinvolgimento diretto che non possiamo eludere. Le condizioni di vita a cui sono stati costretti alcuni immigrati sono indegne ed impongono a tutte le istituzioni, alla comunità ampia di Langhe e Roero e al mondo produttivo una riflessione seria, accompagnata da impegni e iniziative concrete”, ha detto il sindaco, rimarcando come “alloggi dignitosi, trasporti e formazione” siano “i temi da affrontare per dare dignità ai lavoratori stagionali che arrivano sulle nostre colline per contrastare i fenomeni di illegalità e sfruttamento. Dobbiamo sostenere e far emergere le tante imprese che rispettano le regole e mettere all’angolo chi opera speculando sulla vita delle persone. Dobbiamo creare un modello Alba, virtuoso, forte e coeso - ha continuato Alberto Gatto - in grado di affrontare realmente il problema, così come è stato fatto a Saluzzo con gli stagionali della frutta. Ma non possiamo certo farcela da soli. Occorre un lavoro d’insieme con tutto il territorio di Langhe e Roero e con le istituzioni provinciali. Cercheremo di coinvolgere tutti i Comuni, i Consorzi di tutela e le organizzazioni sindacali. Perchè anche il mondo produttivo deve fare la sua parte, attivandosi in questo processo di responsabilizzazione”.
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