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CRITICA E VISIONE

“I migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” 2027 del “Corriere della Sera”, un racconto del Belpaese

La guida by Ferraro-Suckling. Premi speciali a Federico Veronesi (Oniwines), Chiara Lungarotti (Lungarotti), Giampiero Bertolini (Biondi-Santi) …

La fotografia di un Paese che si racconta attraverso il vino, campione assoluto di un made in Italy “non delocalizzabile”, e indissolubilmente legato ai suoi territori di origine. Ma anche la testimonianza, attraverso le storie dei vignaioli, di un rapporto tra l’Italia (e il mondo) e il vino che è cambiato profondamente. Come mostra il cambiamento di prospettiva tra oggi, epoca in cui il vino, da una parte della comunità scientifica, è visto come qualcosa da evitare assolutamente, con un salutismo esasperato che sta impattando fortemente (insieme ad altri fattori, tra economia e tensioni geopolitiche), e 60 anni fa, quando, nel 1978, la campionessa olimpionica Sara Simeoni, prima di stabilire il suo record mondiale di salto in alto (durato 30 anni) a Brescia, si concesse un sorso di Bonarda, in pista, per darsi la carica (come ha raccontato lei stessa anche a WineNews). E poi il vino nel calice, con la ricerca dell’eccellenza enoica, anch’essa in fase di cambiamento, dove a grandi classici si affiancano nuovi territori, anche per la capacità dei produttori di interpretare il cambiamento climatico. C’è tutto questo, in estrema sintesi, nella guida “I migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” 2027, firmata da Luciano Ferraro, vice direttore del quotidiano “Corriere della Sera”, con la selezione dei vini curata dal celebre critico americano James Suckling (che nella sua “Top 100 Wines of Italy” 2026 ha messo al n. 1 il Brunello di Montalcino 2021 di Eredi Fuligni, guidata da Roberto Guerrini, come già riportato qui), e con la prefazione del critico televisivo Aldo Grasso, che sarà presentata, ufficialmente, il 29 ottobre, a Milano, in Sala Buzzati, al “Corriere della Sera”, per poi uscire in edicola dal 30 ottobre. E di cui WineNews è in grado di anticipare i premi speciali.
“L’imprenditore del vino” 2027, per esempio, è Federico Veronesi, alla guida del gruppo Oniwines (che fa parte della galassia Oniverse di Sandro Veronesi, con marchi come Intimissimi, Tezenis, Falconeri, Calzedonia e non solo), che mette insieme Tenimenti Leone nel Lazio, Podere Guardia Grande in Sardegna, La Giuva in Veneto (Valpolicella), Pico Maccario in Piemonte, Villa Bucci nelle Marche e, ultima, Ert1050, sesta cantina del gruppo, inaugurata a Brentonico, in Trentino, dedicata al Trentodoc, ma anche Signorvino, la più grande enocatena italiana con quasi 50 punti vendita in tutte le più importanti città italiane, ma anche a Parigi e Praga. Un “giovane imprenditore che in meno di quindici anni è diventato protagonista nel settore del vino. Andando controcorrente, aprendo enoteche e acquisendo cantine mentre molti intorno a lui gli consigliavano di investire in altri campi”. La “Vignaiola dell’Anno” è, invece, Chiara Lungarotti, alla guida della cantina Lungarotti di Torgiano, simbolo del vino umbro, fondata dal padre Giorgio Lungarotti, di cui Chiara ha “mantenuto l’eredità rendendola contemporanea”. Il premio “Manager del vino” va, poi, a colui che “ha mantenuto l’identità toscana di un’azienda ceduta ai francesi”, ovvero Giampiero Bertolini, ad Biondi-Santi, cantina “culla” del Brunello di Montalcino, resa immortale dalla famiglia Biondi Santi, che qui alla fine dell’Ottocento ha “inventato” il Brunello, e oggi del gruppo francese Epi. Ancora, il premio “Padre e Figlio” è per Massimo Gianolli, alla guida della cantina La Collina dei Ciliegi in Valpantena, che ha trasformato in azienda vinicola, tra le griffe dell’Amarone delle Valpolicella, l’azienda agricola fondata dal padre Armando, classe 1926, che vi piantò 3.000 ciliegi (da cui il nome della Tenuta). Il premio a “La nuova idea”, infine, è per Mattia Binotto, manager di Formula 1, oggi team manager di Audi e già in passato ai vertici della scuderia Ferrari, con la sua cantina Eleusi, in Trentino.
Cantine e produttori, i 100 in guida (la lista in focus) che, ha detto lo stesso Luciano Ferraro, “non comprende necessariamente i produttori italiani più bravi, ma quelli che secondo noi hanno un contenuto narrativo interessante, qualcosa da dire, attraverso i loro vini”. In guida, novità di questa edizione n. 13, anche gli abbinamenti cibo-vino, con i piatti di alcuni grandi chef (da Martina Caruso a Stefania di Pasquo, da Antonia Klugmann a Valeria Piccini, da Emanuele Scarello a Giancarlo Perbellini, da Mattia Pecis a Michelangelo Mammoliti, da Ariel Hagen a Pino Cuttaia, tra gli altri), e anche i “10 vigneti centenari” selezionati dal “Vine Master Pruner” Marco Simonit (in focus).

Focus - L’introduzione di Luciano Ferraro a “I migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” 2027
Mentre si preparava al salto della vita, la campionessa Sara Simeoni si sentì crollare. Era l’agosto del 1978, faceva molto caldo, non come in queste estati estreme e bollenti, ma abbastanza per far scendere la pressione a una atleta. Sara svenne, a Brescia. Mancavano poche ore all’appuntamento allo stadio. Nella squadra azzurra si diffuse il panico. Fino a quando arrivò Livio Berruti, il campione olimpico dei 200 metri piani ai Giochi di Roma 1960, morto nell’agosto scorso. Berruti stappò una bottiglia di Bonarda: “dai, beviamoci un goccio prima della gara”, disse a Sara porgendole il bicchiere. Sara accettò e dopo quel bicchiere le sembrò di aver ritrovato le forze, il morale si era risollevato. Si cambiò ed entrò in campo: quel giorno stabilì il record mondiale di salto in alto, 2 metri e un centimetro. La prima cosa che fece fu abbracciare Berruti, ridendo di quella bevuta di rosso piemontese. È un piccolo episodio, ma racconta bene quanto sia cambiato il rapporto degli italiani con il vino. Mezzo secolo fa era un compagno della tavola, popolare e amichevole, immancabile nelle dispense e nelle cantine di ogni famiglia. Serviva non solo a dissetarsi, anche a stare assieme, a tirarsi su o a rilassarsi. È stato così per secoli. Lo sanno bene i biblisti, capaci di interpretare i significati religiosi e spirituali del vino, che compare in molti episodi delle Sacre Scritture, miracoli compresi. E lo sanno anche gli studiosi di epica. Nell’anno dell’Odissea trasformata in film da Christopher Nolan, si può rileggere il libro dei fisiologi americani Ancel e Margaret Keys, che nel 1975 in How to Eat Well and Stay Well. The Mediterranean Way sostenevano che la dieta mediterranea si fosse radicata già dai tempi di Ulisse nei popoli che si affacciano su questo mare. Una civiltà del cibo e del vino partita dagli antichi Greci, proseguita con i Romani e tuttora in voga, con ovvie varianti. C’era molta carne sullo spiedo. I Proci banchettavano “con carni di ogni sorta“ e il porcaro Eumeo accolse Ulisse cuocendo maiale. Le verdure erano quasi assenti, e anche il pesce. Ma il vino sì, compariva a ogni banchetto, in grande quantità. Era diluito con l’acqua, per diminuirne la potenza che lo stesso Ulisse evoca quando descrive il mare “con lo stesso colore del vino“. Solo il rozzo Polifemo lo beve puro. Il sacerdote di Apollo che lo dona all’eroe di Omero, invece, gli consiglia di aggiungere venti parti di acqua a una di vino. Veniamo al presente. Oggi nessun compagno di squadra si azzarderebbe a offrire un calice di vino a una atleta prima di una gara: immaginate cosa direbbero i genitori della nuotatrice primatista mondiale Sara Curtis? Così come nessun soldato americano, russo o ucraino, innaffierebbe il cibo con il vino prima della battaglia, come facevano gli Achei. Cosa è cambiato nel rapporto secolare tra l’uomo e il vino? Sicuramente si beve meno e i motivi sono molteplici: la scomparsa dei pranzi e delle cene delle famiglie numerose riunite due volte al giorno nelle case; la scelta salutista di ridurre il consumo di alcol; la trasformazione di una parte del vino in un prodotto di prestigio, di lusso, da collezione, buono più per le aste che per il godimento. Nel frattempo i mercati si sono allargati; Paesi che prima non producevano vino e non lo bevevano, dalla Svezia alla Cina, ora fanno parte del grande gioco dei rossi, dei bianchi e degli spumanti. Questo ha permesso ai produttori italiani di poter puntare su un export più vario, ma ha anche fatto aumentare la concorrenza, non solo nelle fasce inferiori di prezzo delle bottiglie. Ci sono poi altri tre fattori di cambiamento: l’instabilità geopolitica, con fronti di guerra che non accennano a risolversi; i dazi e le sanzioni che limitano la circolazione delle merci; infine il cambiamento del clima che modifica la mappa delle zone vocate per la viticoltura ed espone gli agricoltori a fenomeni talvolta distruttivi. Il rapporto con il vino è sicuramente cambiato, ma è tutt’altro che in via di estinzione, come pensa qualche catastrofista. Viene dalle vigne e le vigne affondano le radici nella terra, la “terra madre“ (per dirla con Carlo Petrini, un altro gigante che ci ha lasciato nel 2026). La terra che tutti condividiamo. Cambia la quantità dei consumi, ma la forza culturale e spirituale del vino è immutata. Come lo spirito puro e il coraggio imprenditoriale di molti vignaioli. “Bevi vino, ch’è vita eterna“, scriveva più di mille anni fa il poeta persiano Omar Khayyam. È uno strumento per capire la terra e conoscere il mondo. Il vino non va semplicemente bevuto, va onorato bevendolo, come sentenzia Luigi Veronelli in uno degli scritti raccolti in Ode al vino e all’anarchia (Eleuthera), pubblicato l’estate scorsa. Per onorare la nuova vita del vino, l’edizione 2027 di questa Guida lo riporta nel suo luogo naturale, a tavola. Un panel di grandi cuochi, intervistati dai colleghi del mensile Cook, consiglia i piatti perfetti per gli abbinamenti. È una nuova sezione che arricchisce la Guida, che mantiene per il resto la consueta scansione. Il mio racconto della storia di un centinaio di vignaioli italiani, la classifica dei migliori cento vini stilata dal team del grande critico americano James Suckling e la raccolta di una decina di vigne storiche del maestro delle potature Marco Simonit. Quando avrai visto i volti, i vigneti e avrai scoperto l’alto livello delle etichette presenti in questa Guida, caro lettore, sarai anche tu convinto come noi che il vino ha davanti a sé un futuro ancora tutto da vivere, come un amico al quale non si può mai rinunciare.

Focus - “La fotografia di un paese che si racconta attraverso il vino” di Aldo Grasso
Il rapporto degli italiani con il vino è profondamente cambiato: da presenza quotidiana e conviviale è diventato un consumo più consapevole, legato alla salute, alla qualità e anche al prestigio. L’aneddoto di Sara Simeoni e Livio Berruti, raccontato da Luciano Ferraro nella sua introduzione, evoca simbolicamente un’epoca in cui il vino era ancora parte quotidiana della vita, dello sport e della socialità. Da allora molto è cambiato. Consumi, mercati, clima, guerre e dazi stanno trasformando il mondo del vino e imponendo nuove sfide ai produttori. Ma il vino non è destinato a scomparire dal nostro immaginario: resta un patrimonio culturale, agricolo ed economico profondamente radicato nella nostra storia. La sua nuova vita passa dalla qualità, dalla terra, dai vignaioli e soprattutto dalla tavola, dove continua a essere un modo per conoscere e condividere il mondo. La Guida 2027 racconta proprio questa vitalità, attraverso produttori, grandi vini, vigne storiche e nuovi abbinamenti gastronomici. Perché il vino non è soltanto ciò che sta dentro una bottiglia, ma ciò che accade intorno: un paesaggio, un lavoro, una memoria, una conversazione. Tiene insieme economia e cultura, impresa e territorio, piacere individuale e rito collettivo. La risposta alla domanda sul perché il vino continui a contare così tanto è nelle storie delle cantine: famiglie, generazioni, territori piccoli e ostinati, scommesse imprenditoriali che hanno trasformato una materia prima agricola in un patrimonio riconosciuto nel mondo. Il vino italiano è uno dei simboli più forti del Made in Italy proprio perché non è delocalizzabile: nasce da una terra, da un clima, da una vigna, da un sapere sedimentato nel tempo. Si può imitare un’etichetta, non trasferire un paesaggio. Come ha osservato Angelo Gaja, “il vino è il campione indiscusso del Made in Italy, perché è l’unico prodotto che viene fatto in tutto il Paese e non può essere delocalizzato. Dobbiamo affermarne la forza e il valore“. Non è sempre stato così. Ancora negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso il vino italiano, soprattutto all’estero, godeva di una reputazione assai meno luminosa. Poi è arrivata una trasformazione profonda: il passaggio dalla quantità alla qualità, il rinnovamento dei vigneti e delle cantine, gli investimenti, la ricerca, la costruzione di nuove identità territoriali. Dietro il successo di un bicchiere ci sono decenni di lavoro, errori, coraggio e capitali. Ricordarlo è importante proprio oggi, mentre il settore attraversa una fase non facile. I consumi rallentano, le giacenze aumentano, i mercati internazionali risentono delle tensioni geopolitiche e commerciali, la crisi climatica modifica gli equilibri della vigna. Anche le abitudini delle nuove generazioni stanno cambiando. Il vino deve quindi guardare alla realtà senza nostalgia. La parola chiave potrebbe essere “misura”: nel bere, ma anche nel modo di produrre e di stare sul mercato. Produrre meno e meglio, valorizzare l’identità, difendere la qualità, evitare l’omologazione. Il vino non deve inseguire ogni moda, ma capire il mondo che cambia. Ed è qui che torna a essere cultura. Bere vino significa riconoscere una differenza, imparare un territorio, dare un nome a un gusto, collegare il presente a una storia. Il vino accompagna il cibo e la vita sociale: è nelle feste e nelle celebrazioni, ma anche nella quotidianità. È un oggetto di conversazione prima ancora che di consumo, un rito che nessuna statistica sui litri venduti riesce a misurare. C’è poi il valore economico della filiera: dietro una bottiglia ci sono il paesaggio, l’ospitalità, la ristorazione, il turismo. La cantina contemporanea non è più soltanto luogo di produzione, ma anche luogo di esperienza. Le cantine raccolte in questo volume non sono dunque una semplice graduatoria di eccellenze, ma le tessere di un mosaico che racconta la straordinaria varietà dell’Italia del vino: territori famosi e territori da riscoprire, aziende storiche e realtà giovani, grandi marchi e produttori che hanno costruito la propria reputazione centimetro dopo centimetro. E c’è una ragione ancora più semplice per continuare a credere nel vino: invita a fermarsi. A guardare, annusare, assaggiare, parlare. In un’epoca che accelera tutto, conserva una piccola forma di lentezza. La sua ritualità non è un residuo del passato, ma una risposta ancora attuale al bisogno di stare insieme e condividere. Il vino trova il suo significato più compiuto quando incontra il cibo. L’abbinamento è un dialogo tra sapori, profumi e consistenze: il vino può esaltare un piatto o equilibrarne l’intensità, mentre il cibo può rivelarne aromi e sfumature. La tavola diventa così il luogo naturale della nuova cultura del vino: meno consumo automatico, più attenzione, curiosità e consapevolezza. Abbinare significa conoscere una cucina, un territorio, una tradizione; trasformare un bicchiere in un’esperienza di piacere e condivisione. Per questo una guida alle migliori cantine italiane non è soltanto un repertorio di indirizzi e bottiglie. È anche la fotografia di un Paese che, attraverso il vino, continua a raccontare sé stesso: capace di trasformare la terra in economia, cultura e convivialità. Il momento è difficile, certo. Ma proprio per questo occorre guardare alle cantine che hanno saputo investire, innovare, rischiare, correggersi e restare fedeli a un’identità senza trasformarla in un alibi. Il futuro del vino italiano non sarà quello dei grandi numeri di ieri, ma probabilmente quello del valore, della qualità, della misura e della capacità di parlare a un pubblico nuovo. Una bottiglia, dopotutto, è una promessa: dentro ci sono un luogo, un tempo, un lavoro e qualcuno che ha deciso di affidarli a noi. Le migliori cantine italiane hanno imparato a mantenere quella promessa. Ed è da qui che vale la pena ripartire.

Focus - Tutte le cantine e i produttori della guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia” 2027

Valle d’Aosta
Les Crêtes - Eleonora ed Elena Charrère

Piemonte
Cascina Gilli - Davide e Gian Piero Gasperini
Ceretto - Roberta Ceretto
Cogno - Nadia ed Elena Cogno
Damilano - Paolo Damilano
Gaja - Famiglia Gaja
La Colombera - Elisa Semino
La Raia - Piero Rossi Cairo
Manzone - Mauro Manzone
Marchesi di Barolo - Davide e Valentina Abbona
Pio Cesare - Federica Boffa
Poderi Luigi Einaudi - Matteo Sardagna Einaudi
Travaglini - Alessia Collauto Travaglini

Liguria
Cantine Lunae - Diego Bosoni

Lombardia
Bellavista - Francesca Moretti
Ca’ del Bosco - Maurizio e Maria Lavinia Zanella
Calvi - Davide Calvi
Mamete Prevostini - Mamete Prevostini
Muratori - Michela Muratori
Villa Franciacorta - Roberta Bianchi, Paolo Pizziol

Trentino
Cantina Endrizzi - Paolo Endrici
Cantine Ferrari - Alessandro, Camilla, Marcello e Matteo Lunelli
Dorigati - Paolo Dorigati
Moncalisse - Julia e Karoline Walch
Moser - Carlo e Matteo Moser
San Leonardo - Carlo e Anselmo Guerrieri Gonzaga
Vin de la Neu - Nicola Biasi

Alto Adige
Cantina Tramin - Willi Stürz
J. Hofstätter - Niklas Foradori
Rottensteiner - Hans Rottensteiner

Veneto
Adami - Franco e Fabrizio Adami
Allegrini Wines - Francesco Allegrini
Bertani - Alberto Lusini
Bisol 1542 - Gianluca Bisol
Brigaldara - Antonio Cesari
Conte Collalto - Isabella Collalto
La Cappuccina - Elena e Sisto Tessari
Le Fraghe - Matilde Poggi
Masi - Raffaele e Sandro Boscaini
Masottina - Federico Dal Bianco
Montelvini - Alberto e Sarah Serena
Paladin - Carlo Paladin
Pizzolato - Settimo Pizzolato
Sansonina - Nadia Zenato
Santa Margherita - Gaetano Marzotto
Valdo - Pierluigi Bolla
Villa Della Torre - Carlotta, Caterina e Marilisa Allegrini
Villa Sandi - Diva e Leonardo Moretti Polegato

Friuli Venezia Giulia
Bargilli - Augusta Bargilli
Collavini - Giovanni e Luigi Collavini
La Viarte - Riccardo Polegato
Zuani - Patrizia Felluga

Emilia-Romagna
Venturini Baldini - Julia Prestia

Toscana
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore - Dom Andrea
Barone Ricasoli - Sofia Ricasoli
Belguardo - Francesco Mazzei
Belpoggio - Enrico Martellozzo
Camigliano - Famiglia Ghezzi
Casanova di Neri - Giacomo Neri
Casanuova delle Cerbaie - Alessandro Brigidi
Frescobaldi - Lamberto Frescobaldi
Grattamacco - Luca Marrone
Guido F. Fendi - Guido Formilli Fendi
Il Borro - Salvatore Ferragamo
Le Potazzine - Sofia e Viola Gorelli
Marchesi Antinori - Albiera Antinori
Podere La Porrona - Pino Brusone
Querciabella - Mita Castiglioni
San Filippo - Roberto Giannelli
Sassotondo - Edoardo Ventimiglia
Sette Ponti - Famiglia Moretti Cuseri
Tenuta Casenuove - Philippe Austruy
Tenuta di Trinoro - Benjamin Franchetti
Tenute Folonari - Ambrogio e Giovanni Folonari

Marche
Velenosi Vini - Marianna Velenosi

Umbria
Caprai - Marco Caprai

Lazio
Antiche Cantine Migliaccio - Luciana Sebino
ed Emanuele Vittorio Migliaccio
Casale del Giglio - Antonio Santarelli
Famiglia Cotarella - Dominga, Enrica e Marta Cotarella

Abruzzo
Emidio Pepe - Chiara Pepe
La Valentina - Sabatino Di Properzio

Molise
Cantine Catabbo - Vincenzo Catabbo

Campania
Di Meo - Roberto Di Meo
Feudi di San Gregorio - Antonio Capaldo
Galardi Terra di Lavoro - Allegra Selvaggi
Marisa Cuomo - Marisa Cuomo
Mastroberardino - Piero Mastroberardino
San Salvatore 1988 - Giuseppe Pagano

Puglia
Paololeo - Paolo Leo
Varvaglione - Marzia Varvaglione
Vespa Vignaioli per Passione - Bruno Vespa

Basilicata
Elena Fucci - Elena Fucci

Sicilia
Benanti - Antonio e Salvino Benanti
Cusumano - Alberto e Diego Cusumano
Occhipinti - Arianna Occhipinti
Podere Giodo - Carlo Ferrini
Sangue d’Oro - Carole Bouquet
Tenuta San Giaime - Alessio Cicco

Sardegna
Olianas - Elena Casadei
Tenute Gregu - Raffaele e Marianna Gregu

Focus - “I migliori 100 vini. Alla ricerca dell’eccellenza, tra crisi climatica e nuove tradizioni” di James Suckling e Aldo Fiordelli
Quasi ovunque si sente dire che le nuove generazioni non bevono più vino come in passato. Ma la domanda che ci si pone meno spesso è un’altra: siamo sicuri che i giovani non bevano meglio? In un mondo tradizionale come quello del vino, le tendenze vanno prese con le dovute cautele e tuttavia sarebbe presuntuoso ignorarle. Leggendo tra le righe del filone biologico, biodinamico o “naturale” che dir si voglia, bisogna far tesoro di una domanda di autenticità del vino. La richiesta, ma non solo da parte dei giovani, di etichette con una propria spiccata personalità, prima di tutto territoriale e ampelografica, e solo in ultima istanza anche stilistica. L’uso sempre più discreto del legno, la riscoperta di tradizioni antiche tipo l’anfora, l’idea di un momento vendemmiale come punto d’equilibrio di tutte le componenti delle uve hanno rimesso la vite e la viticultura al centro della produzione. Sono lontani, almeno su ciò che merita la top 100 oggi, gli eccessi di maturazioni e di alcol che non dipendono solo dal cambiamento climatico, ma anche da un’interpretazione delle uve. A favore di uno stile meno pesante, con vini più leggeri, pieni di trasparenza e di freschezza. È questo ciò che abbiamo cercato scegliendo i migliori vini tra i circa 7.000 che abbiamo degustato in Italia nell’ultimo anno, partendo dalle principali denominazioni e poi addentrandoci più a fondo in uno dei Paesi vitivinicoli dalla maggiore biodiversità al mondo. Abbiamo assaggiato campioni dall’Alto Adige, nell’estremo Nord italiano della Valle Isarco, fino a Vittoria, in Sicilia, all’incirca alla stessa latitudine di alcune zone della costa nordafricana. La maggior parte dei vini è stata personalmente da noi degustata. Il mosaico delle diverse annate immesse sul mercato quest’anno ha portato il Brunello di Montalcino ai vertici. La vendemmia 2021 è una delle migliori per il Brunello degli ultimi due decenni e ha prodotto vini magnificamente equilibrati e strutturati. È per questo che tre dei nostri top 10 provengono dalla vendemmia 2021 del Brunello, a partire dal nostro Italian Wine of the Year, il Fuligni Brunello di Montalcino 2021. È chiaramente il nostro vino numero uno per la sua qualità superlativa, l’eccellente rapporto qualità-prezzo e l’ampia disponibilità sul mercato. Le degustazioni del 2026 erano cominciate con la sorpresa dei Barolo 2022. Un’annata estremamente siccitosa e anticipata che faceva temere per la qualità del grande rosso piemontese e che a onor del vero non verrà ricordata come una delle migliori. Tuttavia, di fronte a una stagione secca fin dalla primavera, le viti di Nebbiolo hanno mostrato una straordinaria resilienza e i vini sono da subito parsi deliziosi nella loro precisione, pur scontando un’ovvia minor profondità. Ciò non ha permesso a talenti della viticultura come Roberto Voerzio di regalarci un altro dei suoi grandissimi vini come il Barolo Brunate 2022. Il 2022 ha avuto anche un altro lato positivo. È stato una buona scusa per riscoprire la complessità dei blend di più cru e non solo l’iper-specializzazione espressiva delle singole vigne. Uno degli esempi più cristallini è stato il Barolo Burlotto di Fabio Alessandria 2022, che quest’anno non ha prodotto le diverse menzioni geografiche per ritrovare nel suo Barolo classico una maggiore stratificazione. Tra i bianchi il territorio leader è l’Alto Adige con due vini nella top 10, la Grande Cuvée Terlaner I 2023 di Terlano e una new entry assoluta come il Gewürztraminer Vigna Pirchschrait 2016 di Hofstätter, che rilancia l’importanza di questo vitigno nella Penisola: non solo best seller commerciale per i neofiti grazie al suo carattere profumato e morbido, ma anche espressione d’eccellenza mondiale, oggi che l’Alsazia fatica a mantenere l’equilibrio di un tempo a causa del riscaldamento globale. Tra le zone ben rappresentate per l’eccellenza enologica merita una menzione il Collio, con tanti bianchi così buoni da indurre nella tentazione di inserire qui anche quelli subito oltre il confine, sebbene ufficialmente sloveni. Quello che non si troverà in questa top 100 è qualche altro vino eccellente, come Masseto, Biondi Santi, Bruno Giacosa, Roagna o il Monfortino, ma solo perché questa classifica, a parità di punteggio, vuole privilegiare vini disponibili e accessibili sul mercato. Un modo per tornare a parlare di vino nel suo luogo privilegiato, stappato in tavola. Anche dai giovani.

Focus - La “Top 100 Wines of Italy” 2026 by James Suckling - I migliori 100 vini
1 - Eredi Fuligni - Brunello di Montalcino 2021
2 - San Filippo - Brunello di Montalcino Le Lucere 2021
3 - Roberto Voerzio - Barolo Brunate 2022
4 - Cantina Terlan - Alto Adige Terlaner I Grande Cuvée 2023
5 - Tenuta San Guido - Bolgheri-Sassicaia Sassicaia 2023
6 - G.B. Burlotto - Barolo 2022
7 - Giodo - Brunello di Montalcino 2021
8 - J. Hofstätter - Gewürztraminer Alto Adige Vigna Pirchschrait 2016
9 - Tenuta Terre Nere - Etna Rosso Calderara Sottana Prephylloxera La Vigna di Don Peppino 2024
10 - Produttori del Barbaresco - Barbaresco Paje Riserva 2021
11 - Montevertine - Toscana Le Pergole Torte 2023
12 - Il Marroneto - Brunello di Montalcino 2021
13 - Schiopetto - Friulano Collio Mario Schiopetto M 2025
14 - Valdicava - Brunello di Montalcino 2021
15 - San Leonardo - Vigneti delle Dolomiti 2021
16 - Ornellaia - Bolgheri Superiore 2023
17 - Nals Margreid - Chardonnay Alto Adige Nama 2023
18 - Marchesi Antinori - Toscana Tignanello 2023
19 - Castello di Monsanto - Chianti Classico Gran Selezione Vigneto Il Poggio 2021
20 - Occhipinti - Terre Siciliane Vino di Contrada PT 2022
21 - Capichera - Vermentino di Gallura Superiore Vign’Angena 2025
22 - Tenuta Luce - Brunello di Montalcino 2021
23 - Barone Pizzini - Franciacorta Bagnadore 2017
24 - Cascina Baricchi - Barbaresco Rose delle Casasse Riserva 2019
25 - Foradori - Teroldego Vigneti delle Dolomiti Granato 2023
26 - Bovio - Barolo Gattera Riserva 2021
27 - Ciacci Piccolomini d’Aragona - Brunello di Montalcino Pianrosso 2021
28 - Pio Cesare - Barbaresco Il Bricco 2022
29 - Damilano - Barolo Cannubi Riserva 1752 2019
30 - Tenuta del Nicchio - Toscana Lodovico 2022
31 - Siro Pacenti - Brunello di Montalcino Vecchie Vigne 2021
32 - Poggio di Sotto - Brunello di Montalcino 2021
33 - Paolo Scavino - Barolo Bussia Vigna Fantini 2022
34 - Pira (Chiara Boschis) - Barolo Mosconi 2022
35 - Ca’ del Baio - Barbaresco Asili Riserva 2020
36 - Pieve Santa Restituta - Brunello di Montalcino Sugarille 2021
37 - Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 2021
38 - Azelia - Barolo Bricco Voghera Riserva 2016
39 - Massolino - Barolo Vigna Rionda Riserva 2020
40 - Pievalta - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico San Paolo Riserva 2022
41 - Tenute Gregu - Vermentino di Gallura Superiore Selenu 2024
42 - Romano Dal Forno - Valpolicella Superiore Monte Lodoletta 2020
43 - Casanova di Neri - Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2021
44 - Sandrone - Barolo Le Vigne Sibi et Paucis 2016
45 - Berlucchi - Franciacorta Cuvée Franco Ziliani Riserva Extra Brut 2011
46 - Sottimano - Barbaresco Currà 2021
47 - Castello del Terriccio - Toscana Lupicaia 2021
48 - Tenuta di Biserno - Toscana Colle Mezzano di Biserno 2023
49 - Valentini - Trebbiano d’Abruzzo 2022
50 - Ipsus - Chianti Classico Gran Selezione 2022
51 - Pfitscher - Pinot Nero Alto Adige Vigna Das Langefeld Riserva 2022
52 - Castello di Bossi - Toscana Girolamo 2023
53 - Moncalisse - Trento Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017
54 - Querciabella - Chianti Classico Gran Selezione Radda 2021
55 - Joaquin - Taurasi Riserva della Società 2016
56 - Argentiera - Bolgheri Superiore 2023
57 - Bertani - Amarone della Valpolicella Classico 2017
58 - Alois Lageder - Cabernet Alto Adige Löwengang 2022
59 - Pietradolce - Etna Rosso Vigna Barbagalli 2022
60 - Pieropan - Soave Classico La Rocca 2024
61 - Petrolo - Trebbiano Toscana Bòggina B 2024
62 - Girolamo Russo - Etna Rosso San Lorenzo 2024
63 - Tenuta Sette Ponti - Toscana Oreno 2024
64 - Blue Zone - Isola dei Nuraghi Vigneti Centenari 2023
65 - Russiz Superiore - Collio Col Disôre 2023
66 - Castell’in Villa - Chianti Classico 2021
67 - Tenuta Santa Caterina - Grignolino d’Asti Monferace 2021
68 - Terreno - Chianti Classico Gran Selezione A Sofia 2021
69 - Michele Satta - Bolgheri Superiore Piastraia 2023
70 - Elena Walch - Alto Adige Beyond the Clouds 2023
71 - Zenato - Amarone della Valpolicella Classico Sergio Zenato Riserva 2009
72 - Caiarossa - Toscana 2023
73 - Fontodi - Colli della Toscana Centrale Flaccianello della Pieve 2023
74 - Travaglini - Gattinara Riserva 2021
75 - Bibi Graetz - Toscana Colore 2024
76 - Feudo Maccari - Grillo Terre Siciliane Firraru 2024
77 - Rosset - Pinot Noir Valle d’Aosta Terroir 850 2024
78 - Il Borro - Cabernet Sauvignon Valdarno di Sopra Nitrito 2021
79 - Monteverro - Toscana 2023
80 - Fattoria Le Pupille - Maremma Toscana Saffredi 2024
81 - Inama - Soave Classico Foscarino I Palchi Grande Cuvée 2023
82 - Fèlsina - Chianti Classico Gran Selezione Colonia 2022
83 - San Giusto a Rentennano - Toscana Percarlo 2022
84 - Passopisciaro - Terre Siciliane Contrada R 2024
85 - Galardi - Campania Terra di Lavoro 2023
86 - Abraham - Pinot Blanc Vigneti delle Dolomiti Art 2023
87 - Avignonesi - Vino Nobile di Montepulciano Grandi Annate 2021
88 - Grattamacco - Bolgheri Superiore 2023
89 - Colterenzio - Sauvignon Alto Adige Gran Lafóa Riserva 2023
90 - Tenuta di Trinoro - Toscana Rosso 2023
91 - Les Crêtes - Nebbiolo Valle d’Aosta Costantino Charrère 2021
92 - Emidio Pepe - Trebbiano d’Abruzzo 2022
93 - Mastroberardino - Taurasi Radici 2021
94 - Frescobaldi - Toscana Gorgona 2025
95 - Luigi Maffini - Fiano Cilento Pietraincatenata 2021
96 - Maugeri - Etna Bianco Superiore Contrada Praino Frontemare 2024
97 - Tua Rita - Syrah Toscana Keir 2024
98 - La Crotta di Vegneron - Chambave Muscat Valle d’Aosta Attente 2021
99 - Arpepe - Valtellina Superiore Grumello Buon Consiglio Riserva 2018
100 - Tedeschi - Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi Riserva 2019

Focus - Le “10 vigne centenarie” selezionate da Marco Simonit
Una vecchia vite non racconta soltanto gli anni passati. Nella sua forma si possono leggere il luogo in cui è cresciuta e il lavoro degli uomini che l’hanno accompagnata. Ogni stagione cambia qualcosa e la pianta risponde, costruendo nel tempo il proprio equilibrio con il territorio. Osservarle vuol dire leggere queste risposte, ma anche ritrovare un saper fare antico, fatto di gesti, costruito dall’esperienza e spesso dalle necessità. Un sapere maturato nel rapporto tra la vite e gli uomini che hanno imparato a coglierne i segnali e ad affinare il proprio lavoro. Di fronte a piante centenarie, viene naturale chiedersi che cosa abbia permesso loro di vivere così a lungo. La capacità di adattarsi, da sola, non basta a spiegarlo. Qualcuno deve aver visto in queste piante qualcosa che meritava di rimanere. Da qui la scelta di continuare a prendersene cura e, un giorno, affidarle a chi viene dopo. Con il passare delle generazioni, il rapporto tra uomini e piante diventa parte della cultura di un luogo. Le vecchie vigne sono anche questo: patrimonio e identità. Non esiste una sola ragione per cui una vecchia vite arriva fino a noi. Le dieci storie che seguono raccontano di adattamento, cura e appartenenza. Parlano di vigne, ma anche di uomini che hanno scelto di proteggerle. Un invito a scoprire ciò che il luogo e l’essere umano hanno costruito nel tempo e a riconoscerne il valore.
Castel Katzenzungen - Vigneto Versoaln (Bolzano, Alto Adige)
Tenuta San Francesco - Vigneto Madonna del Carmine (Tramonti, Campania)
Feudi di San Gregorio - Vigneto Dal Re, (Taurasi, Campania)
Roeno - Vigneto Enantio Prefillossera (Verona, Veneto)
Tenuta delle Terre Nere - La Vigna di Don Peppino (Calderana Sottana - Etna, Sicilia)
Tenuta Anfosso - Vigneto Poggio Pini (Soldano, Liguria)
El Zeremia - Vigneto Sperdossi (Revò, Trentino)
Gini - Contrada Salvarenza (Monteforte d’Alpone, Veneto)
Benanti - Particella n. 341 (Castiglione di Sicilia, Sicilia)
Azienda Agricola Schirru - Vigneto Senussi (Nurri, Sardegna)

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