Per vedere di tornare a crescere il vino italiano in Usa, suo primo mercato, ma non solo, è fondamentale fare squadra. Vale nello sport, come nel mercato e la promozione. Messaggio confermato da tutti i “top player” della promozione del vino italiano, da Vinitaly ad Ice Agenzia, ai rappresentanti delle istituzioni e della filiera, ai produttori, e da un campionissimo davvero speciale, il Campione del Mondo con la Nazionale di Calcio nel 2006 e storico capitano della Juventus, nonché oggi ristoratore con il N. 10 a Los Angeles, e magari un giorno, come tanti colleghi calciatori, anche produttore di vino (magari in quella Conegliano, terra di Prosecco Docg, da cui viene), che è Alessandro Del Piero. Tra i protagonisti del via di Vinitaly.Usa, edizione n. 3 della kermesse che (dopo due edizioni a Chicago) animerà il Pier 36 di New York, oggi, 26 ottobre, e domani 27 ottobre. Con 300 imprese del vino (di cui 100 portate da Ice Agenzia) e 2.500 etichette tricolori, per una compagine, quella italiana di Vinitaly al suo esordio nella Grande Mela, determinata a sviluppare in maniera ancora più capillare il mercato americano.
“Gli Stati Uniti sono il principale mercato obiettivo per Veronafiere e per il vino italiano ed esprimono ancora un potenziale di altissimo livello che richiede investimenti e continuità d’azione - ha dichiarato il presidente Veronafiere, Federico Bricolo - in questa fase complessa, in cui non mancano segnali incoraggianti, la collaborazione tra imprese e istituzioni è determinante per sostenere la competitività delle nostre cantine e accompagnarle verso nuovi consumatori e aree da esplorare”.
Un impegno condiviso dal presidente di Ita - Italian Trade Agency (Ice Agenzia), Matteo Zoppas che, nel suo intervento, ha sottolineato che“mai come oggi è fondamentale fare sistema per sostenere il settore vitivinicolo italiano, in linea con l’attenzione che il Governo sta dedicando alla filiera, dal tavolo avviato a Palazzo Chigi dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’impegno del Ministero dell’Agricoltura e della diplomazia della crescita della Farnesina. New York è una porta d’accesso strategica all’intero mercato americano e Vinitaly.Usa si conferma uno strumento concreto di sviluppo commerciale. E le istituzioni, come facciamo con Ice, devono essere a fianco delle imprese ora che ci sono le difficoltà, non solo quando ci sono le opportunità”. Tra i messaggi, anche quello del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: “Vinitaly.Usa offre alle nostre cantine un’occasione concreta per consolidare la presenza italiana negli Stati Uniti, che si confermano il primo mercato extra-Ue per il nostro vino. Nel 2025 il settore vitivinicolo ha dato un contributo straordinario alla crescita del nostro agroalimentare, raggiungendo la quota record di 7,8 miliardi di euro di export. Il vino è un ambasciatore indiscusso dell’eccellenza italiana nel mondo e un pilastro identitario del Made in Italy, rafforzato anche dal riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Unesco e dal legame sempre più stretto con il turismo enologico. Come Governo continuiamo a sostenere con determinazione la promozione internazionale del comparto per accrescere la reputazione dei nostri vigneti e la competitività dei nostri territori a livello globale”.
“L’approdo di Vinitaly a New York è un grande momento, con una forte valenza simbolica. È un traguardo che ci riempie di orgoglio e che il Governo e io stesso - ha scritto, invece, in una lettera, il Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani - abbiamo sostenuto con convinzione. Ringrazio il Presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, Ice Agenzia e tutti i partner che hanno creduto in questo ambizioso progetto rendendolo realtà. Riuscire a portare nella città simbolo d’America 100 imprese vitivinicole italiane è la prova tangibile che l’interesse e la domanda per il vino italiano restano forti. Il vino italiano è molto più di un prodotto di eccellenza: è espressione della nostra identità, della ricchezza dei territori, di una cultura produttiva che unisce tradizione, innovazione e capacità imprenditoriale. È anche espressione del vivere all’italiana. Sono questi gli elementi che portiamo a New York. Gli Stati Uniti restano la prima destinazione del nostro export vitivinicolo. Continueremo ad attribuire la massima attenzione a questo grande mercato. L’Italia è sempre in prima linea nel favorire solide relazioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico. Anche in questa occasione voglio ricordare la grande forza del vino italiano. L’Italia è il secondo esportatore al mondo di vini. Con 8 miliardi di export nel 2025, copriamo il 23% delle vendite globali. Tutti i nostri territori, dal Nord, al Sud, al Centro contribuiscono alla nostra grande tradizione vinicola”.
Per il direttore generale Veronafiere, Giovanni Sacripante,“il vino italiano ha nella qualità, nella varietà e nella tradizione dei suoi territori le risorse per conquistare nuovi consumatori negli Stati Uniti. La sfida è comprendere l’evoluzione della domanda e orientare le scelte commerciali per avvicinare pubblici diversi, dall’alta ristorazione alle occasioni di consumo emergenti, mantenendo salda la nostra identità”. La necessità di “fare sistema”, e fare squadra, è stata ribadita, tra gli altri, da Luca Rigotti, alla guida della gruppo Vino di Confcooperative e del Copa Cogeca, ed ai vertici di Mezzacorona, e da Filippo Polegato, alla guida di Astoria Vini, ed in rappresentanza di Unione Italiana Vini (Uiv).
“Il mercato americano è il n. 1, questi eventi sono fondamentali, come lo è la grande collaborazione con Ice, Vinitaly e Ministeri competenti, perchè per valorizzare il vino italiano serve che aziende e istituzioni lavorino insieme. Noi vediamo gli Usa come un mercato unico - ha sottolineato Luca Rigotti - ma sono tanti mercati diversi, e ci serve un approccio più dinamico. Sogno di crare un marchio nazionale che renda il vino italiano riconoscibile come di qualità, sostenibile, sotto il quale raccontare tradizione, sostenibilità e cultura del vino”. “Dobbiamo fare promozione. Dobbiamo lavorare tanto per far crescere il valor del vino italiano, dobbiamo ringraziare Veronafiere e Ice, il lavoro che facciamo per presidiare il mercato e farlo crescere ancora. Questo mercoledì incontreremo a Washington l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci: in agenda ci saranno i dazi anche in vista della chiusura delle indagini per “overcapacity”. Lato Ue, ci confortano le dichiarazioni del commissario Sefcovic, che pochi giorni fa ha posto come primo obiettivo delle trattative l’esenzione dei dazi su vini e liquori”, ha detto dal canto suo Filippo Polegato. Ma per tornare a crescere, come detto, l'Italia, oltre a fare squadra, deve essere umile e lavorare sodo, come si fa in una squadra di calcio o nello sport in generale, ha ricordato Alessandro Del Piero, in veste di ambassador della Lega Serie A, incalzato dalla giornalista e corrispondente Mediaset dagli Usa, Maria Luisa Rossi Hawkins. “Ogni volta che celebriamo qualcosa apriamo una bottiglia di vino, c'è un legame speciale tra vino e sport. Il vino è una parte della cultura, non solo in italia, condividere un calice di vino duante un pasto vuol dire molto per noi. Il lavoro di squadra è fondamentale - ha detto Alessandro Del Piero - nel vino come nello sport. la collaborazione con Vinitaly e Ice, come Lega Calcio, vogliamo che continui, portiamo la Serie A in 100 Paesi del mondo. Il nostro calcio ora non è ai massimi livelli come un tempo, dobbiamo fare qualcosa di diverso di quello che abbiamo fatto fino ad ora, e forse vale anche per il vino, anche se è già ai vertici mondiali. Ma, come detto, dobbiamo lavorare di squadra, come facciamo nello sport. A volte dobbiamo essere umili, consapevoli che c'è qualcuno che fa meglio di no, ma dobbiamo essere orgogliosi di quello che facciamo, e se lavoriamo così anche il calcio tornerà ai vertici mondiali, come lo è il vino, anche qui negli Stati Uniti”. E, d’altronde, in un mercato che, nel 2025, ha portato 1,7 miliardi di euro nelle casse delle cantine italiane, e 997 milioni di euro nei primi 7 mesi del 2026 (nonostante un calo del -11% sullo stesso periodo del 2024), le possibilità non mancano. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, infatti, sono 35 milioni i consumatori di vino italiano oltreoceano, un primato tra i Paesi d’importazione che evidenzia ancora ampi spazi per crescere: su quasi 90 milioni di user abituali di vino negli States, oltre 50 milioni rappresentano un bacino di consumatori potenzialmente interessati ai prodotti made in Italy. È quindi su questo divario che si misura la sfida del vino italiano chiamato a consolidare le posizioni raggiunte e ampliare il mercato, intercettando nuovi pubblici, nuove generazioni e nuove occasioni di consumo.
La “fase 2” di presidio del principale mercato al mondo (4,4 miliardi di euro l’import di vino solo dall’Ue nel 2025) parte dalla consapevolezza di dover segmentare sempre più i target per fasce di età, etnia e geografia della domanda. Un vantaggio competitivo per i vini italiani è legato, secondo lo studio realizzato per Vinitaly.Usa, alla maggior penetrazione tra le fasce giovani rispetto ai produttori locali: mentre i vini californiani mostrano una forte concentrazione nelle fasce di età più mature, con oltre il 70% dei volumi venduti riconducibile ai consumatori over 55, i vini italiani presentano una distribuzione più equilibrata tra le diverse generazioni, con una maggiore capacità di penetrazione anche tra i consumatori più giovani. Un altro elemento sfidante - evidenzia l’Osservatorio Uiv/Vinitaly - lo indica la recente indagine del Wine Market Council sull’approccio al consumo dei nuovi user americani: in un periodo mai così fluido rispetto ai cambiamenti, non mutano solo le occasioni ma si reinterpretano anche le modalità stesse con cui si consuma il vino. Se oggi la modalità prevalente è come bevanda da sola (67%) o come accompagnamento al pasto (63%), emergono - specie tra i più giovani - nuovi mood, a partire dal vino mixato in un cocktail (34%), servito freddo col ghiaccio (30%), miscelato con altra bevanda analcolica. In generale, il 75% dei consumatori abituali beve il vino anche in modalità diversa da quella tradizionale, scelta che arriva da “contaminazioni” familiari (60%) ma anche emulando quanto visto in un bar o al ristorante (50%) o sui social media (30%).
Il focus su mercato degli Usa del futuro è stato sviscerato da alcuni dei protagonisti del business negli States, e della produzione in Italia. Secondo Bill Terlato, per esempio, alla guida di Terlato Wine Group, tra i più importanti player del vino in Usa (che lavora con marchi italiani come Cecchi, Cusumano, Feudi di San Gregorio, Nino Franco, Nonino e non solo), “in questo momento serve calma. Gli Usa sono un paese produttore, ma anche un mercato dove ci sono tutti i vini del mondo, e non c'è altro mercato. Il successo non si costriuisce in una notte, i marchi di successo lavorano da 10-20 anni: serve costanza, focus, passione, servono tutti questi elementi. Ci sono tantissimi vini buonissimi che non sono conosciuti. E poi c'è una differenza importante tra un buon vino, che è fatto nella cantina, fatto bene, pulito, ma ha poco da raccontare, ed il grande vino, che è fatto nella vigna, esprime un territorio, un suolo, ed è fatto con le sole uve di proprietà del produttore. Che è un aspetto fondamentale per rispondere alla domanda “perchè qualcuno dovrebbe bere un vino tra le migliaia che ci sono”. E inoltre - ha aggiunto Terlato - non dobbiamo farci spaventare dal successo di prodotti come i ready to drink, o altro. Dobbiamo stare calmi, tenere le posizioni, ma il vino si è sempre bevuto e ci sarà sempre”. Lo conferma, a modo suo, Alison Napjus, senior editor e responsabile per l'Italia di “Wine Spectator”: “c'è sempre più curiosità da parte dei consumatori americani sul vino italiano, vogliono conoscere differenze, territori, vogliono sapere cosa è un Chianti Classico, un Cartizze, vogliono sempre più informazioni soprattutto sui territori. La chiave è l'educazione del consumatore”.
Che serve anche per mantenere la propria identità ascoltando, al contempo, quello che chiede il consumatore. Come ha ricordato Matteo Lunelli, alla guida del Gruppo Lunelli, che mette insieme anche realtà come Ferrari Trento, griffe del Trentodoc, e Bisol1542, tra le altre.
“Io credo che i consumatori americani vogliano autenticità, vini che abbiano identità, ogni nostro vino esprime, in primis, il life style italiano, e poi uno specifico territorio, cultura. Gli “estate wines” sono quello che vogliono i consumatori, perchè raccontano una storia. La ricchezza dell'Italia è la diversità, il nostro compito è quello di guidare i consuamatori attraverso questa diversità. Per esempio, nelle bollicine stiamo lavorando per raccontare perchè Trentodoc, Prosecco Doc, Prosecco Docg, Franciacorta, Alta Langa, Oltrepò e così via sono diversi. La diversità è la nostra unicità rispetto a tutti i Paesi, e dobbiamo lavorare sui valori: se in generale nel vino esportiamo a metà del prezzo dei francesi, nelle bollcine siamo a un quarto, e dobbiamo lavorare sul valroe perchè da lì passa il futuro. E abbiamo un grande alleato che è il turismo”. Che sarà tra i focus di domani, a Vinitaly.Usa, alla cui inaugurazione, a rappresentare le istituzioni, erano presenti anche Riccardo Guariglia, segretario generale de Ministero degli Affari Esteri; Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli Usa; Gianluca Caramanna, consigliere del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi per i rapporti istituzionali; Marco Rago, consigliere giuridico del Ministro degli Affari Esteri per la diplomazia economica e dello sviluppo e Nicola Caputo, consigliere del Ministro degli Affari Esteri con delega all’export e all’internazionalizzazione della filiera agroalimentare. Oltre al Console generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli e gli Assessori all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi, della Regione Lazio, Giancarlo Righini, della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier e della Regione Basilicata, Carmine Cicala. Ed i rappresentanti delle organizzazioni di categoria, come Giovanni Bernardini, vicepresidente Copagri; Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura; Luigi Pio Scordamaglia, Ad Filiera Italia; Filippo Polegato, vicepresidente Unione Italiana Vini (Uiv) e Luca Rigotti, presidente Gruppo Vino Copa-Cogeca. Per un sistema del vino italiano che vuole giocare sempre più di squadra, per tornare a crescere sui mercati.
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