“Gli agricoltori hanno parlato. Noi abbiamo ascoltato. Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo riunito i Ministri Ue per fare il punto e riflettere sul percorso da seguire per i finanziamenti della Pac, sulla reciprocità delle importazioni e sulla riduzione del peso dei costi e delle norme per gli agricoltori. Trasformare le preoccupazioni degli agricoltori in azione politica per la sicurezza alimentare dell’Europa”. Parole del Commissario per l’Agricoltura Ue, Christophe Hansen, che ha commentato, così, il “ripristino” delle risorse per la Pac 2028-2035, con il budget complessivo riportato a circa 387 miliardi di euro in 7 anni, 1 miliardo di euro in più rispetto al 2020-2027 ed al taglio del 22% della prima proposta della Commissione Ue, e con 10 miliardi di euro in più per l’Italia, come hanno annunciato, ieri, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Un cambio di rotta che, ovviamente, piace all’agricoltura italiana, che, nei giorni scorsi, era scesa in piazza insieme alle sigle di tutta Europa a Bruxelles per protestare. Ma con le rappresentanze, da Coldiretti a Confagricoltura, da Cia-Agricoltori Italiani a Legacoop Agroalimentare, tra le altre, che non abbassano la guarda sull’accordo Ue-Mercosur, nonostante le rassicurazioni europee sulle clausole di salvaguardia e sulla reciprocità delle norme, e che hanno portato, nelle scorse ore, anche al via libera italiano all’accordo, con dichiarazioni da cui, tra le righe, emerge sostanziale fiducia e apprezzamento per il lavoro del Governo italiano, quanto una permanente “diffidenza” nei confronti dell’Ue, Commissione in testa.
“L’annuncio sui 10 miliardi di euro in più per gli agricoltori italiani sulle risorse destinate alla Pac 2028-2034, che arriva grazie al ruolo determinante svolto dal Governo italiano e dal Ministro Lollobrigida - ricordano Coldiretti e Filiera Italia - risponde alle richieste avanzate da mesi dalla Coldiretti anche attraverso diverse mobilitazioni in tutta Italia e a Bruxelles, per ultima quella dello scorso 18 dicembre nella capitale belga. Si tratta di 1 miliardo di euro in più in confronto alla programmazione attuale, con un netto passo indietro rispetto al folle tentativo di Ursula von der Leyen (la presidente della Commissione Ue, ndr) di tagliare fondi agli agricoltori. Allo stesso tempo abbiamo chiesto di azzerare subito il dazio sui fertilizzanti introdotto con il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (Cbam)”.
Ma, allo stesso tempo, Coldiretti e Filiera Italia, ribadiscono anche “la loro opposizione alla firma dell’accordo Mercosur senza reciprocità e quindi che valgano per i produttori che esportano in Europa le stesse regole imposte agli agricoltori europei. Un principio che deve valere in ogni accordo e su ogni prodotto agricolo e agroalimentare importato, con il divieto di ingresso nell’Unione Europea di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche bandite da anni nei nostri campi e nelle nostre stalle. L’accordo Mercosur è un favore della von der Leyen e dei suoi tecnocrati di Bruxelles ai grandi gruppi industriali multinazionali stranieri, a partire dalle aziende tedesche del settore chimico come Bayer e Basf, consentendo di esportare con maggiore facilità fitofarmaci vietati da tempo nell’Unione Europea, i quali finirebbero per rientrare nei piatti dei consumatori proprio attraverso le importazioni agevolate dall’accordo”.
Secondo le due organizzazioni, “non è sufficiente l’aumento dei controlli in frontiera proposto ieri dalla Commissione Europea, ricordando che oggi i controlli si fermano in media a circa il 3% delle merci in ingresso, e l’aumento del 33% proposto li farebbe passare a circa il 4%, con evidenti rischi per la tutela della salute dei cittadini consumatori e per il rispetto delle regole di produzione imposte agli agricoltori europei. Per questo le due organizzazioni rilanciano la necessità di riconoscere a Roma, già candidata dal Governo italiano, la sede dell’Autorità doganale europea, considerando che l’Italia detiene il primato europeo della sicurezza alimentare. Alla luce di tali criticità, le due organizzazioni rilanciano la richiesta al Governo italiano di prevedere fin da subito controlli al 100% degli alimenti provenienti dal Mercosur e da aree a rischio, al fine di garantire la piena tutela della salute dei cittadini e condizioni di reciprocità regolatoria rispetto agli standard europei”.
Sostanzialmente in linea il commento di Confagricoltura, secondo cui “è apprezzabile l’attenzione al settore dimostrata dalla presidente von der Leyen, i commissari e i ministri, in particolare del nostro Governo e del Ministro Francesco Lollobrigida a cui vanno i nostri ringraziamenti per il continuo impegno a tutela dell’agricoltura italiana, anche con la convocazione dell’incontro odierno a Bruxelles, ma ci sono elementi importanti - sottolinea Confagricoltura - che devono essere ancora chiariti. A partire da come queste risorse potranno essere riservate agli agricoltori al fine di mantenere il bilancio inalterato. Rimangono, quindi, forti dubbi sul mantenimento del carattere europeo della Pac, che non deve nazionalizzarsi indebolendo il carattere unico del mercato Ue e creando distorsioni di concorrenza tra gli agricoltori. Così come le misure proposte sulla reciprocità non sono sufficienti. I metodi di produzione e gli standard qualitativi sono ancora un elemento di criticità da superare negli accordi bilaterali. Sarà fondamentale costruire un sistema di controlli nelle dogane per tutelare la produzione europea rispetto a quei prodotti che potrebbero avere residui vietati in Europa. Apprezziamo, invece, le aperture su un’ulteriore semplificazione delle norme e la sospensione delle tariffe sui fertilizzanti previste dal Cbam. La grande mobilitazione del settore primario lo scorso 18 dicembre a Bruxelles, con il Copa e il presidente Massimiliano Giansanti a capo della manifestazione - sottolinea ancora l’organizzazione delle imprese agricole - ha evidenziato come la posizione della Commissione avanzata nei mesi scorsi fosse lontana dal garantire la sicurezza alimentare, la tenuta delle imprese agricole e il futuro delle aree rurali europee. L’Italia - conclude Confagricoltura - è stata tra i primi Paesi ad evidenziarlo. L’impegno della Confederazione continua in questa direzione”.
Anche la Cia-Agricoltori Italiani, guidata da Cristiano Fini, apprezza la nuova impostazione della Pac, ma non abbassa il livello d’allerta sul Mercosur. “Adesso carta canta. I correttivi della von der Leyen alla sua proposta di riforma della Pac post 27, in primis i 10 miliardi di euro in più per l’agricoltura italiana sono, chiaramente, un segnale positivo, ma all’agricoltura servono chiarezza e, soprattutto, più garanzie. Le stesse che ci faranno dire sì al Mercosur se assicurata, nero su bianco, la reciprocità richiesta - ha detto Fini - e, a quanto pare, la nostra mobilitazione del 18 dicembre a Bruxelles e il pressing del nostro Governo sono stati determinanti, e devono continuare ad esserlo, a tutela di tutti gli agricoltori e dei cittadini europei”.
Prudenza e guardia alta restano, dunque, preferite da Cia-Agricoltori Italiani rispetto all’ultima operazione von der Leyen che si gioca sulla flessibilità e sugli anticipi sul budget già previsto. Nella lettera della presidente della Commissione Ue, infatti, si ritrovano i 293 miliardi di euro per gli agricoltori stanziati dal prossimo bilancio Ue 2028-2034, i 6,3 miliardi di euro della riserva di crisi e il 10% al target rurale. In aggiunta, la nuova concessione Ursula di ieri permetterebbe ai Paesi di attingere dal 2028 a due terzi della riserva per la revisione di medio termine, a livello Ue fino a 45 miliardi di euro. Che per l’Italia vorrebbe dire: fino a 4,7 miliardi di euro della riserva non allocata e 5 miliardi di euro del target rurale vincolati a misure agricole. “Cifre e meccanismi - chiosa Fini - non di poco peso e che richiedono dettagli normativi più stringenti, oltre a impegni operativi più circostanziati. Ovviamente più risorse per l’agricoltura sono una buona notizia, meno lo spettro del Fondo Unico con incognite non risolte sulla rinazionalizzazione e la competizione non solo tra Stati, ma anche tra settori. Inoltre, non ci dimentichiamo che la nuova proposta von der Leyen dovrà passare per i negoziati con il Parlamento Europeo e soprattutto con i 27 Governi. Con due anni di trattative e una marea di possibili evoluzioni geopolitiche, la nostra mobilitazione chiaramente continua”.
Quanto al Mercosur, sottolinea la Cia, “va tenuto il punto sul rispetto della reciprocità e sui controlli nelle importazioni. La sua difesa va anche oltre l’accordo con il Sudamerica, pone le basi per tutelare e sostenere la competitività delle nostre aziende e delle nostre produzioni in tutti i futuri accordi commerciali. Dobbiamo avere coraggio nel guardare a nuovi sbocchi, ma anche nel dettare le regole di gioco su standard produttivi e di lavoro sui quali gli agricoltori europei e italiani hanno investito reddito e sacrifici”.
A questi Cia-Agricoltori Italiani guarda accogliendo positivamente anche la richiesta del Ministro Lollobrigida, accettata dalla Commissione Ue, di sospendere il Cbam che impatta sul prezzo dei fertilizzanti e i relativi dazi in ingresso. “Dà voce all’appello della Confederazione - conclude Fini - evitiamo, così, aumenti aggiuntivi fino al 30%, e rincari tra 40-140 euro a tonnellata sul bilancio di imprese già gravate da costi di produzione inaccettabile”.
“Valutiamo molto positivamente il segnale che arriva sul rafforzamento delle risorse destinate alla Politica Agricola Comune per il periodo 2028-2034. Se confermato, rappresenta un cambio di passo importante rispetto alle ipotesi iniziali e risponde alle preoccupazioni espresse in questi mesi dal mondo agricolo e cooperativo europeo”, dichiara Cristian Maretti, presidente Legacoop Agroalimentare, che sottolinea anche come “il lavoro svolto dal Governo italiano abbia contribuito in modo significativo a riportare al centro del confronto europeo il tema delle risorse per l’agricoltura. Un risultato - prosegue Maretti - reso possibile anche grazie al contributo delle forze politiche del Parlamento Europeo che hanno contrastato la prima proposta della Commissione e alla mobilitazione europea del settore agricolo, culminata nella manifestazione del 18 dicembre a Bruxelles, che ha visto una partecipazione ampia e trasversale. Resta, tuttavia, indispensabile recuperare anche sul fronte della pesca e dell’acquacoltura, comparti per i quali il quadro finanziario continua a presentare criticità rilevanti, con il rischio di compromettere la tenuta economica e sociale di filiere strategiche e di molti territori”.
Per Legacoop Agroalimentare è, inoltre, fondamentale “evitare che la Pac venga spezzettata tra gli Stati membri. Le sfide legate alla sicurezza alimentare, alla transizione ecologica e alla competitività delle imprese richiedono una risposta realmente europea, fondata su regole comuni e su una visione condivisa”.
Nel percorso di definizione della nuova Pac, aggiunte Legacoop, è necessario “inserire in modo strutturale tutti gli strumenti utili a favorire la cooperazione e l’aggregazione di agricoltori e pescatori”, riconoscendo il ruolo delle imprese cooperative come leve essenziali per la stabilità del reddito, l’innovazione e la resilienza delle filiere. Infine, Maretti sottolinea “la necessità di mantenere una visione complessiva sul settore, che vada oltre la sola Pac. In questa prospettiva è importante intervenire anche su altri dossier europei, a partire dal Cbam, per ridurre l’impatto dei dazi all’ingresso sui concimi e sui fattori produttivi, che continuano a pesare sui costi di produzione delle imprese. Legacoop Agroalimentare continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del negoziato europeo - conclude Maretti - contribuendo in modo costruttivo a una riforma che rafforzi le politiche comuni e metta al centro il lavoro, le imprese cooperative e i territori”.
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