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VINOVIP CORTINA

“André - The Voice of Wine”, la storia dell’enologo che ha rivoluzionato il vino della California

Dalla Russia alla Napa Valley, e lo “zampino” sul Masseto: un film per celebrare la vita, epica, di Andrè Tchelistcheff

Se nel Vecchio Mondo è praticamente impossibile ridurre la storia della viticoltura moderna ad un nome, negli Stati Uniti è andata diversamente. Dopo la fine del Proibizionismo, nel 1933, la coltivazione della vite è dovuta necessariamente rinascere da zero, l’enologia ha avuto bisogno di nuovi interpreti ed un intero settore è stato costretto ad imparare, di nuovo, a camminare. E l’ha fatto sulle spalle di un gigante: Andrè Tchelistcheff, nato nel 1901 in una famiglia aristocratica di Mosca ed emigrato nel 1938 Oltreoceano, dopo un lungo peregrinare tra Ungheria, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Francia, per cambiare, per sempre, l’enologia californiana e non solo. Una storia epica, raccontata dal regista Mark Tchelistcheff, nipote del celebre enologo, nel film “André - The Voice of Wine”, proiettato in anteprima nella cornice di “Vino Vip”, che ha ripercorso la vita del primo fra tutti i “flying wine maker”, attraverso la voce dello stesso André e dei tanti protagonisti del mondo del vino con cui ha lavorato nella sua lunga carriera, da Alessia Antinori a Giovanni Geddes da Filicaja, ad e ceo di Ornellaia e Masseto, al wine consultant Gelasio Gaetani Lovatelli.

Un viaggio cinematografico drammatico, poetico e toccante, tra Russia, Europa e America, quello di un vero e proprio pioniere nello studio della viticoltura, impegnato nella ricerca dei vitigni più adatti alle caratteristiche pedoclimatiche di ciascuna regione. A partire, ovviamente, dalla Napa Valley: studiandone il variegato terroir, seppe identificare le aree in cui produrre Cabernet Sauvignon ai massimi livelli. Raccomandò di impiantare Pinot grigio in Oregon e Cabernet Sauvignon nello Stato di Washington. Ad Andrè Tchelistcheff, in sostanza, il vino americano deve, se non tutto, moltissimo: l’apice qualitativo raggiunto e celebrato, simbolicamente, dal “Giudizio di Parigi” del 1976, la competizione organizzata da Steven Spurrier, dove Chardonnay e Cabernet Franc della Napa Valley, degustati alla cieca, ebbero la meglio sui campioni di Bordeaux, sarebbe stato probabilmente impossibile senza le intuizioni di Andrè Tchelistcheff. Che, in Italia, ha colto per primo le potenzialità del Merlot a Bolgheri, giocando un ruolo fondamentale nella nascita di quello che, oggi, è il più quotato vino italiano nel mondo, il Masseto, ed in tutto il mondo ha influenzato un’intera generazione di wine maker, da Louis Martini a Robert Mondavi, da Joe Heitz a August Sebastiani, da John Daniel a Mike Grgich, da Richard Peterson a MaryAnn Graf, da Warren Winiarski a Rob Davis, da Michael Silacci a Mike McGrath, da Jan Shrem a Rick Sayre, da Marco Cappelli ad Heidi Peterson Barrett e Jill Davis.

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