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GLOBAL WARMING

Bordeaux, addio a Cabernet e Merlot ? I “sostituti” arrivano dal Mediterraneo

Entro il 2050 le temperature medie rischiano di crescere di 2-4° C, e la viticoltura si prepara al peggio, studiando varietà più adatte
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I vitigni del futuro a Bordeaux (credits: Marc Plantevin)

Le temperature medie continuano a crescere, e il rischio, viste anche le difficoltà nella riduzione delle emissioni di CO2, è che nel giro di qualche decennio la Terra possa diventare decisamente più inospitale. Non tanto e non solo per l’uomo, quanto per un numero esorbitante di specie animali e vegetali, a partire dalla vite. È la prospettiva che ha ispirato il lavoro di Marc Plantevin, ricercatore dell’Università di Bordeaux, a Château La Tour Carnet, dove, da marzo 2022, ha iniziato a studiare l’adattamento dei vitigni tradizionali della Regione - Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc - all’aumento delle temperature previsto per il 2050, compreso tra 2° e 4° C.

Esiste, quindi, la possibilità che un aumento del genere delle temperature medie possa rivelarsi fatale per alcune varietà, e allora diventa fondamentale trovare delle alternative. Partendo dall’osservazione di 25 varietà piantate nel 2013 a Château La Tour Carnet, una delle griffe di proprietà del magnate del vino francese Bernard Magrez. “Abbiamo effettuato una prima selezione composta da vitigni rossi del Sud-Ovest, come Duras, Fer Servadou o Castet, vitigni mediterranei come Grenache o Mourvèdre, vitigni stranieri e vitigni ibridi come Caladoc o il Marselan”, ha raccontato al magazine francese “Vitisphere” Plantevin, che ha valutato rese, sensibilità alla siccità e sensibilità alle malattie e alle muffe.

Il passaggio successivo è stato quello di quantificare, nei laboratori dell’Institut Scientifique de la Vigne et du Vin di Bordeaux, la ricchezza aromatica dei vini, “analizzando una sessantina di composti aromatici noti come classici bordolesi, come le Metossipirazine e il Cineolo, o che rivelano la maturità del frutto, come l’acetaldeide e molti esteri”. Da ogni varietà sono state prodotte 120 bottiglie nell’annata 2018, che Marc Plantevin ha presentato ad una giuria di 45 degustatori, con l’obiettivo di discriminare i vini in base alla loro tipicità bordolese. Un lavoro che, attualmente, ha portato all’individuazione di 6 vitigni interessanti: 4 provengono dal Sud-Ovest e sono già stati piantati a Bordeaux, uno portoghese e l’Arinarnoa, il risultato di un incrocio tra Merlot e Petit Verdot. Il prossimo step sarà di studiare il comportamento di questi vitigni in diversi blend con Merlot o Cabernet.

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