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LO SCENARIO

Cambiamento climatico: a fine secolo a rischio oltre il 70% delle zone di produzione del vino

In molti territori, anche in Italia, la produzione potrebbe diventare insostenibile. Così uno studio delle Università di Bordeaux, Palermo e Borgogna

Che il cambiamento climatico stia impattando sempre di più, ogni anno, anche sulla viticoltura e sulla produzione di vino, è un dato di fatto. E numerosi sono gli studi che prevedono che anche le aree dove in un prossimo futuro di produrrà vino, cambieranno, e saranno diverse da quelle di oggi: alcune destinate a sparire, altre ad aggiungersi, soprattutto più a Nord e dove fa più freddo (o meno caldo), altre a cambiare profondamente nei metodi di allevamento della vite, nei vitigni e così via. Ed in particolare, secondo lo studio “Climate change impacts & adaptations of wine production”, pubblicato dalla celebre ed autorevole rivista scentifica “Nature”, guidato dall’Université di Bordeaux, insieme all’Università degli Studi di Palermo e all’Université de Bourgogne di Digione, firmato da Cornelis van Leeuwen, Giovanni Sgubin, Benjamin Bois, Nathalie Ollat, Didier Swingedouw, Sébastien Zito & Gregory A. Gambetta, che ha messo a sistema oltre 200 articoli e studi in materia, emerge che, a causa del clima che cambierà la composizione e la qualità del vino, ma anche i costi economici di gestione e di conseguenza la sostenibilità ambientale ed economia delle aziende, tra il 50% ed il 70% delle zone viticole di oggi ha un rischio, che va da moderato ad alto, di diventare inadeguate alla produzione di uva, in funzione del quadro di riscaldamento globale. Allo stesso tempo, dall’11% al 25% delle regioni vinicole esistenti, potrebbe sperimentare un aumento della produzione con l’aumento delle temperature e nuove aree adatte potrebbero emergere a latitudini e altitudini più elevate.
“La produzione globale di uva, nel 2020, è stata di 80 milioni di tonnellate di uva, raccolte da 7,4 milioni di ettari. Delle uve prodotte, il 49% è stato trasformato in vino e distillati, mentre il 43% è stato consumato come uva fresca e l’8% come uva passa. Il vino, come commodity, può essere valutato in una fascia di prezzo che va da 3 a oltre 1.000 dollari a bottiglia, a seconda della qualità e della reputazione. La sostenibilità finanziaria non si basa, quindi, solo sull’equilibrio tra resa e costi di produzione, come per la maggior parte dei prodotti agricoli, ma anche sulla qualità e sulla reputazione. La regione di produzione è un importante motore di reputazione e valore. Questa variazione regionale nella qualità del vino non sorprende, perché il clima, o più precisamente la “giusta varietà nel clima giusto”, è un attributo ben identificato della produzione vinicola di alta qualità. Ma con con il cambiamento climatico, questa fondamentale influenza regionale sulla qualità e sullo stile del vino sta cambiando”, si legge nell’introduzione allo studio.
Con i ricercatori che spiegano: “il cambiamento climatico sta influenzando la resa, la composizione e la qualità del vino dell’uva. Di conseguenza, la geografia della produzione vinicola sta cambiando. In questa analisi, discutiamo le conseguenze del cambiamento di temperatura, precipitazioni, umidità, radiazioni e CO2 sulla produzione mondiale di vino ed esplorare strategie di adattamento”. Le attuali regioni vinicole si trovano principalmente alle medie latitudini (California, Stati Uniti; Francia meridionale; Spagna settentrionale e Italia; Barossa, Australia; Stellenbosch, Sudafrica; e Mendoza, Argentina, tra gli altri), dove il clima è abbastanza caldo da permettere la maturazione dell’uva, ma senza calore eccessivo, e relativamente secco per evitare forti pressioni di malattie. Il 90% delle regioni vinicole tradizionali nelle regioni costiere e di pianura di Spagna, Italia, Grecia e California meridionale, scrivono nero su bianco i ricercatori, potrebbe rischiare di scomparire entro la fine del secolo a causa dell’eccessiva siccità e delle ondate di calore più frequenti con i cambiamenti climatici”. Le temperature più calde potrebbero aumentare l’idoneità alla produzione di vino per altre regioni (Stato di Washington, Oregon, Tasmania, Francia settentrionale) e stanno guidando l’emergere di nuove regioni vinicole, come il Regno Unito meridionale. Il grado di questi cambiamenti nell’idoneità dipende fortemente dal livello di aumento della temperatura”.
Tutto perduto, dunque, in prospettiva? Non è detto. I produttori esistenti, sottolinano ancora i ricercatori, possono adattarsi ad un certo livello di riscaldamento cambiando il materiale vegetale (varietà e portainnesti), i sistemi di allevamento e la gestione del vigneto. “Tuttavia, questi adattamenti potrebbero non essere sufficienti per mantenere una produzione di vino economicamente redditizia in tutte le aree. La ricerca futura - ammonisce lo studio - dovrebbe mirare a valutare l’impatto economico delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici applicate su larga scala”.
Tra i vari focus, spicca quello sull’Europa, “riconosciuta come il principale produttore mondiale di vino di alta qualità. Spagna, Francia, Italia e Germania contribuiscono collettivamente alla metà della produzione mondiale di vino. Tuttavia, si prevede che il cambiamento climatico sposterà le regioni adatte verso latitudini e altitudini più elevate. In condizioni di bassi livelli di riscaldamento globale (minori di 2 gradi centigradi), la maggior parte delle regioni vinicole tradizionali manterrà l’idoneità, anche se subordinatamente all’attuazione di misure di adattamento, in particolare nell’Europa meridionale. La combinazione di aumento delle temperature e riduzione delle precipitazioni indurrà un grave rischio di siccità nel sud dell’Iberia, nella Francia mediterranea e in Spagna, nella Pianura Padana, nell’Italia costiera, nella penisola balcanica e nelle regioni sud-occidentali del Mar Nero. Il rischio di una diffusa scarsità d’acqua - aggiunge lo studio - potrebbe rendere insostenibile qualsiasi aumento estensivo dell’irrigazione volta a preservare l’idoneità di queste aree. Inoltre, le condizioni più calde e l’aumento dell’esposizione alle scottature solari influenzeranno negativamente sia la resa che la qualità del vino in queste aree. Per scenari di riscaldamento più gravi, la maggior parte delle regioni mediterranee potrebbe diventare climaticamente inadatta alla produzione di vino e i vigneti al di sotto dei 45 gradi nord potrebbero essere così difficili che l’unico adattamento fattibile sarebbe quello di trasferirsi ad altitudini più elevate.
Il 90% delle regioni vinicole tradizionali situate nelle pianure e nelle regioni costiere della Spagna, dell’Italia e della Grecia rischiano di scomparire entro la fine del secolo. Solo una piccola parte di questa perdita (meno del 20%) può essere potenzialmente compensata spostando i vigneti verso aree montuose, considerando altitudini fino a 1.000 metri di altitudine. I settori atlantici della penisola iberica e della Francia, insieme alle regioni occidentali del Mar Nero, dovranno affrontare rischi inferiori rispetto al Mediterraneo. Con un limitato riscaldamento globale, l’implementazione di tecniche viticole che ritardano la maturazione e alleviano lo stress idrico sembrano sufficienti per preservare una produzione vinicola di alta qualità”. Uno scenario a lungo termine, dunque, tutt’altro che tranquillizzante, e che impone di guardare al futuro da subito.

Focus - I punti chiave dello studio “Climate change impacts & adaptations of wine production”
1 - Il cambiamento climatico modifica le condizioni di produzione del vino e richiede l’adattamento da parte dei viticoltori.

2 - L’idoneità delle attuali aree vitivinicole sta cambiando e ci saranno vincitori e vinti. Nuove regioni vitivinicole appariranno in aree precedentemente non idonee, tra cui l’espansione in regioni a monte e aree naturali, sollevando problemi per la conservazione dell’ambiente.

3 - L’aumento delle temperature anticipa la fenologia (fasi principali del ciclo vegetativo), spostando la maturazione dell’uva in una parte più calda dell’estate. Nella maggior parte delle regioni vinicole del mondo, la vendemmia è aumentata di 2-3 settimane negli ultimi 40 anni. Le conseguenti modifiche nella composizione dell’uva alla vendemmia cambiano la qualità e lo stile del vino.

4 - Cambiare il materiale vegetale e le tecniche di coltivazione che ritardano la maturazione sono strategie di adattamento efficaci a temperature più elevate fino a un certo livello di riscaldamento.

5 - L’aumento della siccità riduce la resa e può comportare perdite di sostenibilità. L’uso di materiale vegetale resistente alla siccità e l’adozione di diversi sistemi di allevamento sono strategie di adattamento efficaci per far fronte alla diminuzione della disponibilità idrica. L’irrigazione supplementare è anche un’opzione quando sono disponibili risorse di acqua dolce sostenibili.

6 - Anche l’emergere di nuovi parassiti e malattie e il crescente verificarsi di eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, forti piogge e possibilmente grandine, mettono a dura prova la produzione di vino in alcune regioni. Al contrario, altre aree potrebbero beneficiare di una riduzione della pressione di parassiti e malattie.

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