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Corriere Della Sera

Giovani imprenditori. I nuovi signori del vino ... Il made in Italy in bottiglia sfida la crisi... Disegnano il paesaggio, dal Nord al Sud della Penisola. 476 denominazioni per un totale di 800 mila aziende, la produzione di vino in Italia rappresenta il 21% di quella mondiale e il 34% di quella dell’Unione europea. Un fiore all’occhiello del made in Italy. Di più il nostro Paese torna dopo dieci anni a superare la Francia per quantità, diventando il primo produttore di vino al mondo. Un settore che affonda nella tradizione ma che si sta sviluppando sotto la spinta della modernità. E grazie all’ingresso di giovani imprenditori, in gran parte figli d’arte ma anche laureati che si affacciano al mondo del vino motivati dalla passione e da una scelta ambientale. Giovani preparati con tanto di università e master nel curriculum che portano in azienda nuove tecniche manageriali e tanta voglia di estero.

Lamberto Frescobaldi, discendente dell’antica casata toscana è cresciuto tra i filari di una cantina che dal 1300 si passa il testimone, di generazione in generazione. “Alle medie avevo già deciso di studiare Agraria - dice il quarantacinquenne vicepresidente, figlio di Vittorio amministratore, e nipote del presidente Leonardo -. A 14 anni le prime paghette, guadagnate in estate lavorando in campagna”. Artefice dello sprint di questi ultimi anni, Lamberto applica strategie aziendali “anche se noi siamo sotto al cielo”. 70 milioni il fatturato 2007 “che vogliamo portare a 100 milioni in cinque anni”, dice Frescobaldi, grazie a tanto estero (il 62% della produzione va in 80 Paesi del mondo) e a nuove acquisizioni. Fondamentale la joint venture con la californiana Robert Mondavi e il successivo controllo della tenuta del pluripremiato Ornellaia. “La dimensione giusta non esiste, bisogna crescere sempre e dilazionare il rischio su più Paesi”. Insieme con lui al timone la trentesima generazione: Tiziana, figlia di Dino, alle relazioni esterne, il cugino Stefano Benini, 40 anni (figlio di Maria) segue alcuni mercati esteri.

Sempre in Toscana, un’altra antica casata è passata in mano ai giovani, o meglio alle giovani della famiglia. Il marchese Piero Antinori, il numero 26 nell’albero genealogico di una delle famiglie più antiche d’Italia e ultimo erede, qualche anno fa disse: per fortuna ho tre ragazze innamorate della vigna e dei cani, proprio come me. Albiera, Allegra e Alessia, le tre figlie (tutte sotto i 40 anni) di Piero e di Francesca Boncompagni, aristocratica romana. Lavorano in azienda, vestono in jeans, non si danno arie. L’impero Antinori va dall’Umbria, alla Toscana, al Piemonte, per poi sconfinare in Ungheria e California. Ma la più giovane delle figlie, la trentaduenne Alessia spinta dal desiderio di innovare, è andata oltre il vino: ha inventato l’olio congelato. Facendo brevettare l’idea che, con 20 mila bottiglie l’anno per un fatturato di 130 mila euro, sta avendo successo in tutto il mondo.
Dalla Toscana al Veneto, a Gambellara, in provincia di Vicenza, a casa Zonin. Due secoli di produzione di bianchi e rossi. La guida di una delle maggiori aziende di produzione di vino in Italia (un impero di 3.600 ettari, 11 tenute in sette regioni diverse a cui si aggiunge Barboursville in Virgina, Usa) per il momento rimane ancora salda nelle mani del capofamiglia Gianni (anche presidente della Banca Popolare di Vicenza) ma alla vicepresidenza sono saliti i due figli maggiori, Domenico di 34 anni e Francesco, 33. Domenico (laurea in Bocconi e un periodo all’estero nella tenuta di Barboursville), si occupa di produzione “dalla vigna alla bottiglia”. Francesco (laurea in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, un master in Enologia a Bordeaux e un tirocinio da Seagram Chateau Estate Wines Company e Gallo in Usa) segue l’attività commerciale.

Due anni fa, deciso a far diventare mondiale il marchio Zonin, ha prestato il suo volto nella campagna pubblicitaria “Il vino è un pensiero d’amore”. Il minimo comun denominatore di questi giovani imprenditori? Un occhio alla tradizione, l’altro all’impresa. Motto valido non solo per le grandi cantine, ma anche per la piccola e media impresa. È il caso di Luca Cielo, 44 anni (laurea e master in Francia), a capo dell’azienda “Cielo e Terra” (che produce e commercializza con successo vino da tavola per la grande distribuzione). Per garantire il controllo di filiera Luca, figlio di imbottigliatori da quattro generazioni, ha prima acquisito i vigneti e poi ha integrato l’azienda in un consorzio (le Cantine dei Colli Berici). “La mia più grande soddisfazione? Che il socio di maggioranza abbia approvato la mia nomina a diretto re generale. Quando cresci in un’azienda di famiglia non sai mai quanto vali”.

Dal Nord al Sud. L’Astore è una masseria del Salento salvata dall’abbandono da Achille Benegiamo che insieme con i figli Paolo, Stefano e Luca hanno deciso di ristrutturare l’antico frantoio ipogeo del 1700, di costruirvi a fianco una bottaia interrata e soprattutto di riprendere la produzione virando sulla qualità. Per il reimpianto dei vigneti si sono affidati a Riccardo Cotarella, uno degli enologi più famosi al mondo e hanno assoldato una squadra di cinque giovani pugliesi laureati, con master nel settore. Il gioiello di famiglia, L’Astore (mix di Aglianico e Petit Verdot) è stato a Parigi, per il Grand Tasting, il prestigioso festival internazionale del vino, e sta per entrare nella Bibbia delle migliori etichette al mondo.

Quando il vino è donna. 43 anni, Josè Rallo riceve nel 2002 il premio Bellisario per aver rivoluzionato, in chiave femminile, l’immagine del vino siciliano nel mondo. Laurea e dottorato in Economia e Commercio a Pisa, esperienza all’Arthur Andersen, Josè è tornata in Sicilia non tanto per amore della famiglia (nel vino da 150 anni) ma per amore del marito, un siciliano.Una splendida voce lei, un percussionista lui, insieme raccontano i vini di Donnafugata in musica. E con una band di amici fanno tournée “eno-musicali”. Percorso analogo, quello di Miriam Caporali, 35 anni, nata e cresciuta a Roma, laurea Economica, il primo lavoro nella società di revisione dei conti Ernst Young. Fino a quando scopre Montepulciano dove decide di trasferirsi per affiancare il padre nella produzione dei vini doc del territorio. La sua voglia di innovare la porta a lanciare iniziative come “Adotta una barrique” per fidelizzare il cliente con una produzione “personalizzata”.

In ogni regione d’Italia si moltiplicano le storie di giovani che per i più svariati motivi, a un certo punto della loro vita, scelgono la terra e la magia del vino. Francesco Illy, 55 anni, il ramo più artistico dei tre eredi triestini del caffè, dopo essersi innamorato della Toscana, ha “arricchito” il gruppo di famiglia con l’acquisizione di Mastrojanni, azienda di Montalcino che produce Brunello. E ancora in Toscana dove Filippo (50 anni) e Francesco (49) Mazzei, entrambi con esperienze manageriali alle spalle, hanno deciso di rientrare nell’azienda di famiglia (viticoltori dal 1435), per proseguire l’opera di modernizzazione avviata dal padre Lapo. Con un pizzico di novità.

Come il vino per beneficenza. I siciliani di Planeta (Francesca ha 37 anni) e i friulani Fantinel (Marco ne ha 38), oltre a produrre ottimi vini, hanno organizzato due iniziative di solidarietà: con il Cerasuolo di Vittoria, Planeta aderisce all’iniziativa “Wine for life” della Comunità di Sant’Egidio che lega il vino alla raccolta di fondi per salvare i bambini africani dall’Aids. Marco Fantinel, nominato “Goodwill Ambassador” ha ideato e realizzato “Celebrate life Merlot” per sostenere il progetto di Iimsam, un’associazione Onu impegnata alla lotta nella malnutrizione nel mondo.


Lamberto Frescobaldi, 45 anni

Vice presidente della Marchesi de’ Frescobaldi

Il 62% della produzione esportata in 80 Paesi al mondo


Marco Caprai, 44 anni

Amministratore delegato della Arnaldo Caprai

Dopo 10 anni di ricerca ha “clonato” il vino Sagrantino


Marco Fantinel, 38 anni

Presidente del gruppo Fantinel

Uno degli inventori del programma benefico che lega il vino all’impegno sociale


Enrico Drei Donà, 35 anni

Titolare della Drei Donà Tenuta la Palazza

Presidente dei vignaioli under 40


Francesca Planeta, 37 anni

Marketing manager di Planeta

Protagonista della svolta del vino siciliano


Miriam Caporali, 35 anni

Titolare della Tenuta Val di Piatta

Ha inventato la produzione “personalizzata” per i clienti che aderiscono al programma “adotta una barrique”


I numeri

La produzione di vino in Italia nel 2008 46.675 migliaia di ettolitri di vino divisi in 476 denominazioni (118 Igt) 358 (Docg)

Rappresenta il 21% della produzione mondiale e il 34% della produzione dell’Unione Europea

La superficie coltivata a vite 675.580 ettari (il vitigno più diffuso è il Sangiovese) 2/3 delle aziende hanno una superficie vitata inferiore ad 1 ettaro

Gli occupati 1.200.000

Il giro d’affari 8.000 milioni di euro

800.000 le aziende vitivinicole

30.000 quelle imbottigliatrici

Il vino rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare nazionale, con una quota del 20%.


Sagrantino: storia di un “clone” che si fece vitigno … Leggenda e realtà... Quando la crescita di un’azienda va di pari passo con lo sviluppo del territorio. E’ il caso dell’Arnaldo Caprai, del Sagrantino e dell’uva Itriola citata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historiae” come prodotto tipico del territorio di Montefalco, in provincia di Perugia. Una fama che però fino a poco tempo fa era più leggendaria che effettiva. Fino a quando la famiglia Caprai, dopo oltre 10 anni di ricerche, portati avanti da un team di dieci agronomi guidati dal Professor Leonardo valenti dell’università di Milano, recupera il vitigno. “Finalmente siamo riusciti ad ottenere un vitigno che, pur non esistendo in natura, era latente nei caratteri genetici del Sagrantino fino ad oggi conosciuto” spiega Marco Caprai, figlio di Arnaldo, 44 anni, da 22 in azienda, a cui va il merito di aver lanciato il vino umbro alla ribalta dell’enologia nazionale. “E’ cominciato un capitolo del tutto nuovo per la storia del Sagrantino che va incontro al futuro partendo dalla più rigorosa tradizione”.

L’affermazione del vitigno ha fatto da volano per lo sviluppo del territorio. In poco più di 15 anni le cantine sono passate da 5-6 a una sessantina, è stato creato un Consorzio di tutela, costituita una “strada del vino”, realizzata l’Unione dei Comuni per promuovere anche lo sviluppo enoturistico di quell’area vicino Foligno che da Montefalco va a Castel Ritaldi, passando per Bevagna, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria. Le tappe? L’antico vitigno Sagrantino nel 1992 conquista la Docg, le guide più autorevoli lo consacrano tra i migliori vini. Ed è proprio per merito del Sagrantino che Montefalco, ricchissima di opere d’arte (basti pensare agli affreschi di Benozzo Bozzoli) è stata lanciata nel circuito del turismo internazionale. “abbiamo fatto sistem”, dice Marco Caprai che continua a collaborare con l’Università di Milano per la selezione “clonale” del Sagrantino, e vende il suo vino in Italia (60%) e all’estero. Ma è il mondo che interessa il giovane viticoltore. “L’estero per noi è strategico. Vendiamo nei mercati tradizionali del Nord Europa, Germania, Francia, Svizzera, Stati Uniti. Ma la scommessa oggi sono i mercati nuovi dell’Est Europa”.


I vignaioli lanciano la battaglia per il bere “consapevole e responsabile” ... Sono giovani e credono che l’unione faccia la forza. L’Agivi (associazione dei giovani vignaioli d’Italia, sotto i 40 anni) raccoglie oltre 130 soci e nel 2009 compie 20 anni. Per il brindisi di natale Camilla Lunelli (terza generazione delle storiche bollicine) ha aperto le porte della cantina di famiglia e insieme con Marcello e Matteo Lunelli, ha accolto gli amici dell’associazione. Per parlare anche di “impegno consapevole”. Da giovani a giovani. Obiettivo principale dell’associazione è diffondere alle giovani generazioni la cultura del vino e del “bere consapevole e responsabile”. “Non possiamo nasconderlo, l’abuso giovanile di alcol c’è”, spiega Enrico drei Donà, il trentacinquenne presidente dell’associazione, a sua volta titolare insieme con il padre dell’omonima azienda a massa di Vecchiazzano (Forlì), impegnato anche nella promozione del Sangiovese di qualità. “Ma bisogna affrontarlo nella giusta ottica perché riflette un disagio – continua Drei Donà -. La tabelle con le unità di alcol è inutile così come non serve a nulla il divieto assoluto. Compileremo questionari, lavoreremo con i giovani e poi faremo una proposta al governo”.


La prossima sfida degli under 40: ristorazione e vino stile “Dolce vita” ... Una nuova società che farà presto parlare di sé in Italia e nel mondo. I soci di maggioranza della neonata “I Spirits” sono tutti sotto i quarant’anni: Lapo Elkann, Giuseppe Cipriani, figlio di Arrigo, patron dell’ “Harri’s Bar”, Marco Fantinel, presidente dell’omonimo Gruppo vinicolo e il fratello Stefano, presidente della “Triestina Calcio” e dei prociuttifici “Testa e Molinaro”. Ne fanno parte anche Francesco Cosulich, della famiglia di armatori e a sua volta produttore di vino, e Paolo Domeneghetti, fondatore di “Domain Select”, fra le più importanti società americane di distribuzione di vino di qualità. “Con “I Spitits”, per la prima volta, moda, ristorazione e vino, tre dei settori simbolo del nostro Paese, si uniscono”, dice Marco Fantinel. “La mission di “I Spirits” – aggiunge Lapo Elkann – è quella di valorizzare la nostra terra attraverso una nuova concezione di prodotto, attraente e originale”. Obiettivo del progetto? La creazione di un prodotto unico, destinato a divenire simbolo del nostro Paese, che faccia “rivivere la Dolce Vita”. A produrlo sarà proprio Fantinel. Il prodotto è ancora top secret. Di certo sarà per il prossimo giugno.

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