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ALIMENTARE E COMUNICAZIONE

Dalla sostenibilità ai consumi: i grandi temi del Festival del Giornalismo Alimentare

Alla kermesse di Torino in scena anche etichettatura, turismo enogastronomico e i dieci anni della Dieta Mediterranea
BUO, CONSUMI, DIETA MEDITERRANEA, ETICHETTATURA, FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE, FILIERA, RAPPORTO TURISMO ENOGASTRONOMICO, SOSTENIBILITA, Non Solo Vino
Festival del Giornalismo Alimentare 2020

Lo scontro tra “Nutri - Score” e “NutrInform battery”, i due tipi di etichettatura (facoltativa) dei prodotti alimentari, il primo francese e il secondo italiano, da cui potrebbero dipendere le fortune future dell’agroalimentare italiano sui mercati europei; il Rapporto sul Turismo Enogastronomico 2020, firmato da Roberta Garibaldi, da cui emerge come una delle richieste più importanti e più riguardi l’esperienza immersiva nella cultura enogastronomica di un territorio: la visita di cantine e distillerie (in forte crescita), il cibo di strada, la cultura e la storia legate ai caffè storici; la sostenibilità in cucina, che arriva nella più importante guida gastronomica al mondo, la Michelin, come racconta Marco Do, direttore della comunicazione della Guida Michelin: “per riflettere al meglio le trasformazioni della società - spiega il direttore - da quest’anno l’edizione francese ha anche il pentagramma verde, simbolizzato con un trifoglio, per premiare le realtà attente alla sostenibilità ambientale in cucina, un aspetto che sempre più diviene fondamentale nell’analisi e nelle scelte dei consumatori”; sostenibilità che si mette in atto anche con i piccoli gesti, magari cominciando ad usare la “Food Bag”, il contenitore in cui mettere il cibo ordinato al ristorante e non consumato, è un oggetto tanto semplice quanto utile, al centro del panel “Da doggy bag a Food bag: il diritto agli avanzi senza vergogna.”, moderato dalla giornalista Anna Scafuri della redazione economica del Tg1 Rai; i dieci anni della Dieta Mediterranea, entrata a far parte del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco nel 2010, sempre più diffusa nel mondo, ma che sta rallentando in Italia, proprio nel Paese in cui ha avuto origine, dove rischiamo di perdere la cultura che la dieta rappresenta, travolti da ritmi frenetici e perdita del valore delle relazioni umane; trasparenza sui prezzi dei prodotti agricoli e competizione leale al centro quindi del dibattito organizzato da Oxfam, che ha messo al centro la necessità di una legge per limitare il sottocosto e le aste al doppio ribasso, e sulla necessità di avviare da subito un processo di consultazione molto ampia per recepire la direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali; il rapporto tra gli italiani ed i prodotti sostenibili, con i risultati dell’ultimo sondaggio di Altroconsumo che svelano come il 53% degli italiani ha poca fiducia nei loghi bio sulle confezioni, e il 54% sostiene che il prezzo non sia il principale criterio di scelta negli acquisti. Il 55% è disposto a spendere di più per acquistare prodotti sostenibili. Ecco i temi principali andati in scena nel Festival del Giornalismo Alimentare, di scena nei giorni scorsi a Torino, e che nel 2021 è in calendario dal 25 al 27 febbraio.

Focus - Altroconsumo: gli italiani ed i prodotti bio
Il 53% degli italiani ha poca fiducia nei loghi bio sulle confezioni, e il 54% sostiene che il prezzo non sia il principale criterio di scelta negli acquisti. Il 55% è disposto a spendere di più per acquistare prodotti sostenibili. Sono i risultati dell’ultimo sondaggio di Altroconsumo, la prima e più diffusa organizzazione di consumatori in Italia. Tra i risultati dello studio: il 25% degli intervistati pone molta attenzione agli aspetti ambientali, e il 50% tiene molto conto dell’origine locale degli alimenti. E ancora: il 60% crede che le proprie abitudini alimentari abbiano un impatto sul pianeta e il 77% acquista frutta e verdura di stagione. Si tratta di un sondaggio interessante che monitora la spesa degli italiani, tra abitudini, scelte e diffidenze, e che ha calcolato che l’82% degli italiani sostiene che i produttori locali dovrebbero avere più supporto per competere nel mercato. Il 25% acquista principalmente alimenti bio, ma i loghi sembrano non essere così affidabili: il 55% ha poca fiducia nei loghi che dichiarano il rispetto dell’ambiente e il 43% ha la stessa sfiducia per il rispetto del benessere animale.

Focus - Oxfam: Il mercato agroalimentare e le pratiche sleali
Trasparenza sui prezzi dei prodotti agricoli e competizione leale al centro quindi del dibattito organizzato da Oxfam, che ha messo al centro la necessità di una legge per limitare il sottocosto e le aste al doppio ribasso, e sulla necessità di avviare da subito un processo di consultazione molto ampia per recepire la direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali. “Serve più trasparenza nei confronti dei consumatori - ha detto Giorgia Ceccarelli di Oxfam -, nella nostra campagna “Al giusto prezzo” abbiamo coinvolto spesso i nostri consumatori, e in base a un ultimo sondaggio abbiamo scoperto che 3 consumatori su 4 sono disposti a comprare prodotti senza sfruttamento dei lavoratori indipendentemente dal loro prezzo, ma 8 su 10 dichiarano di non avere nessuna capacità di esercitare la propria scelta consapevole. Il 94% considera importante poter sapere almeno per i prodotti agricoli del Made in Italy qual è il prezzo che viene dato al comparto agricolo”.

Focus - I dieci anni della Dieta Mediterranea
Nel 2010 la Dieta mediterranea è entrata a far parte del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. È sempre più diffusa nel mondo, ma sta rallentando in Italia, proprio nel Paese in cui ha avuto origine, dove rischiamo di perdere la cultura che la dieta rappresenta, travolti da ritmi frenetici e perdita del valore delle relazioni umane. È quanto emerso durante l’incontro dedicato al tema durante il Festival del Giornalismo alimentare di Torino a cui hanno partecipato fra gli altri Stefania Ruggeri di Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Luca di Leo, responsabile delle relazioni con i media del gruppo Barilla e Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde. “Spesso si dimentica che la dieta mediterranea - ha ricordato Stefania Ruggeri - ha una base prevalentemente vegetale, per questo impatta molto poco sull’ambiente ed è quindi la dieta che può salvare il pianeta”. “Per conservare il patrimonio della dieta mediterranea - sottolinea Luca di Leo - Guido Barilla, presidente del Gruppo, in una recente intervista all’Economist ha puntualizzato alcuni degli interventi più stringenti: il settore pubblico deve incentivare l’agricoltura sostenibile, contribuire concretamente a ridurre lo spreco alimentare e a migliorare la qualità della nutrizione, per esempio promuovendo un sistema efficace ed esauriente di etichettatura per diffondere il consumo di cibo sano e controllato”. Ma come ha ricordato Pecoraro Scanio “La dieta mediterranea è uno stile di vita, cha ha a che fare con una sana alimentazione, attenzione al territorio, gusto per la convivialità e sane abitudini in generale ed è simbolo di inclusione: parte dalI’Italia ma è il collante di un network che deve essere internazionale”.

Focus - La sostenibilità nei piccoli gesti: la “Food Bag”
La sostenibilità si mette in atto con i piccoli comportamenti e la “Food Bag”, il contenitore in cui mettere il cibo ordinato al ristorante e non consumato, è un oggetto tanto semplice quanto utile. Se utilizzata da ogni cliente, la Food Bag permetterebbe infatti di ridurre notevolmente gli sprechi alimentari che si verificano nei consumi fuori casa. Temi al centro del panel “Da doggy bag a Food bag: il diritto agli avanzi senza vergogna”, moderato dalla giornalista Anna Scafuri della redazione economica del Tg1 Rai, da cui è partita una provocatoria petizione, lanciata sulla piattafrma Change.org, per chiedere l’obbligatorietà della Food Bag, che in appena due settimane ha raccolto oltre 13.300 firme. Iniziativa che integra e completa l’entrata in vigore della legge “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”, attraverso la quale la gdo e la ristorazione, dialogando con il mondo dell’associazionismo, garantiscono una nuova vita agli scarti alimentari ed al cibo che non può più essere venduto, ma ancora, sotto ogni punto di vista, “buono”.

Focus - La sostenibilità in cucina, il “trifoglio verde” nella Guida Michelin
La sostenibilità in cucina arriva nella più importante guida gastronomica al mondo, la Michelin, come racconta Marco Do, direttore della comunicazione della Guida Michelin, invitato al tavolo dei relatori per raccontare “il metodo” che, dopo oltre un secolo (l’originale francese fu pubblicata per la prima volta nel 1900) permette ancora oggi alla Michelin di rimanere ai vertici della critica della ristorazione. “Per riflettere al meglio le trasformazioni della società - spiega il direttore - da quest’anno l’edizione francese ha anche il pentagramma verde, simbolizzato con un trifoglio, per premiare le realtà attente alla sostenibilità ambientale in cucina, un aspetto che sempre più diviene fondamentale nell’analisi e nelle scelte dei consumatori. Presto il trifoglio arriverà anche in tutte le edizioni europee, compresa ovviamente quella italiana”.

Focus - Rapporto sul Turismo Enogastronomico 2020
I viaggiatori più curiosi e vivaci del nostro tempo sono i turisti che si lasciano guidare dal food and beverage. In espansione vertiginosa, il fenomeno relativo a questa particolare chiave per scoprire il mondo è fotografato annualmente dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico di Roberta Garibaldi, ospite al Festival del Giornalismo Alimentare di Torino. L’edizione 2020 racconta in particolare che una delle richieste più importanti e più recenti riguarda l’esperienza immersiva nella cultura enogastronomica di un territorio: la visita di cantine e distillerie (in forte crescita), il cibo di strada, la cultura e la storia legate ai caffè storici. Tendenze confermate dagli operatori del settore dei diversi territori, anche delle aree marginali, che hanno in questo modo un’importante possibilità di riscatto economico. Aumentano anche l’interesse per i mercati rionali, per gli hotel tematici e per gli ecomusei legati alla cultura della cucina e del vino locali. Dal punto di vista dell’informazione il turismo enogastronomico ha un’altra particolarità: chi viaggia per cantine e mercati dimostra una spiccata velleità di raccontare, generando una virtuosa dinamica di informazione che genera l’interesse per il viaggio, esperienza turistica, e poi racconto in prima persona di quella esperienza con diffusione virale attraverso le più note piattaforme social.

Focus - “Nutri - Score”contro “NutrInform battery”
“Nutri - Score”contro “NutrInform battery”. I due tipi di etichettatura (facoltativa) dei prodotti, il primo francese e il secondo italiano, sono stati messi a confronto nel panel “La battaglia europea delle etichette”. Tra gli interventi c’è stato quello di Gaetana Ferri, Direttore della Sicurezza alimentare del Ministero della Salute, che ha spiegato la controproposta italiana “Da tempo il Ministero con altri partner scientifici e produttori sta lavorando alla NutrInform battery, le etichette a batteria. La proposta italiana è basata sulla chiarezza dell’informazione e sulle porzioni, in modo che il consumatore possa costruirsi una propria dieta bilanciata. Il sistema di etichettatura francese invece non aiuta a comprendere la frequenza dei consumi di un alimento, e assegnando ai cibi un determinato colore e una lettera il consumatore può essere spinto a bollare un alimento come buono o cattivo, con conseguenti rischi per la salute. La Nutri - Score francese, che si affida a un algoritmo, fa un danno alla dieta mediterranea perché vengono penalizzati molti alimenti che sono alla base della nostra cultura e tradizione”.

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