In Italia nel 2026 capire quanto cibo sprechiamo è ormai questione di età: dimmi quanti anni hai e ti dirò quanto butti. È questo il punto di partenza - sorprendente e rivelatore - del nuovo Rapporto “Il caso Italia” 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso oggi alla vigilia della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare n. 13, che ricorre il 5 febbraio, da Esperienza Europa - David Sassoli a Roma. Un’Italia che cambia, infatti, scopre una nuova forma di intelligenza: quella generazionale, l’incontro tra la competenza paziente dei Boomers e il potenziale digitale della Gen Z. E, mentre il Paese migliora - 554 grammi di cibo gettati a settimana per persona, 63,9 in meno sul 2025 - la fotografia nazionale diffusa da Fipe-Confcommercio resta impressionante: oltre 13,5 miliardi di euro bruciati lungo la filiera, più di 5 milioni di tonnellate di cibo perdute, con le sole case italiane responsabili di uno spreco dal valore di 7,36 miliardi di euro, secondo i dati elaborati dall’Università di Bologna - Distal/Waste Watcher sulle fonti di riferimento. Ma sono i Boomers a trascinare la svolta, con appena 352 grammi di spreco settimanale per famiglia e performance già allineate agli obiettivi Onu 2030; sul lato opposto la Generazione Z, che tra organizzazione precaria, poca dimestichezza domestica e insicurezza alimentare crescente arriva a 799 grammi pro capite, quasi il doppio. E il Rapporto rivela un’Italia spaccata anche geograficamente - sprechi più alti al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%), più bassi al Nord (516 grammi settimanali, -7%) e nei piccoli comuni (-8%) - mentre a finire più spesso nel cestino sono frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), seguono l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).
Le cause principali restano sempre le stesse: cattiva conservazione, dimenticanza o acquisti eccessivi, con i giovani particolarmente esposti a errori di gestione del frigorifero e del cibo già acquistato. E, intanto, cresce un paradosso sociale: lo spreco convive con un aumento dell’insicurezza alimentare, che nel 2026 tocca un indice di 14,36 e colpisce soprattutto i giovani (+50%) e il Sud (+28%), confermando che il problema non è solo ambientale, ma economico e culturale, secondo il Rapporto. Eppure qualcosa si muove: la ristorazione cambia volto, con l’80% degli italiani che non spreca cibo e ben il 93% che, ormai, porta a casa gli avanzi senza imbarazzo. E, dal 5 febbraio, debutta anche il Donometro, la piattaforma digitale che permette a bar e ristoranti di donare in pochi clic il cibo invenduto anche al Terzo Settore. Ma la rivoluzione passa anche dai gesti quotidiani, come l’operazione #FrigoTrasparente del Wastebusters Pride Weekend del 7 e 8 febbraio, una challenge nazionale che invita a dedicare 15 minuti alla ricognizione del frigorifero per riportare in “prima fila” gli alimenti in scadenza. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale evocata dai ricercatori: quando l’esperienza dei più anziani incontra la padronanza digitale dei giovani, quando la cura pratica si traduce in strumenti semplici, quando consapevolezza e tecnologia convergono verso un obiettivo comune. Perché - ricorda il Rapporto - lo spreco non si vince con la sensibilità, ma con competenze condivise, organizzazione, scelte quotidiane e un’alleanza tra generazioni capace di trasformare ogni frigorifero, ogni cucina, ogni esercizio commerciale in un presidio contro lo spreco alimentare. Solo così l’Italia potrà davvero rispondere al 2030 Calling.
“I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. La Generazione Z - ha spiegato il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare - invece, è più fragile sul piano organizzativo, ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio - nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa - possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni”.
E, ha sottolineato Luca Falasconi, coordinatore Rapporto “Il caso Italia” 2026: “i dati Waste Watcher evidenziano un paradosso che non possiamo ignorare. Lo spreco alimentare convive con una crescente insicurezza alimentare, soprattutto tra i più giovani. Questo significa che il tema non è solo ambientale, ma anche sociale ed economico. Sprecare meno non è una “rinuncia”: è una forma di efficienza domestica che libera risorse, protegge il reddito familiare e valorizza il cibo acquistato. Oggi sappiamo che le cause principali dello spreco sono organizzative: cattiva conservazione, dimenticanza, sovra-acquisto. Per questo la sfida vera non è aumentare la sensibilità, ma trasformarla in abitudini automatiche e strumenti semplici: pianificare meglio, vedere ciò che c’è in frigo, dare priorità ai prodotti più deperibili. È una transizione culturale, fatta di scelte quotidiane, che può avvicinare l’Italia agli obiettivi dell’Agenda 2030”.
“Come sistema Confcommercio - ha dichiarato Lino Stoppani, vicepresidente vicario Confcommercio e presidente Fipe-Federazione Italiana Pubblici Esercizi - avvertiamo la responsabilità di contribuire alla riduzione dello spreco alimentare sia per la parte che ci compete come settore di attività economica, sia per il ruolo che ogni giorno esercitiamo nei confronti di milioni di consumatori nella distribuzione e nella ristorazione. Il riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco può essere un potente acceleratore di consapevolezza perché evidenzia che il cibo non è una merce qualunque, ma un condensato di valori culturali e sociali. In tale ambito ritengo fondamentale investire nell’educazione alimentare delle giovani generazioni, affinché i valori si traducano in comportamenti responsabili che mettano al centro il rifiuto dello spreco. Continueremo a sostenere il lavoro dell’Osservatorio Wwi perché la conoscenza è la vera guida per mettere a terra iniziative efficaci”.
La scrittrice e giornalista Sara Segantin, ambasciatrice per il Patto Climatico Europeo e cofondatrice FridaysForFuture Italia, per tutto il 2026 ambasciatrice di Buone Pratiche anche della campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, ha ricordato che “il cibo racconta chi siamo, dalla terra al piatto: ogni alimento parla di risorse, diritti e responsabilità. È parte della nostra identità e della nostra democrazia. Sprecarlo significa spogliarlo del suo valore umano. Il confronto intergenerazionale e l’uso del digitale aprono uno spazio di responsabilità condivisa: ridurre lo spreco oggi significa far dialogare esperienze e linguaggi diversi, facendo della relazione e del rispetto una scelta collettiva alla base della giustizia ambientale e sociale”. Per Davide Rondoni, poeta, scrittore e drammaturgo italiano, protagonista della lectio inaugurale che ha introdotto l’evento della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare n. 13, “si impara a non sprecare se si ha l’idea della vita come alternativa allo spreco. La vita non è uno spreco, non lo è il tempo, non lo è l’amore, non lo è il dolore, non lo è la fatica. Se la vita non è uno spreco, si impara a non sprecare ciò che fa parte della vita compresi i beni materiali e il cibo, tutto quello che merita rispetto perché fa parte di qualcosa che non va sprecato”.
“Più che di spreco, in agricoltura è corretto parlare di eccedenze dovute a fattori climatici o dinamiche di mercato - ha evidenziato Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente Confagricoltura - gestirle è un dovere ambientale e sociale. Per farlo, puntiamo su una rete logistica che, grazie all’innovazione digitale e alla collaborazione con il Terzo Settore, connetta le aziende agricole agli enti locali e al volontariato. L’obiettivo è rendere strutturale il recupero dei prodotti, trasformando le eccedenze in una risorsa preziosa per chi ne ha più bisogno”.
“I dati Waste Watcher continuano a preoccupare, ma tracciano una rotta: unire l’esperienza dei senior alla tecnologia dei giovani - ha spiegato Stefano Francia, presidente Cia- Agricoltori Italiani Emilia-Romagna - per vincere serve un patto tra produttori e consumatori e una filiera unita che trasformi le eccedenze in risorse. Come agricoltori lavoriamo per ridare al cibo il suo valore primario, superando la logica di merce. Solo coordinando istituzioni, imprese e cittadini si ridurrà lo spreco, garantendo sostenibilità e vera sicurezza alimentare per tutti”.
“La lotta allo spreco alimentare non è solo una responsabilità etica: è una scelta industriale e culturale che coinvolge l’intera filiera agroalimentare. Da oltre trent’anni valorizziamo frutta e ingredienti vegetali con processi efficienti e a basso impatto, nel rispetto dell’ambiente - ha sottolineato Gabriele Longanesi, presidente Cluster Agrifood Emilia-Romagna e ceo Natura Nuova - come azienda crediamo che innovazione, cultura del cibo, attenzione alla sostenibilità e uso consapevole delle risorse siano leve fondamentali per trasformare ogni scelta in un’azione quotidiana concreta e condivisa”.
Infine, Paolo Cristofori, dg Fruttagel, ha testimoniato come “i dati sullo spreco alimentare, seppur in miglioramento, restano allarmanti: ogni anno tonnellate di cibo, risorse e lavoro vengono perduti. Come Cooperativa di trasformazione agroalimentare, Fruttagel è impegnata da anni nella lotta agli sprechi lungo la filiera. Promuove la cultura antispreco con il progetto “Dal campo al banco con Ortilio”, migliora l’efficienza dei processi, valorizza i sottoprodotti in ottica di economia circolare e sostiene un cambiamento dell’attuale modello di consumo, verso scelte più sostenibili e responsabili. Insieme possiamo farcela”.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026