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VISIONI DI FUTURO

Giorgia Meloni e agricoltura: sostenibilità, qualità e sovranità delle catene di approvvigionamento

La prima uscita pubblica post elezioni della “premier in pectore” da Coldiretti: “la strategia della Nazione non può prescindere dall’agroalimentare”
AGRICOLTURA, Coldiretti, GIORGIA MELONI, GOVERNO, Non Solo Vino
Nella prima uscita pubblica post elezioni, Giorgia Meloni da Coldiretti, a Milano

È stata nel mondo dell’agricoltura, sponda Coldiretti, la prima grande uscita pubblica di Giorgia Meloni, dopo le elezioni, da Presidente del Consiglio “in pectore”. Una contingenza legata alle date del “Villaggio Coldiretti”, nei giorni scorsi, a Milano, ma comunque un segnale positivo e di vicinanza per un settore che è tornato centrale anche nella politica italiana ed Europea, prima con la pandemia, in cui la filiera ha mostrato la sua forza, e la sua importanza, poi con la crisi del grano amplificata dalla guerra tra Russia e Ucraina, ed ora con il caro bollette che mette a rischio l’attività di aziende vitali non solo per l’economia, ma per la vita umana. Sul palco c’era anche un possibile Ministro delle Politiche Agricole del futuro, probabilissimo, Governo Meloni (i rumors parlano del presidente Coldiretti, Ettore Prandini, mentre pare allontanarsi l’idea di Matteo Salvini, anche se al leader della Lega non toccasse il Ministero dell’Interno, ma secondo alcune fonti torna in auge anche l’ipotesi del leghista Gian Marco Centinaio, che ha già guidato il dicastero Via XX Settembre, ndr). Ma, intanto, la n. 1 di Fratelli d’Italia, ha dato segnati chiari su alcuni temi centrali nel dibattito agroalimentare europeo. In primis ribadendo il no al nutriscore (posizione che attraversa trasversalmente tutti li schieramenti politici italiani, ndr), ma firmando anche la petizione mondiale “per fermare lo sbarco a tavola del cibo sintetico promossa da World Farmers Markets Coalition, World Farmers Organization, Farm Europe, Coldiretti e Filiera Italia”, come sottolineato dalla stessa organizzazione agricola.
“Ho scelto di limitare le uscite pubbliche in questi giorni, per dedicarmi anima e corpo ai dossier più urgenti della politica, perchè se saremo chiamati a governare la Nazione abbiamo in mente risposte efficaci ed immediate, che vanno preparate nel dettaglio. Ma per venire - ha detto la Meloni - qui mi sono presa una digressione, per tornare a vedere le nostre eccellenze, e perchè questo evento si rinnova in un momento particolare e difficile per il nostro mondo produttivo e per l’agroalimentare. E io vengo qui per dare questo messaggio: noi abbiamo fatto una campagna elettorale dicendo che ci saremmo dati come grande obiettivo quello di modificare il rapporto tra Stato e cittadini e Stato e imprese. E che la nostra bussola sarebbe stata “non disturbare chi vuol fare, creare ricchezza, produce lavoro, vuole assumere”. Usciamo da una legislatura in cui si è detto che si poteva abolire la povertà e creare la ricchezza con un decreto, ma non è così. La ricchezza di questa Nazione la fanno le imprese con i loro lavoratori, lo Stato deve metterle nella condizione di farlo. Ed è quello che intendiamo fare. E dobbiamo restituire alla Nazione una strategia industriale che non ha avuto per troppo tempo, e che non può prescindere dagli elementi più identificativi, e tra questi uno dei più importanti, e dove siamo più competitivi, è quello dell’agroalimentare. E noi intendiamo lavorare molto su questo, ma non possiamo fingere di non vedere che è un comparto che, come ricordava anche Antonio Tajani (tra i leader di Forza Italia, ndr), vive una situazione complessa. È un domino quello che si abbattuto sul sistema produttivo e su questo settore negli ultimi anni: pandemia, siccità, clima, eventi atmosferici violenti, aumento dei costi, dall’energia ai fertilizzanti. Tutto questo sta mettendo diverse aziende nella condizione di produrre in perdita o di non andare avanti, e questo non ce lo possiamo permettere. Ma con buon senso, lucidità e molto lavoro - ha detto ancora Giorgia Meloni - questa tendenza si può invertire. Serve uno Stato che abbia voglia di lavorare con determinazione e coraggio, parlando anche con i corpi intermedi, con le associazioni di categoria, ed è quello che stiamo facendo. Sul caro energia sono in costante contatto con il Governo uscente, impegnato a trovare soluzioni a livello europeo. Perchè, diciamoci la verità, se pensiamo di poter compensare a livello nazionale il costo delle bollette che continua a salire facciamo un regalo alla speculazione. Qui il problema non è quante altre risorse troviamo da regalare alla speculazione, ma come fermarla. Quando dicevamo che si devono tutelare gli interessi nazionali per trovare soluzioni comuni a livello europeo - ha aggiunto ancora la probabile, futura premier, Giorgia Meloni - non eravamo populisti, eravamo lucidi. Non vuol dire avere un approccio negativo verso gli altri, ma positivo verso se stessi. Confido che ci saranno i margini per mettere a punto una soluzione, ma comunque impatterà sui costi energetici e delle bollette tra qualche mese, quindi dobbiamo capire come intervenire sui costi di questo autunno, perchè non ci possiamo permettere di andare avanti come nei mesi passati. È una responsabilità prioritaria del prossimo Governo e su questo lavoriamo”. “Non è la prima volta che ci vediamo - ha detto ancora la Meloni alla platea di Coldiretti - sapete quando Fratelli d’Italia ed il Centro Destra abbiamo mostrato attenzione e riguardo a questa realtà, l’agricoltura, che vale un quarto del nostro Prodotto Interno Lordo (Pil). Ci sono tre grandi questioni: la sostenibilità, ed il comparto agricolo è quello che ci ha lavorato più di tutti, ma si è trovato spesso a fare i conti con un approccio ideologico assurdo che non ha aiutato né la produttività né la sostenibilità. La sostenibilità ambientale va difesa, ma insieme a quella sociale e quella economica, vogliamo difendere l’ambiente, ma con l’uomo dentro. C’è ovviamente il tema della protezione della qualità, del marchio, delle filiere, e ovviamente porteremo avanti con molta forza la battaglia contro il nutriscore e contro tutto quello che può nuocere ad un prodotto di eccellenza che garantisce anche la sicurezza alimentare. E poi la sovranità alimentare: conosco la posizione di Coldiretti su questo, ma questo è un tema centrale per la filiera agroalimentare. La grande sfida che Italia ed Europa hanno davanti è un approccio pragmatico e serio alle catene di approvvigionamento. Perchè parliamoci chiaro: ci hanno raccontato per decenni che il libero commercio senza regole avrebbe risolto tutti i problemi, che la globalizzazione ci avrebbe reso più ricchi, avrebbe reso più democratici sistemi che lo sono meno del nostro, e che tutto sarebbe andato bene. Non è andata così, la ricchezza si è concentrata verso l’alto, che le autocrazie e i sistemi meno democratici hanno guadagnato campo nel mondo, e noi ci siamo indeboliti. Abbiamo scelto di non controllare più quello che era necessario controllare per decidere del nostro destino. Oggi ci accorgiamo che dipendiamo da tutti, per tutto. E quando questo accade vuol dire che il destino è legato a cose che non puoi controllare. Non vuol dire essere autarchici. Ma che l’Italia e l’Europa devono fare una strategia sul tema delle catene di approvvigionamento strategiche, ripensandolo, partendo da catene nazionali quando possibile, poi europee, poi ad alleanze con Paesi alleati e così via, ma devi controllarle le catene di approvvigionamento, altrimenti sei in balia degli eventi. E vale ovviamente per l’agroalimentare. Che è anche una questione di sicurezza, oltre che ad essere una di quelle attività non delocalizzabili, e che quindi aiuta a far crescere la ricchezza del Paese. Ma non vogliamo fare da soli. Io credo nei corpi intermedi e chi certe tematiche le affronta ogni giorno. La politica deve avere il buon senso di ascoltare e decidere, ma anche l’umiltà di chiedere a chi le vive nel quotidiano quali possano essere le soluzioni migliori a certi problemi”.
Come la Coldiretti, ovviamente, secondo cui quello contro la carne sintetica è “il primo impegno preso da Giorgia Meloni dopo le elezioni nei confronti per combattere l’arrivo del cibo sintetico sulle tavole degli italiani. Dalla carne prodotta in laboratorio al latte “senza mucche” fino al pesce senza mari, laghi e fiumi, il cibo in provetta potrebbe presto inondare il mercato europeo, poiché già ad inizio 2023 potrebbero essere introdotte a livello Ue le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono Efsa e Commissione Ue”. “La carne in provetta cancella l’identità popolare di una intera nazione” ha affermato il presidente Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “dietro l’alibi della tutela ambientale si nascondano speculazioni che portano al cibo sintetico”. Il presidente Prandini, dopo aver lanciato per interventi urgenti per il contenimento dei costi energetici, ha ricordato, davanti a Giorgia Meloni, le proposte della Coldiretti per il nuovo Governo dai bacini di accumulo anti siccità in grado di trattenere il 52% dell’acqua alle energie rinnovabili per le quali ha denunciato i ritardi della burocrazia su biometano e biogas con il rischio di sprecare le risorse del Pnrr. Il presidente Coldiretti ha proposto alla leader di Fratelli d’Italia la creazione di un Ministero della Sovranità Alimentare per concentrare le competenze sparse in troppi Ministeri. Ma, fra le urgenze dei primi cento giorni di Governo, Prandini ha, infine, indicato il contenimento della fauna selvatica che distrugge i raccolti e compromettere il futuro delle aziende e dei giovani agricoltori.

Focus - Coldiretti, arrivano cibi in provetta, no da 7 italiani su 10. Petizione mondiale per fermare lo sbarco a tavola nel 2023
Ben 7 italiani su 10 (68%) non si fidano del cibo creato in laboratorio con cellule staminali in provetta. Emerge dall’indagine di Coldiretti/Ixè presentata al Villaggio Coldiretti, a Milano, dove è stata allestita la galleria degli orrori a tavola per l’avvio della petizione mondiale per fermare lo sbarco a tavola del cibo sintetico, promossa da World Farmers Markets Coalition, World Farmers Organization, Farm Europe, Coldiretti e Filiera Italia.
Le multinazionali del cibo in provetta approfittano della crisi - denuncia Coldiretti - per imporre sui mercati “cibi Frankenstein”, dalla carne prodotta in laboratorio al latte “senza mucche” fino al pesce senza mari, laghi e fiumi, che potrebbe presto inondare il mercato europeo poiché già ad inizio 2023 potrebbero essere introdotte a livello Ue le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono Efsa e Commissione Ue mentre entro il primo semestre 2023 negli Usa potrebbero entrare in commercio i primi prodotti sintetici.Interrogati sui motivi principali per i quali bocciare il cibo fatto in laboratorio gli italiani - spiega l’analisi Coldiretti/Ixe’ - mettono in cima il fatto di non fidarsi delle cose non naturali (68%, mentre al secondo posto ci sono i consistenti dubbi sul fatto che sia sicuro per la salute (60%). Rilevante anche la considerazione che il cibo artificiale non avrà lo stesso sapore di quello vero (42%) ma c’è anche chi teme per il suo impatto sulla natura (18%). Una pericolosa deriva degli alimenti creati in laboratorio iniziata - sottolinea Coldiretti - con la carne sintetica della società americana Beyond Meat e sostenuta da importanti campagne di marketing che tendono a nascondere i colossali interessi commerciali e speculativi in ballo per esaltare invece il mito della maggior sostenibilità rispetto alle tradizionali attività di allevamento e pesca.
Gli investimenti nel campo del cibo sintetico stanno crescendo molto sostenuti da diversi protagonisti del settore hitech e della nuova finanza mondiale, da Bill Gates (fondatore di Microsoft) ad Eric Schmidt (cofondatore di Google), da Peter Thiel (co-fondatore di PayPal) a Marc Andreessen (fondatore di Netscape), da Jerry Yang (co-fondatore di Yahoo!) a Vinod Khosla (Sun Microsystems). L’esempio più lampante è quello della carne artificiale dove solo nel 2020 sono stati investiti 366 milioni di dollari, con una crescita del 6000% in cinque anni. Per quanto riguarda la carne da laboratorio - spiega Coldiretti - la verità che non viene pubblicizzata è che non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore, non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato.
“Le bugie sul cibo in provetta confermano che c’è una precisa strategia delle multinazionali che con abili operazioni di marketing puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione” afferma il presidente Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “siamo pronti a dare battaglia poiché quello del cibo Frankenstein è un futuro da cui non ci faremo mangiare”. Ma non c’è solo la bistecca in provetta. Infatti - evidenzia Coldiretti - la società Remilk vuole poi aprire una fabbrica chimica in Danimarca per la produzione di latte sintetico realizzato in laboratorio senza mucche. Il “prodotto” della start up israeliana usa il gene responsabile della produzione delle proteine del latte nelle mucche, lo mette in coltura dentro un lievito che viene poi inserito nei fermentatori, dove si moltiplica rapidamente e produce proteine del latte che vengono poi combinate con vitamine, minerali, grassi e zuccheri non animali per formare i latticini sintetici. L’ultima deriva a tavola arriva poi dalla Germania - riferisce Coldiretti - con i bastoncini di sostanza ittica coltivati in vitro senza aver mai neppure visto il mare. La società tedesca Bluu Seafood impegnata nel progetto promette di ricreare in laboratorio la carne di salmone atlantico, trota iridea e carpa partendo da cellule coltivate e arricchite di proteine vegetali. Per ora in Germania si punta alla realizzazione di prodotti come bastoncini e polpette facendo biopsie ai pesci e creando masse di cellule autoriproduttive da confezionare poi per il consumo umano.
Un business non indifferente se si considera che a livello globale - sottolinea Coldiretti - ogni persona consuma oltre 20 chili di pesce vero all’anno, mentre gli italiani ne mangiano circa 28 chili pro capite, sopra la media europea che è di 25 kg. Ma al lavoro, fra provette e laboratori, non ci sono solo i tedeschi della Bluu Seafood. Negli Stati Uniti - evidenzia Coldiretti - il colosso Nomad Foods, proprietario tra gli altri del marchio Findus Italia, ha firmato un accordo con la start-up californiana BlueNalu per studiare il lancio di pesce da colture cellulari, mentre la Wildtype di San Francisco ha raccolto capitali per 100 milioni di dollari per sviluppare un sushi da salmone coltivato in laboratorio programmando l’eventuale distribuzione tramite accordi con Snowfox, che gestisce una catena di sushi bar con 1.230 punti vendita negli Stati Uniti e con Pokéworks, che gestisce 65 ristoranti di poke, mentre in Corea del Sud la CellMeat sta lavorando sui gamberetti in provetta.

Focus - Coldiretti: da insetti a nutriscore le follie a tavola, dal nutriscore al vino senza uva
Dai piatti a base di insetti all’etichetta nutriscore che boccia l’olio d’oliva, dal vino dealcolato ai kit con le polveri per fare vino e formaggi fino alla carne e al pesce in provetta, non sembrano conoscere freni le follie globali nel piatto. Lo denunciano gli agricoltori al Villaggio Coldiretti, di Milano, con la prima mostra degli orrori a tavola che rischiano di stravolgere per sempre lo stile alimentare della Dieta Mediterranea e il sistema produttivo italiano basato sulla qualità e su tradizioni millenarie.
Mentre è avviato l’iter per la carne in provetta, la Ue - evidenzia Coldiretti - ha già autorizzato la vendita, come cibo da portare in tavola, di grilli domestici (Acheta domesticus) come nuovo alimento. L’insetto - sottolinea la Coldiretti - potrà essere prodotto e venduto sul mercato Ue intero, congelato, essiccato o in polvere e destinato alla commercializzazione come snack o ingrediente alimentare. Si tratta - continua la Coldiretti - del terzo via libera nell’Unione all’utilizzo alimentare umano di un insetto ai sensi del regolamento (Ue) 2015/2283 sui Novel Food, dopo quelle per la larva gialla della farina (Tenebrio molitor) e per la Locusta migratoria.
Ma l’orrore a livello globale può arrivare nel piatto sotto varie forme - spiega Coldiretti - dalla vodka allo scorpione ai vermi all’italiana, dagli scarabei ai grilli alla thai, dallo scorpione dorato agli insetti alla paprika, al sale marino, al curry, dai vermi delle palme al verme gigante, dal millepiedi alla pasta ai grilli, dal misto insetti ai grilli in salsa barbecue. Novità bocciate - sottolinea Coldiretti - dal 54% degli italiani contrari agli insetti a tavola mentre, il 24% è indifferenti, il 16% favorevole e il 6% non risponde, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’.
In ambito alimentare l’Unione Europea ha spinto negli anni verso l’omologazione al ribasso delle caratteristiche degli alimenti mettendo spesso in crisi - sottolinea la Coldiretti - le produzioni tradizionali per effetto di una concorrenza sleale fondata sull’inganno legalizzato. Basti pensare all’autorizzazione Ue sull’uso di polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare, senza dimenticare la possibilità di aggiungere zucchero per aumentare la gradazione del vino, oppure di togliere l’alcool dal vino, fino ai fermentati di frutta varia che possono essere chiamati “vino di ...” senza aver mai visto un chicco d’uva.
E non mancano neppure - continua la Coldiretti - i kit fai da te che promettono di ottenere a casa, ovviamente senza alcuna possibilità di assomigliare neppure lontanamente agli originali, il meglio della produzione enogastronomica Made in italy, dai vini ai formaggi. Si tratta di confezioni per la produzione di Parmigiano o Romano o di Mozzarella Cheese. Nell’Unione Europea circolano anche - continua la Coldiretti - bottiglie di pseudo vino ottenuto da polverine miracolose contenute in wine kit che promettono di ottenere in pochi giorni le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Lambrusco o Montepulciano, mentre i veri vini nascono solo dalle uve, dall’attento lavoro dei viticoltori e dall’invecchiamento, anche di anni, in cantina.
Sempre sul vino - aggiunge la Coldiretti - la Ue sostiene la pratica dell’aggiunta di zucchero per aumentare la gradazione alcolica oppure quella di togliere l’alcool per ridurlo a una bevanda a base di succo. Per questo non può essere permesso di chiamare ancora vino un prodotto - sottolinea la Coldiretti - in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di un trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Senza dimenticare - aggiunge Coldiretti - la proposta di Bruxelles di mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino per scoraggiare il consumo.
“In questo contesto a preoccupare è la diffusione in Europa dei sistemi di etichettatura nutriscore e a semaforo, fuorvianti, discriminatori ed incompleti, che finiscono per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta” afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “basandosi sulla presenza di determinate sostanze calcolate su 100 grammi di prodotto e non sulle effettive quantità utilizzate questo tipo di etichetta finisce per sconsigliare l’olio extravergine d’oliva e promuovere bevande gassate dietetiche prodotte con sostanze artificiali e di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”. Le scelte dell’Unione europea - afferma Coldiretti - non possono tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate. L’equilibrio nutrizionale - conclude la Coldiretti - va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto.

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