Il futuro del vino di qualità? Appartiene ai “vini di luogo”, identitari, capaci di esprimere unicità e riconoscibili. Leggeri, anche in termini di gradazione alcolica, e capaci di essere versatili, adatti sia in abbinamento alle tante cucine di un mondo sempre più globalizzato, sia alla voglia di bere un calice in modo spensierato, o per festeggiare qualcosa. Un ritratto che ben si addice alla Champagne, raccontato, a WineNews, da chi il mondo del vino di qualità lo conosce benissimo e ne ha una panoramica decisamente ampia, come Frédéric Rouzaud, presidente di un’icona del vino francese e mondiale come Louis Roederer, maison fondata nel 1776, che proprio quest’anno celebra i suoi primi 250 anni di storia, che coincidono con i 150 di Cristal (celebrati,nei giorni scorsi, anche in Italia con una cena evento al ristorante “Da Vittorio”, storico tre stelle Michelin della famiglia Cerea, a Brusaporto, dove lo abbiamo incontrato, ndr). E che è uno degli Champagne più celebri e preziosi al mondo, e “gioiello” di una galassia, quella della Roederer Collection, che mette insieme anche lo Champagne Deutz, Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande e Château de Pez a Bordeaux, Delas Frères nella Valle del Rodano, Domaines Ott in Provenza, Ramos Pinto nella Valle del Douro in Portogallo, e ancora Roederer Estate, Scharffenberger Cellars, Domaine Anderson, Merry Edwards Winery e Diamond Creek Vineyards in California, e Domaine Pierre Damoy in Borgogna (ultima acquisizione di qualche mese fa), per 13 cantine e 1.100 ettari di vigneti di grande pregio di proprietà. Per Frédéric Rouzaud ci sono elementi, tutt’oggi, che fanno dello Champagne, e di alcuni Champagne in particolare, delle icone, anche in un mondo del vino che cambia. “Se parliamo di Cristal, per esempio - spiega Rouzaud - dobbiamo dire che prima di tutto è un vino “di domaine”, “di suolo”, prodotto esclusivamente nei nostri vigneti di proprietà acquistati da Louis Roederernel 19esimo secolo, solo da “Grand Cru”, su dorsali calcaree, e con vecchie vigne che hanno in media 40 anni di età, espressioni eccellenti di Pinot Noir e di Chardonnay insieme, e che viene prodotto solo in grandissime annate, altrimenti non viene prodotto. Ed è anche un vino da invecchiamento incredibile, perché esce sul mercato dopo 8 anni dalla vendemmia, che diventano anche 10 nel caso del Vinothèque. Tutto questo, insieme al fatto che è stato prodotto per la prima volta nel 1876 per lo Zar Alessandro II di Russia, ne ha fatto un’icona. Poi, quando dal 1919, con la Rivoluzione, la Russia ha smesso di comprare Cristal, abbiamo potuto iniziare a sviluppare altri mercati, sempre con piccole quantità, perché non ce n’è mai abbastanza per soddisfare la domanda. E senza fare marketing, in realtà, sul Cristal. Abbiamo sempre messo tutta la nostra energia, tutti i nostri valori, tutto il nostro sapere, tutto il nostro tempo, e l’energia della maison nel Cristal. E tutto questo - aggiunge Rouzaud - porta ad avere un vino davvero unico, nella Champagne”.
Un territorio che, peraltro, ha accusato come tutti, un rallentamento delle vendite negli ultimi anni, ma che forte di un’economia florida e solidissima da secoli (con un giro d’affari annuo intorno ai 6 miliardi di euro secondo i dati del Comité Champagne, ndr), ma che non sembra preoccuparsi troppo dal punto di vista economico. “Io penso che la Champagne - afferma Rouzaud - abbia tutte le carte in regola per guardare al futuro con grande ottimismo. Oggi ci sono crisi in tutto il mondo: c’è la situazione economica in Europa, c’è Trump negli Stati Uniti, ci sono tutte le guerre che conosciamo e l’economia sta attraversando una fase un po’ fiacca. E la Champagne rispecchia l’andamento dell’economia in generale, e quindi anche qui è un momento più “tranquillo”. Ma penso che in Champagne non si siano mai prodotti vini così buoni, in parte anche per effetto del riscaldamento climatico. In secondo luogo, è un vino unico al mondo, grazie a questo straordinario terreno di gesso, che non ha eguali. Il clima è molto settentrionale, siamo molto a Nord: quindi, nonostante il riscaldamento climatico, si continuano a produrre vini piuttosto freschi e con una gradazione alcolica contenuta. Ed è un vino che, allo stesso tempo, è un magnifico aperitivo, che oggi si può bere alle cinque del pomeriggio senza problemi, ma anche un meraviglioso vino da abbinare al cibo. Un grande vino gastronomico, capace di invecchiare in modo straordinario. Ed è anche un vino che può diventare un bellissimo regalo, nonché un vino da festa, un vino per celebrare. E, in fondo, resta un vino magico. È molto concentrato, è un vero vino, ma allo stesso tempo è leggerissimo, quasi etereo. Quindi è molto digeribile, si beve facilmente, e ha davvero tante qualità. È un vino molto moderno. Poi è vero che sul piano economico ci sono delle tendenze che non possiamo ignorare. Ma ricordo che quando la mia bisnonna Camille ereditò la guida della maison, nel 1932, allora l’azienda era in grande difficoltà, come lo erano tutte le maison di Champagne, che rischiavano il fallimento (per gli effetti economici della “Grande depressione” del 1929, ndr). Quindi, tutto sommato, le cose sono andate bene e vanno ancora bene: le maison non sono ancora fallite”, dice, tra il serio e il faceto, Frédéric Rouzaud. Che guarda in maniera positiva anche ad uno degli aspetti che più sta impattando sulla filiera del vino mondiale, e sulla vita in generale, che è il cambiamento climatico. Che, secondo Rouzaud, sta favorendo lo Champagne, sia dal punto di vista produttivo che dei consumi, visto che spinge ad un modo di bere e di di mangiare più “leggero”, che ben si sposa con le bollicine francesi.
“Non bisogna dimenticare che lo Champagne, come molti vini, è composto per l’87% da acqua. Contiene soltanto il 13% di alcol, quindi il resto è acqua. Ed in Champagne l’acqua è molto pura: proviene dal gesso, è stata filtrata, contiene sali minerali e tante sostanze benefiche per l’organismo. E forse la magia dello Champagne sta proprio qui: è ricco di sali minerali, di sostanze che provengono dal terreno. Se lo si produce con metodo biologico, naturalmente, non ci sono pesticidi né insetticidi. Ma per entrare nel merito della questione, è vero che oggi c’è una certa tendenza alla leggerezza. I vini rossi, per esempio, stanno aumentando di gradazione alcolica. Si trovano ancora dei rossi equilibrati, con 13 o 13,5 gradi alcolici, anche i Borgogna e Bordeaux. Ma quando si comincia a salire, diventano vini più difficili da bere. Lo Champagne, invece, conserva questo equilibrio: in fondo è un vino bianco. E oggi il bianco è più fresco, si beve freddo, è più digeribile e, ancora una volta, è un meraviglioso compagno a tavola. Quindi si abbina a moltissime cose. Lo Champagne è molto versatile. Più versatile del vino rosso, in realtà: accompagna molti più piatti, a seconda delle caratteristiche, dal pesce ai dessert, ai formaggi. Quindi, in termini di abbinamenti, lo Champagne funziona con moltissime cose. La magia dello Champagne è l’equilibrio tra uve molto concentrate - perché le vigne sono piantate con una densità di 10.000 ceppi per ettaro, quindi la produzione complessiva è elevata, ma quella per singola pianta è ridotta, soprattutto nelle vecchie vigne come quelle destinate al Cristal - e una grande salinità. È un vino che ha molto sale, molta salinità: sono “bollicine di sale”. E questo crea un equilibrio straordinario”. Un equilibrio che, dunque, fa dello Champagne un vino storico, ma anche modernissimo, che può guardare con fiducia al futuro.
Focus - La degustazione di Cristal con i piatti di “Da Vittorio”
Per mostrare la grande versatilità dello Champagne, e del Cristal, in particolare, e celebrarne i 150 anni anche in Italia (dove a distribuirlo è Sagna Spa), Louis Roederer, nei giorni scorsi, ha mandato in scena una degustazione unica ed esclusiva nel suo genere (alla quale ha partecipato chiaramente Winenews, che sotto la racconta nel bicchiere, ndr), per i vini stappati e per i piatti pensati ad hoc per esaltare le caratteristiche di ogni singola bollicina e annata, firmati dalla maestria dei fratelli Cerea del tristellato “Da Vittorio” di Brusaporto. Un percorso, quello guidato dal presidente di Louis Roederer, Frédéric Rouzaud, e dallo chef de cave Jean-Baptiste Lécaillon, che ha visto il Cristal Brut 2018 abbinato a merluzzo, uova, trombette e porcini, il Cristal Rosè 2015 a coda di scampo, emulsione di erbe, zuppa di patate e cozze, il Cristal Late Release 2008 al risotto porri e ostriche glassate e al “Raviolo della nonna” (tartufo nero, salsa di carne affumicata), ed ancora il Cristal Late Release Rosè 2008 al petto di pernice all’uva, il Cristal Vinothèque 2002 Rosè (il vino che ha impressionato di più WineNews, insieme a Late Release Rosè 2008, ndr) a fichi, mais e spezie, e il Cristal Vinothèque 1995 con la piccola pasticceria.
Cristal Brut 2018
Un vino che la stessa maison Louis Roederer ha definito “figlio del gesso”, capace di grande freschezza nonostante un’annata molto soleggiata. Al naso emergono note di frutta gialla fresca, agrumi, ma anche fiori di arancio e vaniglia. E se al naso prevale il carattere dello Chardonnay, in bocca emerge il Pinot Nero, che dà struttura tannica, che precede una salinità importante a metà palato, che vira all’umami e bilanciata da una grande freschezza.
Cristal Rosè 2015
Vino che nasce da un’annata caratterizzata da un inverno mite e umido ed una estate calda e secca, il Cristal Rosè 2015 si presenta con un rosa brillante e leggermente ramato alla vista, mentre al naso conquistano le note di agrumi, fiori e frutti rossi, che si mescolano a pasticceria e frutta secca. Al palato arriva con delicatezza, con una grande corrispondenza con il naso, che lascia spazio ad una grande freschezza sorretta da tannini importanti e da una chiusura sapida.
Cristal Late Release 2008
Vino che arriva dopo un affinamento di 12 anni e 9 mesi “sur lattes”, esprime un’annata segnata da un’estate particolarmente fresca, caratteristica che si riflette nel calice. Al naso sa di gesso e frutta candita, ma anche di cacao e frutta secca, per arrivare poi con grande freschezza al palato, nonostante i 18 anni dalla vendemmia. Esprimendo al palato potenza ed eleganza, con una grande salinità che prolunga un finale fatto di note secche e amare, che ritornano sorprendentemente al naso tra sigaro, cedro candito e sottobosco.
Cristal Late Release Rosè 2008
Bouquet che racconta di agrumi freschi, frutti rossi e fiori, che si mescolano a note di cioccolato e frutta secca tostata, porta alla bocca bollicine esili e sapide, con note saline e acidule che prolungano il finale di un vino assolutamente gastronomico, succoso e bilanciato da una freschezza gessosa e sapida di grande fascino e piacevolezza.
Cristal Vinothèque Rosè 2002
Una perla che esprime un’annata eccezionale in Champagne. Alla vista rosa petalo brillante con leggeri riflessi ramati, porta al naso note marine, frutti rossi e agrumi, ma anche sentori affumicati e speziati. In bocca è dinamico e fresco, con tocchi di frutti rossi ed una consistenza tattile, che porta ad un finale che rimbalza dal dolce al sapido e minerale in maniera straordinaria.
Cristal Vinothèque 1995
Un viaggio nel tempo, più che una degustazione, quella di uno Champagne che con la sua longevità esprime tutta la sapienza della maison, con un vino capace, nonostante la grande maturità, di esprimere armonia e freschezza. A partire dal naso, dove mango e cioccolato si mescolano a note tostate, che con il passare del tempo evolvono in profumi di tartufo nero. Al palato la sensazione del velluto, solleticata da bollicine delicatissime e setose, che supportano una grande e lunga freschezza che riporta al terreno calcareo e gessoso da cui nasce questo vino straordinario.
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