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VINO E TERRITORIO

Il Gallo Nero del Chianti Classico canta più forte della crisi, e grida al mondo “Wine is culture”

Il presidente del Consorzio, Giovanni Manetti, da “Chianti Classico Collection” 2026, a Winenews: “mercato in crescita, sia in volume che in valore”

Canta più forte delle tante crisi interne ed esterne al mondo del vino, il Gallo Nero del Chianti Classico, con il suo vino che cresce sui mercati in volume e valore, nonostante tutto, e valorizza quel concetto di “vino è cultura, wine is culture”, che è il leit motiv della “Chianti Classico Collection 2026”, lavorando anche al raggiungimento di quel riconoscimento Unesco per “il paesaggio del sistema delle ville-fattoria del Chianti Classico”, obiettivo possibile nel giro di un paio d’anni, che valorizzerebbe ulteriormente un territorio tra i più belli e intatti del vino italiano, e che è tale proprio grazie al suo vino e alle sue aziende, il cui lavoro e la cui ricchezza consento di mantenere bello e vivo il patrimonio artistico, architettonico e culturale, ben curato e sostenibile il paesaggio e l’ambiente, vivace e solido il tessuto sociale. Messaggio, di sintesi, che arriva dalle parole, a WineNews, del presidente del Consorzio del Chianti Classico, Giovanni Manetti (qui la nostra intervista), dalla Stazione Leopolda a Firenze, dove oggi e domani, oltre alle nuove annate in commercio di Chianti Classico (nelle versioni annata, Riserva e Gran Selezione, comprese le Mga che stanno riscuotendo sempre più attenzione e consenso), si celebra quel legame intrinseco tra vino e cultura che, in questo territorio più che in altri, forse, “non una dichiarazione astratta, ma un’affermazione che, per il Chianti Classico, ha radici profonde e documentate. Dal 1716, anno in cui vennero definiti per la prima volta i confini ufficiali della denominazione dal duca Cosimo III dei Medici, il Chianti Classico rappresenta un caso unico di un territorio in cui il vino è espressione diretta e non unica di una costruzione culturale stratificata nel tempo”.
“Il 2025 si è chiuso positivamente per la denominazione Chianti Classico, nonostante il fatto che navighiamo in acque agitate - spiega il presidente Manetti, a WineNews - perché sappiamo benissimo che il mix del perdurare dei conflitti, dell’evoluzione del gusto dei consumatori, dei dazi di Trump, di economie in recessione in Paesi importanti, mercati chiave per noi, penso alla Germania per esempio, ci ha messo in difficoltà. Però, abbiamo chiuso l’anno con un segno più, quindi abbiamo aumentato le nostre vendite in volume dell’1,2%, ed è aumentato anche il valore delle vendite, del +2,6%. E questo risultato in valore lo attribuiamo ad un crescente apprezzamento delle due tipologie premium del Chianti Classico, mi riferisco al Chianti Classico Riserva e al Chianti Classico Gran Selezione - che rappresentano il 43% del volume e il 55,2% del valore della denominazione - che avendo un prezzo superiore riescono a produrre più fatturato per le aziende”. Che sono i motori, insieme al Consorzio che è la loro espressione collettiva, di un territorio che, come detto, da tempo ha presentato il suo progetto ed il dossier per il riconoscimento Unesco per “Il paesaggio del sistema delle ville-fattoria del Chianti Classico”. Percorso Unesco che, spiega Manetti, “è a buon punto. Chiaramente sappiamo che l’iter è lungo, quindi avremo bisogno di un altro anno o due più o meno, per quello che ne sappiamo. Il nostro dossier all’esame dell’ente Icomos a Parigi, quindi già ben avviato, è una candidatura che ha ricevuto il supporto dello Stato italiano attraverso il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Agricoltura, quindi speriamo in un esito positivo che arrivi quanto prima. Il tema 2026 è “Wine is culture, vino è cultura” - sottolinea Manetti - ed è un tema molto importante. C’è un rapporto strettissimo fra il vino e la cultura. Innanzitutto la radice etimologica, il verbo latino colere, coltivare la terra, trasposto alla cultura, diventa coltivare lo spirito. Ma è grazie al vino che riusciamo a valorizzare il patrimonio artistico, architettonico dei territori di produzione; è grazie al vino se riusciamo a salvaguardare l’ambiente, le risorse naturali e il paesaggio; è grazie al vino se le comunità si confrontano, se c’è un incontro fra persone. Vino è convivialità, socialità. E dove più che nel Chianti Classico questo rapporto si manifesta? Il Chianti Classico è un vino che si produce da secoli e secoli, dall’epoca etrusco romana, sono più di 300 anni che gira per il mondo e fa incontrare le persone. Il Chianti Classico - ribadisce il presidente del Consorzio del Gallo Nero - è quel territorio che si trova in mezzo alle due grandi capitali della cultura, Siena regina del Medioevo e Firenze culla del Rinascimento, con una contaminazione positiva, tangibile. E si può vedere e toccare con mano tutta la bellezza che esiste in Chianti Classico, derivante dai grandi artisti di queste due capitali della cultura. Quindi per tutte queste ragioni, vino è cultura. Ed è la risposta che noi dobbiamo dare a tutti coloro che sempre più spesso dicono che il vino fa male. A chi dice che il vino fa male rispondiamogli che il vino è cultura, e che il vino coltiva lo spirito, questa è la risposta da dare”. Un pensiero che arriva da un territorio, il Chianti Classico, che su 70.000 ettari complessivi, ne conta 10.000 a vigneto, di cui 6.800 rivendicati a Chianti Classico, da cui negli ultimi 10 anni, in media, sono state prodotti tra i 35 ed i 38 milioni di bottiglie, che da qualche anno vedono la tipologia più “alta”, quella della Gran Selezione, potersi fregiare delle Menzioni Geografiche Aggiuntive che sono San Casciano, Greve, Montefioralle, Lamole, Panzano, Radda, Gaiole, Castelnuovo Berardenga, Vagliagli, Castellina e San Donato in Poggio. Con il Chianti Classico che, dunque, come altri grande denominazioni celebri e affermate, come Barolo e Barbaresco, per esempio, ha puntato molto sul tema dei cru e della valorizzazione di queste eccellenze assolute, ma con la consapevolezza che si debba continuare a lavorare molto anceh sul “semplice” brand territoriale del Chianti Classico, e non solo su queste assolute, rare e preziose, eccellenze. “Penso che le due cose - spiega il presidente Manetti - si possano portare avanti insieme. Questo percorso che noi abbiamo fatto, questa strategia che abbiamo messo in campo ormai da un po’ di anni, che è quella della valorizzazione, che vuol dire introdurre una categoria premium e valorizzare quella che già avevamo, e parlo di Gran Selezione e di Riserva, in modo da garantire una maggiore redditività alle aziende chiantigiane e al loro lavoro, è una strategia che sta dando frutti importanti, e che ci permette di affrontare questo momento difficile mantenendo la possibilità di far crescere le nostre aziende. Però, insieme alla strategia messa in atto dal Consorzio, c’è tutto il lavoro dietro, tutta una serie di investimenti importanti nelle strutture produttive, nei vigneti, nelle cantine, e tutti gli investimenti che il Consorzio e le aziende fanno sui mercati. Presidiare i mercati è, e diventa, sempre più fondamentale. Se io vado ad analizzare le vendite del 2025 trovo dei segni più sui mercati dove abbiamo fatto delle attività di promozione importanti, andando in presenza, quindi portando i viticoltori sul mercato, ad incontrare i consumatori, ad incontrare i professionisti raccontando le storie di ognuno. E facendo assaggiare i vini la cui qualità è in crescita, e migliora ogni anno”.

Focus - I mercati del Chianti Classico
Il 2025 ha continuato a sorridere al Gallo Nero: in un contesto internazionale sempre più complesso e caratterizzato dall’incertezza, la denominazione Chianti Classico ha registrato una crescita nelle vendite, guadagnando in termini di volumi più di un punto percentuale rispetto all’anno precedente, e andando così a confermare la tendenza dell’ultimo triennio. Parlando, invece, di fatturato, la denominazione complessivamente vede una costante crescita: aumenta il valore, senza impennate, ma in maniera continuativa grazie soprattutto alle tipologie premium, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione e che rappresentano ancora una volta la locomotiva della denominazione, rappresentando il 43% del volume e il 55,2% del valore. Nonostante la sua storica vocazione all’export, il Gallo Nero è saldamente presente anche sulla tavola degli italiani che mostrano un particolare apprezzamento per il Chianti Classico Gran Selezione, il vertice della denominazione, a cui riconoscono un prezzo medio sempre più elevato. L’approccio del consumatore italiano può essere ben sintetizzato nello slogan “bere meno, bere meglio”. Il mercato nazionale per la denominazione rappresenta oggi il 19% delle vendite. È, come sempre, l’export che fa la parte del leone. Nel 2025 le vendite all’estero hanno seguito due tendenze principali: una maggior concentrazione sui mercati nordamericani, Usa e Canada, che insieme hanno assorbito il 49% dell’offerta, e un aumento del fatturato su mercati dai volumi più bassi, ma che anno dopo anno registrano un aumento del prezzo medio, come Svezia, Germania, Norvegia che mostrano segnali importanti di crescita del fatturato. Per quanto riguarda il Nord America si sottolinea che gli Stati Uniti passano dal 36% al 37% in volume, mentre il Canada cresce di ben due punti dal 10% al 12% (+33%), con significative performance in entrambi i Paesi ancora una volta delle due tipologie Riserva e Gran Selezione, sia in termini di fatturato sia di volumi: negli Stati Uniti la Riserva segna un +14% e la Gran Selezione un +20%, mentre in Canada il consumo di Riserva e Gran Selezione cresce quasi del 30%. Dall’altra parte del mondo, l’Oriente tra Cina, Singapore e Hong Kong premia di più non per volumi, ancora non determinanti, ma per fatturato relativo: la premessa è ottima e fa ben sperare per le relazioni che sta intessendo anche il Consorzio tramite azioni mirate di promozione. Il contesto europeo si presta anch’esso a una lettura omogenea: i principali mercati del continente, quali Germania (4%) e Paesi Scandinavi (6%), vedono una crescita in termini di valore. Questa è un’inversione di tendenza rilevante, che va ad allinearsi con l’approccio italiano, mostrando le grandi maturità e consapevolezza di questi mercati. Una nota in particolare sulla Svezia, mercato in crescita negli ultimi anni, e interessato da piani pluriennali di investimenti promozionali da parte del Consorzio. Cresce, infatti, quasi del 7%, principalmente nella tipologia Chianti Classico, confermando che il “biglietto da visita” della cosiddetta “annata” sta aprendo ancora una volta le porte su un mercato che fino a qualche anno fa prediligeva quasi esclusivamente altre tipologie di alcolici. La palma della crescita maggiore per l’apprezzamento della Gran Selezione va alla Francia, dove i volumi ed il prezzo medio vedono una vera e propria impennata: anche in casa dei cugini d’Oltralpe ormai il Chianti Classico è affermato come uno dei grandi vini del mondo. “I viticoltori del Chianti Classico hanno intrapreso un percorso di valorizzazione dei vini a denominazione Chianti Classico ormai decenni fa. Come sempre in agricoltura, il cambiamento è lento e graduale, ma oggi possiamo toccarlo con mano: è innegabile la crescita del valore del vino Chianti Classico, in particolare delle due tipologie premium, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione - dichiara il presidente Giovanni Manetti - altresì eravamo certi del rapporto di amicizia e fiducia che ci lega al Nord America: la crescita sul mercato statunitense e canadese non deve destare alcuna sorpresa, anche perché le attività promozionali su questi due mercati strategici non hanno mai abbandonato la nostra programmazione”.

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