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RIFLESSIONI NEL CALICE

Il lato Agri dal Festival AgriRock di Barolo: da Collisioni 2019, i migliori assaggi Winenews

Il progetto Wine & Food contribuisce a creare rete, tra chi il vino lo fa e chi poi lo vende, ma, purtroppo, resta isolato dalla kermesse culturale

Monferrato, Verdicchio delle Marche, Bianchello del Metauro, Montefalco, Friuli Venezia Giulia, Chianti Classico, Vermentino di Gallura, Basilicata, Puglia, Barbaresco e innumerevoli degustazioni “promiscue” (che hanno coinvolto, fra l’altro, l’Etna e la Sicilia, le Langhe e il Piemonte, il Soave e l’Abruzzo) hanno accompagnato l’edizione n. 11 di Collisioni, l’AgriRock Festival che richiama a Barolo i nomi più in voga della letteratura, della musica e dello spettacolo italiano (e non solo). Il tentativo di far collidere fisicamente il mondo agricolo-alimentare-enoico con quello culturale fatto di note e parole si realizza fattivamente da sette anni con un palco wine & food di divulgazione (aperto al pubblico) ed un ritiro di 5 giorni nel Castello di Barolo riservato ad esperti e professionisti del settore da tutto il mondo, composto da diverse sessioni di masterclass di degustazione. Il tutto orchestrato dal Senior Editor di Vinous ed ideatore di Indigena Ian d’Agata, mente e cuore di Collisioni Wine & Food e grande esperto e appassionato dei territori vitivinicoli italiani (un’infanzia passata in Friuli e le origini siciliane hanno indubbiamente contribuito).
I vini provenienti da tutta Italia e accuratamente selezionati per “dare un’idea, un riferimento”, una sorta di traccia di una determinata zona viticola, sono serviti a fare da veicolo alla trasmissione della cultura del vino italiano a direttori commerciali, capi-sommelier, importatori, consulenti ed educatori provenienti da 16 diversi Paesi del mondo, coinvolgendo ristoranti, enoteche, alberghi ed enti di monopolio. Oltre alle classiche degustazioni (e alle visite e cene in azienda e Consorzi), sono stati due gli esordi di Collisioni Wine & Food 2019: gli incontri business to business (partiti dopo un primo esperimento di successo nel 2018 con l’Istituto Marchigiano Vini), dove i professionisti stranieri hanno potuto confrontarsi personalmente in brevi conversazioni approfondite da 15 minuti coi produttori delle Marche e della Basilicata; ed una degustazione semi-cieca composta da 14 vini scoperti e 14 vini coperti, dedicata al Barbaresco. Un progetto complesso, è evidente, che vuole contribuire essenzialmente a dar voce alla regionalità e alla ricchezza dello straordinario patrimonio vinicolo e agricolo italiano, ma anche a creare rete, fra chi il vino lo fa e chi il vino poi lo vende, oltre i confini del Belpaese.
Un progetto importante e complesso che, però, resta per lo più isolato dal resto della kermesse culturale: è forte la sensazione che l’AgriRock Festival di Barolo sia più Rock che Agri, dove l’anima eno-gastronomica è, purtroppo, relegata ad un palco ricreativo ed uno professionale, togliendole l’occasione di sfruttare la sua potenza comunicativa per introdurre temi ambientali e sociali sempre più scottanti e urgenti, che toccano da vicino l’agricoltura e quindi il cibo e il vino. Questioni che diversi ospiti invitati (non certo tutti!), per il loro spessore artistico-culturale, potrebbero affrontare con contributi creativi e fuori dal coro, in grado di arricchire enormemente un dibattito che rischia di rimanere relegato agli addetti ai lavori, quando - in fondo - riguarda tutti. Uno sviluppo, in questo senso, tornerebbe a dare nuova linfa al significato per cui l’AgriRock Festival era nato 10 anni fa: “dialogare con la platea di giovani in una lezione aperta sulle tematiche più urgenti relative alle nuove generazioni”. Non vi è dubbio alcuno che l’AgriEcologia (e quindi, di nuovo, il cibo e il vino) sia oggi parte integrante di queste tematiche urgenti.
Un appunto critico che parte dal presupposto che cibo e vino siano, per antonomasia, cultura. Materia ricca, facile e piacevole da comunicare, e quindi anche per questo più agevolata a fare da ponte per tematiche più serie. Una ricchezza e piacevolezza che - anche tramite i produttori partecipanti a Collisioni 2019 - è riuscita a farsi trasmettere nelle degustazioni, che hanno toccato le più importanti regioni del vino italiano, attraverso i vini bianchi, rossi e rosati, le bollicine, i vini del mare e dell’entroterra, da terreni, calcarei, argillosi, vulcanici e sabbiosi, da uve per lo più autoctone con qualche incursione nei vitigni internazionali. Ecco, di seguito, i migliori assaggi di WineNews, fatti a Collisioni 2019:

Caruso e Minini, Perricone Naturalmente Bio 2017
Dal colore luminoso, accoglie il naso di lampone e viola. La viola ritorna prepotente in bocca, finemente dolce, perfettamente bilanciato nelle durezze

Tenuta di Sesta, Brunello di Montalcino Riserva Duelecci Est 2013
Naso dolce di caramella al lampone e vaniglia. Prende possesso della bocca, deciso e fruttato, perfettamente bilanciato ed elegante

Bava, Barbera d’Asti Superiore Stradivario 2010
Scuro e ruvido, ma pure dolce e morbido. Un misto di sensazioni contrastanti che, però, risultano piacevoli: viola, mora, toni erbacei che finiscono il sorso con una sapida nota di china

Vinchio, Barbera d’Asti Superiore Vigne Vecchie 2008
Esordio al naso di ciliegia speziata che ritorna a fine sorso. Vino morbido e caldo, mediamente tannico, largo di sapidità e infine persistente. Coerente al suo colore evoluto

Umani Ronchi, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vecchie Vigne 2017
Stupisce sempre per la polpa e l’intensità, questo Verdicchio, anche nel colore. Ginestra e pesca gialla, una nota agrumata a sostenere la morbidezzza e uno sorso decisamente sapido


Bucci, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Villa Bucci 2016
Giovane ma già trasuda l’eleganza di cui è noto. Un equilibrio di fiori e frutta fresca, note erbacee e mandorla, che si ritrova in bocca: un sorso lungo, fresco e agrumato

Crespaia, Bianchello del Metauro 2018
Colore chiaro e brillante, note minerali e fiori di campo che ritornano anche a fine sorso. In bocca l’acidità e la morbidezza predominano all’inizio ma poi lasciano il passo alla sapidità.

 

Lucarelli, Bianchello del Metauro Superiore Rocho 2017
Sa di pietra focaia e gelsomino, dal sorso decisamente vivo e croccante, centrale, particolarmente sapido. Finisce minerale con ricordi di cedro

 

Arnaldo Caprai, Montefalco Rosso Riserva 2015
Un’anima croccante e fruttata che esce dallo stile aziendale solitamente più potente. Una spezia leggera, un tannino gentile e una freschezza sorprendente, per un vino piacevolissimo

 

Scacciadiavoli, Montefalco Sagrantino Secco 2015
Nonostante le note evolute di spezie e frutta matura, mantiene una buona serbevolezza: l’anima succosa e fresca ingentiliscono i tannini e il sorso caldo

Voerzio, Langhe Freisa Lamorrina 2018
Un tripudio di lampone, negli occhi, nel naso e nella bocca, cui si aggiunge l’immancabile nota di rosa. Un sorso succoso che si ricompone nel finale da una discreta nota ammandorlata

Pio Cesare, Barolo Ornato 2015
Tipiche note di rosa e un bouquet balsamico, accolgono l’olfatto. Subito sapido, si allarga laterale grazie ai tannini morbidi e finisce fruttato

Demarie, Roero Riserva 2015
Rosa e alloro. Note di tabacco e ciliegia. Questo è un vino che esordisce e si accomiata con grande eleganza, intrattenendosi con una pronunciata vena sapida e “peposa”

Gigante, Friuli Colli Orientali Storico & Friends
Un vino per pochi, agli esordi: Friulano, Malvasia, Ribolla Gialla. Intenso a 360 gradi, in parte brevemente macerato, è un vino largo e succoso e, contemporaneamente, di grande freschezza

Marco Cecchin, Friuli Refosco 2016
Accoglie ruvido con toni erbacei e di mora, poi si addolcisce di ciliegia e rosa. Come in bocca: esordio spigoloso che però evolve col progredire del sorso, diventando leggero e fruttato

 

Monteraponi, Chianti Classico Riserva Il Campitello 2016

Rosso rubino trasparente, al naso sentori di prugna, lampone e viola si alternano alle spezie, mirto e tabacco. Fresco e sapido, con un buon equilibrio fra tannino e acidità


Castello di Ama, Chianti Classico Gran Selezione San Lorenzo 2016
Una danza di spezie (dal pepe ai chiodi di garofano), di ciliegia e fragoline di bosco. Note di sottobosco e frutti rossi sotto spirito che tornano in bocca

 

Li Duni, Vermentino Superiore Rena Bianca 2018
Queste vigne di oltre 35 anni a piede franco su suolo sabbioso ricco di potassio restituisco al naso sentori di fiori bianchi e frutti molto maturi (melone e papaya) e un sapore salmastro al palato

Tenute Olbios, Vermentino In vino Veritas 2007
Vino da sovramaturazione e 12 anni di affinamento, a testimonianza che questo Vermentino sa invecchiare. Nel bicchiere note di rosmarino, miele scuro, mirto e agrumi canditi

 

Cascina Bretta, Dolcetto di Ovada Superiore 2016
Dal colore viola profondo, un vino vivissimo che sa di mora e rosa. Un sorso piacevolissimo trattenuto in bocca da lieve ruvidità tannica

 

Reva, Barolo Ravera 2015
Tipico colore del Nebbiolo, sa di rosa e di una nota mentolata. In bocca attacca dolce, diventa ruvido e finisce succoso e fresco. Pepato lungo tutto il sorso

 

Re Manfredi, Aglianico del Vulture Re Manfredi 2016
Un vino che sa di fiori - rose e viole - sia al naso che in bocca. Dal sorso semplice e ben equilibrato ma pieno, parte erbaceo e finisce floreale

 

Madonna delle Grazie, Aglianico del Vulture Superiore Dragone 2013
Note di prugna e balsamiche: alloro, liquirizia e cannella. Suadente il sorso, fruttatissimo, con ottima freschezza e sapidità. Davvero goloso

Rivera, Castel del Monte Bombino Nero Pungirosa 2018
Profumatissimo di fiori, fragole e banana, ha un sorso centrale aderente ai profumi ma arricchito di una nota citrina. Fresco e piacevolmente sapido

 

Pietraventosa, Puglia Primitivo Volere Volare 2017
Un sorso di ciliegia croccante, caldo e bilanciato, che invade lasciando un ricordo terroso

 

Icardi, Barbaresco Montubert 2016
Colore vivo, quasi croccante, ha una nota mentolata, di liquirizia e rosa. Il tannino tondo è perfettamente amalgamato ad un sorso molto fresco e infine sapido

Ceretto, Barbaresco Bernadot 2016
Perfetto nella sua semplicità. Rosa e ciliegia, nitide. Il sorso è tondo e sapido, quasi pepato, poi ricaccia la freschezza, ai lati, che lo allunga succoso fino alla fine.

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