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FUTURO

Il microbioma delle saline spagnole per combattere le ondate di calore in vigna

L’intuizione di un gruppo di ricercatori dell’Università di Lisbona: i primi risultati sono sorprendenti, ora sperimentazione in campo
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Il vigneto deve affrontare la pressione del caldo

La viticoltura ha bisogno di soluzioni efficaci per affrontare i cambiamenti climatici, meglio se rapide, e l’andamento stagionale di quest’annata non fa che dimostrare quanto sia diventato difficile affrontare ogni genere di intemperia. Salvatosi dalle gelate primaverili, il vigneto italiano ha accolto con entusiasmo le piogge iniziate a cadere copiose in maggio, almeno fin quando i fenomeni piovosi non si sono trasformati in tempeste tropicali, con settimane di acquazzoni ininterrotti che hanno spianato la strada (come abbiamo raccontato) alla pressione di funghi e malattie della vite. Passate le piogge, sono tornate ad abbattersi sul bacino Mediterraneo, e ovviamente sull’Italia, le ondate di calore che hanno caratterizzato l’annata 2022.

Prima di quest’anno, del resto, l’emergenza principale per il mondo del vino riguardava proprio siccità e caldo. Due problemi risolvibili in molti modi: a livello agronomico la scelta del portainnesto può rivelarsi decisiva, e in prospettiva gli studi sulle varietà resistenti potrebbero garantire la soluzione definitiva, senza dimenticare il peso specifico della tecnologia e dell’agricoltura 4.0. Ad aprire un nuovo fronte, ancora quasi del tutto inesplorato, è, invece, una piccola sperimentazione dell’Università di Lisbona sui microbi marini. L’idea da cui è partito il professore João Carreiras, dottorando in Scienze Marine e Ambientali all’Università di Lisbona, è che le piante che crescono nelle saline spagnole, capaci di sopportare stress enormi, tra salinità, caldo, inquinamento, metalli pesanti, possano sopravvivere anche a condizioni di calore estremo. E, presumibilmente, come ha spiegato Carreiras alla BBC, “i microbi associati a queste piante, il loro microbioma, si sono evoluti per prosperare in condizioni del genere, e potrebbero, quindi, avere un effetto protettivo per le piante”.

Dalla teoria alla pratica, il passo è - relativamente - breve. In laboratorio le viti sono state sottoposte alle condizioni estreme delle ultime estati nell’Europa meridionale, con temperature fino a 42° durante il giorno. Nell’esperimento alcune viti sono state trattate con uno speciale cocktail di batteri provenienti appunto dalle saline spagnole, ed il risultato è stato “piuttosto sorprendente”, come ha detto ancora João Carreiras. “Mi aspettavo qualche risultato ma forse non così significativo. Le viti le cui radici erano state esposte a un gruppo di batteri se la sono cavata inaspettatamente bene: non sono appassite, né hanno sviluppato foglie ingiallite, a differenza di alcune delle altre piante. A malapena mostravano segni di stress da calore nelle loro cellule, per loro era come se l’ondata di caldo non fosse realmente accaduta”.

L’idea di trattare le piante con microbi provenienti da ambienti difficili, per vedere se ciò migliora la loro crescita o la resistenza a vari stress, esiste da decenni, ma nonostante ciò i ricercatori dell’Università di Lisbona devono ancora scoprire perché i microbi hanno avuto questo effetto, ma la speranza è che la loro ricerca possa aiutare i produttori di vino a proteggere le loro viti dagli eccessi climatici. Nel frattempo, la ricerca muove i primi passi in campo aperto, sempre in Portogallo, dove il trattamento a base di batteri marini è stato applicato una volta alla settimana, nel mese di maggio, su piante di età diverse. Per osservare i risultati, non resta che aspettare, con un ultimo dubbio cui rispondere, ossia se l’uso dei batteri marini possa indurre cambiamenti indesiderati in termini di acidità o nei livelli di zucchero delle uve. Lo scopriremo nei prossimi mesi, intanto la ricerca, su questo e su tanti altri fronti, andrà avanti, per garantire alla viticoltura europea un futuro roseo.

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