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LA CURIOSITÀ

Il vino italiano in Usa visto da Babbo, a New York, con una cantina da 3 milioni di dollari

Nel ristorante dei fratelli Bastianich 34.000 bottiglie da ogni regione d’Italia. “Toscana e Piemonte su tutti: crescono Etna, Verdicchio e non solo”

Una cantina con una profondità di annate che spazia fino al 1937, con il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, tutti in grandi nomi del vino italiano, referenze da tutte le Regioni, per un totale di 34.000 bottiglie, ed un valore stimato tra i 2,5 ed i 3 milioni di dollari. È la cantina del ristorante Babbo, a New York, nel cuore di Manhattan, una delle più importanti d’America dedicata la Belpaese enoico, cuore di uno dei ristoranti di Joe Bastianich e della sorella Tanya, e osservatorio privilegiato, con oltre 20.000 bottiglie stappate all’anno, delle tendenze di consumo sul vino italiano in uno dei suoi mercati più importanti in america, quello della grande Mela. A raccontarle, a WineNews, è il wine director Juan Pablo Escobar.
“I nostri clienti chiedono Toscana e Piemonte su tutti. La Toscana per il successo di vini come Sassicaia, per la storia di territori come il Chianti Classico, per i grandi produttori di Brunello di Montalcino, ma anche per i vini di Bolgheri, con il suo stile internazionale. In Piemonte, si va soprattutto su Barolo e Barbaresco, ma c’è anche una generazione di nuovi consumatori interessati a vini diversi, come quelli dell’Etna, in Sicilia, ma anche di altre Regioni, con focus su varietà locali. E così si bevono vini della Costa d’Amalfi, in Campania, o i vini del Falerno, o anche le varietà autoctone del Piemonte come Grignolino, Freisa, Ruchè.
La nostra idea è coprire il passato, il presente ed il futuro del vino italiano, abbiamo generazioni diverse di consumatori, magari quelli di ieri si rivolgono a denominazioni diverse rispetto ai più giovani. Ma guardiamo al domani, a tutte le nuove generazioni che si impegnano per far emergere le loro denominazioni, e si focalizzano sulla vigna e sulla qualità dei vini. Il nostro obiettivo è quello di rappresentare il vino italiano nel suo complesso, rossi e bianchi di ogni Regione, e scegliamo il vino in base a quanto rappresenta il territorio da cui viene prodotto, è la cosa più importante”.
Interessante capire in base a cosa scelgono il vino gli americani.
“I consumatori da noi scelgono molto in base alla Regione di provenienza, ma anche al prezzo (il costo medio a bottiglia oscilla dai 150 ai 175 dollari, ndr). Qui abbiamo molti nomi icona di Barolo, Barbaresco e Brunello di Montalcino, ma anche vini più accessibili a chiunque abbia voglia di bere un calice. Lavoriamo molto in base all’abbinamento vino-cibo, o magari c’è chi sceglie un vino in base all’annata di quando è nato per il compleanno, oppure perché si ricorda di un viaggio fatto in un luogo e vuole ribere il vino bevuto allora. Noi cerchiamo di dare qualche informazione in più sul vino e sul luogo in cui viene prodotto, spiegando perché si trova nella nostra cantina”.
Ma quali sono i territori sulla cresta dell’onda, quelli che segneranno il futuro dei consumi nei prossimi 5-10 anni? Secondo il wine director di Babbo, in pole position c’è il Chianti Classico, perché “c’è una grande attenzione al tema della vigna, ed inoltre il 40% della denominazione è condotta in regime biologico, ed è una cosa a cui i consumatori sono particolarmente sensibili. Ma anche i vini dell’Etna in Sicilia sono in crescita di giorno in giorno, così come le Marche, con il Verdicchio, molto amato da chi beve vini bianchi, ma anche peculiarità come il Dertona, dai Colli Tortonesi. Ma la cosa più importante per il futuro del vino italiano è preservare quello che la terra regala, e credo che i produttori lo stiano facendo”.

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