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L’Italia del vino vista da un’americana, un austriaco e un giapponese, che parlano a chi compra il vino italiano all’estero, nel “Gran Tour” oggi a “Vino-A Taste of Italy” a Expo. I vertici di Veronafiere-Vinitaly: “oltre 1,5 milioni di visitatori”

Paesaggi, suoli, territori, regioni, ma soprattutto vini, visti attraverso gli occhi di un’americana, un austriaco e un giapponese. In pratica, il giudizio di chi parla a chi compra il vino italiano all’estero. Vino che per forza di cose è molto eterogeneo, “viste le geologie diverse, la variabilità climatica e le conseguenti differenti caratteristiche del terreno di un Paese che si spinge dalle Alpi al Mediterraneo. Dieci macro paesaggi viti-vinicoli che hanno dato decine e decine di vitigni”, ha spiegato il geopedologo Francesco Lizio Bruno, per introdurre “Le suggestioni del Gran Tour: viaggio nell’Italia del vino”, di scena oggi a “Vino - A Taste of Italy” a Expo, primo dei due appuntamenti in cui è la stampa straniera a parlare dell’Italia e delle sue bellezze, in un “tour virtuale” nel Belpaese enoico, ripercorso oggi da Patricia Guy, giornalista e scrittrice americana, Christian Eder, che scrive di Italia per la rivista Vinum da quindici anni, e dal giornalista giapponese Isao Miyajima, moderati dal giornalista del Corriere della Sera, Luciano Ferraro. “Stavolta non ce la suoniamo e non ce la cantiamo”, ha esordito l’enologo Riccardo Cotarella, presidente del Comitato Scientifico del Padiglione Vino con la regia di Veronafiere-Vinitaly, spiegando il senso dell’incontro.
I tre giornalisti stranieri hanno ricondotto il pensiero sulle orme del Gran Tour, che ha portato in passato tanti giovani dell’aristocrazia e successivamente anche della ricca borghesia di tutta Europa a conoscere le bellezze naturali e artistiche del nostro Paese. “Il termine Gran Tour è stato coniato da un prete cattolico inglese nel Seicento - ha ricordato, Patricia Guy - all’epoca il Gran tour era attraverso la Francia e l’Italia, dove si respirava natura, cultura, storia, filosofia e buone maniere che erano all’avanguardia. Gli italiani mangiavano già con la forchetta, gli inglesi ancora con le mani”. Ma più che del passato, Patricia Guy si emoziona a parlare del presente e della zona che le è rimasta nel cuore, i Colli Euganei. “Ricordo perfettamente la prima volta che li vidi, rimasi ipnotizzata dal paesaggio. Il paragone che mi piace di più è quello che le descrive come isole emerse in un vasto mare”. Un luogo che soddisfa il bisogno di abbandonare piazze più affollate per costruire ricordi più autentici e personali, per scoprire qualcosa di unico e speciale. Patricia ha citato i vini bianchi e gli spumanti eccellenti del Trentino e suggerisce anche una visita in Emilia Romagna, per assaggiare un Lambrusco, quando ben fatto.
Ancora più a Est è cominciato il viaggio di Christian Eder. Per lui che è austriaco iniziare dall’Alto Adige è stato facile ed è infatti la prima Regione che ha scoperto negli anni Settanta. “Lì sono cominciati i miei primi passi nel vino italiano - racconta - allora erano vini semplici, venduti ai grossisti e si produceva soprattutto Vernatsch (Schiava), che era il vitigno prevalente. Poi la Schiava è entrata in crisi, non incontrava più il mercato. I produttori hanno cominciato a sostituire le varietà, puntando verso il cabernet, il merlot e vitigni autoctoni come il Lagrein e soprattutto dei bianchi. Una rivoluzione, che ha fatto scoprire produttori come Lageder e Haas”. Oggi l’Alto sdige è all’avanguardia. “Ha come punto di forza l’essere tra l’Italia e il resto d’Europa. I vini altoatesini vanno benissimo all’estero, ma hanno sono più molti venduti in Austria”, ha concluso Eder.
I ricordi di Isao Miyajima, giovane giapponese arrivato in Italia trent’anni fa a 23 anni, cominciano da Roma. Erano gli anni Ottanta a Roma, gli inizi del rinascimento enologico italiano. “Il primo impatto con il vino italiano fu in trattoria. “Che vino vuole, bianco o rosso?” Avevano solo vino dei Castelli. Allora mi piaceva”. Da allora il vino diventa la sua passione, che lo porta prima in Toscana. “Il Chianti classico era ancora molto semplice, abbinato a una cucina rustica”. Ma i Super Tuscan sarebbero arrivati presto. “Antinori con Solaia che ci conquistò tutti. Poi il Sassicaia”. Miyajima assiste e testimonia il cambiamento radicale del vino italiano. Il suo viaggio lo porta in Piemonte. E qui, più che la diversità del vino, lo colpisce la diversità del carattere dei piemontesi. “Un territorio che non comunica subito la sua bellezza come invece fa la Toscana. E così erano i produttori che non comunicavano il loro vino, dovevamo capire noi da soli. Dovevi bussare alla loro porta e chiedere. Questi produttori facevano grandi vini, ma stavano zitti. Al ristorante non si faceva una grande “magnata”. Poi sono arrivati i Barolo boys, che hanno cambiato modo di vivere e di godere”. Miyajima cita la rinascita della Barbera, i progetti ambiziosi del Dolcetto, l’Arneis e il Timorasso. Poi parla della Sicilia, Regione a cui si sente particolarmente legato. “Il primo vino che mi ha emozionato è stato il Nozze d’oro. Poi la rivoluzione è arrivata anche lì, negli anni Novanta e ci ha regalato produttori come Planeta”. Il giornalista giapponese che si esprime benissimo in italiano ha parole anche per le altre scoperte, come l’Irpinia, la Costiera Amalfitana, l’Abruzzo, le Marche del Verdicchio e la Franciacorta. E oggi continua il viaggio nel vino italiano portando i produttori in Giappone.
Fausta Chiesa

Focus - “Vino - A Taste of Italy”, comunicano i vertici di Veronafiere-Vinitaly “supera 1,5 milioni di visitatori”
“Da 50 anni con Vinitaly promuoviamo la cultura e il commercio delle nostre produzioni vinicole nel mondo - sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere-Vinitaly, chiamato dal Governo italiano a realizzare il Padiglione Vino - lo facciamo con equilibrio e dando voce a tutti i produttori, piccoli e grandi, prova ne sia che nel Padiglione del vino, il primo nella storia dell’Esposizione Universale mai dedicato al mondo del vino, ad oggi abbiamo proposto 3.600 etichette di 2.000 aziende. Al di là del significativo dato sulle presenze, che a settembre hanno superato quota 1,5 milioni, è l’aver saputo accogliere, informare ed incuriosire molti visitatori stranieri ed italiani, che a volte poco conoscevano il vino, i luoghi della produzione e la storia dei territori, contribuendo in modo efficace al racconto dell’Italia enogastronomica e dei suoi straordinari paesaggi”.
In cinque mesi degli oltre 1,5 milioni di visitatori, circa il 30% ha scelto anche di degustare alcune tra le 3.600 etichette delle 2.000 aziende presenti complessivamente nella Biblioteca del Vino - Enoteca del Futuro, ed il Padiglione ha visto anche la presenza di numerose delegazioni istituzionali, commerciali e di visitatori stranieri (più del 20%, in crescita sul numero del totale delle presenze).
“È un bilancio che va oltre i numeri e parla di un enorme interesse culturale riguardo le nostre produzioni enologiche e dei territori di origine da parte del visitatore italiano e straniero. Un grande risultato di squadra, che premia la propositività di quanti hanno creduto nel progetto dell’Expo e del Padiglione del vino”, ha detto Ettore Riello, presidente di Veronafiere.“Missione compiuta - aggiunge Mantovani - abbiamo rispettato tutti gli obiettivi che ci eravamo dati, anche nell’ambito del Comitato Scientifico, e riteniamo di raggiungere a fine ottobre i 2 milioni di visitatori”.

Focus - Il Ministro Martina: il Padiglione Vino in Expo dimostra leadership italiana nel settore
“Siamo la patria del Vino, con una ricchezza di biodiversità unica fatta di oltre 500 vitigni. Per questo abbiamo voluto valorizzare questa esperienza di punta del sistema agroalimentare italiano con un Padiglione che è stato tra i più visitati di Expo. Raccontiamo l'esperienza vitivinicola del paese a partire dai cinque sensi e dalla forza straordinaria dei nostri territori e del nostro saper fare. Una storia che racconta della forza delle imprese italiane di uscire dalle situazioni di crisi e rilanciare, conquistando i mercati mondiali. Fedeli alle tradizioni ma determinate sempre a investire sull'innovazione. Sono convinto che l’Esposizione Universale possa costituire un ulteriore volano per crescere ancora rispetto ai 14 miliardi di valore che già oggi il sistema vitivinicolo italiano raggiunge. Il Governo è pronto a supportare ancora le imprese, proseguendo il lavoro di semplificazione fatto in questi mesi in particolare per il settore.
Allo stesso tempo siamo impegnati nella lotta alla contraffazione, anche sul fronte internazionale. Siamo intervenuti come mai prima in Europa fermando ad esempio il Prosecco alla spina o i wine kit che circolavano sul mercato. Anche sul web, grazie agli accordi con eBay e Alibaba, stiamo proteggendo le nostre imprese da concorrenza sleale e usurpazione dei marchi geografici, un punto di valore assoluto del nostro sistema vino. Sul fronte dell'export dobbiamo far crescere il lavoro di squadra, puntando a una comunicazione di sistema e all'aumento del valore delle nostre esportazioni. Dobbiamo sfruttare al meglio i fondi europei per la promozione, evitando qualsiasi spreco e consentendo alle imprese di investire per aumentare le quote di mercato estero”. Così il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali, Maurizio Martina, commenta, ad Expo, il bilancio provvisorio delle visite al Padiglione Vino - A taste of Italy.

Focus - Tra geologia e paesaggio 10 terroir vitivinicoli che caratterizzano d’Italia, raccontati dal pedologo Francesco Lizio Bruno
L’Italia del vino è un territorio particolarmente ricco e variegato che, partendo dalle Alpi, arriva fino al Mar Mediterraneo. Tanti ambienti geologicamente e paesaggisticamente diversi, associati a tanti vitigni, tante tecniche, tante espressioni, tanti profumi e gusti a non finire. Un’importante realtà riguarda in primis la geologia del territorio italiano, complessa e legata alla lunghissima evoluzione geologica che ha portato alla formazione dello stivale italiano, un territorio giovane, nato sostanzialmente con l’orogenesi alpina, ed ha assunto il suo aspetto attuale in seguito alle trasformazioni causate dall’ultima glaciazione e dall’attività vulcanica. È da qui che inizia il percorso sui suoli e sulla geologia dell’Italia, molto complessa, che ha portato ad una grande eterogeneità nei suoli associati alla viticoltura del Belpaese. Per capire bene le differenze che caratterizzano il nostro territorio, il geologo e pedologo Francesco Lizio Bruno, nell’incontro “Le suggestioni del Gran Tour: viaggio nell’Italia del vino”, di scena all’Expo di Milano, ha individuato 10 macro paesaggi vitivinicoli.
Si inizia da Val d’Aosta e Piemonte, caratterizzate da morfologie collinari, fluviali e fluvio-glaciali, con rocce prevalentemente sedimentarie (sabbie, limi, argille) più o meno calcarei. Poi ci sono le Prealpi lombarde, caratterizzate da rocce magmatiche, sedimentarie, con morfologie di origine fluviale e glaciale. Quindi Trentino e Dolomiti, caratterizzate da morfologie fluviali e glaciali con paesaggi talvolta aspri, montani con rocce sedimentarie, dolomie e sedimenti fluvio-glaciali delle valli dell’Adige e del lago di Garda. Veneto e Friuli sono invece caratterizzati da ambienti collinari e pianeggianti sedimentari, la Collina del Collio friulano, il Carso e gli apparati vulcanici dei Colli Euganei. La Liguria tra Alpi e Appennini è caratterizzata da rocce magmatiche e metamorfiche, rocce sedimentarie, calcari, sabbie, conglomerati e ardesie. Le rocce sedimentarie caratterizzano l’Appennino romagnolo e umbro marchigiano, così come le morfologie delle colline e delle valli, intercalate dalle pianure, le rocce sedimentarie e spesso con intercalazioni gessose. La Toscana ed il Lazio: la variabilità geologica e morfologica della Toscana, con affioramenti rocciosi sedimentari antichi e recenti, le rocce calcaree, le arenarie, le sabbie e le argille, i minerali dell’Isola d’Elba; il Lazio, con il suo vulcano antico ed i suoi fenomeni secondari che hanno trasmesso ai suoli una forte mineralità e le tipiche colorazioni bruno rossastre. In Puglia e Basilicata si distinguono i suoli rossi calcarei del tavoliere delle Puglie, il paesaggio delle Murge, le colline argillose della Basilicata ed i suoli vulcanici del Vulture. La Calabria è invece un frammento di Alpi, con rocce metamorfiche e magmatiche, ma anche i sedimenti delle colline e gli ambienti pianeggianti della costa ionica e del cirotano. In Sicilia l’ambiente più tipico è l’Etna, con suoli scuri, minerali, ma anche le argille e le sabbie che caratterizzano l’entroterra e la cosa occidentale. La Sardegna, infine, è un’isola caratterizzata da rocce magmatiche, metamorfiche e sedimentarie, con suoli molto ricchi in minerali e microelementi.

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