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SCENARI

La sostenibilità ormai è nel dna delle aziende agricole italiane. Con il vino al top

Il rapporto “AGRIcoltura100” by Confagricoltura e Reale Mutua. La Cantina Produttori di Valdobbiadene al top della classifica 2022
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Il conferimento delle uve alla Cantina Produttori di Valdobbiadene

La sostenibilità sta diventando sempre più un modello di gestione delle imprese e, in particolare, è divenuta un tratto distintivo delle imprese agricole, tanto che quasi la metà delle aziende del settore nel 2021 presenta un livello alto o medio alto di sostenibilità, con un aumento dell’1% sull’anno precedente per le aziende di livello alto, e di quasi quattro punti percentuali nel livello medio, anche grazie alla significativa diminuzione delle imprese di livello base, quelle cioè con impegno iniziale o limitato nella sostenibilità, calate in un anno al 17% al 12,7%. Gli ambiti in cui sono più diffuse le iniziative aziendali sono il miglioramento nell’utilizzo delle risorse naturali, e quindi acqua, suolo, energia (98,8%), la tutela della qualità e della salute alimentare (91,5%), la gestione dei rischi (76,5%), la tutela della sicurezza del lavoro (66,8%) e la valorizzazione del capitale umano (64,4%). Emerge dal Rapporto AGRIcoltura100 n. 2, indagine promossa da Confagricoltura e Reale Mutua, che ha riguardato 2.162 imprese agricole di tutta Italia e di tutti i comparti, presentata al Museo dell’Ara Pacis, a Roma, oggi, alla presenza, tra gli altri, del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli.
Nel rapporto si sottolinea anche la stretta relazione tra innovazione e sostenibilità: quasi il 90% delle imprese hanno sostenuto investimenti negli ultimi due anni e l’82% delle imprese più sostenibili investe in almeno tre ambiti di sviluppo, privilegiando la meccanizzazione e il rinnovamento delle tecniche di coltivazione e di allevamento.
“C’é consapevolezza che, attraverso l’innovazione, il percorso di sostenibilità diventa meno complicato - ha osservato il Ministro delle Politiche Agricole Patuanelli - e questa consapevolezza la vedo nelle aziende di tutta Italia. Naturalmente ritengo sia difficile che il titolare di una micro-azienda possa dotarsi di droni, sensori e software per il controllo da remoto, o trattori a guida automatica. Per questo va applicato il modello del servizio condiviso”. “Credo - ha aggiunto il ministro - che il percorso verso l’innovazione e l’utilizzo di tecnologie di frontiera sia la strada che l’agricoltura italiana deve imboccare, ho provato a stimolare questo percorso portando il pacchetto 4.0 all’agricoltura e credo stia dando ottimi risultati. Per quanto riguarda il tema della sostenibilità, è il tema che ci accompagna in tutti gli interventi, in tutti momenti in cui guardiamo agli effetti che hanno sui settori produttivi le politiche economiche che mettiamo in campo. Stiamo ragionando tutti in termini di sostenibilità. Ora le difficoltà che troviamo è capire come le politiche di incentivo incidono sulle capacità produttive del Paese rispetto a un mercato che presenta ancora distorsioni legate alla pandemia. Ci confrontiamo con strumenti che mettiamo in campo oggi e che avranno effetti nel tempo ma condizionati da un mercato che ha prezzi fuori controllo, vedi il caro-energia, e dinamiche di trasporto che soffrono le difficoltà legate alla pandemia”.
Investimenti e innovazione spingono la competitività aziendale e il rapporto sottolinea appunto come la relazione tra competitività e sostenibilità sia molto forte. Tra le imprese più sostenibili oltre la metà (52,7%) sono anche nel gruppo delle più competitive e solo una netta minoranza (4,8%) si attesta sul livello base di competitività. Guardando l’indice di qualità dello sviluppo (sintesi del profilo di sostenibilità economica e di business delle imprese agricole) elaborato da Agricoltura 100, il 42,9% delle imprese possono definirsi a livello alto o medio alto di qualità dello sviluppo, in crescita sul 38,8% rilevato un anno fa. Una quota consistente, il 42,4%, si colloca a livello medio e quelle a livello base sono il 14,8%, con una buona diminuzione rispetto al 18,3% della precedente indagine.
“L’indagine AGRIcoltura100 n. 2 - ha detto il presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - dimostra con ancora più evidenza che la sostenibilità e l’innovazione sono fortemente connesse. Inoltre, le misure volute da Confagricoltura per il rinnovamento tecnologico del settore primario con Agricoltura 4.0, stanno accompagnando con successo le imprese agricole verso una maggiore competitività anche sul fronte della sostenibilità ambientale. Confagricoltura e Reale Mutua sono impegnate da tempo in un’azione comune e concreta per lo sviluppo di modelli produttivi al passo con i tempi e attenti alla persona. E su questa strada vogliamo continuare”.
“È fondamentale ribadire che sostenibilità è redditività, non è certamente un costo ma un plus - ha sottolineato Vittorio Amedeo Viora, vicepresidente dell’Accademia di Agricoltura di Toro e amministratore di Reale Mutua - la sensibilità delle imprese agricole verso la sostenibilità è altissima e l’agricoltura ha fatto grandi passi avanti verso questo obiettivo”. Viora ha sottolineato, ai microfoni di Winenews, anche “la maturità mostrata dalle aziende italiane dal punto di vista della sostenibilità. I produttori hanno continuato a dare alimenti sostenibili in quantità e, soprattutto, i produttori si dimostrano capaci di di andare incontro alle esigenze che oggi connotano il consumatore”.
“Reale Mutua è da sempre vicina all’agricoltura, settore trainante dell’economia del nostro Paese - ha dichiarato Luca Filippone, dg Reale Mutua - lo sviluppo sostenibile, l’innovazione e la centralità delle persone, sono il fulcro del modo di fare impresa di Reale Mutua e Confagricoltura. Attraverso Agri100 e le altre iniziative oggetto della partnership intendiamo generare impatti positivi, misurabili e addizionali coniugando innovazione e human touch”.
Sul traguardo della competitività sono naturalmente lanciate maggiormente le aziende più grandi che, come rileva il rapporto, hanno più rapidamente maturato strategie competitive fondate sulla sostenibilità, raggiungendo l’82,7% oltre i 20 addetti. Ma anche le piccole imprese (da 5 a 9 addetti) raggiungono un livello superiore alla media, con il 63,4% che si classifica in un livello alto e medio alto.
In sostanza, ha evidenziato Enea Dallaglio di Innovation Team del Gruppo Cerved che ha realizzato l’indagine, nel 2021, anche per effetto della reazione all’emergenza provocata dalla pandemia, si è assistito a un rafforzamento della consapevolezza degli imprenditori agricoli della centralità per il loro business degli obiettivi e dell’impegno per la sostenibilità. Questo segnala - ha sottolineato Dallaglio - un’importante evoluzione culturale delle imprese agricole italiane. Per la grande maggioranza delle aziende intervistate, l’esperienza della pandemia ha cambiato e cambierà notevolmente l’agricoltura, mettendo in primo piano sei valori guida della sostenibilità. In primo luogo la qualità del prodotto a tutela della salute alimentare, considerata fondamentale o molto importante dall’ 86,4% degli agricoltori. Il rapporto rileva che sul totale delle imprese agricole il 17% circa dichiara di produrre secondo standard Dop o Igp. Un terzo delle imprese vitivinicole producono etichette Doc, mentre il 16% arriva al livello Docg. L’agricoltura biologica è praticata da un terzo delle imprese agricole. Immediatamente dopo l’attenzione alla qualità del prodotto, viene l’impegno dell’azienda per la protezione dell’ambiente (79,2%). Quote di consapevolezza molto alte si registrano anche su altri valori: consolidare le relazioni di filiera e fare rete (71,9%), investire ulteriormente nella innovazione di prodotto, di processo e di filiera (70,4%), contribuire alla promozione del territorio e alla valorizzazione della comunità locale (67,1%), rafforzare il ruolo sociale dell’impresa verso i lavoratori e la comunità. Per quanto riguarda la qualità dell’occupazione, le imprese più sostenibili sono leader anche in questo e mostrano maggiore capacità nell’offrire opportunità al lavoro femminile e giovanile. La quota di aziende con almeno metà di donne nella popolazione aziendale è del 24,1% nella fascia di alto livello di sostenibilità e scende al 9,6% al livello base. Sempre nelle imprese di alto livello di sostenibilità, la quota dell’occupazione giovanile è del 44%, scendendo al 18% in quella di livello base.
Il presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha osservato, ai microfoni di Winenews, come “il grande tema della sostenibilità sempre più fa parte delle attività comuni dell’agricoltura. Il nostro contributo alla transizione ecologia è fondamentale. I grandi processi di investimento legati alla sostenibilità oggi impegnano le aziende a utilizzare sempre meglio tutto quello che serve per fare un prodotto, a un miglior utilizzo delle acque, a una migliore attenzione a come si muove la terra. Credo che in questo percorso l’agricoltura stia dando molto, pochi lo sanno, ma ancor più dovremo dare”.
La presentazione del Rapporto AGRIcoltura100 n. 2 si è conclusa con la premiazione delle aziende agricole più virtuose in fatto di sostenibilità: al primo posto, si è classificata la Cantina Produttori Valdobbiadene, una delle realtà più grandi del Prosecco, al secondo la Iori, in Abruzzo, dedita alla coltivazione di ortive, e, al terzo posto, la società agricola Fratelli Robiola Paolo e Lorenzo, dal Piemonte, specializzata nella produzione di latte bio. Ma il vino è grande protagonista anche tra le menzioni speciali, con la Arnaldo Caprai, cantina pioniera ed icona del Sagrantino di Montefalco, per l’attenzione all’impatto ambientale, la cantina Barberani, storia dell’Orvieto, per qualità e salute alimentare, ed ancora, sempre dalle terre del Prosecco, l’azienda Eredi Scala Ernesto & Co., per la gestione del rischio e protezione dei lavoratori, e la realtà franciacortina Ronco Calino, per la qualità del lavoro e occupazione dei giovani. Altre due menzioni all’Agricola Lenti Società Cooperativa, dalla Calabria, per i rapporti con le reti, la filiera e le comunità locali, e all’Azienda Agricola Fagiolo di Laura e Antonella Fagiolo, dal Lazio per l’agricoltura al femminile. Come ha spiegato Antonella Fagiolo ricevendo l’attestato, “nella nostra squadra c’è solo un uomo e non chiedetemi perchè!”.

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