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PANORAMICA

La vendemmia è alle porte, Peronospora e siccità alle spalle: nel vigneto Italia filtra ottimismo

Messe in conto perdite che, in certe Regioni, sfiorano il 50% delle rese, sul fronte della qualità si prospetta una 2023 migliore delle attese
ABRUZZO, BAROLO, BILANCIO, BRUNELLO DI MONTALCINO, CHIANTI, CHIANTI CLASSICO, PIEMONTE, PROSECCO, RACCOLTA, SICILIA, TOSCANA, VALPOLICELLA, VENDEMMIA, VENETO, Italia
Vendemmia in Franciacorta

Dopo la Peronospora e la grandine, è stata la siccità l’ultima delle innumerevoli piaghe abbattutesi sul vigneto Italia, eppure il bilancio di un agosto che ha raggiunto temperature da record non è poi così drammatico. Le piogge cadute negli ultimi giorni del mese hanno infatti riportato l’equilibrio tra i filari, con la raccolta già iniziata in molte Regioni, e dove i territori di produzione degli spumanti sono ormai alle battute finali. Il quadro, oggi, non si discosta troppo dalle previsioni di fine luglio (qui l’articolo di WineNews), almeno in termini di rese previste, con un cauto ottimismo in più di un territorio.

Le tempistiche sono comunque piuttosto diluite, per una vendemmia in ritardo generalmente di un paio di settimane sul 2022, e destinata a durare qualche giorno in più del solito. La qualità sembra garantita dappertutto, ma a livello quantitativo gli attacchi di Peronospora hanno lasciato strascichi importanti, specie in Abruzzo, Sicilia (dove la siccità ha aggravato la situazione complessiva) e Toscana. Proprio da qui, dalla Regione di riferimento del Sangiovese, e culla di alcune delle produzioni più importanti del Belpaese, inizia la ricognizione di WineNews a pochi giorni dalla vendemmia. Ripartendo proprio dalla Peronospora e dai danni che ha causato tra i filari, perché la Confagricoltura Toscana ha stimato una perdita del raccolto compresa tra il 10% ed il 20%, e l’Assessore all’Agricoltura della Regione, Stefania Saccardi, ha sottolineato l’insufficienza dei fondi stanziati sin qui dal Governo: 1 milione di euro.

Il quadro toscano è più complesso e articolato di quanto si possa immaginare, e nella sua denominazione più grande, il Chianti, “la vendemmia 2023 registra in media un calo di produzione del 20%, con valori diversi da territorio a territorio”, dice Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti. “Abbiamo iniziato a vendemmiare i bianchi e, dalla prossima settimana, vendemmieremo le uve rosse. In questo momento registriamo aziende che hanno avuto un buon raccolto, grazie ai pronti trattamenti fatti contro la Peronospora, fungo che attacca il grappolo e lo fa seccare, e altre che risentono invece di un calo di quantità. Ci sono aziende che registrano anche un danno produttivo che sfiora il 40%. Ma attenzione, da un punto qualitativo non ci sono problemi, la qualità rimane quella tradizionale del Chianti”, conclude Giovanni Busi.

Nel Chianti Classico, secondo il presidente del Consorzio, Giovanni Manetti, la situazione si è fatta via via più ingarbugliata, e “mai come quest’anno è difficile, se non impossibile, fare stime precise sulla raccolta. Restiamo fermi su una previsione che vede un calo quantitativo tra il 10% ed il 20% sul 2022, ma solo quando la vendemmia sarà iniziata riusciremo ad avere un quadro preciso. Nel Chianti Classico, in queste ultime settimane, sono mancate le piogge, ma le uve avranno il tempo di reidratarsi da qui all’inizio della raccolta. La situazione sul territorio è molto disomogenea, ci sono zone, aziende e singoli vigneti che hanno sofferto di più ed altri di meno. Ha avuto un certo impatto la diversa gestione della vegetazione: i vigneti con i tralci ancora abbassati, a coprire i grappoli, ad esempio, hanno sofferto maggiormente”, sottolinea Manetti.

Bocche cucite, in attesa dei risultati delle ultime verifiche e delle ultime rilevazioni tra i filari, dal Consorzio del Brunello di Montalcino, dove a fine luglio, forse con un eccesso di ottimismo, il Presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci, aveva parlato a WineNews di cali produttivi intorno al 5%.

Calcoli e previsioni difficili anche in Maremma, come piega Francesco Mazzei alla guida del Consorzio Maremma Toscana. “Non è semplice, ed è sicuramente prematuro, fare una stima della produzione, mai come in questa vendemmia la cautela è d’obbligo considerata la difformità di situazioni esistenti in un territorio vasto come la Maremma dove l’incidenza delle precipitazioni primaverili e delle fitopatie non ha avuto ovunque gli stessi effetti. Nella generalità dei casi posso confermare che i viticoltori sono riusciti a gestire con accortezza lo stato fitosanitario del vigneto intervenendo al momento opportuno, si può ipotizzare un calo attorno al 10-15% ma la qualità delle uve sembra molto buona”. Dal punto di vista qualitativo, infatti, considerato lo scarto termico verificatosi tra fine luglio e i primi giorni di agosto e il quadro termico sostanzialmente mutato in questi giorni - con un forte abbassamento delle temperature (anche delle minime) che si prevede si protrarrà fino alla prima decade di settembre - non si può che essere ottimisti. Lo scarto termico e le buone condizioni meteo dei prossimi giorni favoriranno un grado ottimale di maturazione delle uve, di cui beneficeranno sia le bianche, in particolare Vermentino e Ansonica, che le uve rosse, per le quali i tempi di raccolta si protrarranno fino a tutto il mese settembre, e in alcune zone si arriverà fino ad ottobre.

Predica cautela, comprensibilmente, Albiera Antinori, alla guida del Consorzio Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, che rimanda “alla fine della raccolta il dato definitivo”, sottolineando, però, come a Bolgheri la situazione sia “decisamente buona, ed il calo produttivo, alla fine, potrebbe essere inferiore alle stime di qualche settimana fa. È impossibile avere un quadro esaustivo, anche all’interno delle singole denominazioni, ma la sensazione è che a Bolgheri la situazione sia migliore che in altri territori, ma anche migliore di quanto immaginavamo un mese fa. Con le piogge di fine agosto abbiamo riserve idriche a sufficienza, e ne hanno beneficiato anche le uve, che sono molto belle, ma ci vuole comunque cautela e pazienza, la raccolta è appena agli inizi, con i bianchi e qualche Merlot destinato alla produzione dei rosati. Le sensazioni sono positive, incrociamo le dita per quella che potrebbe rivelarsi davvero una buona vendemmia, più lenta rispetto al solito”.

Dalla Toscana risaliamo quindi la penisola, per andare in un altro territorio di riferimento per la viticoltura italiana, quello delle Langhe, dove “si preannuncia una vendemmia fantastica, come quantità e come qualità”, esordisce Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di Barolo e Barbaresco. “Nonostante il caldo di gran parte di agosto, i 70 millimetri di pioggia caduti a fine mese hanno riportato il vigneto in equilibrio. Non c’è fretta, perché le uve non sono ancora pronte, ma sono sane e belle, e siamo tranquilli anche sul fronte della quantità, almeno nella zona del Barolo. Nel Roero, invece, la grandine ha fatto qualche danno e la siccità ha colpito maggiormente, mentre nel Barbaresco, dove non grandinato la situazione è ottima. Desta qualche preoccupazione il Monferrato, dove i terreni sabbiosi non hanno aiutato. Le uve che abbiamo già raccolto e vinificato mostrano i presupposti di una vendemmia meno estrema di quanto immaginassimo, e le prime impressioni, per quanto sia ancora presto per fare previsioni, è che ci troviamo di fronte ad una vendemmia produttiva, che non ha subito i danni della Peronospora, in linea con il 2021”, conclude Ascheri. 

C’è poi chi è ormai alle battute finali, come i produttori della Franciacorta, che possono ormai non solo tirare un sospiro di sollievo, ma anche guardare alle proprie cantine con una certa soddisfazione. “La settimana di Ferragosto ha portato a temperature molto alte, ma fortunatamente nei giorni seguenti la situazione si è normalizzata”, dice Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta. “Non abbiamo avuto problemi di siccità, e rispetto ad altre zone non abbiamo avuto a che fare con grandinate o altre problematiche. La Franciacorta può essere contenta, siamo agli sgoccioli di una buonissima vendemmia, segnata dall’equilibrio, e da uve sane e dalla buona acidità, ottima anche dal punto di vista quantitativo, specie dopo qualche annata strana. Credo che i produttori della Franciacorta firmerebbero per avere sempre annate come questa 2023”, chiosa Brescianini.

Diversa la situazione nel più grande areale della spumantistica italiana, quello del Prosecco, dove “la raccolta della Glera sta entrando nel vivo”, dice Luca Giavi, direttore del Consorzio del Prosecco. “Le piogge di fine agosto ci hanno dato una mano da un certo punto di vista, penso alla regressione della Flavescenza Dorata, e in precedenza la Peronospora non aveva causato danni significativi. La grandine di fine luglio, invece, ha lasciato strascichi, ma a livello di singole aziende e solo in un numero limitato di comuni tra Veneto e Friuli Venezia Giulia: si parla di 180 ettari vitati con perdite intorno al 16%. Come denominazione, possiamo contare sul taglio migliorativo e su una superficie di Glera, nelle 9 province, cui possiamo attingere in caso di necessità (si tratta di 3.500 ettari, per una superficie massima superiore ai 2,5 ettari ad azienda, ndr), garantendo così un livello produttivo in linea con le ultime annate. Ovviamente, finché le uve non sono in cantina è difficile fare una stima, ma sono certo che alla fine la 2023 si rivelerà una buona annata”. 

Restando in Veneto, in Valpolicella la previsione del presidente del Consorzio, Christian Marchesini, è di “un calo del 5% sul 2022 dovuto al combinato disposto di Peronospora e andamento climatico, con pochi problemi di grandine e qualche preoccupazione dovuta all’incidenza del Mal dell’Esca, la problematica fitopatologica che ci sta creando maggiori difficoltà. Eravamo preoccupati fino a qualche giorni fa, ma adesso che il clima è cambiato siamo tornati ad essere positivi, le prospettive di maturazione sono buone, in ritardo di qualche giorno sulla media degli ultimi dieci anni e di un paio di settimane rispetto al 2022. Dobbiamo poi tenere presente che per la produzione di Amarone facciamo una selezione rigidissima, e la siccità di agosto, in questo senso, è stata una manna dal cielo, perché ha asciugato le uve che dopo le piogge di maggio, giugno e luglio erano persino troppo gonfie”.

Discendendo la costa adriatica, si arriva quindi in Abruzzo, segnato da una stagione vendemmiale di luci e ombre, come emerge dal bilancio del Consorzio dei Vini d’Abruzzo, che sta affrontando le conseguenze degli sbalzi del clima di quest’anno. Nella Regione è iniziata da pochi giorni la raccolta delle prime varietà d’uva, che sarà ricordata per la pesante incidenza della Peronospora, che ha colpito principalmente l’infiorescenza, e della siccità, con una perdita media stimata intorno al 45-50%. “Le aziende hanno lavorato per tutta la stagione con costanza e precisione nella prevenzione della peronospora, ma nonostante ciò, da una prima stima sulle uve precoci che si stanno raccogliendo in queste settimane, stiamo osservando un danno superiore al 45% della produzione”, spiega il presidente del Comitato Tecnico del Consorzio Vini d’Abruzzo, Nicola Dragani, che però rassicura sul livello qualitativo del raccolto. “In alcune aree le condizioni pedoclimatiche e le altitudini hanno portato a una minore incidenza del patogeno e, combinate con un lavoro efficace in vigneto, hanno permesso di contenere le perdite in pianta”.

Infine, la Regione che prima di tutte ha affrontato la vendemmia 2023, e che più di ogni altra ha dovuto fare i conti con la complessità di un andamento stagionale estremo, che alla fine sta regalando una vendemmia sì scarsa, ma comunque qualità. Qui, la primavera molto fredda ha ritardato di una decina di giorni l’inizio della raccolta, ed il presidente del Consorzio della Doc Sicilia, Antonio Rallo, conferma le previsioni di qualche settimana fa, di “un calo delle rese compreso tra il 40% ed il 50% rispetto al 2022. Oltre alla Peronospora, l’altro problema è stato per noi il grande caldo del mese di luglio, che ci ha restituito acini molto più piccoli e leggeri del solito. Sono comunque turgidi e perfetti, e quindi con concentrazioni aromatiche eccezionali, ma anche colori stupendi e tannini fantastici sulle uve a bacca rossa. Dal punto di vista qualitativo siamo molto soddisfatti, per quanto le quantità siano complessivamente scarse”.

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