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COMMERCIO MONDIALE

L’accordo di libero scambio Ue-Australia piace al vino. E stop all’export di “Prosecco” australiano

Verso l’Australia 300 milioni di euro di esportazioni di vino Ue all’anno, 70 dall’Italia. Ceev: “un’opportunità concreta per le imprese europee”
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Con l’accordo Ue-Australia, stop all’export di “Prosecco” australiano

Le esportazioni di vini europei verso l’Australia, nel 2024/2025, hanno superato i 300 milioni di euro, di cui 79,9 milioni di euro, nel 2025, di vini italiani, secondo i dati Istat. Un mercato lontano, spesso fuori dai radar, quello australiano, ma che come tutti gli altri, soprattutto in una fase storica e geopolitica come questa, non può essere trascurato. Ed è anche per questo che il Ceev - Comitato Europeo delle Imprese Vinicole plaude alla conclusione dei negoziati sull’accordo di libero scambio tra Ue ed Australia che, in generale, secondo la Commissione Ue, porterà ad una riduzione del 99% dei dazi sulle esportazioni Ue verso l’Australia, e migliorerà l’accesso a materie prime critiche, semplificando le pratiche su un canale commerciale, quello tra Ue e Australia, che muove 89,2 miliardi di euro in beni e servizi ogni anno, sostenendo 460.000 posti di lavoro in tutta Europa, e che porterà ad un risparmio di 1 miliardo di euro all’anno per gli esportatori europei verso l’Australia, ad un aumento delle esportazioni del 33% all’anno nel prossimo decennio, e a 4 miliardi di Pil europeo in più entro il 2030.
In particolare, secondo la Commissione, “gli agricoltori dell’Ue avranno nuove opportunità di esportazione man mano che l’Australia eliminerà i dazi su prodotti chiave come formaggio, vino, cioccolato o biscotti e pani”. Per il vino Ue, andando ancora più in dettaglio, si stimano 16 milioni di euro di risparmio sui dazi, ma soprattutto si parla di “un accordo bilaterale sul vino modernizzato che proteggerà ulteriormente più di 1.600 Ig vinicole dell’Ue, inclusi circa 50 nuovi aggiunti”. Compreso il termine Prosecco, che gli australiani utilizzano come nome varietale per produrre vini spumanti, e che gradualmente sarà eliminato per i vini destinati alle esportazioni, e regolato con norme più chiare per evitare confusione sul mercato interno.
“In un momento di incertezza geopolitica e di aumento dei costi di produzione e commercializzazione, questo accordo offre un’opportunità concreta per diversificare le esportazioni e rafforzare la competitività globale delle imprese vinicole dell’Ue - ha dichiarato Marzia Varvaglione, presidente Ceev - sebbene sia ancora necessario esaminare nel dettaglio il testo finale, il risultato è già positivo per il settore vinicolo europeo”.
D’altronde, ricorda il Ceev, l’Australia è attualmente l’undicesimo mercato di esportazione per i vini dell’Ue, con esportazioni che nell’ultima campagna hanno superato i 300 milioni di euro, di cui la metà di vini spumanti, a dimostrazione della forte domanda australiana di “bollicine” europee. L’accordo, in particolare, comporterà l’eliminazione immediata dei dazi all’importazione del 5% sui vini dell’Ue, la modernizzazione dell’accordo bilaterale sul vino - che include un riconoscimento semplificato delle pratiche enologiche internazionali - e una maggiore tutela delle indicazioni geografiche.
“La protezione delle Ig del vino è stata uno degli elementi più delicati del negoziato, con implicazioni che vanno oltre l’Australia - ha spiegato Ignacio Sánchez Recarte, Segretario Generale Ceev - la graduale eliminazione dell’uso del termine “Prosecco” per le esportazioni australiane, insieme a regole di etichettatura più chiare per evitare confusione nei consumatori quando i produttori australiani utilizzano internamente il termine Prosecco come nome varietale, rappresenta un risultato non negativo considerando la complessità delle discussioni”.
Un accordo che tutto sommato piace anche in Australia, sul fronte enoico, come spiega in una nota l’Australian Grape & Wine, l’organizzazione che rappresenta i produttori di uva e di vino del Paese. Che ha “accolto con favore alcuni elementi chiave dell’accordo di libero scambio tra Australia e Unione Europea, tra cui l’eliminazione dei dazi sulle esportazioni di vino australiano verso gli Stati membri dell’Ue, pur evidenziando implicazioni significative per i produttori che esportano Prosecco australiano. In base all’accordo, il vino australiano esportato nell’Unione Europea beneficerà di dazio zero all’entrata in vigore, generando un risparmio stimato di 14,5 milioni di dollari australiani all’anno”, spiega una nota, con l’ad di Australian Grape & Wine, Lee McLean, che sottolinea come “il risultato sui dazi rappresenta un esito commercialmente rilevante per il settore. La rimozione dei dazi sul vino australiano in ingresso nell’Ue è una buona notizia per i nostri esportatori e per la competitività a lungo termine del vino australiano in un importante mercato globale. L’Europa rimane la principale regione di esportazione dell’Australia in termini di volume. Solo nel 2025, 245 esportatori australiani di vino hanno spedito 76 milioni di litri di vino, per un valore di 143 milioni di dollari, verso i mercati dell’Ue”.
L’accordo, sottolineano ancora gli australiani, “conferma, inoltre, che i produttori australiani manterranno il diritto di utilizzare il termine “Prosecco” come varietà d’uva nel mercato australiano. Il Governo è riuscito a negoziare il mantenimento del nome Prosecco per l’uso nel mercato domestico australiano. Ciò garantisce certezza a un mercato interno del Prosecco del valore di circa 200 milioni di dollari all’anno. Tuttavia, in base all’accordo, i produttori australiani non potranno più esportare Prosecco australiano, dopo un periodo di eliminazione graduale di dieci anni. Continuiamo a sostenere che il Prosecco è una varietà d’uva e che i tentativi di limitarne l’uso non sono altro che misure protezionistiche volte a distorcere il commercio a vantaggio dei produttori dell’Ue. Si tratta chiaramente di un duro colpo per quei produttori australiani che attualmente esportano Prosecco australiano, i quali dovranno adottare una denominazione alternativa per i mercati esteri. È incoraggiante che, a quanto comprendiamo, l’accordo contribuisca a salvaguardare la capacità dei produttori australiani di utilizzare nomi di varietà d’uva consolidati, inclusi quelli che potrebbero essere soggetti in futuro a rivendicazioni di Indicazione geografica, evitando una ripetizione della prolungata incertezza vissuta dai produttori di Prosecco. Per i produttori interessati, la priorità ora è garantire una transizione fluida con un adeguato supporto. Collaboreremo con il Governo per capire quale assistenza possa essere necessaria a sostenere i produttori di Prosecco orientati all’export durante il processo di adattamento”.
Più in generale, ricorda la Commissione Ue, l’Unione Europea “ha un saldo commerciale positivo per i prodotti agroalimentari con l’Australia, del valore di 2,3 miliardi di euro nel 2024. L’accordo tiene conto degli interessi dei produttori agricoli dell’Ue. Per settori agricoli sensibili come carne di bovino, carne di ovino e capra, zucchero, alcuni prodotti lattiero-caseari e riso, l’accordo consentirà importazioni tariffarie nulle o inferiori dall’Australia solo in quantità limitate, tramite quote tariffarie accuratamente calibrate. Inoltre, l’accordo include un meccanismo bilaterale di salvaguardia che consente all’Ue di adottare misure per proteggere i prodotti europei sensibili e i loro produttori nell’improbabile caso di un aumento delle importazioni dall’Australia che causi danni al mercato europeo. Come ulteriore livello di protezione per gli agricoltori, il meccanismo bilaterale di salvaguardia sarà operativo in un regolamento Ue autonomo che permetterà all’attivazione di tutele rapide ed efficaci, nell’improbabile caso di un aumento imprevisto e dannoso delle importazioni o di una diminuzione indebita dei prezzi per i produttori dell’Ue”.
“L’Ue e l’Australia possono essere geograficamente distanti, ma non potremmo essere più vicini per quanto riguarda il modo in cui vediamo il mondo. Con queste nuove partnership dinamiche su sicurezza e difesa, oltre che sul commercio - ha commentato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen - ci stiamo avvicinando ancora di più. Questi accordi istituiscono strutture durature basate sulla fiducia per sostenere la pace e la sicurezza attraverso la forza, e per promuovere la prosperità attraverso un commercio basato su regole e lavorare insieme per sostenere le istituzioni globali. Siamo impegnati a costruire un futuro più pulito e digitale per i nostri cittadini, lavoratori e imprese. E stiamo inviando un forte segnale al resto del mondo che l’amicizia e la cooperazione sono ciò che conta di più nei momenti di turbolenza”.
“Attualmente l’Ue ha un surplus commerciale con l’Australia di oltre 2 miliardi di euro nei prodotti agroalimentari. Questo accordo - ha commentato il Commissario Ue all’Agricoltura, Christophe Hansen - garantirà ai nostri produttori pieno accesso esente da dazi al mercato australiano, permettendoci di aumentare le esportazioni verso una popolazione che apprezza prodotti europei di alta qualità. Accolgo, inoltre, con favore l’impegno dell’Australia nella protezione delle Indicazioni geografiche. In un contesto globale imprevedibile, abbiamo bisogno di partner affidabili. Gli accordi di libero scambio forniscono quadri stabili per il commercio. Nel 2025, il 61% delle esportazioni agroalimentari dell’Ue e il 57% delle importazioni sono stati con partner con cui abbiamo concluso un accordo commerciale. Vedo anche le preoccupazioni di alcuni settori agricoli e voglio sottolineare che la Commissione ha, come in ogni accordo commerciale, incluso misure di salvaguardia robuste per il settore agroalimentare, tra cui quote tariffarie limitate, condizioni specifiche per prodotti sensibili e un attento monitoraggio dei mercati per agire rapidamente in caso improbabile di disturbo del mercato”.
A breve, in ogni caso, saranno pubblicati i testi di bozza dei negoziati, prima che la Commissione Ue presenti la proposta definitiva al Consiglio per la firma e la conclusione dell’accordo. Che, se tutto andrà bene, entrerà in vigore dopo il via libera del Parlamento e del Consiglio Ue, e della ratifica da parte dell’Australia. Con la conclusione di un percorso di trattativa iniziato nel 2018, che ora, dunque, si fa concretamente vicina.

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