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MERCATI

Le importazioni di vino della Cina, nel 2020, perdono il 25% a valore. Italia a 101 milioni di euro

Il bilancio Oemv sui dati delle dogane cinesi: la pandemia accelera il crollo iniziato nel 2018. Sul podio ancora Australia, Francia e Cile
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Il 2020 del vino in Cina

Dopo aver raggiunto il suo massimo storico nel 2017, con 751 milioni di litri, la Cina nel 2020 ha importato poco più di 450 milioni di litri di vino. Gli effetti della pandemia non hanno fatto altro che accentuare la crisi delle importazioni sul più grande mercato asiatico, che hanno chiuso l’anno in calo del 30% sul 2019. La caduta riguarda tutte le tipologie di vino, in un mercato in cui il vino fermo imbottigliato rappresenta più del 70% dei volumi e oltre il 90% dei valori totali. Sfuso e bag-in-box hanno registrato una diminuzione del prezzo medio del 15%, mentre imbottigliati e bollicine hanno messo a segno una crescita sensibile.
I 15 principali Paese esportatori hanno chiuso con perdite importanti, a parte l’Argentina, che ha triplicato i volumi esportati verso la Cina, spinti da un forte taglio dei prezzi dello sfuso. Nell’imbottigliato, motore delle importazioni, non si è salvato nessuno. A partire dal Cile, passato dall’essere il primo esportatore in termini di volumi a diventare il terzo, superato da Australia e Francia, con la Spagna che perde quote ma resta al quarto posto. L’Italia, con un calo a volume del 31,5%, si piazza al sesto posto, dietro anche all’Argentina, a quota 25,7 milioni di litri. Ecco, in estrema sintesi, gli atout delle importazioni enoiche della Cina nel 2020 del report firmato dall’Oemv-Observatorio Español del Mercado del Vino (sui dati delle dogane cinesi), e analizzato da WineNews.
Le importazioni cinesi di vino nel 2020 si sono attestate a 430,5 milioni di litri, per 1,616 miliardi di euro, pari ad un calo, sul 2019, del 29,8% a volume e del 25,4% a valore, per un prezzo medio che cresce del 6%, a quota 3,75 euro al litro. Colpa della pandemia, certo, ma il trend è negativo già dal 2018.
Comunque sia, il 2020 è iniziato con un crollo del 50% nel mese di gennaio, cui seguì il rimbalzo di febbraio e marzo, con crescite intorno al 25%. Da quel momento in poi, si sono susseguiti nove mesi in discesa, che hanno portato le importazioni di vino in Cina ad un calo del 40%  negli ultimi 3 anni, dopo una crescita, dal 2000, al ritmo del +13,4% annuo a volume e del +22% annuo a valore. Tornando al 2020, il valore dell’imbottigliato è sceso del 25%, a 1,456 miliardi di euro, quello delle bollicine del 14,9%, a 63 milioni di euro, quello dello sfuso del 36,6%, a 80,5 milioni di euro. Rispetto al 2000, un mercato totalmente cambiato: all’epoca, infatti, il 93,6% dei volumi di vino importati erano di sfuso, con l’imbottigliato che rappresentava appena 2 milioni di litri, diventati 550 nel 2017, e scesi a 312,5 milioni nel 2017.
Come detto, solo l’Argentina, tra i maggiori partner della Cina, cresce sul 2019, del 200% a volume, ma appena del 2,9% a valore. Sempre da un punto di vista quantitativo, crolla il Cile (-43%), a 87,8 milioni di litri, superato da Australia (104 milioni di litri, -30%) e Francia, a 100,6 milioni di litri, il 30% in meno del 2019, e meno della metà del 2017 (230 milioni di litri). In termini di valori, l’Australia conferma la propria leadership, a quota 627 milioni di euro (-18%), seguita dalla Francia, con 446 milioni di euro (-27,8%), e Cile, a 194 milioni di euro (-36,2%). di fatto, il vino australiano spunta un prezzo medio superiore a quello del vino francese, un fatto decisamente poco comune nel mercato mondiale del vino. L’Italia si conferma al quarto posto, ai piedi del podio, con un giro d’affari in Cina di 101 milioni di euro (-26,7%), seguita dalla Spagna, con 85 milioni di euro di vino esportato (-33%). Va persino peggio a Paesi come Stati Uniti e Portogallo, che hanno registrato una contrazione delle spedizioni superiore al 40%.
Tornando sulle bollicine, il 95% delle importazioni è da soli cinque Paesi, con l’Italia di gran lunga primo fornitore, con 4,4 milioni di litri, il 44,3% del totale, in calo del 32,8%, davanti a Spagna e Francia, entrambe sotto i 2 milioni di litri. Francia che, però, fa di gran lunga meglio nei valori, con 32 milioni di euro, il 62% del totale, in calo appena dell’8% sul 2019, mentre l’Italia si ferma a 11,2 milioni di euro. Il piatto forte, ovviamente, è il vino imbottigliato fermo, con il 99% delle importazioni legato ai primi 15 Paesi partner. Di questi, solo la Germania ha chiuso il 2020 con una perdita inferiore al 10%, mentre la Francia chiude il quarto anno consecutivo in territorio negativo, passando dai 219 milioni di litri del 2017 agli 88,7 dello scorso anno, tanto che per poco non si lascia superare dall’Australia (85,7 milioni di litri, -29%). Australia che conferma la propria leadership a valore, con 496 milioni di euro di vino imbottigliato spedito in Cina nel 2020 (-17,5%), con la Francia a 334 milioni di euro (-29,7%). Crescono, per entrambi, i prezzi medi: l’imbottigliato australiano spunta 5,8 euro al litro, il francese 3,8 euro al litro. Perde quasi il 30% l’imbottigliato cileno, a 139,5 milioni di euro, seguito da quello italiano, a 72 milioni di euro (-26,6%), poco più di quello spagnolo, che si ferma a 66,6 milioni di euro (-32%), seguito dall’imbottigliato di Germania, Stati Uniti e Nuova Zelanda.
Infine, il bag-in-box, con gli Stati Uniti ancora primi esportatori in Cina, nonostante un calo del 30%, con 2 milioni di litri e 2,7 milioni di euro, pari al 57% dei volumi e al 43,4% dei valori complessivi importati dal gigante asiatico nel 2020. Al secondo posto l’Australia, con una crescita del 60% dei volumi di bag-in-box spediti, in netta controtendenza, per quanto si tratti solo di una nicchia. E il settore che sconta più degli altri le difficoltà del 2020, quello dello sfuso, con il Cile ancora primo esportatore per volumi, nonostante un crollo del 54,5%, a 36,5 milioni di litri, ma non per valori valore: con 23 milioni di euro (-59%) si fa superare dall’Australia, a 25,8 milioni di euro (-26%). Per l’Argentina, lo ribadiamo, è stato invece un anno eccezionale, in termini sia quantitativi - con il +300% delle spedizioni, passate da e 8,2 a 34,5 milioni di litri - che di valori, passati da 2,25 a 8,8 milioni di euro.

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