Chi esulta, chi protesta, chi rassicura. Ma il via libera definitivo dell’Ue all’accordo con il Mercosur, che dopo l’ok del Coreper il Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio Ue, seppur non unanime (con un voto a maggioranza qualificata, che ha visto l’astensione del Belgio e il no di Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda, ndr), che la presidente della Commissione Ue, Ursula von Der Leyen, firmerà il 12 gennaio in Paraguay, divide la filiera agricola e agroalimentare. Secondo il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il testo finale raggiunto dopo mesi di lavoro e con un impegno in prima linea, sul fronte agroalimentare, dell’Italia, deve rassicurare tutti. “L’Italia in questi lunghi mesi di trattative ha fatto in modo che l’agricoltura e gli agricoltori tornassero al centro del dibattito sia in Italia che nell’Unione Europea. Oggi sono tornati ad essere riconosciuti come custodi del territorio e dell’ambiente, e garanti della nostra sovranità e sicurezza alimentare. Grazie al nostro impegno abbiamo raggiunto un risultato storico, un incremento dei fondi della Pac annullando le proposte di taglio avanzate in prima battuta dalla Commissione del 23%. Gli agricoltori possono oggi guardare al futuro sapendo di poter contare sul giusto sostegno dell’Europa per essere forti e competitivi. Oltre che contare sul Governo guidato da Giorgia Meloni che ha stanziato più risorse rispetto a tutti i precedenti governi nella storia repubblicana”, ha detto il Ministro.
“Rispetto al Mercosur, abbiamo migliorato un accordo che portava indubbi vantaggi per il sistema italiano industriale e agricolo - aggiunge Lollobrigida - ma che per alcuni settori rappresentava criticità. Oggi, grazie al lavoro dell’Italia, l’accordo è occasione di sviluppo e crescita economica, ma presenta meccanismi di “protezione e di reciprocità” che riteniamo adeguati e sui quali vigileremo. Il Coreper - spiega ancora Lollobrigida - ha dato mandato di firma alla Commissione Europea per proseguire nel percorso che porterà all’approvazione del trattato commerciale. Ringrazio l’ambasciatore Vincenzo Celeste (Rappresentante Permanente d’Italia all’Ue, ndr) che, oggi, ha ribadito le posizioni del Governo italiano, ottenendo come ultimo risultato di abbassare la soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8 al 5%, e il rafforzamento del sistema dei controlli per le merci all’ingresso nell’Unione Europea. Gli agricoltori avranno, dunque, un meccanismo di protezione più efficace qualora vi fossero perturbazioni sui prezzi dei prodotti agricoli e potranno contare su un’applicazione effettiva del principio di reciprocità. La reciprocità è un principio che deve valere per tutti gli scambi commerciali con gli Stati terzi, non solo per il Mercosur. Abbiamo chiesto e ottenuto regole, alle quali l’Unione Europea sta lavorando e sul cui progresso vigileremo, che imporranno una cosa logica: i prodotti in ingresso non possono contenere residui di sostanze vietate per gli agricoltori europei. Giocare con le stesse regole è alla base della competitività delle nostre imprese. Se le imprese non sono competitive è la nostra stessa sovranità a essere a rischio e per questo il fondo da 6,3 miliardi di euro per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti previste dal regolamento Cbam garantiscono alle nostre imprese condizioni migliori per la produzione. L’Italia è dalla parte degli agricoltori e lavora perché il nostro sistema rimanga florido e possa garantire ai cittadini italiani ed europei la possibilità di scegliere cibo di qualità”, conclude Lollobrigida.
Ma tante e diverse sono le reazioni del mondo agroalimentare italiano. Per il presidente Federalimentare, Paolo Mascarino, “il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di euro di export aggiuntivo. Con la sottoscrizione del Mercosur il Governo fa il bene del Paese e delle imprese, rispondendo concretamente alle necessità e agli obiettivi di crescita e di sviluppo dell’Italia che sono alla base del progresso non solo economico, ma anche sociale. Federalimentare - prosegue - è assolutamente soddisfatta dell’accordo raggiunto e ringrazia il Governo per aver fatto prevalere gli interessi nazionali, prendendosi qualche settimana in più per ulteriormente rafforzare le clausole di salvaguardia a tutela degli agricoltori europei senza, però, mettere a rischio l’avvio del trattato: quello che già il 16 dicembre era un buonissimo accordo, con le intese odierne diventa un ottimo accordo. L’accordo Ue-Mercosur per l’industria alimentare - aggiunge Mascarino - è una straordinaria opportunità di crescita e di sviluppo in grado di aiutarci a diversificare i fattori di rischio legati ai dazi statunitensi, dei quali attualmente non sentiamo ancora a pieno gli effetti. Aprire alle nostre imprese canali commerciali sicuri con il Mercosur significa, da un lato, mettere in sicurezza i prodotti italiani verso 300 milioni di consumatori in un’area in forte crescita e, dall’altro, assicurare all’Italia e all’Europa una via preferenziale di accesso ad alcune materie prime fondamentali per le quali non siamo autosufficienti. Di questo importante risultato ringraziamo ancora una volta il Governo Meloni e i Ministri Lollobrigida, Tajani e Urso che così come hanno ottenuto un grande successo politico sul negoziato antidumping sulla pasta, hanno permesso alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen di presentarsi in Paraguay per firmare l’accordo definitivo, potendo contare sul sostegno convinto dell’Italia”, conclude Mascarino.
Sul fronte del vino, positivo il commento di Unione Italiana Vini - Uiv, guidata da Lamberto Frescobaldi, che spiega: “accogliamo con soddisfazione l’approvazione odierna dell’accordo Ue-Mercosur, un’intesa che potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali del vino italiano e, al tempo stesso, rafforzare il sistema dei controlli per le merci. Uiv apprezza, inoltre, la gestione del dossier da parte del Governo italiano, che ha consentito di finalizzare condizioni favorevoli”. Secondo Uiv, per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione: una progressiva eliminazione nell’arco dei prossimi 8 anni potrebbe incidere sulla competitività delle imprese in un mercato che oggi - anche a causa delle tariffe - viaggia a bassi regimi. L’import di vino in Brasile sfiora, infatti, i 500 milioni di euro l’anno, mentre la quota italiana si ferma ad appena 40 milioni di euro, circa l’8% del totale.
Anche Federvini accoglie con favore il parere positivo del Coreper all’accordo di partenariato commerciale tra l’Ue e il Mercosur. Il quadro normativo recepisce le istanze sollevate dai produttori agricoli europei, introducendo clausole di salvaguardia che permetteranno alla Commissione Europea di intervenire in caso disquilibri nell’importazione di prodotti agricoli sensibili. Il meccanismo prevede, a tutela dell’equilibrio commerciale, soglie di attivazione basate su volumi e prezzi, garantendo indagini accelerate per alcune categorie di prodotti e un monitoraggio costante. “Il voto positivo espresso oggi dal Coreper segna un punto di svolta decisivo verso l’adozione formale dell’accordointernazionale - ha dichiarato il presidente di Federvini Giacomo Ponti - l’intesa con i Paesi del Mercosur costituisce un’opportunità strategica che va colta. Grazie alle clausole di salvaguardia che abbiamo fortemente auspicato, i produttori europei potranno disporre di una tutela rafforzata che prevede procedure rapide, soglie d’allerta e un monitoraggio rigoroso che potranno consolidare le prospettive di crescita della nostra filierain un mercato promettente come quello sudamericano”.
Ma se c’è chi esulta, c’è anche chi guarda con preoccupazione all’accordo, soprattutto sul fronte agricolo e dei produttori di materie prime. E se in tutta Europa le frange più accese della rappresentanza agricola hanno riportato i trattori in strada (ieri soprattutto in Francia, come abbiamo raccontato qui), anche in centro a Milano, in queste ore, con una protesta che sta montando un po’ ovunque, con manifestanti che bloccano il traffico e che sversano latte e altri prodotti nelle strade, sotto varie sigle, da Coapi a Riscatto Agricolo, a Cra-Agricoltori Traditi, tra gli altri, anche le organizzazioni agricole, già ieri, hanno espresso perplessità e annunciato di tenere la guardia altra, soprattutto sull’applicazione delle varie clausole di reciprocità (come abbiamo riportato qui).
Con Confagricoltura che, in queste ore, “conferma le forti perplessità per l’impatto sul comparto agricolo dell’accordo Ue-Mercosur, dopo il primo “sì” a maggioranza arrivato oggi dalla riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri (Coreper). Rimangono, infatti, alcune criticità - spiega l’organizzazione guidata da Massimiliano Giansanti - che non possono essere ignorate. La perplessità principale riguarda il principio di reciprocità, fondamentale per garantire un commercio internazionale equo e trasparente. L’accordo, nella sua forma attuale, rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Questa genera di fatto una forte disparità di condizioni di concorrenza e competitività. Aprire il mercato unico a prodotti realizzati con vincoli e costi nettamente inferiori a quelli imposti ai nostri agricoltori significa penalizzare il modello produttivo italiano ed europeo, che fa della qualità e della sicurezza i suoi tratti distintivi. Alla luce di quanto emerso oggi a Bruxelles, Confagricoltura annuncia che continuerà a monitorare con estrema attenzione i prossimi passaggi dell’iter di ratifica. La Confederazione si riserva di valutare ogni possibile iniziativa volta a tutelare le imprese agricole e a difendere la tenuta economica delle nostre filiere”.
A commentare anche la Cia-Agricoltori Italiani, con il presidente Cristiano Fini: “la qualità del nostro made in Italy agroalimentare non si baratta. Per questo, sebbene soddisfatti per la soglia di salvaguardia scesa al 5% come da noi richiesto, continuiamo a legare il nostro sì all’accordo Ue-Mercosur solo a parità di regole e condizioni, e a controlli serratissimi, davvero all’altezza di standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori e allevatori sostengono con responsabilità e sacrifici e che sono dovuti a tutti i cittadini europei. Attenzione - continua Fini - tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e preannunciate proposte, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro importante fatto dalle nostre istituzioni”. A Cia-Agricoltori Italiani, dunque, non bastano le intenzioni e l’Italia deve continuare a presidiare l’accordo, come fatto in questi ultimi mesi, e isolandolo da qualsivoglia questione geopolitica internazionale che possa minare l’Europa. “La sfida è complessa, ma è essenziale ottenere un regolamento stringente e dettagliato che, tanto per cominciare, a fronte di quel 5%, soglia di variazione prezzo-volume per far scattare le indagini, preveda l’attivazione automatica della clausola. Inoltre, servono controlli sulle importazioni di gran lunga oltre il 50% dei prodotti e occorre che sia ferreo l’allineamento agli standard di produzione e fitosanitari, portando allo “zero tecnico” i livelli massimi di residui contenenti in prodotti come la frutta. Sull’import di carne e riso - precisa Fini - non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Non è accettabile che nei nostri mercati entrino prodotti coltivati o allevati con sostanze e metodi vietati in Europa e in quantità che danneggiano il mercato interno. Ne va della salute dei cittadini e della tenuta delle nostre aziende. Il Mercosur è un’opportunità per alcuni settori di punta dell’export, come vini e formaggi, ancora di più pensando alle Dop e Igp italiane. In ballo per l’Europa ci sono un valore potenziale pari a quasi 5 miliardi di euro e una crescita per il made in Italy agroalimentare superiore al mezzo miliardo di euro. Su questo fronte possiamo alzare, ulteriormente, l’asticella - conclude Fini - in termini di protezione e promozione. Strategico intervenire adesso, definitivamente, sul giusto prezzo da riconoscere ai produttori, fare campagne sulla nostra cultura del cibo buono e sano, come sul lavoro insostituibile dei nostri agricoltori, dimostrare che gli accordi commerciali valgono quando creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci. Il tempo a disposizione per aggiustare il tiro è quello del negoziato con il Parlamento Ue e i 27 governi, che adesso dovrà affrontare la nuova proposta. Cia e la sua mobilitazione è concentrata su queste carte”.
C’è un miglioramento sulle clausole di salvaguardia ottenuto dal Governo italiano, con il passaggio dal 10% originariamente previsto al 5% della soglia per far scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili. Insufficienti, invece, i requisiti di reciprocità. Il Governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale che abbiamo più volte ribadito: chi vuole esportare in Europa deve rispettare gli stessi standard produttivi, ambientali e sanitari richiesti alle nostre imprese agricole”.
Questo invece, il commento di Coldiretti, che aggiunge: “ora la Presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur. Dimostri una volta di capire le esigenze dell'economia reale, tutelando gli interessi veri dei contadini che continuano a voler produrre all'interno del continente europeo e non come altri settori produttivi che hanno preferito delocalizzare. Questo accordo, così com’è - ribadisce Coldiretti - finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei paesi del Mercosur e senza reciprocità ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei”.
Coldiretti sottolinea che adesso la palla è totalmente nel campo della Commissione da cui ci si aspetta un’iniziativa risolutiva in difesa degli standard europei. “Prosegue la nostra mobilitazione permanente e se non ci saranno risposte saremo a Strasburgo il prossimo 20 gennaio per gridare ancora una volta il nostro “no” a un accordo che, così com’è, è voluto fortemente dalla Von der Leyen”.
“Con il voto di oggi del Coreper sul Mercosur l’Europa compie un altro passo decisivo verso la sigla di un accordo commerciale di cui non neghiamo la rilevanza: è un risultato che arriva dopo 25 anni di lunghe e complesse trattive e va a regolamentare scambi commerciali tra due aree del mondo rilevanti per via delle dimensioni dei paesi coinvolti. Non nascondiamo però la nostra perplessità rispetto ad una decisione con cui l’Europa apre le porte all’arrivo di prodotti provenienti da paesi extra Ue che non rispettano i nostri standard. Senza adeguati controlli e senza precise e rigorose garanzie di salvaguardia, non solo è a rischio la tenuta di interi comparti produttivi agricoli, ma in prospettiva ci potranno essere anche ricadute in tema di benessere e sicurezza alimentare per tutti i consumatori europei. A tal riguardo va dato atto al Ministro Lollobrigida e al governo italiano di aver trattato fino all’ultimo con le istituzioni europee, riuscendo a ottenere maggiori garanzie: è positivo il risultato ottenuto oggi dal Ministro di un abbassamento al 5% della soglia di differenziale di prezzi che farà scattare i meccanismi di salvaguardia. Sarà fondamentale adesso fare il massimo sforzo per proteggere le produzioni agroalimentari europei, vigilando sulla reciprocità e rafforzando il sistema dei controlli sulle merci che entrano in Europa”, commenta invece, il presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei.
“L’Italia è tra i paesi che producono maggiore qualità e valore aggiunto - spiega Drei - e ci sono filiere produttive come quelle del vino e dei formaggi che hanno dimostrato di essere particolarmente votate a portare il Made in Italy in giro per il mondo. Ben venga quindi che le nostre imprese associate, in virtù dell’accordo con il Mercosur, possano riuscire ad aumentare i propri mercati di riferimento e rafforzare la loro presenza commerciale in virtù dell’abolizione dei dazi alle importazioni, che rappresenta indubbiamente un grande vantaggio. Accogliamo con favore anche la tutela che sarà estesa a 57 Indicazioni geografiche italiane, tra cui il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano e il Prosciutto di Parma”.
Ma al tempo stesso, Confcooperative condivide pienamente le preoccupazioni espresse in questi giorni dalle filiere che risulteranno maggiormente penalizzate dall’accordo per via del prevedibile aumento delle importazioni dal Sud America: “parliamo - commenta Drei - di produzioni strategiche per il nostro Paese, come lo zucchero, il miele, le carni, il riso e il mais”.
Ma in generale, per Drei, la Commissione Europea che, secondo Drei “dimostra ancora una volta con il via libera al Mercosur una mancanza di coraggio nell’invertire la rotta, a causa anche di un modesto confronto con politica e parti sociali. Sono tante le decisioni che fatichiamo a comprendere e che purtroppo continuano a penalizzare il comparto agricolo: dal mancato allentamento di molte politiche green, alla scelta di ridurre le risorse allocate per il settore nel nuovo piano finanziario pluriennale, fino al rischio di nazionalizzazione insito nella proposta della nuova Pac. Anche l’accordo commerciale con i paesi del Mercosur - conclude Drei - segue una logica che non privilegia la difesa del cibo salubre e di qualità, che è e deve restare la prima fonte di benessere per tutti i cittadini europei”.
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