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ISPIRATO DA SLOW FOOD

Nasce il “Patto per la Terra”, il Manifesto delle Cittaslow per il futuro di territori e comunità

Approvato a Greve in Chianti, in 15 punti pone al centro il limite, il locale e la cittadinanza per costruire “città del buon vivere”
CHIANTI CLASSICO, Cittaslow, GREVE IN CHIANTI, IL PATTO PER LA TERRA, MANIFESTO, PICCOLI BORGHI, SLOW FOOD, Non Solo Vino
Un brindisi a Greve in Chianti in Chianti Classico

È nei tanti piccoli borghi italiani, custodi di produzioni enogastronomiche uniche al mondo, che si conserva un modello di sviluppo fondato sul legame tra comunità, territorio e qualità della vita. Non a caso, come evidenziato dai dati Coldiretti e Symbola, nei comuni italiani con meno di 5.000 abitanti si produce il 93% dei prodotti Dop e Igp nazionali, a conferma del ruolo strategico che questi territori svolgono nella tutela delle eccellenze del made in Italy. Un patrimonio che va oltre il comparto agroalimentare, e oggi trova una nuova sintesi nel Manifesto Cittaslow, che individua nel limite, nel locale e nella comunità una bussola per il futuro, promuovendo la cura del tempo, dei luoghi, delle relazioni e della pace e trasformando le fragilità in opportunità attraverso 15 principi guida.
La rete internazionale delle Cittaslow, nata ad Orvieto nel 1999 per applicare i principi Slow Food, riunisce oggi 90 comuni italiani e 330 città di 34 Paesi (qui l’elenco completo), impegnati a promuovere la qualità della vita attraverso i valori della lentezza positiva, della sostenibilità, dell’economia circolare, della resilienza, della cultura e della giustizia sociale. Il Manifesto è stato presentato e approvato per acclamazione nell’Assemblea di Cittaslow International, riunitasi recentemente a Greve in Chianti, nel cuore del Chianti Classico. L’appuntamento ha richiamato le Città del Buon Vivere da tutto il mondo e ha segnato anche l’elezione del nuovo presidente Filippo Sacchetti, sindaco di Santarcangelo di Romagna.
Il documento, definito “Patto per la Terra”, rappresenta un nuovo capitolo per la rete internazionale e individua nel limite il concetto essenziale degli Anni Duemila, capace di dare forma alla libertà, rendere possibile la durata e proteggere ciò che dovrà essere consegnato alle generazioni future. Accanto a questo principio, il Manifesto valorizza il locale come patrimonio di saperi, identità e apertura al confronto globale, promuovendo la rinascita dei piccoli centri e la rivitalizzazione dei quartieri metropolitani. Centrale anche il ruolo della comunità, con abitanti considerati soggetti attivi nella scelta, nella cura, nella conoscenza e nella trasformazione dei territori attraverso una partecipazione consapevole e amministrazioni capaci di ascoltare, coinvolgere e decidere.
Nella presentazione ufficiale, alla presenza del presidente vicario Cittaslow International Jacek Kostka, sindaco di Górowo Iławeckie, in Polonia, il sindaco di Greve Paolo Sottani ha ricordato come “proprio a Greve sia nata l’intuizione di Paolo Saturnini - suo predecessore, ndr - evidenziando il valore di città fondate sul coinvolgimento, la partecipazione, la cittadinanza attiva e la qualità democratica”. Il segretario generale Cittaslow Pier Giorgio Oliveti ha sottolineato che “il Manifesto è stato elaborato con il coordinamento di Cittaslow e del professore di storia del pensiero politico Fabio Corigliano dell’Università di Parma e rappresenta il frutto di un lavoro collettivo che apre una nuova fase per il movimento internazionale nato 27 anni fa”.
I 15 punti del documento ribadiscono che le idee prendono forma nella vita quotidiana e riconoscono il valore dei luoghi ordinari, degli spazi vissuti ogni giorno e delle relazioni che li animano. La lentezza viene indicata come elemento centrale di una contemporaneità riflessiva, capace di contrastare il consumo di luoghi, natura e rapporti umani. Anche l’accesso ai saperi assume una nuova dimensione etica: strumenti digitali, Intelligenza Artificiale e tecnologia devono essere al servizio della vita e favorire lo scambio di esperienze e soluzioni tra comunità. Nel ripensare la città contemporanea, il Manifesto propone un paradigma human-scale orientato al futuro, nel quale sostenibilità, connettività e prossimità trasformano i centri urbani in ecosistemi intelligenti e a misura d’uomo. Viene, inoltre, richiamata la necessità di mantenere vivo il rapporto tra memoria e innovazione, tra paesaggio e servizi e tra bellezza e accessibilità, attraverso una pianificazione urbana slow che riduca l’impronta ecologica, valorizzi i Pagamenti per i Servizi Ecosistemici, favorisca le Nature-based Solutions (NbS) e tuteli la biodiversità.
Abitare, secondo Cittaslow, significa prendersi cura dei luoghi e delle persone, con infrastrutture attente e politiche che non lascino indietro i più fragili. Tra gli altri temi affrontati dal Manifesto figurano, infatti, l’“amicizia civile”, intesa come convivenza armoniosa delle differenze, il progetto Cittaslow Education per accompagnare le nuove generazioni dal nido all’università, la costruzione di una nuova residenzialità, la tutela del paesaggio, il riuso e il riciclo, il contrasto al consumo di suolo e la promozione dell’economia circolare. Un’attenzione particolare è dedicata anche al cibo, con la difesa dei saperi artigianali, della filiera corta, dell’agrobiologia e dei mercati contadini locali, affinché il cibo sano sia accessibile a tutti. Il documento si conclude evidenziando come la certificazione Cittaslow consenta di misurare e trasferire il buon vivere attraverso un miglioramento continuo della qualità della vita.
“Raccolgo un testimone molto importante - ha concluso Sacchetti - e un bellissimo lavoro collettivo a livello internazionale che porterò avanti con grandissima passione e dedizione. Mi piace pensare che l’autenticità possa essere un valore con cui essere riconosciuti. Riconosciuti come un luogo giusto con il buono della sua gente, riconosciuti come un luogo dell’anima. Perché qui, nelle Cittaslow, grazie ad un grande impegno tra amministratori e cittadini, le persone possano ancora fermare la frenesia del tempo e attraverso questo migliorare e apprezzare la realtà che le circonda, ritrovando se stesse e gli altri”.

Focus - I 15 punti del Manifesto Cittaslow

1. Le idee si concretizzano quando prendono forma nella vita quotidiana, nei servizi, nel cibo, nell’acqua, nel paesaggio, nel tempo, nelle relazioni tra gli abitanti e nella cura di tutti i viventi. Dall’intuizione originaria di Paolo Saturnini, ogni giorno sperimentiamo che non c’è progetto senza idea, e che non c’è azione senza progetto. Cittaslow nasce da questa esigenza: trasformare una visione del mondo in pratiche di buon vivere, attraverso la coprogettazione e la collaborazione tra sindaci e cittadini.

2. Cittaslow è pensare alla città come tessitura, non come pura superficie: la città lenta riconosce il valore dei luoghi ordinari: una scuola, un mercato, un parco, una fontana, una piazza, una biblioteca, un sentiero, un orto, un laboratorio, un negozio di prossimità, una strada percorsa ogni giorno. Spazi per vivere in cui le differenze trovano regole di coabitazione, dialogo e responsabilità comune. La città non è soltanto l’insieme di edifici, strade, piazze, luoghi funzionali produttivi e di servizio; è un intreccio di memorie, gesti, parole, silenzi, economie, conflitti, riti, legami, promesse, persone e comunità che la percorrono animando i suoi luoghi e tessendo reti coese e collaborative. Cittaslow intende restituire profondità allo spazio, concedendo densità al tempo vissuto.

3. Per l’efficacia del conoscere, tocca fare una scelta: Cittaslow propone una nuova etica dell’accesso ai saperi, attivo e non passivo. I mezzi digitali di informazione e comunicazione, inclusa l’intelligenza artificiale, hanno aperto scenari inediti per le comunità locali: le città e i quartieri possono conoscere meglio e provare a risolvere le proprie criticità, confrontarsi con esperienze lontane, costruire progetti più consapevoli, condividere soluzioni, misurare risultati. Ma le tecnologie devono servire la vita, non sostituirsi ad essa. Cittaslow assume dall’inizio questa responsabilità e accetta questa sfida.

4. Lentezza significa contemporaneità riflessiva, saper rientrare in noi stessi per costruire ogni giorno il significato della nostra convivenza. Prendersi tempo significa permettere al senso della comunità di sedimentarsi e rigenerarsi continuamente. La lentezza è una politica del tempo giusto: tempo per abitare, lavorare, apprendere, curare, decidere, incontrare, produrre, accogliere e trasmettere.

5. La velocità non è neutrale: apre opportunità ma può creare disuguaglianze. La velocità come uno dei miti della contemporaneità ha condizionato il disegno della città moderna, spesso ridotta a macchina di attraversamento, consumo, concentrazione e accelerazione. Mentre la velocità riordina movimenti, desideri, servizi, tempi di lavoro, relazioni sociali e uso dello spazio, la città veloce consuma luoghi, relazioni e natura, perdendo di vista la misura e il valore intrinseco del vivere lento.

6. Verso una nuova modellizzazione per la città. Nel ripensamento permanente della città contemporanea, Cittaslow si pone come modello alternativo allo sviluppo accelerato. Le comunità slow co-progettano e attuano un paradigma “human-scale” (a misura d’uomo) e orientato al futuro, coniugando l’uso della tecnologia e delle infrastrutture verdi. Sostenibilità, connettività e prossimità trasformano i centri urbani in ecosistemi intelligenti e a misura d’uomo, migliorando la qualità della vita e riducendo l’impatto ambientale.

7. Per non essere spaesati. Se una città perde la capacità di riconoscersi qual era, è o sarà, rischia di perdere anche il proprio ritmo vitale. Per evitare che i luoghi diventino scenografie, i centri storici si trasformino in oggetti di consumo, le periferie si modifichino in margini, e gli abitanti assumano il ruolo di utenti o spettatori, Cittaslow mantiene vivo il rapporto tra memoria e innovazione, tra tradizione e futuro, tra paesaggio e servizi, tra bellezza e accessibilità, tra identità locale e apertura al mondo.

8. Azione e reazione nello spazio urbano e periurbano: la progressiva metropolizzazione della popolazione mondiale ha effetti sulle grandi città e su interi territori contigui, fino alle aree di pregio ambientale più distali. La pianificazione urbana sistemica in termini “slow” riconsidera i rapporti di forza, riconosce il “debito” e le dipendenze inter territoriali, implementa le compensazioni attraverso i PES (Pagamenti per i servizi ecosistemici), opera per moderare l’impronta ecologica, adotta le NbS (Nature-based Solutions) privilegiando soluzioni basate sulla natura per risolvere problemi di sviluppo urbano e mitigazione climatica (es. riforestazione urbana per ridurre il calore e trattenere le polveri sottili), si spende per preservare un alto livello di biodiversità.

9. Cura: abitare significa prendersi cura. L’essere umano non è mai un soggetto isolato ma nasce, vive e muore sempre dentro una rete di rapporti. La Cittaslow è il luogo in cui questa cura si traduce in infrastrutture attente, in politiche che non lasciano indietro i più fragili, in spazi che non consumano ma proteggono.

10. Equilibrio ambientale e sociale: la ponderazione è un valore quando non è sintomo di incertezza e nasce da una scelta attenta. Coltivare la misura significa valorizzare l’ambiente e le relazioni umane. La Cittaslow è giusta e durevole quando riconosce il vincolo ecologico e lo aggancia al rispetto del lavoro dell’uomo, nella consapevolezza che ogni scelta urbanistica va oltre i confini delle singole città.

11. Amicizia civile: la coesistenza di differenze, se virtuosa, non le annulla, ma rende possibile l’armonia tra loro. Tradizioni filosofiche millenarie di ogni continente ce lo insegnano mettendo al centro l’armonia come equilibrio tra natura, comunità e conflitto regolato. Il progresso (e per esso il “buon futuro”) è reso possibile solo dall’amicizia civile della Cittaslow, prodotta dall’intreccio di differenze che convivono e conflitti che si risolvono in forma politica e pacifica, nel rispetto delle diversità identitarie non omologanti.

12. Cittaslow Education per ogni ordine di scuola: il mondo dell’educazione formalizzata, dai nidi all’università, è un ambiente fondamentale e strategico per mantenere aperto a livello globale un confronto bidirezionale tra presenti e nuove generazioni sui valori e i progetti di Cittaslow. L’obiettivo è avere abitanti sempre più consapevoli e responsabili per il presente e il futuro delle città e costruire assieme opportunità di vita, lavoro e appartenenza gettando le basi economiche sociali e ambientali per nuova residenzialità, nel piccolo villaggio così come nel quartiere metropolitano rigenerato.

13. Tutela del paesaggio, riuso, riciclo: suggerito in particolare da tutte le culture indigene del pianeta, è tra i cardini di Cittaslow fin dalle origini. Consapevoli che il consumo di suolo - in particolare di quello naturale o fertile, va di pari passo con il consumo di memorie, di salute e di futuro, Cittaslow si adopera per evitare la distruzione di paesaggi e ambienti rurali storici, promuove scelte di riuso di spazi urbani e mette in priorità il riciclo secondo i principi dell’economia circolare, favorendo le materie prime seconde e le iniziative pubbliche e private di centri di oggetti e materiali di “second hand”.

14. Produzioni e mercati locali: dal campo alla tavola. Se per la legge di mercato il cibo è divenuto semplice commodity e fonte di ingiustizia e inaccettabili schiavismi, Cittaslow, ispirata dal grande Carlo Petrini, difende i saperi artigianali e promuove ogni forma possibile di produzione e commercio a filiera corta, con l’agrobiologia e i mercati contadini locali come mezzi. Per questo, le Cittaslow offrono le loro le piazze, reali e virtuali, in tutto il mondo, dove la somma delle microeconomie crea futuro e salute, e offre canali di accesso al cibo sano per tutti gli strati sociali.

15. La certificazione come infrastruttura civile: i criteri e gli indicatori di Certificazione di Cittaslow, nel rispetto di 14 degli SdGs dell’Onu, verificabili periodicamente come strumenti di valutazione di responsabilità e trasparenza, consentono un miglioramento continuo della qualità della vita e rendono il buon vivere misurabile e trasferibile. Attraverso le aree di certificazione sono reindirizzate politiche, approcci e azioni.

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