Dalle coltivazioni terrazzate su impervie pendici montane e collinari ai muretti a secco per delimitare i campi, dai più originali sistemi di irrigazione ai vigneti eroici, ma anche i boschi coltivati per ricavarne legna e altri prodotti preziosi come la farina di castagne e il foraggio, utile per nutrire il bestiame nei pascoli, a loro volta manutenuti per secoli, al pari degli uliveti ultracentenari sparsi in tutto lo Stivale, alle architetture degli impianti agricoli e alle tecniche di allevamento che mantengono la bellezza e la funzionalità del paesaggio. Nasce un riconoscimento per chi custodisce in maniera attiva il paesaggio agricolo ed al ruolo degli agricoltori nel plasmare i tanti territori italiani: è il “Premio Paesaggi Rurali Storici” dell’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (Pris), primo concorso dedicato a chi promuove pratiche agricole e silvo-pastorali tradizionali di valore storico, attraverso interventi di recupero o riqualificazione, ed iniziative di pianificazione, tutela, conservazione e studio, ma anche di comunicazione (purché già in atto o conclusi da non più di tre anni).
Un bando trasversale - aperto ad enti pubblici, associazioni, enti governativi e non profit, aziende agricole, consorzi, privati cittadini - per il quale è possibile candidarsi fino al 27 marzo (tutti i dettagli qui), con un riconoscimento economico di 2.000 euro. Insomma, un premio all’agricoltura che disegna il Paese e ne segna le abitudini alimentari, attraverso prodotti unici e fondamentali per una cucina ormai diventata ufficialmente Patrimonio Unesco.
“La civiltà agricola è quella che in modo più persistente e pervasivo ha permeato la nostra cultura, oltre che le forme del nostro paesaggio - spiega il professor Mauro Agnoletti, presidente dell’Associazione Pris e titolare della Cattedra Unesco in Paesaggi del Patrimonio Agricolo all’Università di Firenze, recentemente chiamato a rappresentare il paesaggio italiano nel Comitato Tecnico Scientifico dedicato a Belle arti, Archeologia e Paesaggio del Ministero della Cultura (e con il quale WineNews si confronta spesso) - tantissimi nostri borghi, centri storici e monumenti devono la loro esistenza alle attività agricole: vale la pena ricordare che il Duomo di Firenze è stato costruito con i finanziamenti della corporazione dell’arte della lana, le cui ricchezze venivano dalle greggi che pascolavano in tante parti della Toscana. Allo stesso modo l’Opera del Duomo per secoli ha procurato le enormi quantità di legname per la costruzione della basilica dai boschi del Casentino. Questi sono stati coltivati per secoli modificando i loro caratteri naturali e assumendo caratteristiche culturali. Anche il paesaggio rurale è parte del nostro patrimonio culturale”.
Il “Premio Paesaggi Rurali Storici” nasce, infatti, allo scopo di valorizzare, difendere e accrescere la consapevolezza delle pratiche agricole che, nel corso degli anni e dei secoli, hanno plasmato il territorio italiano, rendendolo così riconoscibile e amato in tutto il mondo. E tanti sono anche i territori del vino inseriti nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero dell’Agricoltura: dalle colline vitate del Soave a quelle del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, dai vigneti terrazzati della Doc Cinque Terre in Liguria a quelli del versante retico della Valtellina (con la Doc Rosso di Valtellina e le Docg Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina), dalle colline terrazzate della Valpolicella (con le Doc Valpolicella e Ripasso e delle Docg Amarone e Recioto) ai vigneti eroici del Mombarone, in Piemonte, dove il Nebbiolo è protagonista con le Doc Carema e Doc Canavese, dai vigneti terrazzati della Valle di Cembra della Doc Trentino ai vigneti sardi del Mandrolisai e Meana Sardo con la Doc Mandrolisai, fino ai limoneti, boschi e vigneti di Amalfi con la Doc Costa d’Amalfi.
“Le pratiche agricole tradizionali che hanno dato luogo a quella che viene definita diversità bioculturale di cui questo modello di agricoltura è la massima espressione hanno mostrato nel corso dei secoli una maggiore resilienza ai cambiamenti socio-economici e anche climatici - sottolinea Federica Romano, direttrice Associazione Pris - non solo, sono in grado di mitigare gli effetti di questi ultimi, contribuendo al tempo stesso al sostentamento delle comunità e al rinnovarsi delle tradizioni culturali di un popolo ponendosi a tutti gli effetti come potenziali driver della transizione agroalimentare”.
Ragioni che hanno portato a riconoscimenti di rilievo, come l’inserimento in programmi internazionali come la World Heritage List dell’Unesco il programma Giahs, gli Agricultural Heritage Systems della Fao, che tutela il patrimonio agricolo di rilevanza mondiale, e in strumenti nazionali quali il Registro dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero dell’Agricoltura.
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