Nella filiera vitivinicola italiana le donne rappresentano oggi il 40% della forza lavoro complessiva, pari a quasi 240.000 occupate. Oltre il 28% delle imprese agricole e vitivinicole è guidato da donne, per un totale di oltre 65.000 aziende a conduzione femminile. Negli ultimi 40 anni il settore vinicolo ha vissuto un’evoluzione straordinaria in cui la leadership femminile si conferma uno dei principali motori del cambiamento. Il contributo delle donne sta ridisegnando il percorso del vino italiano lungo tre direttrici strategiche: sostenibilità, innovazione nei linguaggi e nei modelli di comunicazione, capacità di governance e visione d’impresa. Un approccio che favorisce una cultura manageriale moderna, resiliente e orientata al lungo periodo. Emerge dal convegno “Coltivare l’equità e l’innovazione nel sistema del vino italiano: identità, ruoli e prospettive delle donne tra università, ricerca e impresa”, che si è tenuto, nei giorni scorsi, alla Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Le Donne del Vino, il patrocinio dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino e di Assoenologi e la partnership di “Milano Wine Week” e Fisar Milano - nell’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice - Fao 2026. Ad intervenire, con le proprie esperienze e testimonianza, sono state, tra le altre, Marina Cvetic, alla guida di Masciarelli, nome storico del vino in Abruzzo e Cavaliere del Lavoro, Marzia Varvaglione, produttrice con Varvaglione 1921 e prima donna e più giovane presidente del Comité Européen des Entreprises Vins-Ceev, Donatella Cinelli Colombini, vignaiola in Toscana e pioniera del turismo del vino in Italia, e Giovanna Prandini, produttrice con la cantina Perla del Garda.
L’analisi, presentata da Pierpaolo Penco del Mib Trieste School of Management - restituisce l’immagine di un settore in piena evoluzione, nel quale la rappresentanza femminile, se paritaria nei percorsi formativi, si riduce, fino a raggiungere appena il 27-31%, nelle posizioni dirigenziali e di top management. Significativo è il contributo della leadership femminile all’innovazione aziendale: secondo una recente ricerca condotta su oltre 150 professioniste del vino, oltre l’80% delle imprese guidate da donne adotta strategie orientate al lungo periodo, più del 75% considera la sostenibilità una priorità e il 78% investe attivamente nello sviluppo e nella valorizzazione del capitale umano.
Dallo studio presentato da Tiziana Nardi del Crea (Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia), invece, emerge un quadro complessivamente positivo dell’evoluzione della presenza femminile nella ricerca e nella formazione vitivinicola italiana. Nei corsi di laurea in Viticoltura ed Enologia degli Atenei di Milano, Udine e Verona, le studentesse costituiscono, ormai, la maggioranza degli iscritti, mentre nelle principali associazioni scientifiche del settore, tra cui l’Accademia Italiana della Vite e del Vino, si evidenzia una progressiva crescita della partecipazione femminile nell’ultimo decennio: dal 50% dei soci nel 2004 ad oltre il 60% nel 2023, fino a raggiungere il 65% nel 2026.
Ad introdurre i lavori del convegno è stata la professoressa Daniela Fracassetti, prima donna alla guida del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Ateneo milanese, che ha evidenziato la volontà dell’Università di creare occasioni di confronto capaci di avvicinare il mondo della ricerca e quello delle imprese, favorendo lo sviluppo di nuove collaborazioni e opportunità per le giovani generazioni: “il confronto di oggi è un momento storico per la Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari, per aver unito ricercatrici ed imprenditrici nell’aprire la strada ad una collaborazione che, come presidente del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia, intendo perseguire con lo scopo di aprire sempre di più la didattica al mondo esterno e rafforzare il rapporto tra ricerca e impresa, coinvolgendo anche le imprenditrici che oggi si sono dimostrate molto sensibili a partecipare a questo evento”. Questa “prima” della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari ha visto la partecipazione nutrita e attenta di studenti, ricercatori, professionisti e cittadini interessati ai temi della parità di genere e dell’innovazione nel mondo vitivinicolo, in un confronto tra alcune delle più autorevoli protagoniste della vitivinicoltura italiana, per riflettere sul contributo delle donne alla crescita del settore, all’innovazione e al trasferimento della conoscenza tra università e impresa. “È stato gettato un ponte diverso tra impresa e ricerca, più concreto e operativo di quanto sia successo in passato - ha sottolineato Giulio Somma, giornalista e communication manager della Facoltà che ha moderato l’incontro insieme alla wine-expert de “La Stampa”, Lara Loreti - grazie ad un confronto diretto, per certi versi inedito, che ha messo insieme allo stesso tavolo imprenditrici, professioniste e ricercatrici del settore. A riprova che il titolo dato al nostro programma di convegni, dove si collegano equità di genere, innovazione e competitività, non è più solo un sogno ma è già realtà”.
Particolarmente partecipati sono stati i talk dedicati alle storie imprenditoriali, alla ricerca al femminile e al trasferimento dell’innovazione tra Università e impresa. Tra le protagoniste dell’incontro, Donatella Colombini Cinelli, storica produttrice di Montalcino, che ha delineato un quadro chiaro dell’evoluzione dell’equality gender nel settore: “ho fondato la mia azienda circa trent’anni fa e, da allora, il contesto è molto cambiato. Oggi le donne sono protagoniste del settore vitivinicolo: rappresentano il 52% delle figure commerciali, l’80% di chi opera nella comunicazione e nel marketing e il 76% nella wine hospitality. Abbiamo dimostrato capacità particolarmente forti nella gestione delle relazioni, nell’organizzazione e nella visione strategica. I dati dimostrano che, pur guidando aziende mediamente più piccole, le donne gestiscono il 21% della superficie agricola e generano il 28% del valore aggiunto agricolo. Questo evidenzia un modello imprenditoriale orientato alla sostenibilità, all’innovazione e alla pianificazione di lungo periodo. Per questo guardo con ottimismo al futuro delle donne nel vino e invito le studentesse di Agraria ed Enologia a credere nelle opportunità offerte da questo settore. Restano, però, sfide importanti: troppo spesso professioniste altamente qualificate riducono il proprio impegno lavorativo per far fronte alle responsabilità di cura. È una perdita di talenti che il comparto agricolo e il Paese non possono permettersi”
Significativi anche gli interventi delle imprenditrici Marina Cvetic, alla guida di Masciarelli, nome storico del vino d’Abruzzo, che nei giorni scorsi ha ricevuto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro; Francesca Poggio, piemontese, a capo dell’azienda Poggio di Gavi, e Giovanna Prandini, produttrice con la cantina Perla del Garda: tutte hanno testimoniato la fatica di percorsi coraggiosi di innovazione e crescita personale e imprenditoriale di successo in un settore piuttosto evoluto e avanzato, ma dove il gender gap è ancora lontano dall’essere superato completamente. “La mia esperienza insegna che i pregiudizi di genere a volte si rivelano nell’indifferenza e nei silenzi che ti trovi davanti quando lavori, che ti fanno sentire trasparente. È forse la più subdola delle prevaricazioni perché non si manifesta in un confronto aperto e schietto, ma si svolge nell’ombra e alle spalle. Per questo oltre a tanta forza è necessaria intelligenza nel giocare anche con la diplomazia insieme a coraggio e determinazione”, ha detto Marina Cvetic.
“Ho avuto la fortuna di non aver figure maschili nel mio ingresso nel vino - ha aggiunto Francesca Poggio - perché l’azienda era di mia madre e sono cresciuta professionalmente con lei. Ma confermo quanto dicono le statistiche e cioè la predisposizione di noi donne verso la comunicazione, il fare rete, la promozione e la diversificazione dell’azienda. Tra le varie innovazioni che ho portato nell’impresa certamente la più sfidante è stata aprire all’accoglienza, che per una realtà piccola come la nostra significa essere multitasking a tutti gli effetti. Un’altra caratteristica femminile che mi ha molto aiutato”.
“La vera sfida dell’innovazione non è tanto nell’avere una buona idea che funziona, quanto nel condividerla e farla accogliere da coloro che incontri nel tuo percorso lavorativo - ha detto dal canto sua Giovanna Prandini - anche i tuoi più stretti collaboratori. Soprattutto quando sei donna perché, lavorando in ambienti prevalentemente maschili, alla normale resistenza al nuovo, si aggiunge il pregiudizio di genere, che, a volte, può essere letale nel far morire le idee migliori solo perché arrivano da menti femminili. E allora, per vincere, oltre alle idee devi mettere in campo tanta determinazione e caparbietà”
Ad intervenire anche Marzia Varvaglione, prima donna e più giovane presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev), l’associazione europea di rappresentanza dei produttori di vino. Esempio di una nuova generazione di leadership femminile capace di coniugare radici territoriali, visione internazionale e innovazione, Marzia Varvaglione, produttrice con Varvaglione 1921, ha riconosciuto come “il mondo del vino sta cambiando: sempre più donne ricoprono ruoli di vertice nei consorzi di tutela, nelle associazioni di rappresentanza e nelle istituzioni del settore. La mia esperienza a livello europeo - ha proseguito - è stata una grande opportunità di crescita. Mi ha insegnato ad affrontare sfide sempre più complesse con determinazione. Oggi le donne sanno dimostrare di poter ricoprire qualsiasi ruolo, senza rinunciare alla propria identità, ai propri sogni o alla famiglia. Alle giovani donne dico di non avere paura: seguite le vostre passioni, non ponetevi limiti e abbiate il coraggio di cambiare strada quando si sente che è la scelta giusta. Noi donne sappiamo fare squadra e sostenerci nei momenti di difficoltà. Questa capacità di fare sistema è una delle nostre più grandi forze”.
A seguire le testimonianze delle docenti e ricercatrici Gabriella De Lorenzis, Silvia Toffolatti, Laura Rustioni ed Antonella Bosso, che hanno approfondito gli aspetti umani e professionali di un mondo, accademico e della ricerca, dove le donne affrontano ostacoli spesso invisibili ma che le penalizzano gravemente nei percorsi di carriera, mentre a chiudere i lavori è stata Cristina Mercuri, prima donna italiana ad aver ottenuto il prestigioso titolo di Master of Wine, una delle qualifiche più autorevoli del panorama vitivinicolo mondiale. La sua esperienza professionale ha offerto al pubblico una significativa testimonianza di determinazione, competenza e capacità di superare stereotipi ancora presenti nel settore. “Il percorso che mi ha portata a diventare la prima donna italiana a conseguire il titolo di Master of Wine è stato fatto di studio, sacrificio, dedizione e moltissimi ostacoli - ha dichiarato Cristina Mercuri - il talento è importante, ma da solo non basta: servono tenacia, forza e la determinazione di continuare anche quando si ricevono porte chiuse e si ha la sensazione di non farcela. Oggi percepisco una trasformazione culturale che mi rende ottimista e che può ispirare le nuove generazioni, soprattutto le donne, a credere nelle proprie capacità e a perseguire i propri obiettivi senza lasciarsi limitare dagli stereotipi”.
Uno dei messaggi emersi con maggiore forza, è stato il valore della contaminazione tra competenze diverse e della costruzione di un dialogo stabile tra università, ricerca e sistema produttivo, considerato un elemento essenziale per affrontare le sfide future del comparto vitivinicolo e promuovere una crescita realmente inclusiva. Grande interesse ha suscitato anche la masterclass conclusiva “Sei donne, sei vini, sei modi di guardare al domani”, condotta dalla wine expert Chiara Giannotti, che ha registrato l’overbooking di richieste. “Il vino italiano guarda al futuro anche grazie al talento, alla competenza e alla determinazione delle donne - ha detto Giannotti - le esperienze raccontate dalle imprenditrici e dai loro vini durante la masterclass testimoniano come la leadership femminile stia trasformando il settore: dalla ricerca all’innovazione, dalla tutela delle identità territoriali alla capacità di interpretare i cambiamenti dei mercati, generando valore economico, culturale e sociale”. Attraverso sei vini e sei storie imprenditoriali, la degustazione ha raccontato altrettanti modi di interpretare il futuro del vino italiano, mettendo al centro temi quali identità, ricerca, leadership, visione, innovazione e futuro; altissima la partecipazione alla degustazione libera, organizzata da Fisar Milano, con i vini delle produttrici protagoniste del convegno. L’elevata affluenza registrata conferma la crescente attenzione verso i temi della parità di genere, dell’innovazione e della valorizzazione delle competenze femminili nel sistema agroalimentare. Una partecipazione che rafforza l’impegno della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Milano nel promuovere il dialogo tra ricerca, formazione e impresa, creando opportunità di crescita e sviluppo per l’intera filiera vitivinicola.
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