Da qualche tempo, anche nel mondo del vino, oltre che sulla vigna - sulla qualità delle uve e, ovviamente, sul prodotto finale - l’attenzione è tornata a rivolgersi ad un elemento per molto tempo in qualche modo trascurato, ovvero il suolo, con la sua complessità. Ne abbiamo parlato spesso, su WineNews, con interventi di tante personalità del mondo della viticoltura, della produzione e della ricerca scientifica. Un tema che è costitutivo del “World Living Soils Forum (Wlfs)”, forum internazionale promosso da una delle realtà più importanti del vino mondiale, ovvero Moët Hennessy, la divisione Vini e Distillati del gruppo Lvmh (il cui reparto “Champagne & Wine”, che conta brand come Moët & Chandon, Krug, Cheval Blanc, Château d’Yquem, Ruinart, Dom Pérignon, Domaine des Lambrays, Veuve Clicquot, Cloudy Bay, Bodega Numanthia, Terrazza de Los Andes ed Ao Yun, tra gli altri, nel 2025, ha sommato ricavi per 3 miliardi di euro), e co-organizzato con ChangeNow. Con la sua terza edizione, che è andata in scena al Luma di Arles, in Provenza, il 3 e il 4 giugno, tra conferenze, tavole rotonde di comunità in costante crescita: ricercatori, esperti, istituzioni pubbliche, giornalisti, associazioni di categoria e imprese del settore vitivinicolo e agroalimentare.
La “raison d’être” del Forum internazionale “World Living Soils Forum (Wlfs)” nasce da una convinzione semplice, ma radicale: i suoli sono tra le risorse naturali più vitali del pianeta, e la rigenerazione di questo ecosistema complesso è essenziale per adattarsi al cambiamento climatico e contrastare la perdita di biodiversità. Da essa dipende la stessa resilienza dell’intera filiera dei vini e dei distillati. Su questa base il Forum si è dato quattro obiettivi: connettere chi opera per la rigenerazione dei suoli; condividere azioni concrete a favore di una viticoltura sostenibile e di un’agricoltura rigenerativa; rafforzare il legame tra scienza, ricerca, innovazione e realtà del campo; e confrontarsi su indicatori e metodologie per misurare la salute del suolo. Un quadro in cui si è inserito l’intervento di Antoine Arnault, direttore Immagine, Comunicazione e Ambiente di Lvmh. Arnault è partito da un’immagine forte, come sintetizza, a WineNews, dal Forum, Carlo De Biasi, presidente Association Lien de la Vigne Vinelink (fondata nel 1992 riunendo scienziati e professionisti da tutto il mondo convinti dell’importanza di sviluppare l’innovazione all’interno della professione): il suolo, spesso invisibile e considerato un semplice substrato, è in realtà il fondamento della vita sulla Terra. Tutto nasce dal suolo, e che si estende ben oltre il vigneto. Il cuore politico del discorso è la fermezza della strategia di sostenibilità del gruppo. La politica ambientale di Lvmh, sottolinea Arnault, non è legata ad alcun indice economico né cede di fronte alle turbolenze geopolitiche: il cambiamento climatico non si ferma in attesa che gli indicatori macroeconomici tornino in verde. Anche controcorrente, il gruppo ha mantenuto i propri obiettivi ambientali ed ha, anzi, deciso di accelerare. È nei momenti difficili, osserva, che si misura la sincerità di un impegno. “Tutti noi - viticoltori, agricoltori, scienziati, rappresentanti di Ona e istituzioni pubbliche, startup e imprese - condividiamo un impegno comune per la salute del suolo. E voi - ha detto Arnault - siete i pionieri di questo impegno. Invisibili e ignorati da molti, o considerati semplicemente come un supporto fisico, i suoli sono in realtà il fondamento della vita sulla Terra. Tutto nasce dal suolo: una realtà che questa comunità ha compreso molto prima di altri. Questa è la terza edizione del Forum, lanciato dalla nostra divisione Wines & Spirits nel 2022, ed è per me estremamente gratificante vederlo radicarsi e crescere anno dopo anno. La ricerca dell’eccellenza è uno dei tratti distintivi del gruppo Lvmh. La nostra politica di sostenibilità non è legata ad alcun indice economico e non vacilla di fronte alle turbolenze geopolitiche, perché il cambiamento climatico non si ferma in attesa che gli indicatori macroeconomici tornino positivi”.
Andando controcorrente e con il pieno sostegno del management del gruppo, ha aggiunto ancora Antoine Arnault, “abbiamo mantenuto i nostri obiettivi ambientali e abbiamo persino deciso di accelerare il nostro percorso. Ho sempre creduto che sia nei momenti difficili che si possa realmente misurare la concretezza e la sincerità di un impegno. E sono convinto che i nostri clienti e stakeholder si aspettino da noi una politica ambientale coerente e determinata nel lungo periodo. Dal 1992, quando mio padre (Bernard Arnault, ceo e fondatore del gruppo, ndr) creò il Dipartimento Ambiente di Lvmh - uno dei primi al mondo, peraltro - abbiamo sviluppato una serie di roadmap per strutturare la nostra transizione ambientale, implementandole con impegno attivo e perseveranza. L’ultima, Life 360, lanciata nel 2021, ci ha consentito di compiere un ulteriore passo fondamentale, integrando la sostenibilità a livello operativo: sia come parte della nostra visione aziendale, sia nel modo in cui gestiamo le nostre attività - non solo vini e distillati, ma anche profumi e cosmetici, moda e pelletteria, orologi e gioielli, distribuzione selettiva e, oggi, anche ospitalità. Questa trasformazione è concreta, tangibile e altamente visibile. I nostri siti produttivi e i nostri atelier sono stati trasformati, anche dal punto di vista architettonico. I tetti sono dotati di pannelli solari, le pareti sono costruite con materiali biosostenibili e gli spazi circostanti ospitano una biodiversità che abbiamo imparato a proteggere con grande orgoglio. Alcuni di questi siti producono oggi autonomamente l’energia che consumano e, come potete facilmente immaginare nell’attuale contesto, questo cambia notevolmente le regole del gioco. Abbiamo trasferito i nostri centri logistici per decarbonizzare la distribuzione dei prodotti e ridurre le emissioni legate ai trasporti, soprattutto negli Stati Uniti. E posso assicurarvi che, solo pochi anni fa, una simile operazione sembrava estremamente complessa da realizzare: non è affatto un compito semplice. I nostri prodotti e i loro imballaggi utilizzano oggi materiali di origine biologica e materiali riciclati - ha sottolineato ancora Arnault - senza alcun compromesso sull’eccellenza o sul desiderio che suscitano. Inoltre, ricevono una seconda vita grazie alle nostre competenze nella riparazione e nel restauro, così da poter essere tramandati di generazione in generazione. Anche i nostri negozi nel mondo hanno seguito un percorso analogo. Sono dotati di sistemi ad alta efficienza energetica per massimizzare il risparmio energetico. I materiali espositivi vengono riutilizzati e alcuni punti vendita hanno creato laboratori di riparazione e restauro dove gli artigiani interagiscono direttamente con i clienti. E - come molti di voi hanno potuto constatare personalmente - i paesaggi dei nostri vigneti hanno subito una trasformazione straordinaria negli ultimi cinque anni. Non sono più interminabili filari di viti, ma paesaggi composti da alberi, arbusti, siepi e alberi da frutto: elementi che, naturalmente, contribuiscono a suoli più sani. La divisione Wines & Spirits di Lvmh ha realizzato una vera rivoluzione. Per decenni, la priorità assoluta e il centro dell’attenzione di tutti erano la qualità dell’uva e la salute della vite. Oggi la priorità è la salute del suolo. L’obiettivo dei suoli vivi è la madre di tutte le battaglie. È fondamentale per il clima, perché i suoli sani immagazzinano più carbonio; fondamentale per la biodiversità, poiché ospitano il 50% della biodiversità terrestre mondiale; e fondamentale per l’acqua, perché trattengono una maggiore quantità di risorse idriche. I suoli vivi permettono di produrre vini eccezionali, dando un significato autentico alla nozione di terroir. E la qualità del terroir è l’essenza stessa della nostra attività, come potrete constatare degustando alcuni prodotti questa sera. I terroir rappresentano l’eredità che le nostre maison di vino e Champagne hanno ricevuto e custodito, talvolta da secoli. Abbiamo la responsabilità di preservare questi tesori, assicurandoci che siano sufficientemente resilienti per affrontare le sfide ambientali cui sono oggi esposti. Per riuscirci abbiamo bisogno della ricerca scientifica, dell’innovazione e di una mentalità creativa”, ha detto ancora Arnault.
Che ha aggiunto: “desidero ringraziare la comunità scientifica per i progressi che ci ha permesso di compiere: progressi che riguardano non solo il vino, ma tutte le nostre attività, poiché i nostri prodotti provengono dalla natura e dal suolo. Il lusso coltiva una relazione stretta con gli agricoltori, che contribuiscono in modo essenziale alla desiderabilità e all’eccellenza dei nostri prodotti. Negli ultimi cinque anni abbiamo collaborato con i nostri viticoltori e agricoltori partner per accelerare i programmi di agricoltura rigenerativa nelle nostre filiere. Tra questi figurano progetti ambiziosi e pionieristici, come il cotone rigenerativo per le nostre maison di moda, sviluppati non solo in Francia, ma anche in Turchia, Brasile, Spagna, Mongolia, Ciad e Australia. Siamo attivi anche oltre le nostre filiere, grazie in particolare alle partnership instaurate con l’Unesco per la tutela della biodiversità. Nel 2025 abbiamo contribuito al ripristino di un milione di ettari di habitat per flora e fauna in tutto il mondo, un risultato che rappresenta una grande fonte di orgoglio per tutte le persone del gruppo. Perché la verità è che l’agroecologia e l’agricoltura rigenerativa funzionano davvero. Dopo tre anni, la qualità dei suoli nei nostri vigneti con colture di copertura è chiaramente migliorata. Oggi possiamo misurarla con precisione e constatare come riduca l’esposizione ai rischi, in particolare alle alluvioni. I risultati sono visibili. Molto recentemente, le piogge torrenziali che hanno colpito il Sud della Francia non hanno lasciato alcuna traccia in una delle nostre tenute, grazie a una strategia progettata per trattenere l’acqua piovana. Al contrario - e lo abbiamo osservato a pochi chilometri di distanza - vigneti che continuano a utilizzare pratiche convenzionali hanno visto i propri terreni completamente allagati. Non esiste, quindi, alcuna fatalità: un impatto positivo è possibile e possiamo amplificarlo quando lavoriamo insieme. Le sfide ecologiche sono così importanti che alleanze e coalizioni tra attori diversi, attorno a obiettivi concreti e condivisi, sono indispensabili. È ciò in cui credo ed è il principio guida delle nostre azioni. Unire le forze - con le istituzioni, con gli altri attori economici e con i nostri fornitori - è l’unico modo per amplificare il nostro impatto e realizzare una trasformazione di grande portata, capace di conciliare esigenze economiche e ambientali”.
Per questo motivo la divisione Wines & Spirits Lvmh, ha concluso Arnault, “ha deciso di aprire la governance del Forum “World Living Soils Forum (Wlfs)” ad altre aziende impegnate nella rigenerazione dei suoli. Desidero ringraziare calorosamente tutti i nostri partner. Condividendo innovazioni, conoscenze e iniziative concrete, saremo in grado di accelerare la transizione verso l’agricoltura rigenerativa, unendo le nostre forze a quelle di stakeholder impegnati anche in altri Paesi. Il Forum “World Living Soils Forum (Wlfs)” si è ormai affermato come un appuntamento internazionale di riferimento per promuovere l’azione e la condivisione delle conoscenze. È un luogo in cui valorizzare e sfruttare le opportunità create dalla rigenerazione dei suoli: per la decarbonizzazione, per la tutela della biodiversità e per la protezione delle risorse idriche. Le radici delle piante, che dipendono da suoli sani per la loro protezione, sono anche le radici della nostra ragion d’essere. Proteggiamo la natura affinché possa continuare a ispirare prodotti eccezionali, desiderabili e durevoli, e un’eredità fatta di buon vivere e buon lavoro”.
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