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VERSO IL FUTURO

Sostenibilità, valore diffuso (e competitivo) dell’agricoltura italiana. Il Rapporto AGRIcoltura100

L’indagine di Reale Mutua, Confagricoltura e Cerved. Il vino tra le eccellenze assolute con la Cantina Barberani (Orvieto), al n. 1 della classifica
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Sostenibilità, valore diffuso (e competitivo) dell’agricoltura italiana. Il Rapporto AGRIcoltura100

La sostenibilità, oltre ad essere un valore etico imprescindibile, aiuta le imprese agricole a crescere, rendendole più innovative, competitive e migliorando la qualità dell’occupazione. Sostenibilità che è uno dei pilastri di un settore in cui, in Italia, operano più di un milione di imprese agricole, che danno lavoro a 3,5 milioni di addetti, e con un fatturato di 73 miliardi di euro, con l’agricoltura che è base della filiera agroalimentare, l’industria principale del Paese, il cui fatturato costituisce circa il 15% del Pil. Ebbene, un’azienda del settore su due (48,1%) in Italia è particolarmente sensibile e impegnata sul tema. E questa attenzione, sempre per una buona metà di imprese, esce ulteriormente rafforzata dalla pandemia, che ha impresso significativi cambiamenti alla cultura aziendale e dato nuovo significato a obiettivi e politiche sostenibili. È la conferma di un percorso collettivo e virtuoso quella che arriva dal primo Rapporto AGRIcoltura100 - promosso da Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura e realizzato da Innovation Team del Gruppo Cerved - che ha indagato l’impegno delle aziende agricole italiane (ben 1.850) nei diversi ambiti della sostenibilità, in tutti i comparti produttivi e le regioni d’Italia. Con delle eccellenze assolute, come le prime tre aziende classificate secondo l’Indice AGRIcoltura100, che tiene conto di 234 variabili e 7 indici raggruppati in 4 aree: E (Environment - Sostenibilità ambientale); S (Social - Sostenibilità sociale); G (Gestione - Gestione dei rischi e delle relazioni); D (Development - Qualità dello sviluppo). Come la cantina Barberani, realtà storica del vino di Orvieto, in Umbria, e ancora l’azienda Agricola Iori di Avezzano, in Abruzzo, e la Fattoria Cupidi di Gallese, nel Lazio.
“La nostra azienda coniuga i principi dell’agricoltura biologica con la propria filosofia di esaltare il meglio del territorio. Si è fatto molto di più di quanto effettivamente richiesto dai disciplinari Bio e Vegan - raccontano Niccolò e Bernardo Barberani, enologo e direttore commerciale della Cantina - nel diminuire l’uso di rame e zolfo nei vigneti, sino a ridurre drasticamente le quantità legalmente consentite e optando per l’utilizzo di prodotti naturali alternativi per aumentare la forza e la durata delle viti. Tutti gli sforzi sono concentrati nel garantire che ogni singolo grappolo coltivato sia totalmente naturale. Si lavora con il massimo rispetto dell’ambiente circostante, dalla potatura e interramento degli scarti all’antica tecnica di utilizzare il sovescio con cereali, fertilizzanti organici e trattamenti a base vegetale. Fin dagli anni ’80, abbiamo scelto di rendere conto dell’identità della nostra terra sposando i principi dell’agricoltura biologica tradizionale. Per secoli questa terra è stata autosufficiente e gestita in modo tale da reintegrarsi con le proprie risorse. Adottando un approccio biologico in tutti i vigneti, gli oliveti e la tenuta nel suo complesso, possiamo preservare la vitalità originale dei nostri suoli. Di conseguenza, i nostri vini hanno un’identità sempre più pronunciata che suscita grandi emozioni. Continuiamo a credere che il vino incarni veramente il suo luogo di nascita e sia un accompagnamento essenziale per la buona cucina e per i momenti più belli della vita che condividiamo gli uni con gli altri”.
Ma tante sono le cantine di eccellenza nell’indice di AGRIcoltura100, con nomi di primo piano del vino italiano, dalla realtà umbra Caprai alle toscane Ruffino e Barone Ricasoli, dalla trentina Cantina Toblino alle altoatesine Cantina Kurtatsch e Abbazia di Novacella, dalla franciacortina Ronco Calino alla sarda Deiana, per citarne alcune.
Dallo studio, emerge che l’agricoltura italiana si dimostra un settore d’avanguardia in tema di sostenibilità: il 17,8% delle imprese ha infatti un livello di sostenibilità alto e il 30,3% medio-alto. E non emergono grandi differenze tra le aree geografiche e le attività produttive. Inoltre, l’impegno per la sostenibilità caratterizza tutte le fasce dimensionali: l’80% delle imprese più grandi ha un livello di sostenibilità alto o medio-alto, ma anche tra le aziende più piccole, con meno di 5 addetti, più di un terzo (34,2%) raggiunge quel livello.
Tra i vari ambiti della sostenibilità, quello ambientale è quello in cui si registra il maggiore impegno delle imprese agricole, con iniziative finalizzate al miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse (97,9% di imprese attive), alla garanzia della qualità dei prodotti e della salute alimentare (88,4%), fino alle attività di gestione del rischio idrogeologico (56,8%), di gestione e riduzione delle emissioni (55,9%) e alle innovazioni per la sostenibilità ambientale (30,7%), come l’uso di dati per i processi gestionali e produttivi o di tecnologie di precisione. Anche la sostenibilità sociale vede un impegno significativo: qui spiccano la valorizzazione del capitale umano (67,5%) - comprendente attività di formazione professionale ed extraprofessionale dei lavoratori, cooperazione con le scuole per l’inserimento dei giovani e attività di formazione sulla sostenibilità - e la sicurezza del lavoro (66,6%), con iniziative di formazione, controlli e certificazioni. Nell’area della gestione dei rischi e delle relazioni, invece, il tasso di iniziativa più rilevante è quello della gestione dei rischi, che vede attive il 74,9% delle imprese con polizze assicurative contro gli eventi atmosferici, per la protezione del patrimonio aziendale e per la responsabilità civile. Forte anche l’impegno nei confronti delle comunità locali (60,9%) e nei rapporti con le reti e la filiera (56,8%). L’emergenza Covid-19, inoltre, ha anche determinato impatti significativi nella cultura aziendale: una buona metà delle imprese agricole dichiara che la sostenibilità è aumentata di importanza in tutte le aree, in primis quella ambientale (52,4%) fino a quella sociale (50,5%) e della gestione dei rischi e delle relazioni (48,7%). Ma AGRIcoltura100 ha anche misurato la qualità dello sviluppo delle aziende agricole - l’area D (Development) - definita dai tre ambiti della qualità dell’occupazione, competitività e innovazione. Ebbene: circa un’impresa agricola su tre (32,5%) in Italia ha un livello di qualità dell’occupazione alto o medio-alto, ed è quindi impegnata nell’offrire rapporti di lavoro stabile e di qualità, facilitando l’accesso e la formazione dei giovani e sostenendo il lavoro delle donne, con iniziative di tutela dei diritti e conciliazione vita-lavoro. Questo indice è correlato positivamente al livello generale di sostenibilità espresso dall’Indice AGRIcoltura100: le imprese con qualità dell’occupazione alta e medio-alta sono il 15,8% di quelle con livello base di sostenibilità, il 28,3% di quelle con livello medio, il 36,8% di livello medio-alto, e il 49,1% delle imprese con livello di sostenibilità alto. Dati significativi anche in tema di innovazione, dove oltre un’impresa su tre (37,2%) ha un livello alto o medio-alto, anch’esso correlato positivamente con lo standard generale di sostenibilità. Mettendo a fattor comune qualità dell’occupazione, competitività e innovazione, emerge che ben il 38,8% delle imprese agricole in Italia ha un indice di qualità dello sviluppo alto o medio-alto, e anche in questo caso traspare la robusta correlazione con l’Indice AGRIcoltura100. Pertanto: le imprese con un livello elevato di sostenibilità sono anche più sostenibili sotto il profilo economico: hanno una migliore qualità dell’occupazione (più lavoro continuativo, più donne e più giovani), sono più competitive e innovative. Investendo nella sostenibilità, dunque, le imprese agricole generano un impatto positivo sull’ambiente e la società e insieme rafforzano il proprio business e la capacità competitiva.“Confagricoltura da anni ha posto attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale dell’agricoltura - spiega nell’introduzione al rapporto il presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - avendo sempre ben presente che tali obiettivi devono essere sempre inseriti in contesto di sviluppo dell’agricoltura che sappia rispondere alle esigenze della società in termini di qualità e disponibilità di prodotti agricoli e di redditività delle imprese.
La filiera agro-alimentare è uno dei pilastri della bioeconomia, generandone oltre la metà del valore della produzione e dell’occupazione e svolgendo, oltre alla funzione primaria della nutrizione e della salvaguardia della salute, un ruolo fondamentale per la protezione della biodiversità, la cura del territorio e la trasmissione dell’identità culturale.
In un mondo in cui nel 2050 la popolazione aumenterà del 30% e nel quale i cambiamenti climatici si ripercuoteranno sugli ecosistemi e sull’uso del suolo in tutto il Pianeta, solo la presenza di aziende agricole vitali e produttive, sarà in grado di rispondere alle sfide sullo Sviluppo Sostenibile lanciato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 basata su 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - Sdg) che i Paesi membri dell’Onu si sono impegnati a raggiungere entro il 2030. Soprattutto in un Paese come l’Italia in cui si punta sempre più verso un sistema alimentare inclusivo, efficiente, sostenibile, nutriente e sano, che sia in grado nello stesso tempo di fornire prodotti a prezzi contenuti. In questo percorso è coinvolta tutta l’agricoltura italiana anche in relazione agli obiettivi al 2030 lanciati dalla Commissione Europea con Green New Deal ed in particolare con le specifiche strategie che riguardano l’agricoltura (Farm to fork e Biodiversità) che mettono in primo piano l’economia circolare, la tutela del suolo e delle acque, la riduzione delle emissioni, la diminuzione delle eccedenze e sprechi alimentari. L’agricoltura deve funzionare come un’osmosi di tecniche e tecnologie dei diversi modi di fare sostenibilità nelle diverse agricolture, in questo contesto si inseriscono sfide economiche importanti per mantenere la competitività del settore.
Da presidente di una organizzazione fortemente radicata sul territorio e nella storia dell’agricoltura Italiana,ritengo fondamentale lavorare su questi temi per far crescere la consapevolezza dei consumatori, dell’amministrazione e dell’opinione pubblica su ciò che è stato fatto fino ad ora dalle imprese agricole e soprattutto dei risultati raggiunti in relazione alla tutela dell’ambiente ed alla valorizzazione dei territori. AGRIcoltura100 è un’indagine volta a misurare il grado di sostenibilità delle imprese, in tutte le possibili declinazioni, un lavoro scientifico che ha l’obiettivo di promuovere il contributo dell’agricoltura alla crescita sostenibile e al rilancio del Paese. Per accelerare il percorso, ritengo importante comunicare le esperienze agricole di successo nel campo dello sviluppo sostenibile; le imprese agricole in questo percorso possono raccontare le proprie esperienze trasmettendole alle altre imprese dei territori, nell’ottica di quell’osmosi tra diversi modi di fare agricoltura sostenibile. Ricerca e innovazione, trasferimento tecnologico, informazione e formazione, sono alcuni dei temi su cui occorre lavorare; un progetto complessivo su cui continueremo ad investire, con la convinzione che la crescita produttiva non è per forza di cose in contraddizione con la sostenibilità ambientale, con la tutela delle risorse naturali e con la salvaguardia della biodiversità”.

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