L’Europa rischia di mettere in ginocchio la pesca italiana. Nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, le risorse destinate al settore ittico potrebbero subire un taglio drammatico: -63% sugli attuali fondi, passando da 6,1 miliardi di euro a poco più di 2. Una riduzione che non è solo una cifra, ma un colpo diretto alla competitività, alla transizione ecologica e alla sicurezza alimentare. È l’allarme lanciato dall’Alleanza delle Cooperative Italiane Pesca e Acquacoltura, che in una lettera alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nei giorni scorsi, chiede parità di trattamento con l’agricoltura e strumenti straordinari per affrontare le stesse crisi globali che colpiscono l’intera filiera agroalimentare, come, per esempio, i i 45 miliardi di euro mobilitati per la Pac e la “Unity Safety Net” da 6,3 miliardi di euro per stabilizzare i mercati.
La denuncia è chiara: l’esclusione della pesca e dell’acquacoltura da questa strategia comprometterebbe competitività e tenuta economica delle cooperative in una fase cruciale per la transizione ecologica, la sicurezza alimentare e la tutela delle risorse biologiche. Il rischio è concreto e pesante: la pesca italiana potrebbe perdere oltre 4 miliardi di euro, con un taglio che colpirebbe misure-chiave come il fermo pesca e gli investimenti in innovazione. Il fermo pesca, strumento essenziale per la tutela degli stock ittici e per garantire il reddito a migliaia di imprese e addetti, prevede indennità giornaliere di 30 euro, con circa 20 milioni di euro stanziati per i fermi obbligatori (669.000 giorni solo nel Mar Tirreno) e oltre 5 milioni per quelli facoltativi (altre 180.000). Senza adeguati fondi, questo meccanismo rischia di saltare, con gravi ripercussioni sulla sostenibilità delle attività.
Non meno preoccupante è il blocco degli investimenti per l’innovazione, indispensabili per la transizione ambientale e digitale del settore. Negli ultimi anni, oltre il 40% delle imprese cooperative ha avviato interventi di ammodernamento su efficienza energetica, sicurezza a bordo, selettività degli attrezzi e digitalizzazione, grazie alle risorse europee.
A rischio anche gli aiuti alle Organizzazioni dei Produttori (Op), che gestiscono oltre il 60% del pescato cooperativo nazionale e sono decisive per la programmazione dell’offerta, la tracciabilità e la stabilizzazione dei prezzi.
“Sarebbe un colpo durissimo in una fase in cui alle imprese si chiede di sostenere la transizione ecologica e garantire la sicurezza alimentare - avverte Paolo Tiozzo, vicepresidente Confcooperative Fedagripesca - non possiamo ridurre nessuna di queste misure. Il 2026 deve essere l’anno dell’equilibrio tra sostenibilità ambientale e tenuta economica e sociale del settore. Se l’Europa punta su competitività e resilienza, non può escludere la pesca dagli strumenti straordinari e dai meccanismi di flessibilità previsti per l’agricoltura”.
L’appello dell’Alleanza è inequivocabile: garantire parità di trattamento con l’agricoltura, scongiurare il ridimensionamento dei fondi e assicurare strumenti straordinari per affrontare le stesse crisi globali che colpiscono l’intera filiera agroalimentare, in coerenza con le ambizioni dell’Unione europea e con il ruolo strategico che pesca e acquacoltura svolgono per l’economia blu, i territori costieri e la sicurezza alimentare dell’Europa.
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