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L’INTERVISTA

Territori da scoprire e grandi classici, in un’Italia del vino sempre migliore. Parla Monica Larner

A WineNews la Italian Editor di “The Wine Advocate” (che ha assegnato i 100/100 ai Brunello di Montalcino 2016 de Il Marroneto e Le Chiuse di Sotto)
BAROLO, BRUNELLO DI MONTALCINO, ITALIA, MONICA LARNER, THE WINE ADVOCATE, vino, Mondo
Monica Larner con i due 100/100 ai Brunello di Montalcino 2016 de Il Marroneto e Gianni Brunelli - Le Chiuse di Sotto

La voglia di scoprire vini e territori per molti aspetti nuovi, soprattutto al Sud, come Sicilia, Campania e Puglia, e di raccontarne le storie al di là dei punteggi, accanto a grandi classici del vino italiano, Brunello di Montalcino e Barolo su tutti, ma anche Chianti Classico, Amarone, Bolgheri e non solo, che migliorano di anno in anno, cercando sempre maggiore “purezza stilistica” e finezza. Con le “mille voce” del vino italiano che, come i dialetti, parlano la lingua dei loro territori in maniera sempre più chiara e apprezzata dagli appassionati del mondo. Vini sempre più buoni ed espressivi, che la critica di questa generazione, dal palato sempre più internazionale e più aperta al confronto che in passato, è disposta a premiare con punteggi altissimi. Anche con i sempre rari, ma meno che in passato, 100/100, simbolo della perfezione, come quelli appena assegnati da The Wine Advocate a due espressioni del Brunello di Montalcino 2016, il Madonna delle Grazie de Il Marroneto e Gianni Brunelli - Le Chiuse di Sotto, come racconta a WineNews, in una lunga intervista, Monica Larner, Italian Editor della più autorevole rivista internazionale di critica enoica al mondo, fondata da Robert Parker (ed oggi del gruppo Michelin, ndr), come la celeberrima guida ai ristoranti.

Una chiacchierata che parte proprio dalla voglia di novità, rappresentata dalla “Top 100 Wine Discoveries 2020”, che ha visto premiate 12 etichette dell’Italia,
tre vini dalla Sicilia, di cui due dall’Etna (l’Etna Rosso Contrada Sciaranuova V.V. 2016 di Tasca d’Almerita e l’Etna Rosso Pre-phylloxera Vico 2016 di Tenute Bosco, oltre al Terre Siciliane Nero Ossidiana 2016 di Tenuta di Castellaro), tre dalla Toscana (il G. Punto 2018 di Duemani, il Liù 2018 di Castello dei Rampolla ed il Val d’Arno di Sopra Bòggina C 2018 di Petrolo), tre dal Piemonte (il Colli Tortonesi Timorasso Fausto 2016 di Vigne Marina Coppi, il Langhe Nebbiolo Claré J.C. 2019 di G.D. Vajra ed il Barolo Undicicomuni 2016 di Arnaldo Rivera), due dalla Campania (il Greco di Tufo Goleto 2017 di Tenute Capaldo, azienda nell’azienda di Feudi di San Gregorio, ed il Phos 2017 di Roccamonfina de I Cacciagalli) ed uno dall’Alto Adige (il Valle Isarco Kerner 2018 di Köfererhof).

“La lista è nata dopo un lungo confronto con i colleghi perchè volevamo trovare un modo di premiare le cantine andando oltre il punteggio del vino, che è quello che facciamo di solito - spiega Monica Larner - trovando un modo di raccontare, di trovare le storie, di narrare le novità. Ed è nata l’idea, già sperimentata l’anno scorso, delle “discoveries”, da cui poi è nata una lista di quelle che ci hanno colpito in maniera particolare. Ogni anno noi degustiamo migliaia di vini, solo dall’Italia io sono già a più di 3.000 quest’anno, e ci sono tante scoperte, vini che magari hanno un punteggio più basso di altri, ma hanno comunque qualcosa di speciale, di diverso. Vini che raccontano un territorio, un’innovazione, un modo di lavorare biologico o più sostenibile. E così è nata la lista, e per me, per l’Italia, è stato particolarmente bello perchè mi ha dato la possibilità di premiare vini dalla Campania e dalla Sicilia, per esempio, che sono vere terre di scoperta. Uno si sente quasi un “archeologo del vino”, quando si scoprono nuovi vini, nuovi metodi di vinificazione, nuovi vigneti o vigneti antichi che, però, sono nuovi da scoprire, per chi fa il mio mestiere e anche per gli appassionati. Io ho cercato di premiare vitigni autoctoni, tra 12 solo 2 sono con vitigni internazionali, un Grenache ed un Merlot che vengono dalla Toscana. E poi il concetto del vigneto, di come si lavora la terra. Ho premiato un vigneto fatto nelle Isole Eolie, per esempio, e in generale dei vini che rappresentato la scoperta di un luogo, dello spirito di un territorio. Sono anche fiera che tutte le scelte sull’Italia sono “sostenibili”, con produttori che lavorano con un attenzione particolare in questo senso”.
Accanto alle novità, però, ci sono i grandi classici, quei territori intramontabili che sono pilastro del vino italiano, dalle Langhe del Barolo e del Barbaresco a Montalcino, con il suo Brunello, dal Chianti Classico a Bolgheri, alla Valpolicella. Classici che, però, vivono un costante ed importante rinnovamento al loro interno, spiega Monica Larner:
“nei territori classici c’è una ricerca di maggior “purezza”, in generale, a livello stilistico. Proprio in queste ore ci confrontavamo con i colleghi di The Wine Advocate per fare un bilancio dell’anno, e tra i 5 articoli più letti 3 erano sull’Italia, ed in particolare sul Barolo, sul Brunello di Montalcino e sul Sassicaia. In fondo anche per il lettore di The Wine Advocate sono quelle grandi denominazioni classiche che attirano sempre molto interesse. Sono vini e territori che restano sempre gli ambasciatori del vino italiano nel mondo.
Ma la voglia di cercare il nuovo c’è anche dentro queste grandi denominazioni, c’è sempre una voglia di andare verso una maggiore finezza del vino, una maggiore precisione stilistica. E credo che, in generale, le tanti voci dei vitigni italiani, che sono un po’ come i dialetti perchè parlano del loro territorio, siano sempre più chiare, evidenti ed espressive, e quello lo vediamo nelle grandi denominazioni ma anche nelle “discoveries”. Tutti stanno lavorando in questa direzione, cercando un’identità maggiore su quello che sono le migliaia di voci del vino italiano”.

Tra tutti, però, il Brunello di Montalcino resta sotto i riflettori, anche grazie a due grandi annate consecutive come la 2015, e la 2016 che sta per arrivare sul mercato ad inizio 2021, ed oggetto dell’ultimo report pubblicato da Monica Larner su The Wine Advocate dove, come detto, tra tanti altissimi punteggi, spiccano i due 100/100 per il Brunello di Montalcino 2016 Madonna delle Grazie de Il Marroneto, e per il Brunello di Montalcino 2016 de Gianni Brunelli - Le Chiuse di Sotto. “Sul Brunello non c’era un’attesa così dal 2010, tanto che nelle scorse ore, dopo la pubblicazione del report, il sito di The Wine Advocate ha registrato un traffico tale da mandarlo in crash. Sono passati 6 anni e ci troviamo davanti ad un’altra grandissima annata, la 2016, che arriva sul mercato fra poche settimane. In questi 6 anni è cambiato tantissimo, nell’ultimo anno poi è cambiato tutto nel mercato del vino. Montalcino è posizionato molto bene, sono uscite un po’ prima le recensioni sul Brunello, e questo aiuterà sul mercato. Anche perchè la 2016, rispetto alla 2015 già uscita e alla 2017 che arriverà, è un’annata più longeva, e potrà stare sul mercato anche più a lungo del solito, per un paio di anni. Per la denominazione è una grande fortuna entrare sul mercato in un momento difficile come questo con l’annata 2016 e la Riserva 2015. In particolare ho voluto premiare due vini di cui sono molto contenta, con i 100/100. Uno che avevo premiato, con lo stesso punteggio, anche per l’annata 2010, ovvero il Madonna delle Grazie de Il Marroneto, che a me piace tantissimo per la sua purezza, la sua trasparenza, per questa bellissima voce del Sangiovese che esce con grande chiarezza. E poi il Brunello 2016 de Le Chiuse di Sotto di Gianni Brunelli, e anche questo mi ha colpito molto per la purezza del frutto, la trasparenza. C’è un pizzico di “verità del Sangiovese” in questo vino, di “verità” di Montalcino, del territorio, della vista sul Monte Amiata, sul bosco che circonda i vigneti, è un vino che ti porta direttamente proprio lì, sul territorio. Ma sono tanti i vini che hanno raggiunto punteggi altissimi”, spiega Monica Larner, che ha assegnato 98 punti alle etichette di Ciacci Piccolomini d’Aragona, Giodo (Bianca e Carlo Ferrini) e Le Ragnaie, 97+ al Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2016 di Casanova di Neri e il Brunello di Montalcino 2016 de Le Chiuse, 97 punti al Brunello di Montalcino Petroso 2016 de Le Ragnaie, al Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2016 di Mastrojanni e al Brunello di Montalcino Vigneto Manachiara 2016 di Tenute Silvio Nardi. Punteggi altissimi anche per il 2015: qui il podio se lo aggiudica il Brunello di Montalcino Cerretalto 2015 di Casanova di Neri, con 98+, poi, con 98, il Brunello di Montalcino Riserva 2015 di Canalicchio di Sopra e il Brunello di Montalcino Riserva 2015 di Fuligni, e poi il Brunello di Montalcino Riserva 2015 di Uccelliera (97+). A 97 il Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso Santa Caterina d’Oro Riserva 2015 di Ciacci Piccolomini d’Aragona, Brunello di Montalcino Riserva 2015 di Gianni Brunelli - Le Chiuse di Sotto, Brunello di Montalcino Vigna Paganelli Riserva 2015 de Il Poggione, Brunello di Montalcino Riserva 2015 di Poggio Antico.
Anche grazie ai due nuovi 100/100 conquistati da Il Marroneto e Le Chiuse di Sotto - Gianni Brunelli, però, sorge spontanea una riflessione. Il “punteggio perfetto” resta una rarità, assegnato a pochissimi etichette, ma meno raramente che in passato, e non solo per i vini italiani. Sono migliorati i vini, o è cambiato anche l’approccio della critica? “Credo che siano vere entrambe le cose. I vini sono migliorati senza dubbio - spiega Monica Larner - assaggiando quasi 200 vini di Montalcino, prodotti i con difetti non ce ne sono, sono tutti bellissimi, e quasi veniva a noia scrivere recensioni sempre positive, con tanti premiati da 95 punti in su, e sono vini che meritano quei punteggi. Il punto è che ci sono tantissimi grandi vini che stanno arrivando sul mercato da tutta Italia: il Barolo ed il Barbaresco, il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico, ma anche vini da Campania e Sicilia, dall’Etna, dalla Puglia, che ha vini più di potenza, di spalla, dal Friuli Venezia Giulia, che ha questi grandi bianchi con una cremosità unica, o ancora l’Amarone della Valpolicella, un altro vino di grande carattere. Sono tutti vini che stanno migliorando, sicuramente. E poi il mondo della critica cambia: c’è più confronto e comunicazione fra i colleghi. Forse negli anni di Robert Parker, lui operava un po’ da solo, c’era lui con il suo palato. Oggi abbiamo tutti un palato più internazionale, siamo una generazione diversa, più aperta stilisticamente, abbiamo più elementi di confronto. Ed in qualche modo la cosa più importante di fare questo lavoro è avere coraggio, passione, entusiasmo, che è quello che ci insegna Parker. Se ci sono grandissimi vini e bisogna dirlo e basta. Bisogna avere fiducia, coraggio, speranza che tanti altri vini in futuro possano raggiungere questi risultati, perchè la qualità aumenta sempre”.
Un messaggio anche di positività, in vista di un futuro davvero più incerto che mai. “Credo che il prossimo anno sarà ancora molto difficile per tutti. Io non ho viaggiato, non ho potuto visitare le aziende, ma devo dire che ho viaggiato lo stesso grazie ai tanti vini che ho degustato - racconta Monica Larner - ogni giorno nel mio lavoro sono riuscita a viaggiare nell’immaginario. Attraverso il calice rivedo vigneti che conosco bene, rivedo le facce dei produttori che hanno fatto questi vini, c’è una magia nel vino che in qualche modo forse quest’anno abbiamo imparato ad accogliere maggiormente. Parlavo con Luca Sanjust (Villa Petrolo, in Toscana, in Valdarno, ndr) di questo concetto del “genius loci”, che è molto importante ritrovare nel calice. Quest’anno ha cambiato il modo con cui molti di noi si approcciano al vino, in qualche modo l’unico modo di viaggiare è stato attraverso il bicchiere. Speriamo che questa magia non svanisca. Il prossimo anno sarà ancora difficile, anche sul mercato, e speriamo di uscire presto da questa situazione”.
Eppure, da un mero punto di vista di chi fa il mestiere del critico, come Monica Larner, non tutto è andato peggio. “Ci sono state cose positive che non vorrei cambiare. Per esempio, ho degustato tutti i vini a casa mia, nelle stesse condizioni, usando lo stesso bicchiere che mi piace molto, con i vini tutti alla stessa temperatura. Ho passato più tempo con in vini, ho potuto degustarli e riassaggiarli più volte, magari provando anche qualche abbinamento in cucina. È cambiato completamente il nostro modo di lavoro, ma abbiamo ritrovato una consistenza nella degustazione che è molto importante. Nei giorni in cui si lavorava viaggiando, capiva spesso di fare anche 5 visite in un giorno, sempre di corsa, o magari degustando in una stanza troppo calda o troppo fredda, con un bicchiere che non ti piace. Da questo punto di vista invece quest’anno è stato tutto perfetto, e forse i miei punteggi sono stati un po’ più alti anche per questo, oltre che grazie a queste bellissime annata, il 2016 nelle Langhe e nel Brunello, su tutti”.
Un lavoro che, per Monica Larner come per tanti altri critici che “dal mondo assaggiano l’Italia”, è stato possibile fare anche grazie ad una logistica sempre più efficiente e precisa, aspetto tutt’altro che secondario. Tanto che la stessa Monica Larner ha chiuso il suo report sul Brunello in maniera del tutto particolare: “voglio mandare un ringraziamento speciale a Carlotta Mini della compagnia di spedizione Fieramente, ad Arezzo. Ha lavorato con grande diligenza per raccogliere i campioni, per sistemare tutti i documenti mancanti perchè i vini arrivassero in sicurezza in California, a casa mia. Ogni vino che ho avuto l’onore di assaggiare è arrivato grazie al lavoro di professioni come Carlotta, che hanno fatto di tutto per completare il lavoro. Grazie di cuore!”.

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