Il tema del rapporto tra consumo di vino, abuso di alcol e salute, è uno di quelli più caldi e sotto i riflettori, la cui gestione futura sarà determinante per il settore del beverage. Fondamentalmente, ci sono due grandi “partiti”: quello di coloro che non distinguono tra consumo e abuso, e spingono per il “no safe level”, come, tra gli altri, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e quello di coloro che sostengono come un consumo moderato di vino, ai pasti, secondo il modello della Dieta Mediterranea, non solo porti dei vantaggi per la salute, ma sia anche migliore di una totale astensione, in base al più volte citato modello della J-Curve. Ed ora, a sostegno di questa tesi, sta entrando nella fase operativa un nuovo studio europeo, che sarà guidato dal professor Miguel A. Martínez-González, professore di Salute Pubblica all’Università di Navarra, figura di riferimento mondiale nella ricerca epidemiologica. Lo studio europeo, che si chiama Unati (University of Navarra Alumni Trialist Initiative), è finanziato dallo European Research Council (Erc) con 2,5 milioni di euro, ed è un “trial” che, per la prima volta, confronterà gli effetti dell’astensione totale e del consumo moderato di vino all’interno di un modello alimentare basato sulla Dieta Mediterranea attraverso uno studio di intervento randomizzato e controllato. Lo studio, attualmente in fase di avvio, coinvolgerà oltre 10.000 adulti di età compresa tra i 50 e i 75 anni e fornirà risposte scientificamente fondate su un tema chiave per la salute pubblica. L’obiettivo, spiega una nota, è fornire risposte chiare e scientificamente fondate ad una delle domande più dibattute in ambito di salute pubblica.
“Si tratta del primo trial al mondo progettato per valutare scientificamente se l’eliminazione totale dell’alcol sia davvero più salutare rispetto a un consumo moderato di vino, quando inserito in uno stile alimentare mediterraneo - ha spiegato Martínez-González - un regime alimentare che, integrato con stili di vita sani e attività fisica, ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di infarto, ictus, diabete e mortalità generale”.
L’annuncio è arrivato nel congresso internazionale “Lifestyle, Diet, Wine & Health”, promosso da Wine Information Council, Irvas (Istituto per la Ricerca sul Vino e la Salute) e Wine in Moderation, che ha riunito a Roma, nei giorni scorsi, ricercatori ed esperti internazionali (come abbiamo raccontato qui) per discutere il ruolo degli stili di vita salutari, della Dieta Mediterranea e del consumo moderato di vino nella promozione della salute pubblica. E nel quale, tra le altre cose, si è ribadito come “la salute non dipende da un singolo alimento o nutriente, ma deriva dall’insieme di scelte alimentari consapevoli, stili di vita attivi e fattori culturali”.
“Questo congresso ha rappresentato un momento fondamentale per il dialogo tra scienza, cultura e salute pubblica - ha dichiarato il professor Attilio Giacosa, presidente Irvas - siamo soddisfatti di aver contribuito a creare uno spazio di confronto rigoroso, in cui il vino è stato analizzato nel suo contesto naturale: quello della Dieta Mediterranea e di stili di vita equilibrati. La qualità degli interventi e la solidità delle evidenze presentate confermano la necessità di continuare a investire nella ricerca nutrizionale, superando narrazioni polarizzate e non evidence-based in favore di una valutazione scientifica, integrata e personalizzata”.
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