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Allegrini 2018
L’ANALISI

Wine & food italiano, settore solido e in crescita. Anche grazie alle tante aziende familiari

Il “Food Industry Monitor 2022” by Università di Pollenzo e Ceresio Investors. Carlo Petrini: “ora però serve un cambio di paradigma”

È solido, anche grazie ad un 2021 di forte ripresa, il settore del wine & food italiano. Che guarda ad un 2022-2023 che sarà ancora di crescita, ben oltre la media dell’economia nazionale. Anche se è una crescita che, in termini assoluti, con ogni probabilità sarà minata dall’inflazione galoppante. In un settore, quello della produzione di vino e di cibo, dove le aziende a guida familiare continuano a performare meglio della media. E continuano ad investire in sostenibilità, vera sfida del futuro, e di quel cambiamento di paradigma che il fondatore di Slow Food, Carlin Petrini, predica da anni, “basato non sul consumo e sul profitto come unico parametro, ma sull’economia delle relazioni e sulla consapevolezza che le risorse non sono infinite” che proprio i giovani, che stano costruendo l’imprenditoria del 21esimo secolo, potranno concretizzare, ma a cui tutti siamo chiamati a partecipare. Messaggio che arriva dalla presentazione del “Food Industry Monitor 2022”, realizzato dall’Università di Pollenzo, insieme a Ceresio Investors. I numeri, illustrati da Carmine Garzia dell’Università di Pollenzo, e basati sull’analisi dei bilanci di 852 aziende del settore, che rappresentano il 75% delle società di capitale del comparto, con un fatturato aggregato di 65 miliardi di euro (e che producono prodotti lattiero-caseario, olii, pasta fresca e secca, carne e derivati, surgelati, vino, acque minerali, birra, caffè, conserve, distillati, dolci e prodotti da forno, farine, food equipment e packaging), confermano che il 2021 ha segnato una forte ripresa del settore del food, con una crescita record del 6,8%, superiore alla crescita del Pil (6,6%).
Una crescita che si protrarrà anche nel 2022 e nel 2023 con tassi intorno al 4% annuo, più del doppio del Pil, secondo le stime attuali.
I segmenti che cresceranno di più, secondo le proiezioni, saranno farine +11,4%, caffè +10%, olio +9,7%, latte +7,7, surgelati +5,4%, mentre il vino, previsto a +4,8%, è appena al di sotto della media, seguito da distillati, acqua, dolci, salumi, birra e pasta. “Ma è un crescita legata alla traslazione sul prezzo finale dell’aumento del costo delle materie prime - spiega Carmine Garzia dell’Università di Pollenzo - che, per molti prodotti, influiscono più per più del 60% sul prezzo al consumo, e quindi ci sarà da capire fin quando la produzione, che in tanti casi ha già margini bassi, potrà assorbirli, o dovrà riversarli al consumatore, che però vede calare al contempo il suo potere di acquisto”.
Situazione non semplice, dunque, anche perchè l’aumento di materie prime agricole, come mais e grano, non è dato da scarsità di prodotto ma dal fatto che molti, per timore delle conseguenze delle guerra, stanno facendo accantonamento, ed in più c’è il peso della speculazione. Come sempre, la crescita più forte sarà all’export: se il settore nel 2021 ha fatto +10% su un 2020 piatto, le cose continueranno a crescere, tra il 3% ed il 4%, anche nel 2022 e nel 2023, con i comparti più dinamici che saranno distillati, birra, latte e soft drink, ma anche vino e pasta. Ancora, guardando ai fondamentali economici, emerge che la redditività media delle aziende alimentare è superiore alla media delle aziende italiane, il valore aggiunto del food (21,5%) è leggermente inferiore alla media nazionale (21,9%), mentre il tasso d’indebitamento delle imprese del settore food si attesta, nel 2020, a 2,3, un dato strutturalmente più basso rispetto alla media delle imprese italiane, che si attesta a 2,5.
Driver fondamentale per la crescita, sarà la sostenibilità, a 360 gradi. Ed in questo senso, l’analisi delle performance di sostenibilità del Food Industry Monitor 2022 evidenzia che il 98% delle aziende utilizza del tutto o in parte materie prime a ridotto impatto ambientale. 88% delle aziende usa in via esclusiva o prevalente packaging a ridotto impatto ambientale. Il 57% delle aziende ha ottenuto una o più certificazioni inerenti alla sostenibilità ambientale e il 30% delle aziende pubblica il bilancio di sostenibilità, mediamente da almeno tre anni. Un focus particolare è stato dedicato, poi, alle aziende familiari (a rappresentare il vino, sul palco, come case history, Arturo Ziliani, che guida la cantina del Franciacorta, Berlucchi, insieme ai fratelli Paolo e Cristina, ndr).
Aziende familiari che hanno un ruolo preponderante nel settore del food. Il 78% di aziende del campione sono controllate da una o più famiglie. L’86% delle aziende familiari ha un consiglio d’amministrazione interamente composto da membri della famiglia, l’11% è caratterizzato da una composizione del cda mista, che comprende membri esterni ed interni alla famiglia; il 3% delle aziende familiari ha un cda composto interamente da membri esterni la famiglia. Solo 8% delle imprese analizzate ha un Ceo esterno alla famiglia. Dall’analisi, emerge anche che il settore del food è costituto prevalentemente da realtà imprenditoriali “giovani”, il 65% delle aziende è attualmente gestita dalla prima generazione, il 30% dalla seconda generazione e il restante 4,5% dalla terza e quarta generazione. Ancora, emerge che le aziende con una guida familiare hanno registrato performance di redditività e produttività superiori a quelle con un Ceo non familiare. La scelta di management team con membri della famiglia, accanto a manager professionisti, consente alle aziende di ottenere migliori performance di redditività e soprattutto di costruire un profilo di sostenibilità più solido.
Per tutte le imprese, come raccontato, sul palco dai vertici di aziende del settore e della finanza come Balocco, Gruppo Seda, Farchioni, Fiorentini, Don Alfonso 1890, Lavazza, XtraWine, Ceresio Investors e Berlucchi, la sfida di oggi è continuare a creare valore navigando tra mancanza di materie prime che rallentano gli ordini ed il mercato, ed un’inflazione che fa crescere i costi, soprattutto energetici, e frena i consumi. Ma la sfida di un domani ormai imminente, è quella di un cambio totale di paradigma, che puà partire proprio dalle aziende familiari, come ricordato, in chiusura, dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini. “I beni di relazioni, e non solo i bilanci in ordine, tengono insieme queste aziende. Il parametro del benessere di un’impresa non può essere solo il profitto, che pure è fondamentale. Dobbiamo cambiare paradigma. Oggi ci sono 900 milioni di persone nel mondo malnutrite, 40 milioni soffrono la fame, 1,5 miliardi soffre di ipernutrizione. Non è un sistema che funziona. Dobbiamo predisporci al cambiamento, partendo dall’elemento etico. Le piccole imprese devono garantire un aspetto valoriale che si ha in azienda, che è il legame con la propria storia, e con la realtà in cui si vive, con i collaboratori. E questo legame, però, sarà messo in crisi se non cambiamo le regole del gioco, e se guardiamo solo al profitto. Dobbiamo partire da un concetto di esauribilità delle risorse - prosegue Petrini - che impone cambiamenti valoriali e comportamentali. Guardiamo come sanno tornando di moda riciclo e riuso, che avevamo abbandonato. E questo cambiamento non deve essere visto come una mortificazione, ma come una liberazione. Qui, a Pollenzo, dove tanti giovani vengono a studiare, vedo tanti ragazzi che mettono in essere idee, progetti, ragionamenti su un cambio di paradigma per scrivere il loro futuro, anche da imprenditori. E questa creatività non va mortificata, non dobbiamo spengere la luce nei loro occhi. Perchè se i paradigmi che riscriveranno diventeranno tangibili, saremo davanti alla nuova imprenditoria del 21esimo secolo”.

Focus - Le aziende familiari nel settore food & beverage, secondo il Food Industry Monitor 2022
L’analisi delle aziende familiari è stata condotta su 726 aziende, per ognuna di esse è stata svolta un’analisi della struttura proprietaria e degli organi di direzione. Sulla base delle variabili relative a proprietà e controllo sono state selezionate 567 aziende “familiari”. Le 567 aziende familiari sono state successivamente sottoposte ad ulteriori analisi qualitative-descrittive che hanno permesso di ottenere informazioni sulla struttura di governance per settore e per comparto, l’età media degli amministratori, il numero di generazioni e la tipologia di amministratore delegato (se interno o esterno alla famiglia).
Dalle analisi effettuate risulta che l’86% delle aziende familiari ha un consiglio d’amministrazione interamente composto da membri della famiglia, l’11% è caratterizzato da una composizione del Cda mista, che comprende quindi membri esterni ed interni alla famiglia, e solo il 3% delle aziende familiari ha un Cda composto interamente da membri esterni la famiglia. Con riferimento alla carica di amministratore delegato, solo 8% delle imprese analizzate ha un Ceo esterno alla famiglia. Con riferimento alle generazioni che si sono alternate alla guida dell’azienda, si rileva che il 65% delle aziende è attualmente gestita dalla prima generazione, il 30% dalla seconda generazione e il restante 4,5% dalla terza e quarta generazione.
L’età media degli amministratori è di 60 anni, con il numero maggiore di amministratori compresi nella fascia d’età che va dai 45 ai 64 anni. A livello di comparto si rileva che più del 90% delle aziende operanti nei comparti delle farine, dell’olio, delle conserve e della pasta hanno un Cda formato totalmente da membri della famiglia.
I comparti dei dolci e del latte hanno il numero maggiore di aziende caratterizzate da Cda con membri esterni alla famiglia, rispettivamente il 33,3% e il 22%. Le aziende con un Ceo familiare hanno avuto nell’arco temporale 2015-20 un Ros e un Roic superiore a quelle con un Ceo non familiare. Le aziende con un Ceo familiare hanno avuto nell’arco temporale 2015-20 una produttività degli investimenti tangibili (ricavi/immobilizzazioni materiali) nettamente superiore a quelle con un Ceo non familiare. Anche dal punto di vista delle produttività dei costi operativi le aziende a guida familiare hanno performance migliori. La scelta di management team con membri della famiglia, accanto a manager professionisti, consente alle aziende di ottenere migliori performance di redditività (Ros) e soprattutto permette di ottenere performance di sostenibilità superiori.

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