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LO STATO DELL’ARTE

Tenuta dei volumi, ma distruzione dei valori: il vino nel 2020 nei dati Oiv

Meno scambi nel mondo, in quantità ma soprattutto in valore. Stabile la produzione, ma calano in consumi (ma non in Italia, +7,4%)
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Tenuta dei volumi, ma distruzione dei valori: il vino nel 2020 nei dati Oiv

Se nel 2020 marchiato a fuoco dal Covid il consumo di vino ha tenuto in quantità, segnale positivo che racconta di quanto il nettare di Bacco sia amato nel mondo e faccia parte di una quotidianità, per certi aspetti forzatamente ritrovata e cambiata dalla pandemia, di contro emerge ancora una volta chiaro e forte come in un anno si sia distrutto una buona parte del valore faticosamente costruito in anni di lavoro ed investimenti da parte della filiera. Un trend generalizzato che vale un po’ in tutto il mondo, dove i numeri raccontano di quantità complessive in leggero calo, ma non quanto i valori. Segno che si speso meno per bere lo stesso, anche per la lunga chiusura (ancora pressochè totale in Europa) della ristorazione, che, come è facile immaginare, vuol dire che per la filiera, dalla produzione alla distribuzione, i margini, già in generale non elevatissimi, si sono ulteriormente assottigliati. Eppure, degli elementi positivi, si possono isolare. Come la crescita sostanziosa dei volumi di vino consumati in Italia, primo Paese produttore, che, a dispetto della grande e comprensibile enfasi sulle esportazioni (di cui resta leader mondiale in volume e secondo in valore), resta il terzo mercato più importante del mondo per volumi consumati, e dove molti, anche per “colpa” di smart working e lockdown, hanno evidentemente recuperato una quotidianità perduta nel rapporto con il vino, che può essere una base importante per costruire la ripresa oggi, ed il futuro domani. È lo stato dell’arte del vino mondiale, che come tutto il resto dell’economia e della vita quotidiana spera nell’uscita completa e definitiva dalla pandemia, fotografato dalla “Nota di congiuntura del settore vitivinicolo mondiale nel 2020” dell’Oiv, illustrata oggi a Parigi, in streaming, dal direttore generale Pau Roca. I numeri raccontano che, nel 2020, la pandemia, soprattutto per la crisi dell’horeca, è costata al commercio mondiale del vino il 6,7% del totale in valore sul 2019 (dopo una crescita ininterrotta dal 2010), con un giro d’affari sceso a 29,6 miliardi di euro, ed un volume degli scambi internazionali diminuito del -1,7%, a 105,8 milioni di ettolitri. Con i consumi mondiali che, nel complesso, hanno tenuto in quantità, attestandosi sui 234 milioni di ettolitri, in calo del -3%, una perdita simile a quella vita nella crisi finanziaria mondiale del 2008/2009. Di contro, la produzione mondiale di vino (esclusi succhi e mosti) è rimasta sostanzialmente in linea con il 2019 (+1%), a 260 milioni di ettolitri. Confermando un surplus di produzione rispetto ai consumi, che resta uno dei grandi temi dell’industria del vino, guardando soprattutto al tema del prezzo, al netto della contingenza legata alla pandemia.
I dati sulla produzione per Paese non mostrano novità significative rispetto al passato. L’Unione Europea resta il primo produttore mondiale, con 165 milioni di ettolitri (+8% sul 2019), e tra i singoli Paesi l’Italia resta al vertice, con 49,1 milioni di ettolitri (+3% sul 2019), davanti alla Francia con 46,6 (+11%) e alla Spagna con 40,7 (+21%), seguiti a loro volta dagli Usa con 22,8 milioni di ettolitri (-11%), dall’Argentina, dall’Australia, dal Sudafrica e dal Cile, tutti poco sopra i 10 milioni di ettolitri, e ancora, a completare la top 10, dalla Germania con 8,4 milioni di ettolitri, e dalla Cina con 6,6. Quello su cui il Covid (ma anche la Brexit e le tensioni sui dazi tra Usa, Ue e Cina) ha impattato di più sono i consumi, tornato ai livelli più bassi dal 2002. Anche se, sottolinea l’Oiv, visti i margini di errore nella rilevazione di un parametro complesso come quello del vino consumato, il dato è da prendere con le molle. In ogni caso, l’Ue a 27, da sola, vale il 48% del consumo mondiale, ma con differenze importanti, soprattutto a livello di dinamiche, tra i diversi Paesi. Gli Usa restano il primo mercato per consumi complessivi (33 milioni di ettolitri, come nel 2019), e anche la Francia si conferma stabile nonostante la pandemia, a 24,7 milioni di ettolitri. Chi ha visto crescere più di tutti, nel mondo, il consumo di vino, è l’Italia, che con un balzo in volume del 7,4%, ha raggiunto i 24,5 milioni di ettolitri. Tra i maggiori Paesi Consumatori, si confermano ai vertici anche la Germania con 19,8 milioni di ettolitri, stabile, il Regno Unito con 13,3, in leggera crescita del +2,2%, poi la Cina, che arretra del -17,4%, a 12,4 milioni di ettolitri, e ancora la Russia (10 milioni di ettolitri). A livello di esportazioni, l’Italia resta al vertice per volumi, (20,8 milioni di ettolitri, -2,4%), Spagna, (20,2 milioni di ettolitri, -5,9%), Francia (13,6 milioni di ettolitri, -4,9%), Cile (8,5 milioni di ettolitri, -2,2%), Germania (3,4 milioni di ettolitri, -10,3%) e Sud Africa (3,6 milioni di ettolitri, -11,9%), tutti in calo. A crescere mentre Australia (7,5 milioni di ettolitri, +0,5%), Argentina (4,0 milioni di ettolitri, +27,0%), Usa (3,6 milioni di ettolitri, +1,8%), Portogallo (3,1 milioni di ettolitri, +5,3%) e Nuova Zelanda (2,9 milioni di ettolitri, +6,0%) hanno visto il segno positivo rispetto al 2019. In valore, la Francia si conferma leader con 8,7 miliardi di euro, nonostante una perdita del 10,8% (-1,1 miliardi di euro sul 2019), davanti all’Italia con 6,2 milioni di euro (-2,4%) e alla Spagna (2,6 miliardi di euro, -3,4%), e poi ancora Australia (1,7 miliardi di euro, -2,3%), Cile (1,5 miliardi di euro, -7,1%) e Usa (1,1 miliardi di euro, -8,5%). La perdita, tra i principali esportatori, è generalizzata. Unici casi in crescita quello della Nuova Zelanda, a +4,5%, per 1,1 miliardi di euro, ed il Portogallo, a +3,3%, per 846 milioni di dollari. Anche a livello di import, al di là di un calo più o meno significativo ovunque in valore, i rapporti di forza restano quelli di sempre. Con gli Usa al vertice con 5,1 miliardi di euro (-10,8% sul 2019, a fronte di una sostanziale stabilità in volume, a 12,3 milioni di ettolitri), davanti al Regno Unito (3,8 miliardi di euro, -3,9%, con una crescita in volume del +4,2%, a 14,6 milioni di ettolitri) e Germania (2,5 miliardi di euro, -2,4%, per 14,1 milioni di ettolitri, -5%). Tre Paesi che, da soli, importano 41 milioni di ettolitri, ovvero il 39% del totale mondiale, e muovono 11,5 miliardi di euro, il 38% del giro d’affari complessivo degli scambi. Altri mercati top si confermano il Canada, stabile sui livelli del 2019 in valore (1,7 miliardi di euro) e la Cina, a 1,6 miliardi di euro, ma con una perdita del 26,7% in valore. I vini in bottiglia (in formato inferiore ai 2 litri) hanno rappresentato il 53% dei volumi ed il 70% dei valori scambiati complessivamente nel 2020, una quota in linea con gli ultimi due anni. Ad essere particolarmente penalizzati, come noto, sono stati gli spumanti, che hanno perso il -5% in volume ed il -15% in valore. Un dato imporante, visto che le bollicine rappresentano solo il 9% degli scambi mondiali di vino in quantità, ma il 19% in valore. A crescere, invece, sono stati tutti i formati tra i 2 e 10 litri, e segnatamente il Bag-in-Box. Categoria che ancora vale solo il 4% dei volumi esportati a livello mondiale, e il 2% del valore totale, ma che ha visto una crescita del +12% in volume e del +8% in valore. Stabile, invece, il totale del vino sfuso esportato (con crescite a doppia cifra per Argentina, Nuova Zelanda, Usa e Australia, e diminuzioni importanti in Germania, Portogallo, Sudafrica, Italia e Spagana), categoria che sebbene pesi per il 34% del volume totale delle esportazioni di vino, vale appena il 9% del totale.

Focus - La superficie a vigneto nel mondo
Nel 2020 la superficie vitata, ossia la superficie totale piantata a vigneto per tutte le destinazioni d’uso (vino e succhi, uva da tavola e uva passa), comprese le viti giovani e non ancora in produzione, è stimata in 7,3 milioni di ettari. Un dato nel complesso stabile, negli ultimi anni, almeno dal 2017, ma che nasconde evoluzioni eterogenee nelle diverse regioni del mondo. Nell’emisfero boreale si nota una complessiva stabilità del vigneto dell’Unione Europea, che si conferma per il settimo anno consecutivo a 3,3 milioni di ettari, anche per via dell’incremento massimo dell’1% della superficie per ogni Paese membro previsto dalla normativa europea.
All’interno dell’Ue, i dati più recenti disponibili per il 2020 indicano un aumento della superficie vitata in Francia (797.000 ettari, +0,4% sul 2019) e in Italia (719.000 ettari, +0,8% sul 2019), mentre diminuiscono le superfici a vigneto in Spagna (961.000 ettari, -0,6% sul 2019), Portogallo (194.000 ettari, -0,2% sul 2019), Romania (190.000 ettari, -0,4% sul 2019), Bulgaria (66.000 ettari, -1,8% sul 2019) e Ungheria (65.000 ettari, -3,9% sul 2019). La superficie vitata della Germania nel 2020 rimane stabile ed è stimata in 103.000 ettari, un’estensione in linea con la media degli ultimi 20 anni. In Europa orientale, la Moldova prosegue la tendenza di segno negativo cominciata nel 2018, con una superficie vitata che si riduce a 140.000 ettari (-2% sul 2019), e che può essere spiegata con l’attuale processo di ristrutturazione e trasformazione del vigneto. Al contrario, nel 2020 il vigneto di Russia ha registrato una lieve crescita fino a 96.000 ettari (+0,6% sul 2019). Il vigneto della Turchia, il quinto più grande del mondo (ma in gran parte destinato alla produzione di uva da tavola, ndr), nel 2020, per il settimo anno di fila, è in calo: -4,7.000 ettari (-1,1%), con una superficie totale di 431.000 ettari.
In Asia orientale, dopo un lungo periodo di notevole espansione (2000-2015), nel 2020 la crescita del vigneto cinese (785.000 ettari, anche in questo caso in buona parte per l’uva da tavola, ndr) parrebbe rallentare ancora (+0,6% sul 2019) per il quinto anno consecutivo. In base alle risultanze del Terzo censimento agricolo nazionale in Cina, i dati della superficie vitata sono stati rivisti in modo significativo, assegnando in tal modo alla Cina la terza posizione mondiale per superfici a vigneto nel 2019 e nel 2020, dopo Spagna e Francia. In Usa il vigneto si è costantemente ridotto dal 2013 e la sua superficie nel 2020 è stimata in 405.000 ettari.
Questa tendenza negativa, e in particolare il netto calo del 2018, si associa a un tentativo di risolvere il problema dell’eccesso di offerta di uva. Nell’emisfero australe l’evoluzione recente della superficie a vigneto nei principali paesi viticoli varia tra le regioni. In America meridionale l’evoluzione complessiva tra 2019 e 2020 delle superfici a vigneto ha fatto registrare una tendenza negativa che prosegue per il quinto anno consecutivo. Il primo vigneto per estensione è quello dell’Argentina, che dal 2014 ha sperimentato una contrazione annuale media dell’1%. Ciò nonostante, il calo del 2020 è stato solo dello 0,2% sul 2019, con una superficie di 215.000 ettari. Anche la superficie vitata del Cile si è ridotta (-1,2% sul 2019) ed è stimata per il 2020 in 207.000 ettari. Il Brasile, con una contrazione della superficie di quasi 1.000 ettari (-1,2% sul 2019), si attesta nel 2020 a 80.000 ettari.
Per il secondo anno consecutivo, i vigneti del Sud Africa non sono interessati da variazioni significative, attestandosi a 122.000 ettari (-0,7% sul 2019). Questa stabilizzazione giunge dopo un periodo, tra 2015 e 2018, in cui la siccità ha provocato gravi danni al vigneto, riducendone drasticamente l’estensione di oltre 10.000 ettari (-8%). In Oceania, nel 2020 il vigneto dell’Australia è rimasto stabile a 146.000 ettari per il terzo anno consecutivo, mentre in Nuova Zelanda è cresciuto del 2% sul 2019, registrando un nuovo record positivo a 40.000 ettari nel 2020.

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