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VINO E COLLEZIONISMO

100.000 dollari investiti in fine wines diventano 1,3 milioni in 15 anni. Parola di Oeno Group

I dati della società inglese che vuole aprire al più ampio pubblico possibile gli investimenti in grandi vini. Che sono sempre più (anche) italiani
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Gli investimenti in fine wines secondo Oeno Group

Che i fine wine, negli ultimi anni, siano stati tra gli asset di investimento più redditizi, lo abbiamo detto tante volte, e lo confermano tanti studi. Ma ora c’è chi ha fatto i conti in maniera precisa, per quanto possibile. Ovvero Oeno Group, realtà inglese nata nel 2015, che si occupa proprio di investimenti in fine wine. Secondo i parametri di Oeno Group, le prospettive di un ipotetico investimento i grandi vini da collezione di una somma di 50.000 dollari nel medio termine, con una prospettiva di 5 anni, vedono un ritorno di più del doppio del capitale, ovvero 118.817 dollari. Se il capitale iniziale viene raddoppiato, arrivando a 100.000 dollari, il ritorno potenziale raggiunge addirittura i 237.634 dollari. Se l’investitore desidera invece scommettere sul lungo periodo, quindi 15 anni, le prospettive di guadagno aumentano maggiormente: con un investimento di 50.000 dollari si avrebbe potenzialmente un ritorno di 670.061 dollari, mentre con un investimento di 100.000 dollari si arriverebbe fino a 1,3 milioni di dollari. Numeri raccontanti a Milano, nella presentazione del gruppo.
“Il potenziale degli investimenti in vino risiede nella sua capacità di emulare altri asset finanziari. Come l’oro, il vino è un bene rifugio e rappresenta un’efficace protezione contro l’inflazione. I vini pregiati possono anche essere paragonati a proprietà immobiliari o azioni blue chip, che hanno il potenziale di raddoppiare o triplicare il loro valore in 10 o più̀ anni”, ha detto afferma Justin Knock, Master of Wine e “Director of Wine” di Oeno Group, la cui mission è aprire a chiunque lo voglia il mondo degli investimenti in vini di lusso, grazie ad un “team di professionisti internazionali, che comprende, tra gli altri, ben tre Master of Wine, Gabriele Gorelli, primo e unico Master of Wine italiano e Brand Ambassador del Gruppo in Italia, Almudena Alberca MW, prima donna spagnola a diventare Master of Wine”, oltre allo stesso Justin Knock MW. Secondo i dati riportati da Oeno Group, il prezzo medio del fine wine è cresciuto del 13% solo nella prima metà del 2021 - come certificato dal Knight Frank’s luxury investment index - ponendo questo segmento al primo posto nell’industria degli investimenti di lusso. “Il vino di alta gamma è infatti un bene rifugio dal valore intrinseco, che si mantiene anche nei periodi di turbolenza economica, e che dal 2005 ha registrato una crescita del 198%. Due delle caratteristiche del vino pregiato, che lo rendono un ottimo investimento, sono la sua capacità di migliorare nel tempo, combinata al fattore “consumo”. Con il trascorrere degli anni, gli esemplari di una specifica etichetta diventano sempre meno: ciò aumenta la rarità del bene che, parallelamente all’invecchiamento, ne accrescono la desiderabilità”.
Questo trend positivo, è stato sottolineato, è confermato anche dal fatto che negli ultimi 15 anni l’indice Liv-ex su 1000 vini pregiati ha registrato una crescita eccezionale del 13,6%, superando il 7,8% del Dow Jones S&P 500 (esclusi i dividendi). Anche il bilancio annuale di UniCredit conferma una buona performance del settore, che ha “sovraperformato” il 98% di tutti i mercati finanziari. Se confrontato direttamente con altri asset alternativi, il vino pregiato ha ottenuto una crescita del 231% negli ultimi 10 anni, rispetto al 113% per l’arte o al 142% per i gioielli. E quello in fine wines è stato un investimento “godibile contro l’inflazione”. Quando la pandemia da Covid-19 ha colpito per la prima volta i mercati nel febbraio 2020, l’S&P 500 è crollato del 25%, mentre l’indice Liv-ex 1000, collegato alle performance del vino pregiato, è sceso solo del 4%. Sebbene l’S&P abbia mostrato una decisa ripresa, l’esperienza è stata comunque traumatica per molti, in un momento di profonda incertezza. Allo stesso modo, durante la crisi finanziaria globale del 2008, il Liv-Ex 1000 è sceso solo dello 0,6%, rispetto al -38,5% dello S&P 500, e nei due anni successivi il mercato dei vini pregiati ha registrato un boom. “Il vino è un bene di per sé godibile, estremamente affascinante, altamente redditizio e rappresenta una possibilità d’investimento stimolante rispetto ad altri asset. Investire in vini di pregio significa inserire nel proprio portfolio una ventata di “freschezza” e garantirsi un porto sicuro allo stesso tempo”, ha aggiunto Ashley Ling, Global Investment Director di Oeno Group.
Come noto, tradizionalmente, sono francesi i vini pregiati che fanno da padroni in questo mercato, ma negli ultimi anni sono emersi altri territori a contendere l’egemonia della Francia. Secondo il Liv-ex, il sottoindice italiano dei vini pregiati, nel 2020, ha registrato un aumento del 12,2%, rendendo i vini del Belpaese la terza categoria con più scambi commerciali. L’Italia è arrivata a possedere così il 16% del mercato, dietro solo al 40,5% di Bordeaux e al 20,4% della Borgogna. Questa evoluzione coinvolge il Paese anche grazie a regioni e denominazioni che stanno emergendo, oltre alle realtà più conosciute a livello globale. Fino a tre anni fa, i Supertuscans valevano l’85% del mercato del fine wine italiano, i piemontesi invece il 15%. Oggi gli stessi Supertuscans rappresentano il 55%, i piemontesi sono saliti al 35% e il restante 10% è rappresentato da Veneto, Umbria, Campania e Sicilia. Ma il mercato dei fine wine, sottolinea ancora Oeno Group (che scommette motlo sull’Italia, e ha firmato un accordo di distribuzione esclusiva con i migliori produttori di Piemonte e Campania, oltre che con realtà innovative presenti sul territorio dell’Etna), il mercato del fine wine si estende in molti altri territori dalla vocazione vitivinicola, come Rioja e Ribera del Duero in Spagna, Napa e Sonoma in California, Australia, Argentina, Cile, Germania, Portogallo, Sudafrica e Nuova Zelanda: Paesi che per ora rappresentano una quota minoritaria dei vini di pregio, il cui ruolo potrebbe guadagnare sempre più rilevanza nel settore.

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