Sono davvero pochi i vini al mondo che possono vantare la storia e l’unicità della Vernaccia di San Gimignano. Tanto che questo celebre bianco italiano, nel 2026, non solo festeggia 60 anni di Doc, ma anche, e soprattutto, ben 750 anni di citazioni e riconoscimenti che ha collezionato - e continua a collezionare - da parte di papi, poeti, medici, enologi, appassionati, professionisti nazionali ed esteri, come quelli riuniti, nei giorni scorsi al “Regina Ribelle - Vernaccia di San Gimignano Wine Fest”, il Festival firmato dal Consorzio nella “Manhattan del Medioevo” e dedicato a questo vino bianco sapido e longevo. Che, di fatto, è uno status symbol unico da secoli, ben prima che la Toscana diventasse un riferimento mondiale di grandi rossi di qualità, e tutta l’edizione n. 4 del Festival lo ha raccontato: rievocando i molteplici testi e poemi, antichi e recenti, che la nominano; ricordando come sia riuscita e rimanere nei calici delle persone attraverso i secoli, le mode e i cambiamenti del gusto; dimostrando come sia rimasta contemporanea ad ogni periodo storico, superando il concetto di abbinamento a tavola. Infine, provando come stia riuscendo, oggi, ad affrontare dignitosamente la grande emergenza dei nostri giorni - quella del surriscaldamento climatico - portando in assaggio vini decisamente calorosi, ma integri e coerenti al vitigno nelle nuove annate 2025 e 2024 e nelle nuove Riserva 2024 e 2023. Tra storia, unicità, continuità, bellezza e tenacia, la Vernaccia di San Gimignano ha tutte le carte in regola, insomma, per affrontare le sfide attuali e future poste dal mercato, dalla politica e dal consumo, ma deve poter contare su un forte senso di comunità, lavoro di squadra, e partecipazione (quest’ultima purtroppo in calo deciso, per lo meno a guardare le aziende partecipanti alle anteprime della Vernaccia di San Gimignano, passata da 41 aziende nel 2023 a 34 nel 2025, fino alle sole 25 di quest’anno, ndr).
E certamente è anche vero che la Vernaccia di San Gimignano è una denominazione piccola, con una produzione limitata di cui si ci lamentava anche nel Medioevo. La superficie del Comune della “città delle torri” è di 13.880 ettari, di cui 5.600 sono Superficie Agricola Utilizzata, destinata a seminativi, oliveti e vigne. La denominazione ricade interamente entro il suo territorio e i vigneti occupano in totale 2000 ettari, compresi tra i 70 e i 500 metri di altezza su suolo di origine pliocenica, tendenzialmente sabbiosi, di argilla sabbiosa o a medio impasto: di questi ettari, 750 sono vitati a Vernaccia iscritta a Docg; altri 450 ettari a San Gimignano Doc sono dedicati alla produzione di Rosato, Rosso (sia Sangiovese che vitigni internazionali) e Vin Santo (sia in versione classica che Occhio di Pernice); ci sono infine 800 ettari iscritti a Chianti Docg, Chianti Colli Senesi Docg e Toscana Igt. La produzione potenziale è di 4.838.400 litri di vino, ma le rese si sono omogeneamente ridotte negli ultimi anni, sia per una questione di qualità, ma anche in conseguenza ai drastici mutamenti climatici. Comparando le produzioni degli ultimi anni, si è passati dai 2.271.731 litri del 2023, ai 4.069.843 litri del 2024 agli attuali 3.851.717 litri del 2025, con un calo del 5,58% sull’anno precedente. Le aziende che hanno rivendicato vino a denominazione nel 2025 sono state 147 (di cui 81 associate al Consorzio), che hanno immesso sul mercato 4.207.057 bottiglie di Vernaccia di San Gimignano (sono state 3.489.725 bottiglie nel 2024, 4.610.439 bottiglie nel 2023 e 4.630.332 bottiglie nel 2022).
I vigneti qui insistono sin dal 1032, secondo testimonianze storico-documentali, ma - come nel resto del Centro Italia - dal punto di vista archeologico ci sono tracce di viticoltura risalenti all’età etrusca. Di Vernaccia nello specifico si inizia a parlare già dal 1200 e la produzione e la commercializzazione di vino diventa un asset economico non indifferente per San Gimignano già a quei tempi: vitigno autoctono tra i più antichi d’Italia, non poteva che meritarsi anche la prima denominazione di origine del Belpaese, con il riconoscimento della Doc nel 1966, con le principali tappe successive nel 1972 per la nascita del Consorzio, nel 1993 per l’attestazione di Docg, nel 1996 per l’arrivo della Doc San Gimignano Rosso e, infine, nel 2012 per l’introduzione di Vin Santo e Rosato. Questa storia così lunga e continua, densa di riconoscimenti prestigiosi è stato il leitmotiv del Festival, ma anche dell’approfondimento del wine coach Filippo Bartolotta, che - dentro un tracciato composto da memoria (ben prima delle denominazioni, delle guide e dei punteggi), di terra (la caratteristica sapidità data da sabbie gialle, fossili marini e luce), di identità (uva indigena che riesce a esprimersi al meglio solo a San Gimignano) e di ribellione (un vino capace di evolvere e invecchiare, senza mai dimenticare le sue origini) - non si è limitato a raccogliere le testimonianze passate più autorevoli, ma ha cercato di rendere attuali questa continuità secolare di attestazioni di stima, chiedendo ai professionisti nazionali e stranieri di raccontare la Vernaccia di San Gimignano oggi.
Partendo quindi dalle voci del passato, si è ricordata la citazione del nostro Sommo Poeta Dante Alighieri (a cui è dedicata peraltro la Sala Comunale, dove il poeta stesso si recò nel 1299 come ambasciatore della Lega Guelfa), che nel Canto XIV, ai versi 20-24, scrive dell’espiazione di Papa Martino IV “dal Torso fu, e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la Vernaccia”. Il suo sfidante poetico senese Cecco Angioleri (con cui Dante Alighieri se le dava di santa ragione attraverso sonetti) nel 1290 si lamentava di tutti i vizi a cui aveva dovuto rinunciare, ad eccezione del vino di qualità: “e non varia se non greco o vernaccia, che mi fa magior noia il vin latino, che la mia donna quand’ella mi caccia”. C’è anche Giovanni Boccaccio tra gli estimatori del bianco di San Gimignano: nel “Decamerone”, raccontando del Paese di Bengodi, immagina vigne legate a salsicce e “correva un fiume di Vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi dentro gocciola d’acqua”. Già il “vino pretto”, schietto, è un tema, e la Vernaccia buona in quanto pura e senz’acqua dimostra così di essere uno status symbol ante litteram. Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III, nel 1541 ordina 80 fiaschi di Vernaccia al Comune di San Gimignano lamentandosi della limitata produzione: “una perfetta bevanda da Signori, et è gran peccato che questo luogo non ne faccia assai”. La Vernaccia si trova persino nei dipinti: è il caso dell’“Allegoria di Colle e San Gimignano” nel soffitto del Salone del Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze di Giorgio Vasari, che, nel descrivere la sua opera, specifica che ciò che sta bevendo il satiro, posto alle spalle del vecchio in primo piano, è proprio Vernaccia. È, invece, del pronipote di Michelangelo - Michelangelo Buonarroti “Junior” - la prima descrizione organolettica del vino: nel poemetto “L’Aione” del 1643, infatti, scrive come la Vernaccia “che dànno a bere a chiunque vi giunge, che bacia, lecca, morde, e picca e punge”. Francesco Redi, medico naturalista aretino della famiglia Medici, nel 1685 annuncia: “se vi è alcuno, a cui non piaccia la Vernaccia vendemmiata in Pietrafitta, interdetto, maledetto, fugga via dal mio cospetto”. Il Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici è colui che nel 1716 delimita le zone dei grandi vini toscani: da bravo imprenditore che porta avanti gli interessi delle terre che possiede, cita il Chianti, il Valdarno, Carmignano e Pomino, e - nonostante la sua evidente notorietà - lascia fuori San Gimignano. La Vernaccia, insomma, va avanti da sola fin da allora. Ignazio Melenotti, accademico dell’Accademia dei Georgofili, nel “Manuale del Vignaiolo Toscano” del 1815 invita a produrre Vernaccia in purezza, riconoscendo la qualità del vitigno. Intorno al 1925, nel libro “Immagini di Città”, Walter Benjamin cita San Gimignano e la sua bellezza, tanto che: “l’uomo che le abita dura fatica a rammentarsi di ciò che gli occorre per vivere”. Non si possono poi non citare le parole di Mario Soldati, raccolte nel suo viaggiare lungo l’Italia rurale. In “Vino al Vino” consiglia di “superare Siena e perfino Poggibonsi e raggiungere una vera e propria “isola interna”. Le colline intorno al turrito sky-line di San Gimignano, un “unicum” dei territori, dove si produce un “unicum” dei vini: la Vernaccia di San Gimignano” e in merito al vino stesso, non trova paragoni con altri bianchi nazionali: “è profumato, ho detto: sapido, liscio, seducente”.
Passata in rassegna le “voci del passato”, si sono lette ed ascoltate quelle del presente. Ad esempio quelle del giornalista Stefano Tesi. che riconosce nella sua identità: “un salvagente a cui tenersi ben stretto, che le può consentire di galleggiare nelle acque perennemente agitate del vino globalizzato”. Secondo il ristoratore Andrea Gori, la Vernaccia “ha trovato sé stessa. La salinità, non l’acidità, è la chiave. Un bianco moderno che vive di rimandi dorati ma che fatica a farsi pagare quello che vale”. Luigi Salvo, sommelier Ais-Associazione Italiana Sommelier, lo trova “un vino antico e moderno, semplice e complesso, lineare e ribelle. La freschezza del vino, la sapidità che richiama i suoli pliocenici, il silenzio dei colli, le torri sospese”, mentre il food-blogger Marco Bechi ricorda come sia “grazie alla sensibilità dei vignaioli, che è diventata un vino identitario dal corpo complesso: versatile, accompagna cibi freschi e cibi più strutturati con la Riserva”. L’educatrice di vino canadese Andrea Eby sostiene che la Vernaccia ha: “sapidità salina, texture, senso del luogo. Un vino che premia l’attenzione e diventa sempre più convincente quanto più tempo gli si dedica”. Secondo il giornalista statunitense Blake Gray, la Vernaccia: “probabilmente non è mai stata così buona come oggi. Il vino bianco più famoso della Toscana è nella posizione giusta per il futuro”, ricordando quanto il mercato oggi stia premiando i vini bianchi rispetto ai vini rossi. Il giornalista ceco Michal Setka, invece, rimarca come la qualità sia: “in evidente ascesa, con produttori sempre più focalizzati sull’espressione del luogo. In un mondo che cerca autenticità e freschezza, ha una grande opportunità”. Più immaginifico, invece, il giornalista svedese Per Karlsson: “i vini hanno qualcosa delle torri: sono slanciati, lunghi e ben costruiti. Ed eleganti”. E il futuro cosa prospetta alla Vernaccia di San Gimignano? Il giornalista Carlo Macchi, secondo cui il futuro non sarà facile per nessuno, prevede che “la Vernaccia passerà attraverso una più netta propensione all’invecchiamento, diventando un bianco buono subito e meglio dopo almeno 6-8 anni. Per questo farebbe gioco ottenere la menzione di “Superiore””. Lo scrittore e comunicatore statunitense Matthew Horkey definisce la Vernaccia un vino contemporaneo perfetto per il consumatore moderno: “il fatto che sia anche accessibile economicamente è oggi un bonus ulteriore. Non è ancora ben conosciuta negli Stati Uniti, ma la Toscana attirerà sempre visitatori che assaggiano, ricordano, tornano a casa e cercano”. Il giornalista polacco Tomasz Prange-Barczynski ammette che, nonostante beva e assaggi Vernaccia da 20 anni e creda ormai di sapere cosa aspettarsi, resti per lui un vino misterioso, che riesce sempre a sorprenderlo in qualche modo. Fosca Tortorelli, giornalista partenopea, sostiene che la Vernaccia sia: “un vino che non ha più bisogno di dimostrarsi, ma solo da raccontarsi. La Vernaccia non appartiene alla fretta, ma la tempo. Questa è la sua forza più contemporanea”. Per il giornalista Vincent Arrhenius è la costanza che conta: come ce l’ha avuta la Vernaccia nel restare per secoli un vino di riferimento, così noi dobbiamo continuare a parlare di lei con chiunque incontriamo: “come le gocce d’acqua che scavano la pietra”. Il giornalista fiorentino Leonardo Romanelli descrive ciò che ama della Vernaccia che: “cambia ritmo mentre la bevi: all’inizio sembra severa, poi si apre e lascia emergere una complessità che non ti aspetti da un bianco”.
L’ultimo intervento è del direttore WineNews, Alessandro Regoli, in una sintesi che riesce a comprendere passato, presente e futuro della Vernaccia di San Gimignano: “È un vino dalla grande storia, ma capace di essere moderno e al passo con i tempi e con i gusti dei consumatori di oggi, senza perdere identità. La qualità è cresciuta, e lo farà ancora, con uno stile diffuso capace sempre di esaltare le peculiarità del vitigno legate all’unicità del territorio, con un legame sempre più forte e riconoscibile. Inoltre, la “regina bianca” della Toscana dei grandi vini rossi, ha anche il vento in poppa grazie al trend che vede crescere proprio i vini bianchi nelle scelte e nei consumi delle persone. Tanti i brindisi al cospetto delle inconfondibili e uniche torri, che dominano dall’alto tanto le campagne e i vigneti, quanto la bellezza unica del borgo di San Gimignano. Un mix che dà vita ad un territorio straordinario, che accoglie ogni anno 3 milioni di turisti, che quando vanno via dalla città delle torri, la “Manhattan del Medioevo”, devono avere con sé almeno una o due bottiglie, come “cartolina liquida” di un luogo di una bellezza e di un fascino davvero sconfinati. Nel futuro - ha concluso il direttore - vedo la storia della Vernaccia di San Gimignano e dei suoi testimonial storici: da Dante Alighieri, che la cita, unico vino, nella “Divina Commedia”, al Boccaccio, che la fa scorrere in un “fiumicel” nel Paese del Bengodi nel “Decamerone”; da Folgòre da San Gimignano a Cecco Angiolieri; da Eustache Deschamps a Geoffrey Chaucer; da Ludovico Il Moro a Lorenzo Il Magnifico; da Francesco Redi, che addirittura maledice colui a cui non piace nel “Bacco in Toscana”, a Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese; da Michelangelo Buonarroti Il Giovane alla corte del Granduca Cosimo I de’ Medici, dove è così “ammirata” che nel Cinquecento Giorgio Vasari la raffigura nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze. Una storia che saprà proiettarsi nel domani se i produttori saranno capaci di fare un grande lavoro di squadra, intorno a valori e “temi” comuni intorno ai quali sviluppare il territorio, anche in termini di comunicazione”.
Superando le celebrazioni, si torna alla parte più concreta: le nuove annate di Vernaccia di San Gimignano Docg presentate a “Regina Ribelle” 2026, con le 2025 e 2024 e le Riserva 2024 e 2023. L’analisi vendemmiale del 2025 dei tecnici del Consorzio racconta di un andamento climatico articolato (compresa una diffusa grandine nella prima decade di luglio), che ha richiesto attenzione e flessibilità in ogni fase fenologica per portare in cantina grappoli di buone condizioni sanitarie. Le piogge sono cadute nella media, in linea con il 2024 seppur leggermente inferiori del 5-10% in alcune zone della denominazione: concentrate tra aprile e maggio in modo regolare, si sono poi ripresentate a fine agosto e soprattutto nei primi giorni di settembre, intralciando il periodo di raccolta. La grandine violenta di inizio luglio ha danneggiato la produzione di alcune zone del Comune, mentre dove ha solo sfogato acqua ha portato sollievo alle piante e riserve per affrontare le successive settimane di caldo. La pressione patogena in vigna si è rivelata contenuta per tutto l’anno, a parte alcuni casi di botrite rilevati a settembre, soprattutto nelle zone più esposte alla pioggia scesa durante la vendemmia. Le temperature sono rimaste contenute in primavera e il germogliamento anticipato di una settimana sul 2024 si è poi recuperato nelle settimane successive. Il caldo è esploso a giugno, anche nelle ore notturne, toccando anche massime di 40°C (ben affrontato grazie alle riserve idriche primaverili), mentre luglio si è rivelato più fresco con temperature inferiori alla media di circa 2.5°C, permettendo alle uve di preservare acidità e Ph in modo più integro rispetto al 2024. Il periodo di vendemmia è in linea con gli anni precedenti, ma anche quest’anno il raccolto è stato “scalare”, con ingressi ripetuti in vigna per selezionare via via i grappoli a perfetta maturazione. Grappoli sani e in buone condizioni sanitarie, quindi, per vini profumati, equilibrati e di buona freschezza, con un grado alcolico più basso rispetto alle annate precedenti.
Per quanto riguarda la vendemmia 2024, all’inverno senza picchi di basse temperature è seguita una primavera fresca con piogge nella media, le quali hanno rallentato il germogliamento della vite che sarebbe risultato anticipato per le miti temperature dei mesi invernali. Le piogge si sono alternate a periodi asciutti fino a tutto giugno. Da luglio è subentrato l’anticiclone africano che ha fatto innalzare le temperature (con picchi di 41 gradi per diversi giorni consecutivi, anche notturni) e rallentato di fatto la maturazione dei grappoli. Un forte temporale il 20 agosto ha dato inizio ad un lungo periodo instabile, portando episodi di pioggia per tutto settembre; fattore che ha rallentato i tempi della vendemmia. Le piante quindi non hanno subito stress idrico, ma nel periodo 20 agosto - 2 ottobre sono caduti ben 330 mm contro una media ventennale di 100 mm. Attacchi di peronospora si sono verificati (ma in modo meno invasivo del 2023), insieme a oidio e tignola, e a botrite per via delle piogge settembrine. Come nel resto d’Italia, anche qui la vendemmia è iniziata invertendo la tendenza anticipata delle ultime tre annate: il susseguirsi delle piogge, per tutto settembre, ha fatto sì che la raccolta della Vernaccia di San Gimignano si sia protratta ben oltre le medie del periodo. Le piogge hanno, inoltre, reso necessaria una vendemmia “scalare”, in base ai livelli di maturazione e con un’attenta selezione del grappolo al fine di portare in cantina un’uva sana e con un giusto grado. L’annata è stata mediamente produttiva, dopo il calo di circa il 30% della 2023.
L’annata 2023, dal punto di vista climatico, è stata molto difficile. La frequenza e l’intensità delle piogge primaverili hanno, da subito, messo a rischio l’intera produzione del territorio di San Gimignano. Ad aggravare una situazione già parzialmente compromessa, ci hanno pensato le temperature estive, di molto sopra la media, accompagnate da vere e proprie ondate di calore che si sono protratte per giorni. Queste condizioni - attacco diffuso di peronospora e caldo estremo oltre i 40 gradi persistente - hanno arrecato ulteriore danno ad alcune varietà e arrestato la maturazione delle uve a bacca rossa: in alcuni vigneti, la situazione è stata talmente grave da registrare una perdita completa del raccolto, mentre sono frequenti le aziende in cui la produzione ha raggiunto, complessivamente, appena il 20-30%. La vendemmia è iniziata i primi di settembre con la raccolta dei vitigni aromatici a bacca bianca, per poi proseguire, fino alla fine del mese, con la Vernaccia di San Gimignano; e si è conclusa, tra la prima e la seconda decade di ottobre, con quella del Sangiovese. Dal punto di vista qualitativo, la 2023 appare allineata alle ultime due o tre annate, poiché anch’esse hanno riportato un andamento irregolare.
E dalla degustazione dell’anteprima, tra i 58 vini presentati (di cui 16 Riserva) delle 25 aziende partecipanti, ecco i migliori assaggi WineNews.
Abbazia Monte Oliveto, Vernaccia di San Gimignano 2025
Elegante, anche se intenso e caldo, è generoso di fiori gialli e bianchi, con pesca e melone, mandorla cruda e erbe aromatiche gentili; la bocca sapida, lunga e fresca, leggermente calda, torna la frutta, ma in punta di piedi, gessoso e floreale, erbe aromatiche finali.
Cappellasantandrea, Vernaccia di San Gimignano Clara Stella 2025
Ispido e intenso, profuma di uva spina, sciroppo di acacia, melone bianco, note scure di roccia, ma anche di dolcemente fruttato; in bocca è astringente e fresco, ma anche largo soprattutto in seconda battuta, agrumato e fruttato nel finale, dove tornano ricordi rocciosi.
Cesani, Vernaccia di San Gimignano 2025
Largo, calmo, solare come un tramonto, profuma di arancia, melone, mandorla tostata, con note iodate; l’aderenza al palato è agrumata con decisa sapidità iodata, l’incedere è pieno e materico, saporito e ancora solare, dolce di frutta e agrumi, emergono poi zafferano e alloro.
Collemucioli, Vernaccia di San Gimignano Madreterra 2025
Il naso ha la freschezza dell’alba, con note di fiori bianchi, gialli e viola, albedo e buccia di agrumi, erbe aromatiche spontanee; la bocca è intensa, sempre floreale, tornano gli agrumi bianchi e note di frutta a polpa bianca a dare spessore, finisce balsamico e non eccessivamente caldo.
Fattoria Poggio Alloro, Vernaccia di San Gimignano Il Nicchiaio 2025
Uno strawberry blond caldo, con note di melone e pesca bianca, lampone e fragola, camelia e rosa, erbe aromatiche, insolito nei profumi è largo ma appuntito in bocca, intenso e roccioso, dove torna il fruttato rosa e giallo, anche floreale, e cenni ammandorlati.
Podere Le Volute, Vernaccia di San Gimignano Vigna del Sole 2025
Intensamente profumato di fiori, soprattutto, anche di lavanda, iris e rosmarino, talco e infine mandarino, che torna anche in bocca; il sorso è astringente, persistente, sapido, che lascia il palato agrumato e leggermente vegetale di erbe aromatiche e zenzero.
Signano, Vernaccia di San Gimignano 2025
Più fresco al naso, sembra quasi ossigenato, roccia e fiori e frutta gialla ben bilanciati, leggera nota di nepitella; la bocca è fresca, ariosa, sapida e fruttata, incisiva nei sapori ma scorrevole nel movimento, lascia il palato agrumato e fruttato, poi roccioso e persistente.
Tenuta Guardastelle, Vernaccia di San Gimignano Consesta 2025
Iris e talco, mela e pesca bianca, note di mandorla fresca: è intenso al naso e altrettanto in bocca, dove il sorso è profondo, sia sapido che astringente, molto agrumato e fresco di macchia maremmana, roccioso e dolce nel finale di pesca e fico d’india.
Il Colombaio di Santa Chiara, Vernaccia di San Gimignano Campo della Pieve 2024
Chiaro e intenso di fiori bianchi, albedo, buccia di cedro e pesca bianca, infine melone; il sorso ha tanta acidità e astringenza, con note di pepe bianco, pesca bianca, melone, mandorla cruda ed erbe aromatiche; ha lunga tensione sapida, è materico e pieno.
Tenuta Sovestro, Vernaccia di San Gimignano Donna Lucia 2024
Bosso, ananas, melone bianco, sambuco: molto appuntito e intenso al naso, ha un sottofondo di alloro che allarga la trama; anche al sorso è largo, saporito e fresco, con note di erbe aromatiche, fiori di sambuco e pesca e melone bianchi, permane a lungo, pieno e intenso.
La Lastra, Vernaccia di San Gimignano Riserva 2024
Generoso nei profumi di fiori gialli e bianchi, anche in miele, poi frutta a polpa bianca e buccia di cedro: è molto dolce al naso, roccioso e dal calore percepibile, come al sorso, dove alla sapidità si aggiunge la freschezza cedrata, un po’ di calore e intense note di fiori gialli.
La Roccaia, Vernaccia di San Gimignano Faeta Riserva 2024
Molto dolce di fiori e melone bianco, tante erbe balsamiche, un cenno di pietra focaia; il sorso è sapido, pieno e saporito ma anche fresco e lungo nelle note floreali e agrumati, con ritorni di erbe balsamiche.
Pietraserena, Vernaccia di San Gimignano Cretula Riserva 2024
C’è la dolcezza della frutta gialla matura, note di pietra focaia, cedro, albicocca, mandorla tostata, infine erbe aromatiche spontanee; la bocca è morbida, leggermente piccante, poi sapida e infine fresca, piacevole sequenza che chiude su note di erbe aromatiche, cedro in caramella e pepe.
Poderi Arcangelo, Vernaccia di San Gimignano Per Bruno Riserva 2024
Molto agrumato, diventa strawberry blond, con note di fiori anche viola, di pesca e melone; è intenso ma gentile anche in bocca, dove il sorso è presente ma senza strafare: sapido e fresco, più balsamico e floreale che fruttato, chiude pulito di mandorla fresca.
Teruzzi (Gruppo Terra Moretti), Vernaccia di San Gimignano Sant’Elena Riserva 2022
Naso elegante di pietra focaia e fiori bianchi, poi frutta bianca e albedo, si percepisce calore che dà verticalità; la bocca è morbida, dolce e rocciosa, scorre su tonalità sempre bianche di fiori, frutta e albedo, dove perde calore e acquista balsamicità da erbe aromatiche e mandorla bianca finale.
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