L’Albania guarda al modello del vino italiano e punta su uno dei più famosi enologi del nostro Paese, Riccardo Cotarella, per modernizzare la propria viticoltura: Cotarella, presidente Assoenologi e consulente di oltre 80 importanti cantine in Italia e nel mondo, è stato voluto dal Primo Ministro albanese Edi Rama in persona. Il suo compito sarà quello di migliorare la qualità dei vini del Paese e lanciare l’Albania enologica a livello internazionale: in particolare, il compito di Cotarella sarà quello di modernizzare la viticoltura del Paese, attraverso la selezione delle varietà autoctone, la formazione di nuove generazioni di viticoltori ed enologi e la ricerca, anche attraverso centri scientifici e cantine sperimentali. “Un progetto molto impegnativo, ma con grandi potenzialità”, spiega Riccardo Cotarella, a WineNews.
“Sono stato contattato direttamente dal Primo Ministro Edi Rama, che sono andato a trovare due volte e con cui si è già stabilito un rapporto di reciproca stima ed amicizia - racconta Riccardo Cotarella, a WineNews - il progetto è molto impegnativo perché prevede innanzitutto un monitoraggio dei territori - ce ne sono 3 o 4 molto interessanti, a sud-ovest dell’Albania. Esiste nel Paese un ricco patrimonio di vitigni autoctoni, sia bianchi che rossi. Una volta individuati i vitigni e i territori saranno impiantate le vigne, ma nel frattempo, per non aspettare 6 anni, faremo sperimentazioni. Questa terra ha grandi potenzialità, per l’esposizione, il suolo e altri aspetti; sui vitigni vedremo. É sicuramente una nazione che può dire la sua dal punto di vista vitivinicolo, c’è un grande orgoglio ed il vino rappresenta anche un simbolo di rinascita. Tutti sono entusiasti, ogni giorno cantine albanesi mi chiamano per fare sperimentazioni. Per questo progetto mi avvarrò di collaboratori sia sul posto che dall’Italia. É un bell’impegno, ma mi piacciono le sfide e sono certo che sarà motivo di grande soddisfazione per loro, che su questo progetto puntano tantissimo”.
Proprio il Primo Ministro albanese Edi Rama, intervistato nei giorni scorsi dal vice direttore Luciano Ferraro sul “Corriere della Sera”, ha dichiarato che non si tratta solo di una rinascita, ma di una restituzione: “il vino appartiene alla nostra storia, alla nostra terra, al nostro modo mediterraneo di vivere. Dopo gli Anni Novanta ha dovuto quasi ricominciare da zero. Oggi vediamo famiglie, giovani produttori, enologi e imprenditori che stanno ricostruendo una storia. Il progetto è mettere il vino albanese sulla carta geografica dell’Europa. Non come curiosità folkloristica, ma come prodotto serio di un Paese mediterraneo con vitigni autoctoni, paesaggi straordinari e una nuova cultura della qualità”.
Il programma di sviluppo è pensato a lungo termine: “l’idea è costruire un’autentica identità vinicola albanese”, ha dichiarato Cotarella. Il piano prevede studi del suolo, analisi climatiche e indagini sul Dna delle varietà per verificare l’idoneità delle diverse varietà per le rispettive aree. “Sarà anche di fondamentale importanza la creazione di una nuova cantina sperimentale all’interno dell’Università di Tirana. Qui sarà istituito un laboratorio per analisi del suolo e del vino, che dovrebbe diventare un centro scientifico e di formazione per il settore”, ha aggiunto Cotarella.
Particolare interesse è rivolto a varietà tradizionali albanesi come Kallmet, Shesh i Zi, Shesh i Bardhë, Vlosh e Puls. Secondo Cotarella, l’Albania ha buone condizioni per vini autonomi con un chiaro profilo regionale. Attualmente, l’Albania dispone di circa 10.000 ettari di vigneti, di cui molti ancora gestiti in modo tradizionale. Allo stesso tempo, cresce l’interesse di investitori e produttori internazionali per il Paese. Riccardo Cotarella prevede che i primi risultati del programma potrebbero essere visibili in 2 o 3 anni, mentre per i vigneti appena impiantati prevede un periodo di 5-6 anni, fino alla produzione regolare.
Ma l’Albania punta anche sul turismo, ispirandosi proprio all’Italia, come dichiarato dal premier Edi Rama sul “Corriere della Sera”: “l’Italia è una scuola mondiale del vino, ma soprattutto è la prova che il vino non è solo agricoltura. È paesaggio, cultura, architettura, cucina, memoria familiare, turismo, esportazione, orgoglio nazionale. Però ispirarsi non vuol dire copiare. Il nostro vino deve parlare albanese. L’enoturismo è forse la parte più naturale del progetto. L’Albania ha una fortuna enorme: il turista non cerca solo mare, ma esperienza. Vuole mangiare, bere, camminare, incontrare persone vere. Le cantine possono diventare porte d’ingresso ai territori: Berat, Përmet, Lezhë, Korçë, Shkodra, Elbasan, la valle del Vjosa e i stessi dintorni di Tirana o Durazzo. Non vogliamo solo vendere bottiglie. Vogliamo far vivere il luogo da cui quella bottiglia nasce”.
Riccardo Cotarella è uno dei più autorevoli enologi italiani nel mondo: nato in Umbria, ha fondato nel 1979, insieme al fratello Renzo (che è amministratore delegato della Marchesi Antinori, ndr) la cantina Falesco, oggi divenuta Famiglia Cotarella e guidata dalla terza generazione, le “sorelle” Dominga, Marta ed Enrica. È professore di Viticoltura ed Enologia all’Università di Viterbo, consulente per oltre 80 cantine in Italia e nel mondo, e presidente Assoenologi.
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