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A Scansano alla scoperta del “grande” Morellino

On the road
Una veduta del paesaggio agrario di Scansano ed il medievale Castello di Montepò

Era conosciuta come una terra inospitale, abitata da cacciatori e cinghiali, evocatrice di paludi e malaria: adesso la Maremma è diventata la nuova Eldorado dell’enologia italiana. Il sangiovese locale, chiamato Morellino, dava un vino piacevole bevuto sul posto e poco più: negli ultimi anni è stato il protagonista di un boom enologico senza pari, con le grandi aziende che fanno a gara per accaparrarsi vigneti, e gli appassionati che collezionano bottiglie ed etichette ormai famose anche fuori dai confini del nostro paese. Scansano e il suo territorio offrono dunque molto da vedere (e da assaggiare …) a viaggiatori amanti di vino, storia e natura.

Il territorio

Il territorio del Comune di Scansano si estende in una zona totalmente collinare che si sviluppa nelle aree interne della provincia di Grosseto, tra i Monti dell'Uccellina e la montagna amiatina. I fiumi Ombrone e Albegna ne delimitano i confini settentrionali e meridionali, mentre una dorsale montuosa digradante dal Monte Labbro verso il mare segna lo spartiacque tra i due fiumi. La conformazione geologica del terreno si divide in terreni argillosi, calcarei e calcarenitici. Il paesaggio è collinare lungo la dorsale spartiacque, e di tipo maremmano lungo le vallate create dal fiume Albegna e dal torrente Trasubbie. Nella parte collinare l'attività umana è più antica ed è testimoniata dal modellamento del suolo e dalle colture arboree, dai terrazzamenti e dai fossi: qui incontriamo i nuclei poderali più vecchi. Nella zona pianeggiante gli insediamenti poderali sono di solito più recenti e legati all'opera delle bonifiche e della riforma agraria. Il paesaggio è un mosaico di coltivazioni di viti, olivi, cereali e pascoli. Le aree boschive si sviluppano soprattutto nei declivi e sui rilievi a forte pendenza, dove l'attività umana e lo sfruttamento del terreno risultano più difficili o addirittura impossibili.
Il clima è di tipo mediterraneo, caratterizzato da estati calde e poco piovose e inverni miti: risente localmente sia dell'altitudine che della distanza dal mare.

La vegetazione è tipicamente maremmana, con un accentuarsi di specie più resistenti man mano che si sale nelle zone collinari ed amiatine. La principale tipologia è rappresentata dalla macchia mediterranea, nella quale dominano alcune specie sempreverdi come il leccio e il corbezzolo. Sono presenti anche il frassino e l'acero, accompagnati da un ricco sottobosco formato da ginestre, eriche, orchidee selvatiche e pungitopo.

Nella macchia vive una fauna composta anch'essa da specie tipiche: in primo luogo il cinghiale, animale simbolo della Maremma, e poi l'istrice, il capriolo, il tasso, il riccio, la volpe e la faina, oltre a numerose specie dell'avifauna come la civetta, il gufo, l'upupa, il merlo, la ghiandaia, il fringuello, la capinera, il passero e lo sparviero. In un passato non troppo lontano il territorio di Scansano ha rivestito una certa importanza anche per la ricerca e l'estrazione di minerali, soprattutto zolfo e lignite.

La storia

La storia di Scansano si identifica con la storia della Maremma: i primi insediamenti risalgono all'Età del Bronzo, come testimoniano i reperti ritrovati lungo la valle dell'Albegna, tra Montemerano e Scansano. Durante il periodo Etrusco sorsero i centri abitati di Ghiaccio Forte-Pomonte, Monteorgiali e Murci, delineando così il territorio del futuro comune di Scansano.

Le vicende di Scansano si legano a quelle di Roma dal 280 a.C., anno in cui l'esercito romano dilagò in Etruria. Durante il dominio romano l'agricoltura fu completamente riorganizzata con la nascita di imponenti fattorie che avevano il compito di produrre per un mercato nazionale, aperto agli influssi degli altri paesi mediterranei: resti di queste ville possono ancora essere ammirati a Settefinestre, San Sisto, Civitella e Maliguardo.

Nel periodo medioevale Scansano e il suo territorio fanno parte della Contea Aldobrandesca che comprende l'intera Maremma. Con il verificarsi delle scorrerie saracene la popolazione abbandona la pianura e si rifugia sui colli, dove sorgono numerosi fortilizi. Si delinea così un nuovo paesaggio, caratterizzato da piccoli centri abitati con case addossate le une alle altre e in alto, a dominare, il Castello di Scansano, temibile e inespugnabile fortezza edificata intorno all'anno mille.

L'abbandono della pianura favorisce il diffondersi di acquitrini paludosi e quindi della malaria, il flagello che ha tormentato la Maremma fino a tutto l’Ottocento. I terreni che avevano costituito il vanto degli Etruschi vengono abbandonati e adibiti a pascolo, con un conseguente drammatico impoverimento della popolazione. Siena, dove si è già costituita la Repubblica, preme per aprirsi un varco verso il mare, sbocco naturale ai suoi commerci. Gli Aldobrandeschi non hanno abbastanza forza per reagire e lasciano campo libero agli eserciti della Repubblica. Una volta conquistato il territorio della Contea, i Senesi si preoccupano di far distruggere sistematicamente tutti i castelli, divenuti rifugio di predoni e fuorilegge.

Abbandonati i castelli, le popolazioni si riuniscono nei borghi ed iniziano il dissodamento delle terre che i feudatari avevano lasciato in completo abbandono. I centri abitati si ingrandiscono e si animano di nuove attività commerciali. I colli si rivestono di vigneti e uliveti, i vecchi sentieri lasciano posto a strade più comode e meno tortuose, nelle campagne la vita si va organizzando sulla base di comunità agricole. Siena è ormai all'apice della sua potenza politica e militare.

Gli Aldobrandeschi cercano di reagire compiendo incursioni nei territori occupati, ma Siena riesce a piegare definitivamente con la forza l'orgoglio dell'antica famiglia. A seguito di queste vicende, Scansano viene incorporato nella Contea degli Sforza. La suggestione del luogo e la salubrità dell'aria richiamano a Scansano molte famiglie di benestanti che, oltre a sfruttare i terreni coltivabili, danno inizio alla costruzione di imponenti edifici: così Scansano agli inizi del 1500 diviene uno dei più importanti borghi della Maremma.

Nel 1615 la terra di Scansano viene acquistata da Cosimo II dei Medici ed eretta in Comune autonomo, entrando a far parte del Granducato di Toscana. Il Granducato accentra in poche mani il patrimonio terriero, promuovendo l'iniziativa di conventi e grandi fattorie, ispirandosi alla concezione latifondista della divisione del terreno e ignorando la piccola e media proprietà. Nasce la colonia in senso moderno, che avvierà in tutto il territorio l'opera di bonifica e di appoderamento.

La situazione migliora sotto gli Asburgo Lorena, che subentrano ai Medici nel 1738 a seguito della pace di Vienna: i nuovi principi capiscono che è necessario un intervento sull'intero territorio maremmano per impedirne il completo spopolamento. Il primo provvedimento di rilievo fu il distacco di Grosseto da Siena nel 1766; contempora-
neamente iniziano i lavori di bonifica delle aree palustri.
Nel 1783 viene dato un nuovo ordine amministrativo alla Maremma; i piccoli centri sono soppressi e l'intero territorio viene suddiviso in diciotto comuni, dai quali trae origine l'attuale organizzazione della provincia di Grosseto. Scansano vede susseguirsi gli avvenimenti storici che porteranno all'Unità d'Italia portandosi dietro gravi problemi non risolti. La stampa del tempo dà particolare rilievo alle nuove questioni sociali, sollevando pubblici dibattiti e animando gli scansanesi a partecipare attivamente al processo risorgimentale, soprattutto quando Garibaldi sosta a Talamone per formare un gruppo di volontari decisi a varcare i confini dello Stato Pontificio.

Dopo l'Unità d'Italia esplodono i problemi del territorio, sia economici che sociali, che porteranno alla grave crisi agraria degli anni ‘80. Nascono i moderni partiti politici, come il Partito Socialista e il Partito Repubblicano. La protesta contro le istituzioni sarà forte e violenta. In questo quadro si inserisce il brigantaggio, che sconvolse le campagne della Maremma toscano-laziale.

Il Novecento inizia con la ripresa dell'attività mineraria e del settore agricolo, contemporaneamente all’avvio delle lotte sociali dei contadini. Il fascismo, impegnato a distruggere ogni coscienza civile, combatte aspramente l’associazionismo, che aveva portato alla nascita di alcune cooperative agricole e delle cosiddette “Leghe di miglioramento”. Negli anni della guerra è molto forte la lotta partigiana; la maggiore formazione operante sul territorio fu quella dei "Tigrotti di Maremma", costituitasi nel 1943. L'attività dei partigiani preoccupa seriamente i nazi-fascisti, che colpiscono duramente la squadra causandone importanti perdite. Per la resistenza maremmana è un duro colpo, ma la lotta continua, fino alla liberazione del territorio scansanese avvenuta tra il 12 e il 14 giugno 1944.

La curiosità: l’”estatatura”

Immediatamente dopo la Restaurazione del Congresso di Vienna, il Granduca di Toscana Leopoldo II decise che durante l'estate gli “uffici pubblici” della provincia di Grosseto dovevano trasferirsi a Scansano. I lavori per la bonifica della pianura continuavano a ritmo incalzante, ma i risultati non erano pari alle aspettative. La malaria continuava a mietere ogni anno centinaia di vittime e l'unico rimedio per sfuggire a tale flagello era quello di trasferirsi nei paesi di collina dove l'aria era più salubre, lontani dai miasmi degli acquitrini. Così fu scelto Scansano, in quanto non lontano da Grosseto ed a 500 metri sul livello del mare. Ogni anno, ai primi giorni di luglio, gli uffici venivano trasferiti, un’operazione che spopolava quasi completamente il capoluogo di provincia: infatti, tutti coloro che avevano possibilità economiche o necessità di lavoro si trasferivano a Scansano per trascorrervi l'intera estate. In breve tempo, Scansano si trasformò in una cittadina accogliente, prospera di molteplici iniziative che tendevano a trasformare il vecchio borgo rurale in una delle località più avanzate, socialmente ed economicamente, della provincia di Grosseto.

Andar per monumenti

Uno sguardo complessivo a Scansano non può escludere alcuni monumenti da visitare, come il Palazzo Pretorio (che ospiterà il Museo Archeologico), il Museo dedicato alla cultura del vino, il convento di San Pietro al Petreto, le chiese di San Giovanni Battista e della Madonna della Botte, nonché la Torre dell’Orologio, considerata l’emblema del paese. Rimanendo sempre nel territorio di Scansano, merita una visita il Castello di Montepò: oggi di proprietà di Jacopo Biondi Santi (che lo ha acquistato nel 1997 dal nipote dello scrittore inglese Graham Green), è opera nel Medioevo dell’architetto senese Baldassarre Peruzzi (su precedenti rovine nel decimo secolo). Nel caveau, una volta adibito a prigioni, è custodito lo Schidione III Millennio, uno dei vini più cari del mondo.

Tutti a Scansano a comprar vigna

E’ uno dei territori emergenti del vino italiano: i nomi dell’enologia che conta (Antinori, Frescobaldi, Biondi Santi, Mazzei, Cinelli Colombini …) ci sono ormai tutti, e la qualità della produzione è ormai ad ottimi livelli, almeno nelle aziende top. Anche per questi motivi il Consorzio del Morellino di Scansano ha chiesto di blindare l’area di vigneti (in produzione 400 ettari, che arriveranno a 1.000 ad albo “a regime”), di ridurre la resa massima per ettaro a 90 quintali e di difendere l’identità del vino dalla moda dei vitigni internazionali (merlot, cabernet...) e dall’indiscriminato uso della barriques.

Ai divi di Hollywood piace il Morellino

Il Morellino di Scansano è fra i vini preferiti da Madonna e Robert De Niro: anche di recente i due divi di Hollywood hanno riconfermato di essere stati letteralmente "stregati" da questo emergente rosso di Toscana, in una cena che ha visto protagonista il Morellino all'Aureole Restaurant di New York. Non solo, ma il vino di Scansano della famosa Fattoria Le Pupille è tra i preferiti di Richard Gere, altra grande star del cinema.

Le migliori etichette

Ecco qui una selezione delle “etichette super” di Morellino di Scansano 1999 (annata) che consigliamo:

Jacopo Biondi Santi - Castello di Montepò - Scansano (Gr)
Tel. 0577/847121

Le Pupille - Magliano in Toscana (Gr)
Tel. 0564/505129

Moris Farm - Massa Marittima (Gr)
Tel. 0566/919135

Provveditore - Scansano (Gr)
Tel. 0564/599237

Mantellassi - Magliano in Toscana (Gr)
Tel. 0564/592037

Belguardo/Marchesi Mazzei - Grosseto (Gr)
Tel. 0577/740476

I nostri consigli per dormire

Antico Casale di Scansano Località Castagneta - Scansano - Tel. 0564/507219/507278 - Fax 0564/507805 - www.wel.it

Saturnia Country Club
Frazione di Pomonte - Saturnia - Tel. 0564/599188
Fax 0564/599214

Agriturismo Peretti - Località Melosella, 124 - Fonteblanda - Tel. 0564/885467

I nostri consigli per mangiare

Antico Casale di Scansano
Chi ama seguire la tradizione può assaggiare qui la vera cucina maremmana: si comincia con le zuppe, acquacotta in testa, e si prosegue con cinghiale ed enormi bistecche. All’Antico Casale in estate si mangia in terrazza. Si spendono, alla carta, sulle 60.000 lire.
Località Castagneta - Scansano - Telefono 0564/507219

Ristorante “da Caino”
Uno dei più famosi ristoranti d'Italia, osannato dalle guide gastronomiche e dai clienti. La cucina è impostata sui prodotti del territorio, con fantasiose ed accurate rivisitazioni dei classici locali: tortelli di pecorino e fave, piccione al Porto, cinghiale lardellato. Per concludere un vasto assortimento di formaggi e dolci eccezionali, in particolare i cannoli alle mandorle con mousse al cioccolato. Il conto ? Sulle 140.000.
Località Montemerano - Telefono 0564/602817

Shopping

Oltre al vino nel territorio di Scansano, si possono acquistare prodotti tipici ed oggetti artigianali di squisita fattura. Vi segnaliamo alcuni indirizzi preziosi:
Max Salice Sanna è un esperto artigiano che da anni crea coltelli a serramanico per intenditori e appassionati. Sono tutti diversi uno dall’altro, con manici in corno, radica, madreperla e corallo. Si acquistano esclusivamente nella sua bottega a Manciano (tel. 0564/609197).
Le signore che sognano di indossare un gioiello fuori dal comune possono rivolgersi ad Arte Etrusca, un laboratorio in cui Ornella Balocchi riproduce antichi monili etruschi seguendo il disegno e le tecniche originali. I gioielli sono pezzi unici o a tiratura limitata, ed è possibile addirittura chiedere monili personalizzati, ispirandosi a modelli dell’epoca. Il laboratorio si trova a Sovana (tel. 0564/614346).
I golosi non potranno rinunciare ad una visita all’Apicoltura Fedeli, dove da circa 30 anni si produce miele di tanti gusti diversi (millefiori, castagno, eucalipto, acacia), nonché creme, candele, polline e propoli. L’apicoltura, a conduzione familiare, è a Montiano (telefono 0564/589980).

I dintorni di Scansano

Saturnia
Antica località termale già nota agli Etruschi, Saturnia è un piccolo centro arroccato su un colle con tutt’intorno rupi di travertino, quasi una sorta di mura naturali. Nel centro storico sono da non perdere le antiche mura e i resti del Cassero di epoca medioevale. La fama delle terme di Saturnia ha travalicato i confini nazionali, tanto che i suoi fanghi liofilizzati danno vita ad una linea cosmetica esportata in tutto il mondo. Nella valle sotto al paese scendono le acque sulfuree delle cascate del Molino, che dopo una serie di salti si raccolgono in grandi vasche naturali, nelle quali è possibile immergersi liberamente. Più in alto ci sono gli stabilimenti termali, con una splendida piscina in cui è consigliabile provare almeno una volta l’esperienza di un bagno.

Pitigliano
Pitigliano sorge in una posizione particolarmente scenografica, arroccata su uno sperone tufaceo in cui venivano scavate cantine già in epoca etrusca. Le case sui ciglioni hanno il colore della roccia che sovrastano, e all’antico nucleo medioevale si affiancano costruzioni e dettagli di epoca rinascimentale. Pitigliano si trova in una zona caratterizzata da terreni di origine vulcanica e da un clima abbastanza fresco, due fattori che insieme esaltano i profumi del Bianco di Pitigliano, fiore all’occhiello della viticoltura locale (prodotto anche in versione hasker). Si ottiene da uve di trebbiano toscano (circa 65-70 %) a cui vengono aggiunte uve di Greco, Malvasia e Verdello in proporzione variabile: il risultato è un vino da tutto pasto, che se consumato nel primo anno di vita esprime al meglio le sue qualità.

Eleonora Ciolfi

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