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Il 2015 sarà l’anno della più importante mostra dedicata al legame tra vino e arte che riunirà per la prima volta 170 capolavori dei più grandi artisti da musei e gallerie di tutto il mondo: è “Arte e Vino” a Verona (dall’11 aprile, il 10 vernissage)

Grappoli, calici che si intrecciano in brindisi ideali, in segno di comunione e di fratellanza , cascate di tralci e di pampini, Cristo che sottrae la vite e il suo frutto al Tempo assicurandone l’eternità; putti vendemmianti, menadi e satiri in travolgenti processioni e Bacco ebbro, Bacco in Trionfo, Bacco con Arianna, Bacco giovane e bello oppure vecchio e disfatto dal bere e dagli eccessi; e poi la fatica dell’uomo, il lavoro nei campi, il raccolto e il risvolto bucolico e agreste; il ciclo delle stagioni, il senso della terra, il rito del convivio, la gioia della festa, la “natura in posa”: immagini tra sacro e profano, racconti, allegorie, metafore, paesaggi, stati d’animo: il caleidoscopico universo delle rappresentazioni del vino nell’arte attraverso i secoli - pittura, scultura, arti decorative - viene messo in scena per la prima volta in una grande mostra, forse la più bella e importante mai realizzata sul tema. È “Arte e Vino”, al Palazzo della Gran Guardia a Verona (dall’11 aprile al 16 agosto), dove il 10 aprile è di scena il vernissage, un’imponente esposizione che chiama a raccolta quasi 170 opere da circa 90 prestatori italiani e stranieri e 41 studiosi, tra curatori, membri del comitato scientifico, autori di testi e schede in catalogo. Con capolavori dei più importanti artisti al mondo, da Lorenzo Lotto a Tiziano, da Guido Reni a Luca Giordano, da Annibale Carracci a Giuseppe Maria Crespi ma anche Peter Paul Rubens, Jusepe Ribera, Nicolas Poussin, Jacob Jordaens; e poi, Giulio Carpioni, i Bassano, Sebastiano e Marco Ricci, Giovanni Battista Tiepolo, Gaspar van Wittel, Gerrit van Honthorst, Philippe Mercier, Nicholas Tournier e, via via, fino a Morbelli, Nomellini, Inganni, Boccioni, Depero, Balla, Guttuso, Picasso, per citarne solo alcuni, riuniti attorno al tema del vino per la prima volta, in uno degli eventi culturali più significativi, una delle più importanti e originali mostre in programma in Italia, in occasione e in relazione con Expo 2015 dedicato al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.
La mostra “Arte e Vino” - a cura di Annalisa Scarpa e Nicola Spinosa, promossa da Comune di Verona, Provincia Autonoma di Trento, Veronafiere, Museo Statale Ermitage e Mart-Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, e organizzata da Villaggio Globale International e Skira editore, con wine sponsor Allegrini, Feudi di San Gregorio, Poggio al Tesoro- Bolgheri, San Polo - Montalcino, Trento Doc e Villa Sandi - sarà un viaggio affascinante che nasce dall’incrocio tra due eccellenze, due punte di diamante della nostra cultura e della nostra storia, due simboli dell’Italia nel mondo, l’arte e il vino, a Verona, città che da quasi 50 anni ospita la più importante fiera del vino italiano.
Una mostra che, con il supporto di un prestigioso Comitato scientifico costituito da esperti dei diversi periodi e ambiti artistici (da Irina Artemieva a Carlo Bertelli, Maia Confalone, Eugenio La Rocca, Stéphane Loire, Antonio Natali, Fernando Rigon, Fernando Mazzocca, Wolfgang Prohaska, Attilio Scienza) nasce con l‘obiettivo di indagare sotto nuova luce e di valorizzare un soggetto e un tema, il vino appunto, la cui storia antichissima abbraccia le grandi civiltà del passato e ha radici profonde nella tradizione italiana. Un’eccellenza che ha segnato indelebilmente anche la nostra cultura artistica, divenendo soggetto ispiratore di grandi maestri. L’immagine del vino nelle sue diversificate e variegate forme e interpretazioni è da sempre una presenza costante nelle opere d’arte, dalla pittura alla scultura fino alle arti decorative, ed è intorno a questo elemento di assoluto valore identitario che si è voluto disegnare un progetto espositivo innovativo e di grande suggestione.
Sarà l’occasione per narrare, grazie a testimonianze preziose dell’arte provenienti dai principali musei e collezioni internazionali, l’approccio degli artisti con questo soggetto, traducendone i mutamenti, le sfaccettature, le simbologie, in un excursus che presenta opere dal Cinquecento al Novecento: dalla suggestioni dell’antico e del Rinascimento alla forza barocca del Seicento, al Settecento seduttivo e mondano, alla vita borghese dell’Ottocento, sino alle espressioni più moderne o astratte del XX secolo. Una mostra corale, un grande affresco, florilegio scoppiettante di colori luci e suoni, che suggerirà anche una liaison evocativa tra le scuole artistiche regionali italiane e i territori della produzione vinicola, a mostrare come vino e arte siano entrambi espressioni della cultura e dell’identità dei luoghi. Quindi, se pure si concentrerà sulle molteplici espressioni dell’arte italiana che hanno colto l’essenza di questo soggetto in tante manifestazioni - nella mitologia, nella religione, nel mondo dei sentimenti, della convivialità e del lavoro - non mancherà di proporre anche un affascinante e intenso dialogo tra le creazioni artistiche italiane e quelle di artisti stranieri che hanno avuto uno stretto rapporto con l’Italia, sia culturale sia di vera e propria frequentazione.
Info: www.mostraarteevino.it

Focus - Il percorso espositivo: dall’antichità al ’900, i più grandi artisti al mondo si sono fatti interpreti della relazione tra i sensi dell’uomo ed il vino: Tiziano, Annibale Carracci, Rubens, Guido Reni, Poussin, Tiepolo, Picasso, Morandi, Guttuso, Balla, Boccioni ...
Vi è una relazione inevitabile tra i sensi dell’uomo e il vino: dal tatto, quando la mano afferra il bicchiere, all’olfatto che ne coglie le fragranze, alla vista che ne osserva le rifrangenze, al gusto che lo assapora, fino anche all’udito, in quanto esso diventa momento di convivialità, incontro, e quindi di dialogo. Gli artisti si sono fatti interpreti di questo dialogo in immagine, cogliendone le sfumature in un linguaggio fatto di luce, materia e colore. Dopo alcune “Suggestioni dall’antico” che testimoniano l’esistenza e la penetrazione della cultura del vino in queste terre fin dagli Etruschi - tanto che il termine “vino” appare nella bronzea “Tabula Cortonensis”, terzo testo etrusco per lunghezza esposto eccezionalmente in mostra - il percorso espositivo condurrà dalla sezione del “Vino e Sacro”, con i racconti dell’Antico e del Nuovo Testamento interpretati dall’estro e dal pennello dei grandi maestri, al “Mito”, ove spicca l’ambivalente figura di Bacco dio dell’ebbrezza e della follia, ma anche del lavoro e della produttività della terra e protettore delle arti e della creatività; fino alla sezione dedicata al lavoro, allo scorrere delle stagioni, ai piaceri dell’incontro.
L’immagine del vino, fin dalle prime raffigurazioni dell’arte cristiana, esprime il suo significato fortemente mistico. Accanto alle rappresentazioni dell’Ultima Cena, come quella di Tiziano dalla Galleria Nazionale delle Marche, e delle Nozze di Canaan - intensa la versione di Luca Giordano dal Museo Nazionale di Capodimonte - o alle diverse proposte della Cena in Emmaus, gli episodi biblici maggiormente trattati in mostra sono quelli dell’Ebbrezza di Noé e di Lot e le figlie, dove il vino diviene quasi simbolo da un lato di pietas filiale e dall’altro di umana debolezza. Si confrontano nelle sale personalità e scuole diverse, che oltre a offrire spunti iconografici e simbologici di interesse ci permettono di riscoprire autori di grande talento: Massimo Stanzione, Pietro Ricchi, Bernardo Cavallino, in un ovale di esaltante bellezza visiva prestato dal Museo del Louvre, un inedito Antonio Busca - una delle rare opere firmate dell’artista lombardo - Giacinto Brandi, Gioacchino Assereto, il friulano Nicola Grassi, il fiorentino, ma veneto d’elezione, Sebastiano Mazzoni con la sua costruzione visionaria e dinamicamente inventiva dello spazi, Bartolomeo Guidobono e ancora Luca Giordano di cui arriverà la versione dell’incestuoso complotto biblico del Museo Stibbert di Firenze e, appositamente restaurato per la mostra, l’Ebrezza di Noe dal Monastero di San Lorenzo de El Escorial.
Sui temi bacchici - Sileni, Arianne, Baccanali e quant’altro - la fantasia degli artisti si è sbizzarrita soprattutto tra Sei e Settecento. Dalla classica visione del mito di Annibale Carracci e dall’esuberante e gioiosa carnosità del Bacco Ebbro di Peter Paul Rubens, eccezionalmente prestato dalla Galleria degli Uffizi, al Bacco fanciullo di Guido Reni della Palatina; dal Bacco vendemmiatore di Tommaso Salini, algido e suadente nella sua giovanile bellezza - in collezione privata a Londra - all’irriverente e grottesco Bacco con quattro uomini anziani di Pietro Vecchia della Banca Popolare di Vicenza; dal Baccanale dai modi neoveneti di Andrea Da Lione della collezione di Francesco Micheli a Milano al Baccanale in onore di Pan delle Gallerie dell’Accademia di Venezia di Sebastiano Ricci, artista di cui giunge dal Museo Ermitage anche una suadente Baccante e satiri, fino al Baccanale di Nicolas Poussin dal Museo del Prado.
Luce e tenebre, Dioniso è anche il doppio, l’ambivalenza, lo si vede anche nella statuaria di cui sono in mostra alcuni esempi di grande efficacia: come il Michael Rysbrack dal Museo Gulbenkian di Lisbona, la grande Baccante danzante di Luigi Bienaimé, i piccoli marmi con Bacchino ebbro e il Bacchino addormentato appartenenti alla produzione matura del caposcuola della scultura barocca veneziana, Giusto Le Court - apparsi per l’ultima volta insieme oltre trent’anni fa - e i due busti di Bacco e Arianna di Giovanni Bonazza, tra le sue più belle e significative realizzazioni, solo di recente rese note agli studi. L’immaginario su Sileno ebbro, vecchio e distrutto dal bere, colui che ha cresciuto Bacco e che apre il corteo in suo onore a dorso di un asino, ha dato vita a capolavori come quello di Josepe Ribera da Capodimonte e di Gulio Carpioni dal Kunsthistoridchesmuseum di Vienna, in cui Sileno è mostrato senza riserve nella sua nudità e nella sua pingue abbondanza.
Il senso panico della natura, l’atmosfera mitica quanto trasgressiva e “sovversiva” dei Baccanali si stempera nelle scene di genere, nelle Vendemmie e nelle Allegorie dell’Autunno o ancora nelle raffigurazioni di “natura in posa, che a partire da due tipici dipinti di Francesco Bassano e bottega - da Londra e da Madrid - si susseguono in mostra fino a immettere il visitatore nella modernità. Dal grande ritratto familiare di Jacob Jordaens proveniente dall’Ermitage, ricco di riferimenti simbolici alla fedeltà coniugale ma anche ai “pericoli” degli eccessi del vino - si passa alle scena di cantina e alle Allegre compagnie come quella tratteggiata da Nicolas Tournier nel bel dipinto proveniente dal Museo di Le Mans; dalle Allegorie come quelle di Tiepolo, Snyders, Mola, Vassallo, ai paesaggi intensi ed emotivi di Inganni, Nomellini, Morbelli, Tito.
La poetica del Novecento affronta il tema del vino soprattutto con le nature morte. Per Picasso, Sironi, Depero, Morandi, De Pisis, Guttuso i miti diventano altro. Una mostra intensa e multiforme, anche grazie alle opere d’arte decorativa che accompagnano l’esposizione, suggerendo interessanti confronti con i tanti contenitori del prezioso liquido, religiosi e profani, raffigurati nei vari dipinti esposti: uno straordinario Corno potorio di provenienza tedesca del 1370 - con corno di bufalo, argento dorato e smalti - coppe in argento ed oro, vetri di Murano, calici eucaristici, come il famoso Calice Sisinnio del Tesoro di San Marco o il Calice di Cosimo Merlini dal Museo dell’Opera del Duomo di Prato, maioliche delle più importanti manifatture del Quattro e Cinquecento e un nucleo importante di porcellane e bisquit del XVIII secolo, provenienti dal polo museale napoletano. Particolari inoltre gli eventi e le iniziative promosse “tra arte vino”, a partire da un vero e proprio wine shop in cui acquistare vini ed uno spazio degustazione che proporrà al pubblico abbinamenti tra prestigiose etichette vinicole e i prodotti della migliore tradizione locale.

Focus - Curiosità & simbologie del vino nell’arte
Bacco
Bacco (in greco Dioniso), originariamente dio della fertilità, è il dio del vino. Figlio del rapporto clandestino tra Giove e Semele, il fanciullo nasce dalla coscia del padre che ivi lo aveva cucito dopo averne involontariamente ucciso la madre. Affidato alla cura delle Ninfe viene allevato anche dai Satiri e dal saggio Sileno. Si presenta come un giovane nudo, talora ebbro, con il capo cinto da una corona di foglie di vite o di edera. Nella mano tiene il tirso o solleva un coppa di vino o un grappolo d’uva.
Arianna
Arianna, abbandonata da Teseo a Nasso, viene salvata da Bacco che se ne innamora e la prende in sposa. Bacco innamorato, per liberare Arianna dall’impegno sponsale contratto con Teseo, toglie dal capo dell’amata la corona che il figlio del re di Atene le aveva donato prima di abbandonarla; lanciata in cielo, la corona si trasforma nella costellazione boreale.
Bacco e Arianna
Bacco e Arianna sono spesso ritratti insieme con il loro seguito su un carro trainato da tigri, leopardi o capri. È il cosiddetto “Trionfo di Bacco”. La presenza dei leopardi allude alla diffusione del culto del Dio in Asia.
I Satiri
I Satiri sono creature legate al culto di Bacco, comunemente considerati immagine della fecondità. Amanti del vino e dei piaceri dei sensi accompagnano il corteo e sono raffigurati in parte umani e in parte animali, con orecchie appuntite, piccole corna sulla fronte, zampe villose e zoccoli caprini.
Bacco: giovane e forte o vecchio e disfatto dal bere
Bacco ambivalente talvolta è ritratto giovane e forte o addirittura fanciullino, altrove vecchio e disfatto dal bere. Invece, sempre vecchio, corpulento ed ebbro è raffigurato Sileno, considerato colui che ha allevato ed educato Bacco e che guida il suo corteo.
Sileno
Sileno, famoso anche per le facoltà divinatorie, viene normalmente dipinto a dorso di un asino suo inseparabile compagno, che a fatica lo sostiene tanto è ubriaco.
Il Baccanale
Il Baccanale è una festività orgiastica in onore di Bacco nella quale i suoi seguaci, satiri e baccanti, si dedicavano ad incontenibili libagioni e divertimenti. L’edera insieme alla vite è attributo di Bacco e delle sue seguaci, le Menadi. Narra Ovido che appena nato Bacco viene affidato alle ninfe della Nisia, che nascondono la sua culla coprendola con rami d’edera per sottrarlo all’ira di Giunone. La pianta può essere legata al dio del vino anche per la sua caratteristica di lenire, sorbita sotto forma di decotto, eventuali postumi dell’ubriachezza.

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