Più dello Champagne francese e del Cava spagnolo, il Prosecco è la bollicina che, negli ultimi anni, è cresciuta di più, in termini percentuali, in valore e in volume, confermandosi un fenomeno non solo italiano (è la locomotiva dell’export enoico), ma anche internazionale. Una fotografia del mercato degli spumanti, dominati da Italia, Francia e Spagna, ci arriva dai numeri analizzati da Del Ray Analysts of Wine Markets, pubblicati pochi giorni fa. A livello generale, nonostante il trend positivo degli ultimi anni, a luglio 2025 su base annuale, l’export degli spumanti ha rallentato con le vendite a -0,6% in valore a livello mondiale (8,51 miliardi di euro) e +0,4% in volume, superando 1 miliardo di litri. Lo spumante si conferma il vino con il prezzo medio più alto al litro (7,83 euro), anche se è l’unica tipologia a registrarne una riduzione negli ultimi 12 mesi (-1%), nonostante il prezzo complessivo del vino sia aumentato dell’1,2%. Francia, Italia e Spagna rappresentano l’85% del fatturato globale totale e il 75% del volume degli spumanti, poi c’è la Germania che contribuisce con l’8% del valore e l’11% del volume.
Ma i tre Paesi leader delle bollicine hanno un andamento e un peso differente. La Francia, con vendite per 222 milioni di litri per un valore di oltre 4,3 miliardi di euro, rappresenta, da sola, la metà del fatturato globale degli sparkling, soprattutto grazie allo Champagne. L’Italia copre quasi la metà del volume delle esportazioni globali (519 milioni di litri), sebbene rappresenti il 28% del valore, pari a poco meno di 2,4 miliardi di euro, in larga parte grazie al Prosecco. Segue la Spagna con il 6% del fatturato totale (520 milioni di euro), meno di un quarto del fatturato italiano, e che è leggermente più vicina alla Francia in termini di volume, con 160 milioni di litri, ovvero, meno di un terzo del volume esportato dagli italiani, con il Cava a fare da traino.
Guardando all’evoluzione degli ultimi anni il boom del Prosecco, che rappresenta il 75% delle bollicine italiane imbottigliate, è evidente. Nel 2020, l’anno del Covid-19, la Francia ha perso 647 milioni di euro, passando da quasi 3,5 miliardi di euro di vendite a meno di 2,8 miliardi di euro. Nel 2021 e 2022, le vendite sono, però, aumentate di oltre 1,8 miliardi di euro, raggiungendo un fatturato di quasi 4,7 miliardi di euro. Nel 2023 le vendite scendono a 4,3 miliardi di euro per rimanere stabili, con un leggero aumento dell’1,3% nel 2025 (da inizio anno a luglio). La crescita del fatturato in Italia, trainata dal Prosecco, è stata molto più costante. Fino al 2009, le vendite di spumante erano molto simili a quelle della Spagna (388 milioni di euro per l’Italia e 334 milioni di euro per la Spagna). Ma poi il valore dello spumante italiano è aumentato di sei volte, arrivando a 2,4 miliardi di euro, mentre le vendite di spumanti in Spagna sono cresciute solo del 55% negli ultimi 16 anni, a 520 milioni di euro. Mentre l’Italia ha aumentato le sue esportazioni di 2 miliardi di euro tra il 2009 e il 2025, quelle spagnole sono cresciute “solo” di 185 milioni di euro.
Anche per quanto riguarda il volume dell’export, le differenze sono notevoli. I tre maggiori produttori ed esportatori mondiali hanno venduto volumi simili fino al 2009. In quell’anno, la Francia esportò 127 milioni di litri, l’Italia e la Spagna 138 milioni di litri. Ma nel 2020, l’Italia era già salita a 408 milioni di litri, mentre Francia e Spagna competevano, pur se a prezzi medi molto diversi, a circa 170 milioni di litri. Quindi, in soli 11 anni, il Belpaese ha più che triplicato il volume delle bottiglie esportate, mentre Francia e Spagna sono rimaste relativamente stabili. Più recentemente, negli ultimi quattro anni, l’Italia ha continuato a crescere, con alcune fluttuazioni e un calo previsto nel 2025, spiega ancora Del Ray Analysts of Wine Markets. La Francia, anch’essa con fluttuazioni, è salita a 222 milioni di litri, mentre le esportazioni spagnole di spumante sono scese a circa 160 milioni di litri. Negli ultimi 16 anni, tra il 2009 e il 2025 (il riferimento annuale è luglio), le esportazioni italiane di vini spumanti sono aumentate del 276%, quelle francesi del 74% e quelle spagnole del 22%.
Un aspetto importante da sottolineare è che l’exploit è stato ottenuto a prezzi medi che hanno registrato un’evoluzione migliore rispetto ai concorrenti. Sebbene i prezzi francesi, grazie allo Champagne, siano irraggiungibili, attestandosi in media a 19,43 euro al litro nel 2025, rispetto ai 4,61 euro dell’Italia e ai 3,24 euro al litro della Spagna, sono i prodotti italiani ad aver registrato i maggiori aumenti di prezzo dalla svolta del 2009. In questi 16 anni, i francesi hanno aumentato i loro prezzi del 41% (5,65 euro al litro in più), gli spagnoli del 34,1% (pari a 83 centesimi di euro al litro) e gli italiani del 64,1%, aggiungendo 1,8 euro ai prezzi del 2019. I dati riflettono che la performance migliore delle vendite di spumanti italiani, quasi triplicate rispetto a quelle spagnole, non è stata possibile grazie a prezzi più bassi, ma piuttosto a prezzi unitari più alti rispetto ai vini spagnoli ed a una crescita più rapida.
La spiegazione di questa maggiore crescita non è, quindi, nel prezzo. In termini di valore, a luglio 2025, lo Champagne rappresenta l’89% degli spumanti esportati dalla Francia, il Prosecco il 77% di quelli dell’Italia, dove anche l’Asti è importante, e il Cava incide sul fatturato totale spagnolo per il 74%. Lo Champagne rappresenta il 54% degli spumanti francesi in bottiglia, il Prosecco il 75% degli spumanti italiani e il Cava il 70% di quelli spagnoli. Per quanto riguarda la loro posizione di mercato, i dati ufficiali di ciascuno di questi tre principali produttori indicano i prezzi medi a luglio di quest’anno a 33,84 euro al litro per lo Champagne, 4,34 euro al litro per il Prosecco e 3,69 euro al litro per il Cava. Dal 2017, lo Champagne è cresciuto del 36% in valore, aggiungendo 1 miliardo di euro alle vendite negli 8 anni successivi, per un fatturato totale di 3,8 miliardi di euro, sui 12 mesi, a luglio 2025. Il Prosecco, nello stesso periodo, è più che raddoppiato, con un aumento del 129% in valore e profitti persino superiori a quelli dello Champagne, pari a circa 1 miliardo di euro, toccando un fatturato di 1,8 miliardi di euro a luglio 2025. Il Cava, invece, è cresciuto complessivamente del 2,2% in 8 anni, aggiungendo 8,4 milioni di euro al dato del 2017, per un fatturato di 382 milioni di euro a luglio 2025.
Anche in termini di volume, il Prosecco mostra performance migliori rispetto ai suoi principali concorrenti, con differenze ancora più marcate. Dal 2017 e fino al periodo annuale riferito a luglio 2025, le esportazioni di Prosecco sono raddoppiate (107%), aumentando di 219 milioni di litri fino a raggiungere i 424 milioni di litri, mentre le esportazioni di Champagne sono aumentate di poco più di un milione di litri, +1,1% in 8 anni, pari a 113,6 milioni di litri. Le esportazioni di Cava sono diminuite del 13,1% e di 16 milioni di litri nello stesso periodo, attestandosi a 104 milioni di litri.
“La differenza nell’evoluzione del Prosecco - spiega l’analisi - è quindi straordinaria rispetto ai suoi due principali concorrenti, sia in valore che in volume. Negli ultimi anni è cresciuto molto più rapidamente di entrambi, superando i volumi, mentre Cava e Champagne sono rimasti relativamente stabili, e ha registrato una crescita molto maggiore in valore, sebbene ancora lontana dai ricavi dello Champagne. Tuttavia, i prezzi medi sono aumentati in modo leggermente meno rapido di quelli dei marchi francesi e spagnoli. In questi stessi 8 anni, i prezzi medi del Prosecco sono aumentati del 10,7%, mentre i prezzi dello Champagne sono aumentati del 34,7%. I prezzi medi del Cava sono aumentati del 17,6% in 8 anni, eppure rimane significativamente più economico del Prosecco”.
Nonostante siano venduti in un gran numero di mercati (153 quest’anno), le esportazioni di vini spumanti dei principali produttori sono concentrate e fortemente dipendenti da pochi Paesi. Per la Francia, gli Stati Uniti, Regno Unito e Germania, rappresentano il 39,7% del fatturato totale e fino al 41,8% del volume. Per l’Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia, valgono il 48% del valore totale e il 48,6% del volume. Infine, per la Spagna, con vendite inferiori rispetto ai due competitors, Stati Uniti, Belgio e Svezia, arrivano al 36,8% del fatturato. La crescita del Prosecco sembra che incida su un leggero calo dei prezzi, soprattutto in Francia, negli ultimi mesi. Al contrario, la Spagna sta aumentando il valore dei suoi spumanti, con prezzi medi in rialzo del 4,3% nell’ultimo anno (da luglio 2024), quasi il doppio di quanto fatto dall’Italia (+2,1%), ma anche più della Francia (+2,5%). Se la forte crescita delle vendite di spumante negli ultimi anni si è verificata in alcuni mercati chiave, Regno Unito e Stati Uniti in primis, nonostante la distribuzione in oltre 150 Paesi, ciò dimostra, riporta l’analisi, il peso della concentrazione delle vendite, particolarmente elevata in Italia, e quindi che la diversificazione del mercato non può essere citata come la ragione del successo del Prosecco.
Ma allora quali sono le ragioni di questa affermazione? Secondo Del Ray Analysts of Wine Markets, prezzo, metodo di produzione e diversificazione delle vendite, non spiegano il successo del Prosecco. Ma, piuttosto, il gusto del prodotto, che attrae un’ampia fascia di consumatori, anche favorito da cocktail come lo spritz (ormai con un successo planetario, ndr). Ed ancora, un’immagine accattivante e l’ampia rete di distribuzione su cui si basano le vendite. “Questi tre elementi - gusto, immagine e distribuzione - devono essere seriamente considerati fondamentali per il successo del marketing di qualsiasi vino e, in ogni caso, forse ora più che mai, derivano da una profonda comprensione delle tendenze del mercato e delle preferenze dei consumatori”, conclude l’analisi che premia, di fatto, il lavoro svolto negli anni dalla galassia Prosecco, nelle sue distintive declinazioni, e quindi dalla storica Docg di Conegliano e Valdobbiadene, alla più giovane e grande Doc fino alla “rampante” Docg Asolo.
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