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LO SCENARIO

L’agricoltura d’Europa ancora in protesta contro l’accordo Ue-Mercosur, a Strasburgo

Anche Confagricoltura, Coldiretti e Cia-Agricoltori Italiani alla manifestazione promossa dalla Fnsea francese. Reciprocità e controlli al centro
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L’agricoltura d’Europa ancora in protesta contro l’accordo Ue-Mercosur, a Strasburgo

“Due regioni affini aprono un nuovo capitolo di opportunità per oltre 700 milioni di cittadini. Con questa partnership vantaggiosa per entrambi, entrambi abbiamo da guadagnare, economicamente, diplomaticamente e geopoliticamente. Le nostre aziende creeranno esportazioni, crescita e posti di lavoro. Ci sosterremo a vicenda nelle nostre transizioni pulite e digitali. E il nostro segnale per il resto del mondo è chiaro: l’Ue e il Mercosur stanno scegliendo la cooperazione invece della competizione, e la partnership invece della polarizzazione”. Parole della presidente della Commissione Ue, Ursula von Der Leyen che, come noto, nei giorni scorsi, ad Asunciòn, in Paraguay, ha firmato l’accordo che ha richiesto ben 26 anni di lavoro, e che secondo l’Ue porterà ad “un aumento stimato del 39% delle esportazioni annuali verso il Mercosur (un valore di circa 49 miliardi di euro), sostenendo, al contempo, centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’Ue. Ma come abbiamo raccontato spesso, all’agricoltura d’Europa, nonostante le rassicurazioni della Commissione sulla reciprocità delle regole e sugli standard di produzione, la creazione di un fondo da 6,3 miliardi di euro per compensare eventuali distorsioni di mercato, la riduzione dei dazi sudamericani su prodotti europei come vino, liquori, latticini e olio d’oliva, ed una maggiore protezione per 344 Ig (di cui 57 italiane), l’accordo non piace, soprattutto per il timore che le diverse clausole ed i livelli di salvaguardia non vengano poi rispettati nei fatti. Un accordo che divide anche le diverse filiere del made in Italy e le organizzazioni di categoria. E dopo le proteste dei giorni scorsi, oggi gli agricoltori sono tornati in piazza sotto al Parlamento Ue a Strasburgo, in una manifestazione promossa dalla Fnsea francese, a cui hanno preso parte anche le maggiori organizzazioni agricole italiane, da Confagricoltura a Coldiretti, alla Cia - Agricoltori Italiani.
“Siamo a Strasburgo per continuare la nostra mobilitazione iniziata a dicembre a Bruxelles. Come Confagricoltura stiamo chiedendo accordi commerciali equi. Stiamo chiedendo quelle risorse economiche necessarie per poter garantire la sicurezza alimentare in Europa. L’Europa è nata sul settore primario e noi vogliamo mantenere un’Europa che investa sull’agricoltura, sui suoi agricoltori. Vogliamo garantire cibo sicuro: siamo pronti a farlo, ma abbiamo bisogno degli strumenti ed è questo che stiamo chiedendo alle istituzioni europee. Sono convinto che ci ascolteranno”, commenta il presidente Confagricoltura e Copa, Massimiliano Giansanti, proprio da Strasburgo.
“Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere”, sono le richieste della Coldiretti, in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea. “La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee - dice Coldiretti - i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo. Se von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica. La Commissione von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale”. Coldiretti, spiega ancora l’organizzazione, chiede anche “trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. La Commissione predica ideologia e impone burocrazia: 100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa. Il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo”. Per queste ragioni “la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea”.
“Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza - sottolinea il presidente Coldiretti Ettore Prandini - nell’interesse delle imprese agricole, ma soprattutto dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese. Questo vale per il Mercosur, ma vale anche per tutti gli accordi futuri che verranno siglati: abbiamo la necessità di dare certezza e tutela al lavoro dei nostri agricoltori. La nostra battaglia - conclude Prandini - continuerà oggi, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, finché non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione Europea”.
“Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Per questo siamo oggi a Strasburgo con centinaia di agricoltori arrivati da tutta Italia. Ribadiamo al Parlamento Europeo che senza reciprocità piena e controlli serrati non c’è accordo che tenga. L’agricoltura ne uscirebbe a pezzi”, commenta il presidente Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Secondo cui, dati alla mano, “lo scenario è preoccupante, soprattutto per i comparti più sensibili: zootecnia e risicoltura in testa. La protesta di Cia vuole accendere i riflettori sui numeri drammatici dell’accordo Ue-Mercosur così com’è: circa 40.000 posti di lavoro a rischio in Europa nell’agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani. Non ci fermiamo - ribadisce Fini - pretendiamo nero su bianco la reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali, più controlli rigorosi su tutte le merci dal Sud America e clausole di salvaguardia rapide e efficaci”.
Cia, spiega una nota, rileva “che in uno scenario di aumento dell’import a condizioni più favorevoli, una maggiore disponibilità di prodotto può esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, con ricadute negative su intere filiere. Se nel settore zootecnico l’Italia vanta una filiera forte (la produzione di carni si attesta sui 3,3 milioni di tonnellate), i Paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l’import attuale è limitato solamente a 41.000 tonnellate per un valore di 288 milioni di euro. La forbice di scala tra capacità produttiva e mercato evidenzia, dunque, ampi margini di crescita che potrebbe avere l’export di carni dal Mercosur, col rischio di minare la redditività di un settore che da noi vale circa 22,7 miliardi di euro. Si stima che entro il 2040, l’import di carni suine e pollame da quei Paesi aumenterà del +25%. Nel comparto ortofrutticolo, invece, l’Ue importa 39.000 tonnellate di frutta e verdura e 1.200 tonnellate di riso. Volumi modesti oggi, ma con che, con dazi azzerati, possono esplodere comprimendo prezzi e margini italiani. Sul riso, è particolarmente rilevante anche il dato sulla concorrenza dei Paesi del Mercosur al nostro export: nel 2024 l’Italia ne ha prodotto 1.448.760 tonnellate per un valore delle esportazioni di 680 milioni euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue: quindi, eventuali distorsioni competitive dal via libera all’accordo, potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri”. E anche secondo la Cia l’allarme è soprattutto per la carenza di controlli. In particolare, l’organizzazione segnala le criticità del settore della carne bovina: un audit Ue, per esempio, ha già smascherato le falle nell’export di carne non conforme per la presenza dell’ormone estradiolo 17-beta. Malgrado il Brasile abbia sospeso volontariamente le esportazioni verso l’Ue, partite di carne non conformi sono comunque riuscite ad arrivare in Italia. Più in generale, Cia ricorda come siano state spesso rilevate inefficienze, follow-up lenti e catene del freddo instabili nella logistica. Il Mercosur prevede regolamenti formali, ma applicazioni disuniformi e le infrastrutture limitate non garantiscono standard adeguati lungo la filiera. In merito alla questione dei controlli sulle importazioni dal Mercosur, dunque, per Cia, “il rischio principale non è solo “di settore”, ma di fiducia: bastano pochi casi negativi (anche isolati, come per l’estradiolo) per trascinare i consumatori italiani verso la diffidenza e la sfiducia nei confronti di filiere come quelle di carni, ortofrutta e riso, con effetti reputazionali devastanti per le aziende made in Italy che rispettano norme Ue molto più stringenti”.
“Era impensabile non essere qui, insieme alle altre organizzazioni europee, a difendere il futuro del comparto agricolo - conclude Fini - per assicurare cibo sano e sicuro a tutti, saremo sempre in prima linea e continueremo a esserlo per dettare le condizioni fondamentali in tutti gli accordi di libero scambio, viste le battaglie che ancora ci aspettano anche per la Pac”.
Con un percorso, quello dell’accordo Ue-Mercosur, ormai in vigore, che sul fronte agroalimentare continua, dunque, ad essere decisamente complicato.

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