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VINO E TERRITORI

Il Club del Buttafuoco Storico compie 30 anni e stringe un “Patto del Fuoco” sulla qualità

Uno dei simboli enoici dell’Oltrepò Pavese, oggi abbraccia 18 produttori e una produzione passata da una nicchia di 70.000 bottiglie ad oltre 200.000
BUTTAFUOCO STORICO, CLUB DEL BUTTAFUOCO STORICO, OLTREPÒ PAVESE, Italia
Il Club del Buttafuoco Storico

Era il 7 febbraio 1996, quando dall’unione di 11 giovani viticoltori - Bruno Barbieri, Davide Brambilla, Giuseppe Calvi, Valter Calvi, Claudio Colombi, Ambrogio Fiamberti, Stefano Magrotti, Franco Pellegrini, Andrea Picchioni, Umberto Quaquarini e Paolo Verdi - nacque il Club del Buttafuoco Storico, data a cui fa seguito quella del 5 marzo 1996 quando venne registrato lo statuto che vincolava i soci a produrre il Buttafuoco, uno dei simboli enoici dell’Oltrepò Pavese insieme al Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese, secondo un rigido regolamento interno. E, quindi, il marchio adottato, un ovale che rievoca la botte tipica dell’Oltrepò Pavese, la scritta Buttafuoco, e due nastri rossi rappresentativi di altrettanti torrenti, il Versa e lo Scuropasso, che delimitano il territorio storico di produzione, con la sagoma di un veliero sospinto da vele infuocate a ricordare che nella seconda metà dell’Ottocento, la Marina Imperiale Austro-Ungarica varò una nave dal nome “Buttafuoco”, ricorda il Club. Che oggi festeggia, dunque, 30 anni, fedele allo spirito di allora e con tante sfide ancora da affrontare e consapevole di aver già compiuto un importante cammino.
“Quello che 30 anni fa poteva sembrare un azzardo da parte di un gruppo di sognatori, soprattutto in un Oltrepò Pavese allora più orientato ai volumi e alla viticoltura intensiva - spiega il presidente del Club del Buttafuoco Storico, Massimo Piovani - oggi appare l’unica strada possibile per tutelare il patrimonio viticolo e portare nel futuro il mestiere del vignaiolo. La visione lungimirante dei fondatori dimostra il valore di un progetto serio, nato con un obiettivo semplice, ma non più negoziabile: conservare il vigneto, custodire la storicità delle vigne e difendere, anno dopo anno, la qualità delle uve”.
In 30 anni, quella che può essere definita a tutti gli effetti un’evoluzione produttiva della Doc Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese, ottenuto dalle stesse uve Croatina, Barbera, Ughetta di Canneto e Uva Rara, ma regolato da un disciplinare più severo e rigoroso e dall’indicazione del Cru da cui provengono le uve in etichetta, ha conosciuto una crescita significativa. E dai primi 11 fondatori si è arrivati agli attuali 18 produttori, che lavorano 20 vigne storiche distribuite in 6 comuni dello Sperone di Stradella, la prima collina dell’Oltrepò Pavese protesa sulla pianura, la cui forma ricorda la prua di un veliero come il simbolo del Buttafuoco Storico impresso su ciascuna bottiglia. Le bottiglie sono cresciute progressivamente da una piccolissima produzione di nicchia fino a raggiungere le 70.000 unità annue, con un potenziale che supera le 200.000. Accanto ai numeri, si segnalano le scelte strutturali. Tra queste, la realizzazione della nuova Enoteca del Buttafuoco Storico a Canneto Pavese, un investimento che sfiora i 500.000 euro e che, a due anni dall’inaugurazione, spiega una nota, registra un fatturato di circa 200.000 euro in crescita e rappresenta un presidio fisico e simbolico per il vino e per l’area di produzione.
Il sodalizio, nato nel 1996, viene oggi rinnovato e rilanciato con il Patto del Fuoco. In occasione del trentesimo anniversario, i 18 soci del Club del Buttafuoco Storico apriranno, infatti, ufficialmente i festeggiamenti il 7 febbraio con un rito simbolico: ciascun produttore verserà il proprio Buttafuoco Storico in una Mathusalem comune, una bottiglia istituzionale dell’anniversario. Un gesto che richiama la produzione della bottiglia consortile, nata dal blend dei vini dei produttori, e che ribadisce una scelta fondativa: stare insieme. Per l’occasione, entro la fine dell’anno scolastico, sarà realizzata la speciale etichetta disegnata dalle classi dell’Istituto Itcg Maragliano di Voghera, e una ricetta originale ideata dagli studenti dell’Istituto Alberghiero Santachiara di Voghera, a sottolineare il dialogo tra formazione e territorio. Il Patto sarà infine ufficializzato da una pergamena firmata dai vignaioli e dalle istituzioni del territorio, chiamate a svolgere il ruolo di notai simbolici.
E un calendario di iniziative, fino a maggio 2026, coinvolgerà la Casa del Buttafuoco Storico e l’intero territorio della Provincia di Pavia. Un programma che racconta una visione chiara: fare sistema come pratica quotidiana. Saranno coinvolti ristoranti con menu celebrativi, enoteche con degustazioni e azioni di valorizzazione commerciale, strutture ricettive per l’accoglienza turistica. Le iniziative nasceranno, inoltre, dal dialogo con altri settori economici e quindi risicolo, ortofrutticolo, turistico e della norcineria.

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