La sostenibilità, ambientale, sociale ed economica, per le aziende agricole, ha un prezzo. Che non è, però, un costo, ma un investimento, visto che quelle che in Italia hanno scelto con convinzione questa via di azione sono sempre di più. E quelle che raggiungono livelli di eccellenza in materia, anche in questo caso in numero crescente, sul fronte dell’aumento del fatturato, sono il doppio di quelle che sono rimaste a livelli basilari (che, peraltro, sono sempre meno), soprattutto in un contesto complesso come non mai per l’agricoltura italiana, caratterizzato da sfide globali e nazionali che rendono fondamentale rafforzare la capacità competitiva delle imprese. A dirlo è l’edizione n. 6 di “Agricoltura100”, l’iniziativa pluriennale di Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura, nel Rapporto 2026 realizzato da Mbs Consulting (Gruppo Cerved), che vede il vino, ancora una volta, fare da settore pioniere, visto che al n. 1 del “rating” 2026 c’è Ruffino, la storica realtà toscana, con il cuore in Chianti Classico, ma oggi anche con aziende e vigneti in altri territori tra i più prestigiosi della regione, da Bolgheri a Montalcino, ed in terra di Prosecco (e di proprietà del gruppo Constellation Brands), davanti alla Società Agricola Basso, di Venezia, e all’azienda siciliana specializzata nella produzione di pomodori, Vittoria Tomatoes, in provincia di Ragusa (per il vino premiata anche la Tenuta di Tavignano di Macerata, per “l’impegno nell’ambito della salute alimentare”: vedi focus).
Dall’indagine, condotta su oltre 3.800 aziende del comparto, in costante crescita dal 2020, emerge, infatti, che la quota di imprese che raggiungono un livello elevato di sostenibilità, continua ad aumentare, salendo al 57,9% dal 49,3% del 2020, primo anno di indagine. Nello stesso periodo si dimezza dal 21,6% all’11,9% la quota di aziende ferme ad un livello soltanto iniziale. Nell’ultimo anno, inoltre, registra una crescita del fatturato il 30,6% delle imprese con livello alto di sostenibilità, contro il 14,6% di quelle con livello base.
L’indagine, presentata oggi a Palazzo Della Valle a Roma, in Confagricoltura, ha anche verificato le conseguenze delle tensioni nel commercio internazionale e dei dazi che hanno limitato un mercato strategico come quello statunitense. Il 42% degli agricoltori si dice preoccupato per l’effetto dei conflitti commerciali. Le imprese intervistate hanno segnalato, in particolare, un aumento dei costi delle materie prime, difficoltà di mercato e riduzione delle quantità esportate. In risposta, più del 70% delle aziende che operano sui mercati esteri ha attivato nuove politiche: il 45% ha ricercato nuovi mercati di destinazione, il 20% ha rivisto i contratti e le condizioni commerciali con l’estero, altre ancora (sempre 20%) si sono riorientate verso il mercato interno. Le tensioni commerciali hanno provocato difficoltà ed aumento dei costi anche negli acquisti, e il 20% delle imprese agricole ha cercato fornitori alternativi. Più recentemente, il conflitto in Medio Oriente ha aperto un ciclo di crisi energetica e inflazione al quale l’agricoltura italiana è particolarmente esposta. Già lo scorso anno, il 42% delle imprese agricole aveva subito un aumento dei costi, e solamente 1 su 4 (26,4%) segnalava di avere capacità di intervento sui prezzi di vendita. La morsa dei costi, tra le conseguenze, va a comprimere la redditività delle imprese: il 47,5% delle aziende intervistate ottiene un utile inferiore al 5% del fatturato.
In ogni caso, risulta chiaro e forte che il tema della sostenibilità è un movimento trasversale ed i suoi livelli sono alquanto omogenei nel territorio, senza grandi differenze tra Nord e Sud. Le imprese più strutturate raggiungono livelli più elevati, ma è, comunque, significativa la quota di aziende di piccole dimensioni con un alto indice di sostenibilità. L’area che è cresciuta maggiormente è la sostenibilità ambientale, nella quale le aziende di livello elevato sono aumentate dal 49% nel 2020 al 63,8% nel 2025. Rilevante anche l’incremento nella qualità dello sviluppo (che include competitività, innovazione e qualità dell’occupazione), dal 49% al 58,9%. Raggiungono, inoltre, un livello elevato di sostenibilità il 47,9% delle imprese in area sociale e il 43,9% nella gestione dei rischi e delle relazioni.
Le tensioni nel commercio internazionale, la maggiore concorrenza nel mercato interno e le minacce di un nuovo ciclo di inflazione accrescono l’urgenza di una trasformazione dell’agricoltura italiana che allarghi la scala di attività delle imprese e rafforzi l’integrazione di filiera. Il Rapporto individua 5 fattori di sostenibilità che potranno guidare questa trasformazione nel prossimo futuro. La qualità, intesa come combinazione di origine, tracciabilità, sicurezza, sostenibilità e valore simbolico del prodotto, è probabilmente il principale fattore distintivo dell’agricoltura italiana e rappresenta, quindi, una leva strategica di competizione. Il 65,5% delle imprese ha raggiunto un livello elevato di sostenibilità in questo ambito, e di queste il 34,6% si trova al livello più alto. L’agricoltura italiana si conferma un settore orientato all’innovazione, e, infatti, il 70,3% delle imprese ha effettuato investimenti negli ultimi 2 anni. L’innovazione è il fattore che più di tutti genera impatti positivi sull’ambiente, sulla qualità delle produzioni e sulla stessa economia aziendale, e la sua correlazione con la sostenibilità è fortissima: tra le imprese con livello di sostenibilità alto, l’82,2% presenta un livello di innovazione elevato. C’è poi il tema dell’integrazione industriale. L’eccessiva frammentazione, sottolinea il Rapporto, è un fattore strutturale di debolezza dell’agricoltura italiana. Circa la metà delle imprese agricole (50,2%) ha sviluppato attività connesse alla produzione primaria, quali trasformazione di prodotti, produzione energetica, servizi ricettivo-turistici e servizi sociali e di formazione. Queste attività contribuiscono in misura rilevante alla crescita e alla solidità dell’impresa e per più della metà di quelle che le praticano contribuiscono ai ricavi aziendali per oltre il 30%. Altro aspetto fondamentale, è la mitigazione della vulnerabilità idrogeologica. Il cambiamento climatico, del resto, colpisce anche l’agricoltura, che, tuttavia, ha un ruolo di primo piano anche nella difesa del territorio, con misure di canalizzazione e razionalizzazione dell’uso delle acque, cura della lavorazione del terreno, barriere naturali alle erosioni, copertura dei terreni non coltivati. La percezione di essere esposti al rischio è, però, molto differente tra chi ha subito danni e chi no, dato che chiama in causa la necessità di una vasta opera di informazione e coinvolgimento per accrescere la consapevolezza delle minacce per le imprese agricole e per sviluppare le competenze sui modi più efficienti per gestire i rischi. E ancora, è imprescindibile investire in capitale umano. Offrire lavoro stabile, attrarre e valorizzare donne e giovani e gestire il ricambio generazionale sono fattori chiave per sviluppare il capitale umano dell’agricoltura e rappresentano, quindi, un’ulteriore leva a cui guardare in un contesto di evoluzione e sfide come quello attuale.
“La nuova edizione del Rapporto “Agricoltura100”, realizzata col nostro partner storico Confagricoltura, conferma il ruolo centrale della sostenibilità e dell’innovazione come fattori trasformativi capaci di supportare la crescita delle imprese del settore, permettendo loro di attraversare, con una base solida, anche uno scenario complesso come quello attuale - dichiara Luca Filippone, dg Reale Group - nel loro percorso, un ruolo centrale può essere svolto anche dalle coperture assicurative, che contribuiscono a proteggere l’attività, rafforzare la capacità di prevenzione dei rischi e consolidarne la resilienza per affrontare le sfide future”.
“Oggi dobbiamo chiederci come affrontare il nuovo percorso della sostenibilità - ha commentato il presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - che rimane un tema assolutamente strategico proprio se ben definito e sviluppato con obiettivi realistici e sfidanti. Se ben coniugato, diventa un plusvalore tangibile. Per continuare a investire in questa direzione servono politiche di accompagnamento snelle, efficaci, in linea con il contesto internazionale, ma occorre anche un approccio culturale che sicuramente le nuove generazioni hanno già nelle corde. Il ricambio generazionale diventa in questo senso un fattore determinante per raggiungere obiettivi di sostenibilità ancora più importanti, con effetti benefici sull’economia dei territori e di chi li abita”.
Focus - Le aziende premiate da “Agricoltura100” by RealeMutua e Confagricoltura
1 - Ruffino - Bagno a Ripoli (Firenze)
2 - Società agricola Basso - Venezia
3 - Vittoria Tomatoes - Vittoria (Ragusa)
Menzioni Speciali
Per l’impegno nell’ambito della salute alimentare:
Tenuta di Tavignano socierà agricola - Cingoli (Macerata) - Settore: Viticoltura
Per l’impegno nell’ambito della gestione del rischio:
Fattorie Novella Sentieri - Quinzano d’Oglio (Brescia) - Settore: Aziende miste
Per l’impegno nell’ambito dei rapporti con le reti e le comunità:
Olio Traldi di Boni Francesca - Vetralla (Viterbo) - Settore: Olivicoltura
Per l’impegno nell’ambito dell’occupazione giovanile:
Società agricola Vivai e Piante F.lli Bergonzini - S. Cesario sul Panaro (Modena) - Altre Coltivazioni
Per l’impegno nell’ambito dell’agricoltura femminile:
Lazzeri società agricola- Merano (Bolzano) - Floricoltura
Per l’impegno nell’ambito della transizione energetica:
Azienda agricola Mandredonne - Palazzolo Acreide (Siracusa) - Settore: Aziende miste
Per l’impegno nell’ambito della digitalizzazione e agricoltura 4.0:
Terra d’Oro - Trinitapoli (Barletta-Andria-Trani) - Settore: Olivicoltura
Per l’impegno nell’ambito del benessere animale:
Società agricola Azzolini Aldo e Davide - Viadana (Mantova) - Settore: Aziende miste
Per l’impegno nell’ambito dell’impatto ambientale:
Azienda agricola Vannucci Piante - Pistoia - Settore: Altre Coltivazioni
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