02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
MADE IN ITALY

L’italianità di un prodotto alimentare è il primo elemento di richiamo nella Gdo

L’analisi Coldiretti su dati Osservatorio Immagino Gs1 Italy a Tuttofood a Milano: ma “serve origine obbligatoria in etichetta a livello europeo”
AGROALIMENTARE ITALIANO, Coldiretti, ETICHETTA DI ORIGINE, GDO, ITALIANITA', MADE IN ITALY, OSSERVATORIO IMMAGINO GS1 ITALY, SPESA ALIMENTARE, TUTTOFOOD, Non Solo Vino
L’italianità è leader nel carrello della spesa degli italiani

L’attenzione degli italiani per il food proveniente dal proprio Paese è una realtà solida e in costante crescita. Non a caso il paniere dell’italianità, i prodotti con marchi e bandiere che richiamano l’origine nazionale, si conferma in vetta alle scelte nel carrello della spesa, arrivando a rappresentare quasi il 30% dei prodotti agroalimentari sugli scaffali, trainato dall’attenzione dei cittadini per il cibo 100% tricolore. A dirlo è un’analisi Coldiretti su dati dell’Osservatorio Immagino Gs1 Italy diffusa in occasione dell’inaugurazione di Tuttofood (Fiera Milano Rho, 11-14 maggio), evento di riferimento del mercato alimentare e delle bevande organizzato da Fiere di Parma, dove è presente il presidente nazionale Ettore Prandini.
La bandiera italiana, la scritta “prodotto in Italia” e l’etichetta di origine 100% italiana, rappresentano di fatto il primo elemento di richiamo rispetto ad altri claim oggi presenti nella grande distribuzione organizzata
. Non a caso, secondo l’ultimo rapporto Censis/Coldiretti, il 91% dei cittadini consumatori italiani chiede trasparenza su ciò che porta ogni giorno in tavola, perché solo l’origine obbligatoria in etichetta su tutti i prodotti alimentari consente scelte consapevoli su economia, salute e qualità. Al cibo anonimo, precisa Coldiretti, la grande maggioranza degli italiani preferisce alimenti con identità chiara legata al territorio, chiedendo di conoscere sempre la provenienza dei prodotti.
Quella dell’etichetta d’origine è una battaglia storica della Coldiretti, portata anche in Europa con 1 milione di firme raccolte per renderla obbligatoria su tutti gli alimenti in commercio nella Ue, di cui la mobilitazione al Brennero con 10.000 agricoltori ha rappresentato l’ultima tappa in ordine di tempo. In Italia l’indicazione di origine copre oggi circa i quattro quinti della spesa, ma resta assente su diversi prodotti, dai legumi in scatola alla frutta nelle marmellate o nei succhi, dal grano usato per pane, biscotti e grissini fino alla carne e al pesce serviti nei ristoranti. L’obbligo europeo, secondo Coldiretti, colmerebbe questa lacuna insieme alla necessità di ridiscutere la regola dell’ultima trasformazione prevista dall’attuale codice doganale, “che sottrae oggi agli agricoltori almeno 20 miliardi di euro”, secondo l’analisi Coldiretti.
“L’agricoltura italiana è il cuore di una filiera agroalimentare allargata che ha superato nel 2025 il valore record di 707 miliardi di euro - ha dichiarato il presidente Coldiretti, Ettore Prandini - e dà lavoro a 4 milioni di occupati. Un patrimonio del Paese che va rafforzato anche attraverso strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione. Vogliamo lavorare con chi crede davvero nella filiera italiana, come facciamo già oggi con tante industrie e insegne della Gdo che riconoscono il giusto valore al prodotto. Per filiere eque servono anche controlli sul rispetto della legge contro le pratiche sleali, per combattere le speculazioni e la concorrenza sleale. Una necessità anche alla luce della difficile situazione internazionale con i rincari di energia e fertilizzanti, dal gasolio agricolo all’urea, che pesano sui redditi degli agricoltori”.
Coldiretti ha ricordato che secondo un’analisi del Centro Studi Divulga, “gli effetti della guerra in Iran si stanno traducendo in costi aggiuntivi fino a 200 euro a ettaro per le coltivazioni, mentre i primi due mesi di conflitto sono costati fino a 3600 euro ad allevatore. Una situazione che va affrontata con misure immediate a livello europeo per contrastare la crisi. Ad oggi l’Unione Europea appare, infatti, ancora distante e in ritardo nel rispondere alle esigenze reali dei coltivatori, impegnati a produrre alimenti sicuri e di qualità per tutta la popolazione europea”.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli