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SANA ALIMENTAZIONE

Mercati contadini in 70 ospedali italiani contro il junk food ed a tutela di salute e agricoltura

Al via l’iniziativa di Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia. Il 61% dei giovani in Italia consuma snack salati 1 volta a settimana

Il 45% degli italiani dichiara di consumare snack salati almeno una volta a settimana, il 34% dolciumi e caramelle, il 31% merendine, il 20% barrette proteiche e il 16% energy drink. Un fenomeno che assume proporzioni ancora più allarmanti tra i giovani: il 61% consuma snack salati almeno una volta alla settimana, il 47% merendine, il 39% dolciumi, il 35% barrette proteiche e il 29% energy drink, una quota quasi 9 volte superiore a quella registrata tra gli anziani. Per la preoccupazione delle famiglie. Il 58% dei genitori riconosce che i figli, appena ne hanno la possibilità, tendono ad abbandonare un’alimentazione equilibrata, mentre la stessa percentuale si dichiara favorevole a limitare il consumo di alimenti ultraformulati, nonostante vi sia , comunque, una percezione distorta di questi prodotti: il 27% degli italiani ritiene, infatti, che barrette proteiche ed energy drink aiutino a mantenersi in forma e ne sono convinti il 35% dei giovani, il 31% degli adulti e il 16% degli anziani. A dirlo è l’Instant Report Coldiretti/Censis “Mangiare bene per vivere meglio” presentato oggi in occasione dell’iniziativa nazionale “Campagna amica per la Salute”, promossa da Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia, che permetterà a pazienti, familiari, operatori sanitari e cittadini di trovare in 71 ospedali in tutta Italia - dal Niguarda di Milano all’Isola Tiberina di Roma, dal Gaslini di Genova al Santobono di Napoli e tanti altri - prodotti agricoli freschi, locali, stagionali e tracciati provenienti dai mercati contadini, coinvolgendo più di 1.000 aziende agricole e 100.000 persone. Perché il report spiega anche che per il 97% degli italiani mangiare in modo sano è essenziale per prevenire le malattie come diabete, patologie cardiache e obesità, ma che, allo stesso tempo, spesso si fa fatica a distinguere un cibo che fa bene da uno che fa male. E non a caso l’88% dei cittadini vuol conoscere la reale provenienza di un alimento e dei suoi ingredienti.
È su queste premesse che nasce il progetto Coldiretti. Un’alleanza tra scienza e agricoltura per difendere i cittadini e promuovere corretti modelli di consumo incentrati su cibi sani, corretta alimentazione e valorizzazione della Dieta Mediterranea come primo fronte della prevenzione e primo presidio di salute. “Con Campagna Amica portiamo negli ospedali molto più di un mercato contadino. Portiamo un’idea nuova di prevenzione, fondata sull’incontro tra il lavoro degli agricoltori e quello dei medici - ha spiegato Dominga Cotarella, presidente Fondazione Campagna Amica-Terranostra, nella presentazione al Policlinico Gemelli, primo ospedale ad avviare il progetto - diffondere la cultura del cibo sano significa ridurre i rischi per la salute e costruire un modello che mette al centro il benessere delle persone. Per questo il lavoro delle aziende agricole di Campagna Amica assume un valore che va ben oltre la produzione di alimenti: è un presidio di prevenzione. Nonostante le difficoltà causate dall’aumento dei costi, dalla crisi economica e dagli effetti sempre più pesanti della siccità, i nostri agricoltori continuano a garantire prodotti genuini, tracciabili e di qualità. Scegliere questi alimenti significa anche difendersi da tutto quel cibo che danneggia la salute dei cittadini”.
Perché mangiare male ammala: dal microbiota intestinale alla fertilità, dalle malattie cardiovascolari al diabete e all’obesità: il cibo non sano “sta compromettendo il futuro del Paese come una pandemia silenziosa”, afferma l’associazione degli imprenditori agricoli. Secondo un’analisi della Fondazione Aletheia, il microbiota è, infatti, una delle più importanti acquisizioni della ricerca degli ultimi anni: i circa 38 trilioni di microrganismi che popolano l’intestino contribuiscono alla regolazione del sistema immunitario, del metabolismo, dell’infiammazione e perfino della comunicazione tra intestino e cervello. Ma quando questo ecosistema viene alterato, si sviluppa una condizione di disbiosi che favorisce un’infiammazione cronica di basso grado (la cosiddetta metainfiammazione) riconosciuta come uno dei principali meccanismi biologici che precedono l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, del diabete di tipo 2, di numerose forme tumorali e delle patologie neurodegenerative. L’alimentazione rappresenta il principale fattore in grado di proteggere o compromettere questo equilibrio. Secondo le ricerche, infatti, una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti freschi sostiene la biodiversità del microbiota intestinale e la produzione di acidi grassi a catena corta, sostanze fondamentali per il corretto funzionamento della barriera intestinale e del sistema immunitario. Al contrario, il consumo abituale di alimenti ultraformulati altera profondamente il microbiota. Una meta-analisi pubblicata sul “British Medical Journal” nel 2024, condotta su quasi 10 milioni di partecipanti, ha associato l’elevato consumo di cibi ultraprocessati a un aumento del 50% della mortalità cardiovascolare e del 40% del rischio di diabete di tipo 2, con effetti indipendenti dalla composizione nutrizionale: sono in particolare gli additivi in sé a fare danno, non solo le calorie o i macronutrienti.
“La scienza del microbioma ci ha mostrato che la salute non è soltanto l’assenza di malattia molecolare: è la resilienza di un ecosistema biologico complesso, plasmato da ciò che mangiamo, dall’ambiente in cui viviamo e dalle esperienze che attraversiamo - ha sottolineato Antonio Gasbarrini, direttore scientifico Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e presidente Comitato Scientifico Fondazione Aletheia - portare un mercato agricolo in 70 ospedali italiani non è un gesto di comunicazione, è la dimostrazione che l’integrazione tra ambienti alimentari protettivi e infrastruttura sanitaria è possibile oggi, a scala nazionale, e che la prevenzione basata sull’evidenza biologica può diventare parte integrante della missione di un ospedale moderno”.
Ma i pericoli per la salute non si limitano alle malattie croniche dell’adulto. Le evidenze scientifiche confermano con crescente solidità il legame tra alimentazione e salute riproduttiva. Tre ricerche indipendenti (una meta-analisi internazionale pubblicata su “Human Reproduction Update”, uno studio pubblicato nel 2024 su “Nutrients” e una ricerca europea pubblicata su “Human Reproduction Open”) hanno documentato che un consumo elevato di alimenti ultraformulati è associato a una riduzione della qualità del liquido seminale nei giovani uomini, con effetti negativi sulla concentrazione e sulla motilità degli spermatozoi. E uno studio pubblicato su “Human Reproduction” nel 2026 ha, inoltre, evidenziato come il consumo abituale di junk food sia correlato a una crescita embrionale più lenta e a un minore volume del sacco vitellino nel primo trimestre di gravidanza. Tra i prodotti che destano maggiore preoccupazione scientifica figurano gli energy drink per l’elevato contenuto di caffeina, zuccheri e taurina. Bevande, quelle energetiche, che stanno conquistando sempre più spazio nelle abitudini dei ragazzi, con un genitore su due convinto che i figli le consumino soprattutto perché rappresentano un fenomeno di moda tra i coetanei e che vengono utilizzati soprattutto nei periodi di studio più intenso, in prossimità di verifiche ed esami, trasformandosi così in un falso alleato delle prestazioni scolastiche.
Filtra ottimismo, però, dal Report Coldiretti/Censis che spiega come 3 italiani su 4 si dichiarino pronti a rinunciare alle barrette proteiche (75%) e agli energy drink (75%), mentre oltre 7 su 10 eliminerebbero merendine (71%), dolciumi e caramelle (71%). Più contenuta, ma, comunque, maggioritaria, la quota di chi rinuncerebbe agli snack salati (63%). Un segnale importante, evidenzia Coldiretti, che conferma come stia maturando una nuova sensibilità verso un’alimentazione fondata su cibo vero, trasparenza, di qualità e origine certa. È da qui che l’associazione degli imprenditori agricoli rilancia la propria battaglia sindacale e culturale: difendere il lavoro degli agricoltori significa anche difendere la salute dei cittadini, riportando il cibo naturale e la Dieta Mediterranea al centro delle politiche pubbliche di prevenzione e contrastando un modello alimentare dominato da prodotti ultraformulati, spesso sostenuti da campagne di marketing molto più forti dell’informazione nutrizionale.
A preoccupare, infatti, è anche la diffusione di prodotti realizzati con materie prime di origine opaca o provenienti da sistemi produttivi che adottano pratiche non consentite in Italia. Come per esempio il grano importato da Paesi che autorizzano il trattamento con glifosato in pre-raccolta, una pratica vietata dalla normativa italiana: un problema concreto di trasparenza e di equità competitiva per gli agricoltori italiani, oltre che un problema di sicurezza e salubrità alimentare, sottolinea Coldiretti. E lo stesso vale per le sofisticazioni nel settore dell’olio d’oliva, dove prodotti non conformi agli standard dell’extravergine vengono commercializzati come tali, a danno del consumatore e della filiera agricola italiana di qualità.
“Con questa iniziativa dimostriamo che il cibo rappresenta uno dei più efficaci strumenti di prevenzione. Il cibo che fa bene: sano, naturale, tracciato e di qualità. L’esatto contrario di quel cibo che ammala, frutto di manipolazioni e inganni, come l’olio venduto come extravergine senza esserlo, il grano trattato con glifosato che finisce sulle nostre tavole e tutti quei prodotti ultraformulati che danneggiano soprattutto i giovani - ha rimarcato Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti - questa grande mobilitazione culturale, che unisce medici e agricoltori, dimostra ancora una volta come Coldiretti si confermi una vera “forza amica del Paese”, con una filiera agricola italiana capace di rispondere con tempestività, responsabilità e coerenza a una crescente domanda di salute che arriva dalla società e trova pieno riscontro nella scienza”.
Insomma, un patto per la salute e una mobilitazione nazionale a tutela di tutti, cittadini e lavoratori agricoli: “i nostri agricoltori possono garantire sulla qualità e quindi sulla salubrità dei prodotti che portano all’interno dei mercati, degli ospedali o in qualsiasi altro luogo. Questo progetto rappresenta una grande alleanza tra sanità, agricoltura, istituzioni, scuola e ricerca fondata su una convinzione semplice ma rivoluzionaria: investire nella prevenzione significa investire nel futuro del Paese - ha affermato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti - la nostra rete capillare e il supporto scientifico dimostrano la forza di questa iniziativa unica destinata a diventare un vero e proprio modello, con l’Italia che ancora una volta si conferma paese leader in Europa e nel mondo in fatto di cultura della sicurezza e qualità alimentare”.

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