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RESISTERE AGLI SHOCK

Tutti i Paesi hanno da perdere dalla frammentazione, dall’incertezza e dal calo della cooperazione

Il richiamo della Fao: il commercio agroalimentare mondiale è cresciuto da 400 miliardi di dollari nel Duemila a 2.000 miliardi di dollari nel 2024

In un mondo sempre più esposto a guerre, eventi climatici estremi, pandemie e crisi economiche, la capacità dei mercati alimentari di resistere agli shock è diventata una questione cruciale per la sicurezza alimentare globale. A dirlo, il Rapporto Fao 2026 “Lo stato dei mercati delle materie prime agricole (Soco). Commercio, resilienza e sicurezza alimentare: i mercati alimentari globali sotto pressione”, che analizza il ruolo del commercio internazionale nel garantire l’approvvigionamento di cibo e nel contenere gli effetti delle crisi. Secondo la Fao, le scelte di politica commerciale rappresentano uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’impatto degli shock e accelerare il ritorno all’equilibrio dei mercati. Dal 2000 il commercio agroalimentare mondiale ha registrato una crescita straordinaria: il valore degli scambi è passato da circa 400 miliardi di dollari nel 2000 a circa 2.000 miliardi nel 2024, con un incremento di quasi 5 volte, mentre i volumi sono più che raddoppiati. Questa espansione ha migliorato la disponibilità di alimenti, favorito una maggiore diversificazione delle diete e rafforzato la stabilità degli approvvigionamenti, soprattutto nei Paesi importatori. Oggi, tuttavia, l’interconnessione delle reti commerciali rende i mercati più esposti agli effetti di crisi che possono propagarsi rapidamente a livello globale.
Il rapporto si concentra in particolare su frumento, mais e riso, cereali che costituiscono la base dell’alimentazione mondiale, e ricostruisce le principali crisi che hanno colpito il sistema alimentare negli ultimi 25 anni. Tra queste la crisi del 2007-2008, provocata da una combinazione di siccità, aumento del prezzo del petrolio, sviluppo dei biocarburanti, basse scorte, restrizioni alle esportazioni e speculazione finanziaria. Le conseguenze furono pesanti: il prezzo del grano più che raddoppiò, quello del riso triplicò in alcuni mercati, oltre 100 milioni di persone furono spinte nella povertà estrema e si verificarono rivolte alimentari in più di 30 Paesi. Anche la pandemia di Covid-19 ha messo a dura prova il sistema, causando interruzioni logistiche e difficoltà distributive. Nonostante ciò, il commercio alimentare ha mostrato una notevole capacità di adattamento. La Fao sottolinea che le restrizioni alle esportazioni furono meno diffuse e di durata inferiore della crisi del 2007-2008: ne risultò coinvolto l’8% delle calorie scambiate a livello mondiale, contro il 16% registrato nella crisi precedente. Rimasero, però, pesanti le conseguenze sociali, con circa 150 milioni di persone aggiuntive entrate in condizioni di denutrizione tra il 2019 e il 2021 e circa 2,3 miliardi di individui colpiti da insicurezza alimentare moderata o grave. Il rapporto esamina, inoltre, gli effetti della guerra in Ucraina, che ha colpito esportazioni di cereali, fertilizzanti, energia e trasporti marittimi, provocando rincari globali e forti pressioni sui Paesi importatori netti di alimenti, soprattutto in Africa e Medio Oriente. A queste tensioni si aggiunge la crescente minaccia climatica: tra il 2000 e il 2025 sono stati registrati 10.687 disastri meteorologici e le perdite economiche agricole tra il 1991 e il 2023 sono stimate in 3.260 miliardi di dollari. Secondo lo studio, un aumento del +10% degli eventi climatici estremi potrebbe ridurre il commercio mondiale di mais del -7,6% e quello del riso del -5,4%.
Nonostante queste pressioni, la Fao evidenzia come il commercio internazionale abbia dimostrato una resilienza superiore a quella di molti altri settori economici. Gli effetti degli shock tendono generalmente ad attenuarsi entro sei mesi e le reti commerciali più connesse risultano in grado di assorbire meglio le perturbazioni. I Paesi che possono contare su un numero elevato di partner commerciali, soprattutto collegati a importanti hub di esportazione, presentano, infatti, una maggiore capacità di risposta alle crisi. Resta, però, un elemento critico: la forte concentrazione della produzione e dell’export mondiale di cereali in pochi Paesi. Quando uno dei grandi esportatori è colpito da uno shock climatico o geopolitico, le ripercussioni si trasmettono rapidamente ai prezzi. La Fao osserva, inoltre, che questi aumenti tendono a essere persistenti e non vengono compensati da successive riduzioni di analoga intensità, con effetti diretti sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla qualità delle diete. Tra il 2020 e il 2022, in alcuni Paesi a basso reddito l’inflazione alimentare ha raggiunto il 30%.
Particolarmente severo il giudizio sulle restrizioni commerciali adottate per proteggere i mercati interni. Secondo il rapporto, tali misure finiscono spesso per trasferire l’instabilità ai mercati mondiali e aggravare l’insicurezza alimentare. Durante la crisi del 2007-2008 le politiche commerciali e le restrizioni alle esportazioni avrebbero contribuito a circa il +45% dell’aumento del prezzo mondiale del riso e al 30% di quello del grano. Una simulazione relativa a un forte episodio di El Niño mostra, inoltre, che l’introduzione di restrizioni all’export potrebbe aggiungere 21,4 milioni di persone a quelle spinte verso la fame a causa dello shock iniziale.
Sul fronte delle strategie di prevenzione, la Fao distingue tra interventi poco efficaci e strumenti più sostenibili. Le grandi scorte pubbliche permanenti e il controllo diretto dei prezzi risultano costosi e difficilmente sostenibili dal punto di vista fiscale. Più efficaci appaiono, invece, le riserve alimentari d’emergenza integrate con programmi di protezione sociale, trasferimenti monetari e assistenza alimentare mirata alle fasce più vulnerabili, avverte la Fao.
La conclusione del rapporto è netta: mercati aperti, reti commerciali diversificate, cooperazione internazionale e fiducia nel sistema multilaterale rappresentano le condizioni essenziali per rafforzare la resilienza alimentare globale. Al contrario, frammentazione, incertezza e protezionismo rischiano di amplificare gli effetti delle crisi, soprattutto per i Paesi più poveri e fortemente dipendenti dalle importazioni alimentari. Come sottolinea il dg Fao, Qu Dongyu, “tutti i Paesi possono beneficiare di una cooperazione internazionale più forte, di reti commerciali ben funzionanti e integrate e di una maggiore fiducia nel sistema commerciale multilaterale. Al contrario, tutti i Paesi hanno da perdere dalla frammentazione, dall’incertezza e dal calo della cooperazione”, sottolineando come ciò valga soprattutto per i Paesi più poveri del mondo.

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