Quasi 1,9 miliardi di euro destinati al comparto olivicolo-oleario nel triennio 2023-2025 confermano il peso strategico di una filiera che in Italia genera 2,3 miliardi di euro di ricavi, coinvolge 619.000 imprese e si estende su oltre 1 milione di ettari coltivati a olivo. Sono i numeri diffusi dalla Cabina di regia sui controlli agroalimentari, convocata, oggi, al Ministero dell’Agricoltura a Roma, insieme al Tavolo di filiera, e dove si sono ripercorse le principali misure di sostegno messe in campo negli ultimi anni e si è ribadita la necessità di garantire legalità, qualità e competitività di un comparto simbolo del made in Italy. Ma parallelamente agli investimenti ed ai controlli, il Ministero punta anche sulla promozione: “lavoriamo per valorizzare questa nostra eccellenza e sensibilizzare i consumatori all’importanza dell’origine e della qualità dell’olio”, ha detto il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ricordando che dall’11 luglio, infatti, è in onda sulle reti televisive e radiofoniche della Rai una campagna di comunicazione “Olio su tavola”, dedicata all’olio di oliva italiano, uno spot che invita gli italiani, primi consumatori mondiali di olio di oliva, a scegliere e utilizzare prodotti di qualità, prestando particolare attenzione alle etichette e all’origine delle materie prime.
A margine della Cabina, istituzionalizzata con la Legge 75 del 2026, il Ministro Lollobrigida ha ribadito la linea del Governo contro frodi e contraffazioni: “la tolleranza è zero per chi infrange le regole e per chi vuole sfruttare il marchio del made in Italy senza garantirne la qualità”, ha detto, spiegando di averla convocata per fare il punto sulla campagna straordinaria di controlli a tutela degli olivicoltori italiani. “In soli 10 giorni, dal 2 luglio a ieri, solo l’Icqrf ha controllato 5 milioni di chili di olio e sequestrato merce per 10,3 milioni di euro. Ma questo è solo l’inizio: la collaborazione tra le forze dell’ordine sarà massima e rafforzeremo gli strumenti tecnologici a supporto dell’attività ispettiva per rendere ancora più difficile la vita di chi non gioca secondo le regole”.
Tra gli interventi più rilevanti figurano le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale complementare (Pnc), che hanno destinato complessivamente circa 503 milioni di euro all’ammodernamento di oltre 2.000 imprese della filiera, rispettivamente con 360 milioni e 143 milioni di euro. A queste si aggiungono i 300 milioni di euro previsti dal disegno di legge ColtivaItalia, attualmente in via di approvazione alla Camera, destinati all’attuazione del Piano olivicolo nazionale. Ulteriori risorse provengono dai Distretti del cibo (22 milioni di euro), dal Fondo filiere (6 milioni di euro), dalle filiere biologiche (15 milioni di euro) e dai consorzi Dop e Igp (2 milioni di euro). Particolarmente significativa è, poi, la dotazione destinata al contrasto degli effetti della Xylella, con 404 milioni di euro tra piano di conversione della Puglia, contratti di filiera e interventi dedicati al batterio. Completano il quadro i 102 milioni dell’intervento settoriale olivicolo, i 39 milioni del sostegno accoppiato al reddito e i 465 milioni dell’Ecoschema 3 della Pac 2023-2027, dedicato alla tutela degli olivi di particolare valore paesaggistico e storico. Nel complesso, le risorse mobilitate per il settore tra il 2023 e il 2025 raggiungono 1,858 miliardi di euro. “L’olio di oliva italiano non ha eguali e noi lo proteggiamo rendendo le aziende più forti e migliorando la produzione. In questi 3 anni abbiamo reso disponibili quasi 1,9 miliardi di euro di risorse per rendere competitivo e forte un settore importante, esposto a una fortissima concorrenza”, ha evidenziato il Ministro Lollobrigida.
Sul fronte dei controlli, l’Icqrf ha certificato un deciso rafforzamento dell’attività ispettiva. Dal 2023 ad oggi, i controlli sull’olio d’oliva sono aumentati del 21,1%, con oltre 7.200 ispezioni effettuate nel 2025. In crescita anche gli operatori controllati (+26,6%) e le quantità di prodotto sottoposte a verifica (+34,3%). Particolare attenzione è stata rivolta all’olio extravergine di oliva 100% italiano, per il quale i controlli sono aumentati del 26,4% sul 2023, raggiungendo quasi 2.500 ispezioni nel 2025 e portando alla denuncia di 67 soggetti. Anche in questo caso risultano in aumento sia gli operatori controllati (+37,9%) sia i quantitativi di prodotto ispezionati (+34,3%).
La Cabina di regia ha, inoltre, definito le linee guida per i controlli futuri, prevedendo il rafforzamento delle verifiche congiunte tra operatori e punti di ingresso delle merci, comprese industrie, attività commerciali, grande distribuzione organizzata e porti. Tra gli obiettivi figurano il contrasto alle pratiche commerciali sleali, una maggiore attività dei laboratori dell’Icqrf in sinergia con quelli dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e del Ministero della Salute, anche attraverso l’impiego di nuove tecnologie, un’azione più incisiva contro le frodi e l’aumento del numero di campioni da sottoporre ad analisi chimico-fisiche, organolettiche, dei residui fitosanitari e molecolari-isotopiche.
I numeri del comparto confermano il ruolo centrale dell’olio di oliva nel sistema agroalimentare nazionale. Nel 2025 la produzione è stimata in 325.000 tonnellate, con un incremento del +31% sul 2023, mentre i frantoi attivi sono 4.261. Il settore genera oltre 2,3 miliardi di euro di valore della produzione e coinvolge 619.000 imprese olivicole. L’Italia mantiene, inoltre, il primato mondiale nei consumi, si conferma secondo esportatore per valore e terzo produttore a livello globale, potendo contare su 42 riconoscimenti tra Dop e Igp, che valorizzano qualità, identità e legame con i territori.
Tra le misure accolte con maggiore favore nel Tavolo di filiera, l’annunciata stretta sulle pratiche di miscelazione tra olio vergine ed extravergine: per Coldiretti e Unaprol la decisione del Ministero è fondamentale per contrastare le manovre speculative nel comparto oleario e rafforzare la trasparenza in una filiera strategica per il made in Italy. Secondo le due organizzazioni, lo stop alla possibilità di miscelare olio vergine ed extravergine risponde all’esigenza di tutelare sia i consumatori sia il reddito degli agricoltori attraverso strumenti strutturali in grado di arginare le attività illecite nel settore. Al centro della questione vi è la pratica del blending, oggi consentita sulla base di precedenti circolari ministeriali ed europee, che permette di correggere i difetti di un olio vergine aggiungendo una quota di extravergine, in modo da rientrare nei parametri chimici previsti dalla legge. Un meccanismo che finisce per depotenziare il valore delle analisi sensoriali effettuate attraverso il Panel Test e per indurre il consumatore a ritenere più puro e pregiato un prodotto che in realtà non lo è. Da qui la richiesta di una revisione normativa che riaffermi un principio considerato essenziale: un olio di categoria inferiore non può acquisire una classificazione superiore attraverso operazioni di miscelazione. L’intervento arriva in una fase particolarmente delicata per il comparto. Secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga, nell’ultimo anno il prezzo dell’olio extravergine è diminuito del -50%, mentre i costi sostenuti dagli olivicoltori italiani sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro. Una dinamica che, per Coldiretti e Unaprol, trova spiegazione nei numeri della filiera: a fronte di una produzione nazionale di 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva - volume che potrebbe risultare ancora inferiore in presenza di controlli più stringenti - il consumo interno raggiunge i 461 milioni di litri, le esportazioni ammontano a 318 milioni e le importazioni toccano i 545 milioni di litri l’anno. Dati che, secondo le organizzazioni agricole, evidenziano come una parte dell’olio proveniente dall’estero venga commercializzata facendo leva impropriamente sul richiamo all’italianità, con effetti negativi sia per i consumatori sia per i produttori nazionali. Sollecitato, inoltre, l’adozione di interventi a sostegno delle imprese della filiera olivicola, messe in difficoltà dal forte calo delle quotazioni dell’olio. La svalutazione delle giacenze ha, infatti, provocato ingenti perdite patrimoniali per produttori, frantoi, trasformatori e cooperative. Tra le richieste avanzate figurano misure finanziarie straordinarie per favorire lo stoccaggio dell’olio, la sospensione delle importazioni a dazio zero dalla Tunisia e il blocco del meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) applicato all’olio estero. Coldiretti e Unaprol chiedono inoltre controlli massivi attraverso il Portale Sian, l’aggiornamento dei sistemi di tracciabilità con l’integrazione delle informazioni contenute nei fascicoli aziendali e l’istituzione di un monitoraggio settimanale dei prezzi di vendita.
A condividere l’esigenza di una maggiore trasparenza e di controlli più efficaci è anche Cia-Agricoltori Italiani, perché nel comparto persistono ancora troppe situazioni poco chiare che richiedono un’azione decisa. In quest’ottica, individua due priorità: da un lato il potenziamento del metodo organolettico come strumento di tutela della qualità dell’olio extravergine, dall’altro un contrasto più incisivo alle vendite sottocosto, considerate una causa di distorsioni del mercato e di confusione per i consumatori, con l’olio che continua a essere utilizzato come prodotto civetta nelle politiche promozionali della distribuzione. L’olivicoltura italiana, inoltre, necessita di maggior sostegno e strumenti operativi più efficaci. Tra le misure ritenute indispensabili, il rafforzamento dei processi di aggregazione tra i produttori, il consolidamento del ruolo dell’Organizzazione comune di mercato (Ocm) e la definizione di accordi di filiera seri, vincolanti e realmente orientati alla tutela del sistema agroalimentare nazionale. Preoccupante, anche per Cia-Agricoltori Italiani, la disponibilità molto elevata di prodotto in giacenza con quotazioni considerate insostenibili. Attualmente nei magazzini italiani sono stoccate circa 112.000 tonnellate di olio extravergine, contro le 45.000 tonnellate registrate nel giugno 2025, mentre il prezzo medio nazionale si attesta a 5,77 euro al kg, con punte ancora inferiori in alcune aree produttive. Un anno fa, il valore medio superava i 9,60 euro al kg. Per questo la confederazione chiede il riconoscimento dello stato di crisi del comparto e manifesta forti dubbi sull’avvio della prossima campagna olearia, considerata la consistente quantità di prodotto ancora invenduto. Tra le proposte avanzate al Tavolo, infine, un impegno concreto della grande distribuzione organizzata per promuovere a settembre una campagna dedicata esclusivamente all’olio extravergine italiano. L’iniziativa, secondo l’associazione, dovrebbe essere accompagnata da un accordo di filiera con il comparto produttivo e da un sostegno istituzionale che includa anche l’introduzione di un marchio nazionale di riconoscibilità. Per Cia-Agricoltori Italiani, senza un intervento immediato in grado di rilanciare i consumi e sostenere il mercato, il rischio è quello di una crisi profonda e strutturale dell’intera filiera olivicola.
Favorire la liquidità delle imprese e insistere sulla valorizzazione del prodotto italiano in Italia e all’estero promuovendone il consumo e contribuendo concretamente alla ripresa del mercato, sono, quindi, le principali direttrici proposte dal presidente Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, al Tavolo di filiera. Dove, sul fronte economico, Confagricoltura ha ribadito la necessità di strumenti di accesso e sostegno al credito per le imprese, attivando misure fiscali utili alla liquidità aziendale e alla tenuta economica del settore. L’olio di oliva italiano resta in difficoltà, soprattutto a causa di fattori esterni che frenano il mercato. Il prodotto fatica a trovare un’adeguata collocazione, con ricadute sempre più pesanti sulla tenuta economica delle aziende olivicole. “Bene l’impegno del Governo e l’attività di controllo per le verifiche sulle importazioni e sulle miscele comunitarie ed extracomunitarie, come avevamo sollecitato, perché - ha ribadito Giansanti - è importante garantire trasparenza nei confronti del consumatore”.
Intanto, sempre oggi, oltre 60 tonnellate di olio d’oliva extra Ue provenienti dalla Tunisia, dichiarato come extravergine e risultato, invece, vergine per la presenza del difetto organolettico di “rancido”, e che era destinato ad un oleificio in provincia di Reggio Calabria e avrebbe fruttato circa 325.000 euro, sono state sequestrate nel porto di Palermo, dall’Icqrf, dall’Agenzia delle Dogane e dalla Guardia di Finanza. “Oggi abbiamo lanciato un messaggio chiaro con gli operatori di settore olivicolo, la tolleranza è zero per chi infrange le leggi e vuole trarre in inganno chi acquista. Con questo sequestro si dimostra che l’impegno non è solo a parole”, ha concluso il Ministro Lollobrigida.
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