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Vendemmia 2026: dalla prima a luglio, in Franciacorta, a quella “dei 100 giorni”, in Sicilia

Da uno dei territori top della spumantistica italiana, al “mosaico” del vino siciliano, entra nel vivo una raccolta che è ad un tempo precoce e lunga

In Franciacorta, territorio di eccellenza della spumantistica metodo classico italiano, inizia domani la vendemmia più anticipata di sempre (come già successo ieri nel vicino Oltrepò Pavese, ndr), mentre in Sicilia, già da qualche giorno, sono caduti i primi grappoli di una raccolta “dei 100 giorni”, partita dalla zona più occidentale dell’Isola per finire sul Nord-Est e sulle alture dell’Etna: così entra pian piano nel vivo la vendemmia 2026 in Italia, in due territori lontani ma che, da anni, segnano il via della raccolta. In particolare, spiega il Consorzio del Franciacorta, guidato da Emanuele Rabotti, parte da Gussago la vendemmia 2026, con i primissimi grappoli che cadranno domani, 30 luglio. “Per la prima volta la raccolta delle uve inizia a luglio, fatto straordinario dovuto alle ormai frequenti oscillazioni climatiche che impongono al territorio una reazione pratica e tempestiva per preservare i raccolti e la qualità dei vini. È la prima volta che in Franciacorta la vendemmia inizia così presto rispetto al periodo usuale, un avvenimento che invita a osservare con attenzione l’evoluzione delle condizioni meteorologiche, ma che ancora una volta conferma la capacità del territorio di adattarsi a condizioni climatiche sempre più dinamiche.
L’avvio anticipato della raccolta si inserisce in un’annata caratterizzata da un andamento climatico che ha richiesto un costante lavoro di monitoraggio e una gestione agronomica attenta e puntuale. Il 2026 è stato infatti segnato da un’alternanza di eventi meteorologici - sottolinea il Consorzio - che hanno richiesto grande capacità di adattamento. Dopo un inverno trascorso senza particolari anomalie dal punto di vista termico, tra febbraio e aprile si è registrato un deciso incremento delle temperature che ha accelerato il ciclo vegetativo, anticipando il germogliamento di oltre una settimana rispetto alla media storica obbligando così a intervenire tempestivamente per la raccolta. Nel corso della primavera la Franciacorta ha dovuto confrontarsi con alcuni episodi grandinigeni di particolare intensità: le grandinate del 6, 11 e 14 maggio, seguite da un ulteriore evento il 10 giugno, hanno interessato diverse aree della denominazione con effetti eterogenei. Le condizioni meteorologiche favorevoli a partire dalla metà di maggio hanno tuttavia consentito una buona allegagione e una regolare evoluzione della stagione vegetativa. L’andamento climatico ha poi confermato il carattere eccezionale dell’annata. Maggio ha eguagliato il record storico per numero di giornate con temperature superiori ai 32 gradi, mentre giugno si colloca tra i mesi più caldi degli ultimi ventinove anni, contribuendo a segnare il 2026 come una delle annate più calde degli ultimi decenni. A ciò - continua il Consorzio del Franciacorta - si è aggiunta una disponibilità idrica inferiore alla media: nonostante le precipitazioni di inizio estate abbiano contribuito a migliorare il bilancio stagionale, al 12 luglio il cumulato pluviometrico risultava ancora inferiore del 25% rispetto ai valori storici. Le elevate temperature e la limitata disponibilità d’acqua hanno rallentato la crescita vegetativa nella seconda parte della stagione, soprattutto nei terreni più drenanti e nei vigneti più giovani, senza tuttavia compromettere il regolare percorso di maturazione delle uve. Determinante è stato il lavoro quotidiano dei viticoltori, chiamati a interpretare le esigenze di ogni singolo vigneto e a adattare la gestione agronomica alle diverse condizioni: una conferma dell’importanza del fattore umano, quel “sapere” che è elemento imprescindibile e fondante di una Denominazione di alto prestigio come Franciacorta. Dalla metà di luglio la situazione meteorologica è progressivamente cambiata: il ritorno delle piogge, pur accompagnato da altri episodi grandinigeni, ha favorito un riequilibrio delle riserve idriche, mentre le temperature sono rientrate nella media stagionale, consentendo un decorso della maturazione più regolare fino alle fasi che hanno preceduto la vendemmia”.
“La natura detta i tempi e noi ci adattiamo al suo andamento, osservando con attenzione ciò che accade nei vigneti e intervenendo di conseguenza - dichiara Emanuele Rabotti, presidente del Consorzio Franciacorta - quest’anno le temperature elevate e la limitata disponibilità idrica hanno accelerato la maturazione delle uve, portandoci ad anticipare l’inizio della raccolta. La conoscenza del territorio e il lavoro quotidiano dei nostri viticoltori ci permettono di affrontare ogni stagione con attenzione e tempestività, con l’obiettivo di preservare la qualità delle uve e dei nostri vini”. La vendemmia rappresenta ogni anno il momento in cui prende forma il lavoro svolto durante l’intero ciclo vegetativo. Un percorso che coinvolge aziende e viticoltori nella cura di un territorio capace di evolvere insieme al clima, mantenendo saldo il proprio legame con la qualità, la sostenibilità e la valorizzazione della denominazione, in cui il Consorzio gioca un ruolo fondamentale nella tutela di questo”.
Ovviamente più variegata, per estensione dei vigneti e diversità di zone, la situazione in Sicilia, dove “parte dalla Sicilia Occidentale, con la raccolta delle prime varietà precoci a bacca bianca, la vendemmia 2026. Un percorso di circa cento giorni che, dalla fine di luglio, attraversa l’isola dalla Sicilia occidentale all’entroterra, dall’altopiano Ibleo alle pendici dell’Etna, fino alle isole minori, raccontando la varietà di territori, vitigni e competenze che fanno della Sicilia un autentico continente vitivinicolo” come spiega Assovini, guidata dalla giovanissima Gabriella Favara. Che sottolinea: “le aziende di Assovini Sicilia condividono un percorso fatto di qualità, innovazione e costante ricerca dell’eccellenza, contribuendo a dare valore ai territori e alle persone che li custodiscono”, afferma Gabriella Favara (Donnafugata). “Le premesse per la vendemmia 2026 in Sicilia sono decisamente positive. L’andamento stagionale, caratterizzato da un inverno e una primavera particolarmente piovosi, ha consentito un buon ripristino delle riserve idriche del suolo, favorendo uno sviluppo vegeto-produttivo equilibrato della vite. Inoltre, la limitata pressione di patogeni e insetti dannosi, con pochi casi isolati registrati e prontamente gestiti, ha permesso di mantenere un ottimo stato fitosanitario dei vigneti. Anche i picchi di temperatura registrati a luglio sono stati ben gestiti dalle piante grazie alla disponibilità idrica accumulata. Ci aspettiamo una vendemmia di elevata qualità, con vini caratterizzati da un interessante corredo aromatico e da un buon equilibrio tra freschezza ed eleganza”, dichiara Pietro Pollara, vicepresidente Assovini Sicilia. Il recente trend di raccolta vede la fine del mese di luglio protagonista dell’inizio della grande vendemmia siciliana. Varietà internazionali, quali Pinot Nero e Chardonnay che si contraddistinguono per tenori di acidità di rilievo, sono raccolti per dar vita alle basi spumante oltre che per i vini fermi. La Sicilia più occidentale restituisce il “Grillo come vitigno resiliente, capace di affrontare condizioni climatiche difficili. Anche Nero d’Avola e Perricone mostrano un ottimo andamento vegetativo che, grazie a una gestione agronomica tempestiva, rigorosa ed improntata ai dettami dell’agricoltura sostenibile, hanno fronteggiato i principali patogeni, preservando così l’assoluta integrità di ogni singolo grappolo”, racconta Giampiero Vantaggiato, agronomo di Feudo Stagnone & Cantine Birgi. Bisogna aspettare la seconda decade di agosto per il taglio dei primi grappoli della Sicilia dell’entroterra: Gianfranco Lombardo, proprietario e agronomo di Tenute Lombardo, racconta di eccellenti “prospettive per la vendemmia, con un Nero d’Avola ritrovato che si distingue per caratteristiche nuove e un Catarratto che, siamo sicuri, si farà notare per il suo elegante fruttato”. La varietà regina del ragusano è il Frappato, una parola in grado di sintetizzare l’intero territorio, una varietà capace di interpretare al meglio il binomio vino-terroir. “Le uve di Frappato, vigorose e resistenti al caldo torrido, lasciano intravedere - commentano Carlo Casavecchia e Gaetana Jacono (Valle dell’Acate) - un Frappato complesso, un rosso insolito, elegante, al passo coi tempi: un vino contemporaneo in grado di affiancarsi agli abbinamenti più impensati delle calde serate estive”. Sempre nell’area del Sud-Est - a Noto - il calore estremo, secondo il direttore tecnico della cantina Zisola, Gionata Pulignami, si fronteggia “grazie alla sapiente coltivazione ad alberello delle viti. La mancanza di una struttura infatti rende libera la circolazione delle correnti più fresche e delle brezze che arrivano dal mare”. Guardando in là, si prevede un’annata in grado di sottolineare e rimarcare, ancora una volta, lo stile unico di questo pezzo di Sicilia. Le colline della Doc Faro disegnano un piccolo angolo della Sicilia diverso dal precedente. Affacciate a Nord e sullo Stretto di Messina, si caratterizzano per un microclima particolarmente vocato alla viticoltura grazie al vento “dello Stretto” che favorisce condizioni uniche per lo sviluppo di produzioni di pregio dei vitigni autoctoni Nocera e Nerello Mascalese. “Le alte temperature hanno inciso marginalmente sulla qualità dei nostri vitigni, che godono di un ottimo stato fitosanitario e che garantiscono ottime premesse per la vinificazione”, sottolinea Gianfranco Sabbatino, co-proprietario dell’Azienda Agricole Le Casematte. Accanto alla Doc Faro, la Doc Mamertino esprime la tradizione vitivinicola messinese attraverso vitigni come Nocera e Nero d’Avola. “Siamo cauti e osserviamo l’evoluzione delle prossime settimane. Sarà importante capire come reagirà il Nocera, un vitigno particolarmente sensibile alle alte temperature”, afferma Antonio Grasso (Feudo Solaria). Un’isola nell’isola, gli arcipelaghi siciliani rappresentano un caso di diversità e unicità che completano uno scenario, quello siciliano, dalla grande complessità: “positive ed entusiasmanti le previsioni a Salina, nelle isole Eolie, frutto di una stagione che ha trovato un suo perfetto equilibrio per tutte le varietà tipiche di questo territorio, a partire dalla Malvasia che porterà uno standard qualitativo di altissimo livello, e vini dalla notevole complessità aromatica e freschezza”, sottolinea Pietro Colosi, enologo dell’azienda agricola Colosi. Per il vitigno simbolo di Pantelleria, lo Zibibbo “l’aumento delle temperature non ha messo in discussione la sua eccellente capacità performante, ma ha favorito un rapporto zuccheri-acidi particolarmente equilibrato. Dalle zone costiere più precoci alle contrade di montagna più tardive, si avrà una vendemmia scalare e ciò permetterà anche una perfetta gestione enologica con il raggiungimento di una produzione di qualità”, aggiunge Gianfranco Giacalone, agronomo di Cantine Pellegrino. Questo percorso si concluderà con la raccolta delle uve dell’Etna, un lungo calendario di vendemmia che terminerà nei vigneti del vulcano tra metà settembre e fine ottobre, con possibili prolungamenti fino agli inizi di novembre. L’altitudine e le escursioni termiche rappresentano elementi fondamentali per preservare la complessità delle uve. “Condizioni climatiche favorevoli ed il clima continentale del vulcano più alto d’Europa, consentono una vendemmia con uve di Nerello Mascalese e Carricante sane, dalla buona espressione aromatica e un con un interessante bilanciamento tra maturità fenolica e acidità. Questi sono gli elementi unici e dirimenti in grado di contraddistinguere le produzioni dell’Etna”, afferma Salvatore Rizzuto, enologo nell’azienda Gambino. Con la vendemmia italiana 2026 che, lunga e anticipata, entra lentamente nel vivo.

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